Rose Tremain.
.
Il colore.
.
Parte 2.
.
Titolo originale: The Colour.
Traduzione di: Lucia Fochi e Isabella Zani.
2005. Marco Tropea Editore, Gruppo editoriale il Saggiatore, Milano.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
.
Capitolo 12.
.
Il dipinto strappato.
.
I.
Mentre correva al galoppo verso Rangiora nell'oscurit che
s'infittiva Harriet pens che, tutto sommato, la vita le aveva
chiesto davvero poco in confronto a ci che pretendeva da
molti altri ma adesso, proprio quella sera, le stava chiedendo
qualcosa d'importante: le chiedeva di salvare Lilian.
Quando buss alla porta del dottor Pettifer, sua moglie le
disse che lui era fuori, da una partoriente. Dapprincipio Harriet
disse che l'avrebbe aspettato, nella viuzza triste, ma poi,
temendo all'improvviso che una mezz'ora di ritardo potesse
fare la differenza tra la vita e la morte di Lilian, chiese alla signora
Pettifer se poteva andare a cercarlo nella casa dove stava
nascendo il bambino.
Le venne indicato un negozio, Parsons & Co., che vendeva
t e caff, e le fu detto di suonare il campanello. Lei leg Billy
a un palo, guard attraverso la vetrina del negozio e vide alcune
candele baluginare sul bancone e l vicino un tavolo a
cavalletti sul quale erano poggiati i magri rimasugli di un pasto,
e pens a come il bambino che stava per nascere avrebbe
ricordato sempre nella sua vita a venire le cene consumate a
lume di candela nella piccola bottega dove i suoi genitori lavoravano
tutto il giorno. Suon il campanello, ma non venne
nessuno. Dopo aver suonato una seconda volta, Harriet apr
la porta ed entr.
L'odore del caff era come l'odore del fuoco di legna, pens,
perch entrambi rammentavano alla mente umana un'idea
di pausa nella corsa sfrenata degli eventi, una parentesi
di comodit e quiete del corpo. E cos, solo per un istante, Harriet
sedette su una delle sedie quasi accostate al tavolo e aspir
la fragranza dei chicchi di caff, in sacchi impilati tutt'intorno
alla stanza, e si concesse un po' di riposo.
Sapeva di essere un'intrusa in quella casa e che avrebbe dovuto
aspettare fuori finch qualcuno non avesse risposto alla
scampanellata. Per a quanto pare, si disse con calma, non ho
proprio fatto cos, e non so esattamente il perch. E per un attimo
consider l'idea che la sua vita poteva essere piena di piccole
trasgressioni come quella, sulle quali non aveva mai soffermato
l'attenzione.
Adesso, nella stanza adiacente al bancone del caff, sent
una voce di donna che chiamava: Lucas, dove sei? e poi altre
voci che consolavano e incitavano, e lo scricchiolio di un
letto di legno e un colpo di tosse e poi di nuovo: Lucas, vieni
qua vicino.
Harriet si alz e chiam piano: Dottor Pettifer?. Per si
aspettava gi che nessuno l'avrebbe sentita e sapeva anche che
non poteva andare nella stanza del travaglio. Era un'estranea
che non aveva alcun diritto di stare l.
Torn a sedersi e, piena di vergogna, prese un pezzo di
pane da un piatto sul tavolo e se lo mise in bocca. Allung la
mano verso una cipolla sottaceto e mangi anche quella e
poi una fame da lupi l'assal ringhiando e lei non pot fare a
meno di mangiare ogni cosa che le era stata lasciata davanti:
pane, formaggio, cipolle, avanzi di prosciutto grasso, una
cucchiaiata di melassa scura. E per tutto il tempo mentre
mangiava sent le voci dalla porta accanto e la tosse e gli accessi
di pianto improvvisi e chiamare Lucas e i movimenti
del letto di legno sulle assi del pavimento. Ed era come se la
sua fame stesse facendo a gara con la nascita del bambino e
se il bambino fosse nato troppo presto, non si sarebbe saziata.
Tutta l'urgenza di portare il dottore da Lilian, comprese
Harriet d'un tratto, l'aveva in qualche modo abbandonata. Era
stata cancellata dal suo terribile desiderio d'ingollare cibo; si
vergogn di ogni boccone, ma continu a mangiare finch sui
piatti non rimase nulla, poi si pul la bocca, guard l'orologio
a muro sopra i sacchi di caff e sent la notte che s'addensava
tutto intorno a lei, che premeva alle finestre e alterava il colore
delle fiammelle.
Ritorn a Cob House con l'anziano dottor Pettifer verso luna
del mattino, accese una lampada e insieme entrarono nella
stanza di cotonina di Lilian. Immediatamente Lady cominci
a uggiolare e a saltare sulle gonne infangate di Harriet. Il cappotto
nero del dottore odorava di etere e tintura di iodio.
Lilian giaceva come Harriet l'aveva lasciata, con la testa avvolta
nell'asciugamano e il corpo diritto e composto nel letto.
Un braccio per era sollevato e appoggiato sul guanciale, e Lilian
stringeva in pugno l'uovo da rammendo come se volesse
mostrarne l'utilit o far vedere i colori marmorizzati alla luce.
Quando il dottor Pettifer le prese la mano per sentire il polso,
l'uovo schizz via e rimbalz sul pavimento, e Harriet vide
il biglietto che ci aveva avvolto intorno fluttuare a sua volta
verso il basso. Mentre lei si piegava per raccogliere l'uovo,
Lilian apr un occhio.
Lilian disse Harriet avvicinandosi. Lil?
Non pu sentirvi disse il dottor Pettifer, che ora abbassava
il braccio di Lilian e lo allineava per bene lungo il corpo.
 morta. Direi che se n' andata due ore fa.
Ha aperto un occhio...
 normale che entrambi gli occhi si aprano, dopo il decesso.
A meno che non sia presente un po' di muco, cos che la palpebra
aderisce... cosa che si  verificata, mi pare, nell'occhio destro.
Direi che la morte  sopraggiunta alle undici.
Harriet ricord che proprio a quell'ora era nato il bambino
nel retrobottega di Parsons & Co., un maschio, e che il padre
del piccolo era apparso nel negozio in cerca d'alcol e aveva
trovato Harriet seduta alla sua tavola. Non aveva mostrato
alcuna sorpresa, come se la notte della nascita di suo figlio si
fosse aspettato di trovare degli estranei l ad attendere. Nessuno
menzion il furto di cibo, ma Harriet si trov a spiegare
che sua suocera aveva provato a costruire una muraglia di
sacchi e poi era caduta.
Un muro di sacchi?
Riempiti di ghiaia e sabbia. Per tener fuori la pioggia.
Ah. Poi l'uomo sorrise mentre la mano trovava finalmente
la fiaschetta del grog.
In Nuova Zelanda disse non si pu tenere fuori la pioggia.
Harriet si alz e guard Lilian. Carezz la mano che aveva
stretto l'uovo. Pens alla croce di palme inchiodata nella sua
stanza dalla signora Dinsdale e al suo scialle gi dispiegato
per la notte. Disse al dottor Pettifer: Se fossimo arrivati prima,
pensate che sareste riuscito a salvarla?.
Ma il dottor Pettifer stava gi stilando il certificato di morte
ed era una di quelle persone sussiegose che per principio
rifiutano di fare due cose allo stesso tempo, come scrivere e
parlare, e cos non le rispose.
Nome di battesimo della defunta? chiese seccamente un
attimo dopo.
Lilian replic Harriet.
Altri nomi? disse lui con un lungo sospiro esasperato.
Lilian May disse Harriet, che aveva cominciato a svolgere
l'asciugamano dalla testa di Lilian. Lilian May Blackstone.
Il dottor Pettifer disse a Harriet che un uomo delle pompe
funebri sarebbe arrivato da Rangiora entro pochi giorni.
Quanti, non era in grado di dire. Dopo di che se ne and, col
suo odore di etere e il suo cappotto frusto e la sua stanchezza,
allontanandosi al trotto sul suo baio nell'oscurit, e Harriet
rimase sola con Lilian.
Fu lieta che l'ondata di caldo fosse passata. L'aria pi fresca
di marzo avrebbe avuto maggiori riguardi per il corpo.
Pregava solo che Cob House resistesse e che il tetto di lamiera
non cadesse di schianto su Lilian mentre giaceva e aspettava
di essere sotterrata.
Harriet diede da mangiare al cane e fece il t, poi con Lady
si sedette accanto a Lilian e gli unici rumori erano il tintinnio
della tazza sul piattino e il digrignar di denti del cane su un
osso smangiato.
Adesso gli occhi di Lilian erano entrambi chiusi e i capelli,nella treccia ispida, erano asciutti e lisciati ai lati del viso.
E Harriet ricord che molto spesso, d'inverno, lei si metteva
a letto e si sdraiava proprio in quel modo, col naso per aria,
come se si esercitasse a morire.
La notte trascorse molto lenta. Harriet vegli con un solo
lume e Lady dorm ai suoi piedi. Joseph si affacciava continuamente
nei suoi pensieri e lei sapeva, bench all'apparenza
lui non fosse mai toccato da emozioni forti, che aveva provato
a fare del suo meglio per Lilian. Ed era per lei, certamente,
pi che per s, per Harriet o per qualsiasi futuro potessero
avere insieme, che Joseph era in cerca dell'oro.
Harriet non sapeva come Joseph avrebbe preso la notizia
della morte di sua madre. Pens che ne sarebbe stato toccato
in modi che lei non riusciva a prevedere. E dunque cap che
la notizia doveva arrivargli al pi presto, ovunque fosse, e che
avrebbe dovuto portargliela lei, perch chi altro c'era? Era sua
moglie, glielo doveva.
Sul far del mattino, Harriet copr il viso di Lilian con il lenzuolo
e usc per dar da mangiare agli animali. Il cielo era azzurro
ma lei vide le nuvole che si ammassavano all'orizzonte
meridionale, sent il vento che s'alzava di nuovo e percep l'odore
della pioggia vicina.

II.
Seduta con Dorothy Orchard vicino al fuoco, mentre la pioggia
batteva contro le finestre, Harriet raccont di aver vestito
Lilian con il suo pi bell'abito di organzino di seta nera e col
suo cappellino preferito e di averle messo tra le mani, una volta
posata nella bara, il ritratto di Joseph da bambino che lei
aveva visto per la prima volta nella camera di Lilian dalla signora
Dinsdale.
Povera donna disse Dorothy. Poi chiese: La cassa era
ben fatta?.
Harriet scosse la testa. Mi  parso... attacc che fosse
troppo sottile. Ho temuto che una volta sollevata, si sarebbe
piegata.
Santo cielo disse Dorothy. L'ho gi sentito dire, che usano
assi davvero inconsistenti.
Ma Lilian non pesava molto prosegu Harriet. La vita
che facevamo qui l'aveva consumata, credo.  stata portata
senza danni alla tomba.
Ed eravate voi la sola presente, vero?
S. Ma sono riuscita a cantare un inno che a Lilian piaceva:
Tieni alto il tuo stendardo di fuoco.
Edwin, che era in un angolo del salotto a scrivere una storia
su un uccello moa, pos la matita e chiese di colpo: Cos'
l'organzino?.
Harriet si volt a guardarlo. Si accorse, nella stanza in penombra,
che gli occhi di Edwin sembravano stanchi. Spieg
che l'organzino era un tipo di stoffa, un filato di seta e lana
pettinata, con il quale si facevano spesso abiti da lutto.
Edwin disse: Quando si muore e si va in paradiso, si ha
soltanto un cambio di vestiti per tutta l'eternit?.
Ma sentite che domanda! disse Dorothy. Se morissero i
bambini, sono certa che avrebbero bellissime vesti bianche e
ali piumate.
Io non le voglio, le vesti bianche disse Edwin.
No? disse Dorothy. D'altro canto tu non morirai. Fino a
che non sarai vecchio, vecchissimo.
S che morir disse Edwin. Poi si rimise alla sua storia
e subito cominci a scrivere: Un giorno, il moa si guard intorno
e vide che era solo.... Le due donne si scambiarono uno
sguardo e poi sentirono Edwin che diceva: Chieder se posso
avere solo le ali e la veste no.
Dorothy si alz, attravers la stanza e lo abbracci. Perch
dici che morirai, tesoro mio? gli chiese. Come mai ti sei
messo in testa una simile idea?
Edwin non guard la madre, ma il disegno del moa che aveva
fatto per illustrare la sua storia. Vuoi sentire la storia fin
qui, mamma? chiese.
S disse Dorothy mi piacerebbe moltissimo sentire la
tua storia. Ma prima voglio sapere perch hai detto che morirai.
Edwin fiss il suo disegno. Pens che forse ci aveva messo
dei colori tutti sbagliati e che magari il moa non era affatto
giallo e rosso, ma di un marrone smorto come il kiwi.
Edwin disse Dorothy abbracciandolo pi stretto. Rispondimi.
Il moa era giallo e rosso, o no?
Non so di che colore fosse disse Dorothy. Voglio una risposta
alla mia domanda!
Aveva alzato la voce, senza averne davvero l'intenzione, e
quel tono fece venire a Edwin le lacrime agli occhi. Non lacrime
per s, ma lacrime di tristezza per Pare che era scomparsa
dalla sua vita. In sogno vedeva Pare che da una roccia
cadeva dentro un fiume e veniva trascinata via fino a morirne,
e in tutti i suoi sogni gli sembrava che lei gli dicesse di seguirlo.
E adesso, da sveglio, Edwin Orchard credeva che l'avrebbe
seguita davvero, almeno nella sua mente, e che Pare non avrebbe
mai smesso di chiamarlo finch lui non l'avesse raggiunta,
e che per raggiungerla si sarebbe dovuto separare dalla sua vita,
l. Non sarebbe stato in grado di dire una parola di tutto ci
ai suoi genitori, salvo cercare di avvertirli come aveva appena
fatto, ma molto presto avrebbe dovuto lasciarli.
Adesso Dorothy lo scuoteva e anche a lei erano venute le
lacrime agli occhi. Edwin continuava a ripetere dimmelo.
Dimmelo. Dimmi cosa intendevi!
Edwin sapeva che una parte di lui voleva seguire Pare, ma
un'altra voleva rimanere l con Dorothy e Toby e i cani e i budini
azzurri di Janet. Le sue lacrime caddero sul disegno del
moa e il giallo e il rosso si mescolarono in alcuni punti, a formare
un curioso arancione. Cerc di spingere via Dorothy
Non stringermi cos forte, mamma!
Ti stringer forte finch non mi dici cosa intendevi. Ti
stringer e non ti lascer pi andare.
Non lo so, cosa intendevo! sbott infine Edwin.
Non ti credo. Perch avresti dovuto dire una cosa del genere
senza una ragione?
Ho detto solo che non volevo le vesti...
Ma perch hai tirato in ballo le vesti? Sei malato, Edwin?
Ti sta succedendo qualcosa che non ci hai detto?
No! L'ho detto solo in caso.
In caso? Che vuoi dire, in caso"?
In caso dovessi cadere...
Cadere? Cadere da dove? Dal tuo pony?
Da qualunque posto. Volevo solo dire, mi piacerebbero le
ali da sole, e niente cose bianche e niente organzino!
Ora madre e figlio piangevano insieme e si stringevano l'una
all'altro e Harriet si alz, attravers lentamente la stanza e
si sedette di fronte a loro.
Harriet singhiozz Dorothy cosa mai pu avergli messo
questa cosa in testa?
Io credo disse Harriet con delicatezza che possa aver
fatto un brutto sogno. Ho ragione, Edwin? Credo che forse eri
sdraiato in un posto comodo, magari nel tuo letto, o magari
da qualche altra parte come il canneto di toetoe, e poi ti sei
addormentato e hai sognato di cadere e di morire. E adesso il
sogno non se ne vuole andare. Ho ragione?
Edwin volt la testa affondata nella spalla di Dorothy. Smise
di piangere. Non disse nulla, si limit ad annuire e guard
Harriet coi suoi grandi occhi grigi e un'aria grave.
 cos? disse Dorothy. Ha ragione Harriet?  stato un
brutto sogno?
S ment Edwin. Ma adesso non c' pi.
Dopo cena Toby Orchard, che fumava un sigaro, l'imponente
sagoma piacevolmente sistemata nella poltrona preferita, disse:
Ho cercato di studiare la maniera di far avere la notizia a
Joseph, e ce ne sono solo due. La prima  che uno di noi vada
a Lyttelton e si assicuri di mettere una lettera nelle mani
del capitano della Wallabi o della Nelson, perch la consegni
al commissario o all'ufficio del governatore a Hokitika. A ogni
modo, non so dire quando queste navi prenderanno il mare la
prossima volta, dunque rischiamo di perdere molto tempo facendo
cos.
Ma non c' una gran fretta disse Dorothy. Questo genere
di notizia non invecchia, Toby.
No disse Toby ovvio che non invecchia, Doro. Ma quando
un uomo perde la madre,  giusto che lo sappia. Harriet ha
perfettamente ragione, da quel punto di vista. Quindi, l'alternativa
 andare a cavallo fino ad Amberley, sulla carraia, parlare
con qualche temerario fra i gruppetti che vanno a ovest
attraverso le montagne e affidare la lettera a un estraneo a nostra
scelta... e sperare che lui e la lettera arrivino sani e salvi
a destinazione.
Ho sentito dire che stanno cercando una strada vera e propria
disse Dorothy. Attraverso uno dei passi.
S disse Toby ma questo al momento non ci aiuta, Doro, no?
No, certo, volevo solo dire che un giorno una strada ci
sar.
Toby guard l'estremit del suo sigaro con aria critica temendo
che si fosse spento, ma c'era ancora una piccola brace
che ardeva e lui si mise ad aspirare concentrato per riportarla
in vita mentre Dorothy diceva: Non riesco a smettere di
pensare, se mai una lettera riuscisse a raggiungere Hokitika,
come farebbe poi a raggiungere Joseph? Perch dov' Joseph,
adesso, Toby? Non lo sappiamo.
No disse Toby. Non lo sappiamo. E io li ho visti gli accampamenti
dei cercatori sull'Otago, ed erano come una conigliera
all'aperto, che non finiva pi, tutto uguale, le stesse
baracche e ricoveri, e trovare un uomo l sarebbe pressoch
impossibile. Ma Harriet potrebbe mandare anche una fotografia,
se ce l'ha, da far girare.
Harriet replic che non aveva un ritratto di Joseph, che lui
non aveva voluto fotografie il giorno delle nozze, e che la sola
immagine di lui che avesse mai visto era sottoterra con Lilian.
E con la mente vide come prendeva a espandersi la distanza,
gi enorme, fra Joseph e la notizia che gli era tanto necessaria,
e non le fu difficile immaginare le settimane e i mesi
che passavano mentre la lettera aspettava chiss dove senza
arrivare mai fino a lui.
Non c' certezza... disse.
Toby e Dorothy la guardarono, in attesa che terminasse la
frase in qualche modo, ma visto che lei non continuava Dorothy
disse: Le distanze sono cos possenti, qui. Non in miglia,
ma in termini di ostacoli che devono essere affrontati.
Non  forse vero, Toby?.
S, Doro,  vero replic Toby. Se fossimo in America, a
quest'ora ci sarebbe una ferrovia su quei passi. Ma qui siamo
troppo pochi per costruirla. Siamo troppo isolati, e soli.
Durante la notte, Edwin s'infil in camera di Harriet. Lei si
svegli e lo vide l in piedi, che reggeva la candela e tremava,
cos sollev le coperte e il ragazzino si mise a letto vicino
a lei.
Allora... disse Harriet.
Edwin rimase molto a lungo in silenzio. Poi disse: Troverete
Pare?.
La candela era appoggiata su un tavolino e la luce tremolante
gettava ombre enormi sul muro. Harriet si mise ad
accarezzare i capelli di Edwin, ma all'improvviso vide l'ombra
gigantesca della sua mano come una creatura estranea
e indesiderata che atterrava su di lui e si chiese se l'affetto
che sentiva per Edwin Orchard si dovesse solo al fatto che
lei non aveva figli. Non conosceva la risposta e pens che forse
non l'avrebbe mai saputa perch di figli non ne avrebbe
mai avuti.
Pare  con la sua trib? chiese.
No disse Edwin. Si trova in un posto in alto, qualcosa
come una scogliera. E sotto di lei ce una cascata che va in un
fiume.
E dov' questa cascata?
Non lo so. Lei mi chiama continuamente, ma io non voglio
andare l perch non voglio lasciare mamma e pap e
Mollie e Baby, cos qualcuno deve trovare Pare e dirle di tornare
qui, e nessuno sa di lei tranne voi.
Ma come faccio io a trovarla? disse Harriet. Come faccio
a sapere dove cercarla?
Cercate nelle montagne disse Edwin. Potreste andarci
con Billy, no? Mi avevate detto che volevate andare sulle montagne.
S. L'ho detto.
Vi prego, Harriet. Basta trovare la cascata e chiamarla. Dite
"Pare, ci sei?. Ricordate? Pare, ci sei?
Harriet tacque a lungo. Poi disse a Edwin che Joseph e Pare
erano tutti e due persone che dovevano essere trovate, e che
lei avrebbe cercato di capire molto in fretta quale fosse il modo
migliore per farlo.

III.
Gli Orchard persuasero Harriet a rimanere da loro finch il
tempo non si fosse rischiarato, poi lei torn a cavallo sulla piana
dell'Okuku con Lady che correva accanto a Billy. Il sole era
caldo sulla testa di Harriet e il vento si era calmato.
Stava passando in rassegna i compiti che l'aspettavano
quando attravers il braccio meridionale del torrente e svolt
nella valle dove sorgeva Cob House. E allora, vide che quanto
la siccit aveva mutato in polvere, e la pioggia in fango, il vento
e la pioggia insieme avevano infine ridotto in pezzi.
Harriet rimise il cavallo al passo, lui rallent e Lady si
slanci in avanti, abbaiando alle strane cose che vedeva: le
lastre di lamiera rossa del tetto in mezzo alla mazzolina; la
porta d'ingresso, sospinta quasi fino alla riva del torrente,
infilzata nel fango come una mannaia su un tagliere; e decine
di metri di cotonina bianca posati su quel che rimaneva
dei muri, a coprire quasi per met il folle guazzabuglio di
oggetti con i quali Harriet e Joseph avevano tentato di dare
inizio alla loro vita da coniugi.
Harriet scese da cavallo e s'incammin piano verso quella
scena curiosa.
Nell'aria ferma non si muoveva quasi nulla, nemmeno la
cotonina, che qui e l era allungata e tesa, attaccata ai chiodi
o impigliata fra spini.
Con gli occhi fissi su tutto ci, a Harriet Blackstone venne
in mente che quel che stava guardando era il dipinto di una
vita, una tela strappata che, al momento della lacerazione, anzich
trattenere ben saldi i colori sulla superficie, si era lasciata
sfuggire nello spazio tridimensionale tutto quanto aveva
un tempo rappresentato.
Fuggendo dai confini del quadro che li aveva tenuti insieme,
gli oggetti avevano scordato quale fosse il loro scopo. Uno
dei letti di ferro stava in piedi sulla testiera, come se si stesse
offrendo di far da posatoio alle aquile. I guanciali, sparsi qua
e l fra le gramigne, sembravano funghi. Cocci rotti di piatti
e tazze adornavano il terreno come fiori.
Harriet si tenne un poco distante. Una volta Dorothy Orchard
le aveva detto che uomini e donne erano destinati a costruire
sempre un mondo piccolo nel mezzo di uno grande
e ora se ne ramment e vide che era proprio quel che lei e Joseph
avevano cercato di fare. Avevano costruito il loro mondo
piccolo per Lilian, con tutti gli oggetti che lei aveva cos
laboriosamente e insistentemente portato dall'Inghilterra, ma
anche per se stessi, perch solo quello e nient'altro erano stati
capaci di fare. In una grotta scavata nel ghiaccio, pens Harriet,
l'uomo avrebbe provato ad accendere il fuoco e a sbozzare
dai muri tavoli e sedie. Quale altro modo di vivere concepiva,
se no? A cos'altro di meglio poteva aspirare se voleva
sopravvivere?
Lady era tornata da Harriet e adesso la stava guardando, poich
persino il cane capiva che un'antica e abituale disposizione
delle cose era stata capovolta. Harriet le carezz il collo per
rassicurarla, ma si chiese quale rassicurazione potesse esserci
su quella piana vuota. Come rimettere insieme le cose, adesso?
La lotta per salvare Cob House con i sacchi di pietre aveva ucciso
Lilian. Joseph era lontano e non sapeva nulla di quel che
era successo e non sarebbe tornato, nemmeno quell'inverno, se
non avesse avuto le tasche piene d'oro. Era sola.
Una voce nella testa di Harriet si fece gioco di lei ricordandole
che quello era proprio lo stato di cose che aveva tanto
desiderato: essere sola, di fronte alle montagne, sotto il cielo.
Ma adesso che si trovava faccia a faccia con la propria solitudine,
riusciva solo a percepirne l'enormit.
Ci nonostante scacci ogni idea di un vigliacco ritorno a
Orchard House. Sapeva che se fosse andata l, con ogni probabilit
non sarebbe mai pi ripartita, perch il suo affetto
per Edwin Orchard era pi grande di quello che sentiva per il
marito. E non voleva invecchiare come sarebbe invecchiata in
Inghilterra, prendendosi cura dei figli di altri. Perch fare mezzo
giro del mondo per arrivare in un posto quasi identico a
quello che si era lasciato? Meglio tornare in Inghilterra, dal
padre, e per lo meno prendersi cura di lui, che fare il cuculo
nel nido degli Orchard.
Era met pomeriggio e Harriet calcol che le restavano
quattro o cinque ore di luce. Prima che la notte la raggiungesse,
bisognava che si mettesse di lena a ispezionare quel che
rimaneva e a vedere di inventarsi un riparo. Si disse che in un
momento del genere la cosa migliore era passare da un compito
facile a un altro, procedere lentamente e stare all'erta, come
un marinaio che prepari una barchetta per la tempesta che
si avvicina. Tuttavia, le miglia e miglia di vuoto intorno a lei
la spaventavano molto pi di quanto si fosse mai aspettata e
le risult difficile muoversi dal punto in cui si trovava. Si guard
i piedi, chiusi negli stivaletti neri e impolverati, con le stringhe
gi mezze consumate, e rimase colpita da quanto sembrassero
piccoli.

 Capitolo 13.
Lavoro morto.

I.
Per Joseph Blackstone il momento di delimitare la sua concessione
mineraria, un momento che si era immaginato tante
e tante volte, fu segnato da un'indecisione tormentosa. Con
trenta scellini si era comprato un pezzo di terra di quasi un
ottavo di acro; ogni pagliuzza d'oro trovata su quel lotto sarebbe
stata sua. Ma dove avrebbe dovuto marcarlo? Come poteva
mai indovinare dove si trovava il colore?
Si allontan un poco dal punto in cui aveva piantato la
tenda, verso i cercatori scozzesi, e si mise a guardare cosa
facevano loro. Sapeva che talvolta c'era l'abitudine di "pasturare
le concessioni; vale a dire, i nuovi arrivati su un giacimento
aspettavano a delimitare il loro pezzo finch non
avevano osservato bene i risultati di questa o quell'altra zona.
Quattro o cinque concessioni erano gi state picchettate
oltre l'accampamento scozzese, e le canalette funzionavano
a pieno ritmo. Per sveltire le operazioni di estrazione
del terriccio erano stati eretti dei verricelli e il loro cigolio,
pens Joseph, era in quel luogo il primo grido di protesta, il
primo lamento per lo stravolgimento che stava per investire
Kokatahi.
Era mattino presto e c'era nebbia. Joseph aveva dato istruzioni
a Will di scaldare l'acqua in un pentolino per fare il caff
e di tagliare un po' di bacon, e allontanandosi dalla tenda pensava
a quanto sarebbe stato piacevole imporre a Will Sefton i
compiti di una massaia. Nel caos che si preannunciava, Will
avrebbe tenuto la tenda in perfetto ordine, comprato le
provviste, arrostito le trote del fiume su fuochi fatti con le sue manine.
Avrebbe fatto il bucato.
Joseph fece un cenno col capo agli scozzesi mentre si avvicinava
al loro appezzamento. Lavoravano in squadra: uno
piantava i paletti, l'altro misurava e rimisurava il terreno. Joseph
vide che il loro confine arrivava fino alla riva del fiume;
sapeva che i cercatori speravano sempre in torrenti e canali e
che quelle sarebbero state le prime aree a venir occupate e lavorate
anche laggi. La ricerca dell'oro, inoltre, necessitava
d'acqua per le canalette. Quelli che delimitavano le proprie
concessioni in collina dovevano comprarsi anche licenze idriche
o pagare per la costruzione di canali artificiali, mentre i
cercatori fluviali avevano a disposizione tutta l'acqua che volevano...
anche troppa, quando arrivava una piena e riempiva
i pozzi che avevano scavato e spazzava via tende e attrezzi.
Che si dice? chiese Joseph agli scozzesi. Quanto colore
hanno trovato, qui?
Uno dei due rimase intento al suo compito di martellare i
paletti e diede a malapena uno sguardo a Joseph, l in piedi
nella nebbia, ma l'altro si raddrizz e rispose: Quello che hanno
sentito tutti: una pepita grossa cos, in gola a un'anatra.
Se era un'anatra, allora veniva dalla terra vicina al fiume,
no?
Immaginate quel che vi pare. Le anatre volano, anche.
Joseph sorrise. Indic l'attivit che ferveva a monte sul fiume,
dove giravano i verricelli. Cos'hanno tirato fuori fino
adesso? Ve l'hanno detto?
 solo terreno che sfianca, dicono. Qualche penny. Ma alla
fin fine, quando mai un minatore ammette il contrario?
A quel punto il secondo scozzese si tolse il cappello e si
asciug la fronte con la manica. I cercatori d'oro sono i peggiori
bugiardi che Dio ha messo in terra, signore. A voi non ve
l'ha detto nessuno?
Non c' bisogno che mi si dica... cominci Joseph.
Sono portati per natura alla menzogna. Tutti, nessuno
escluso. Anche noi vi racconteremo bugie quando troveremo
la nostra parte, vero, Hamish?
Signors. Mentiremo a voi e a chiunque altro. E non vogliamo
farvi da pastura. Tenete le distanze. E dite al vostro
ragazzetto di non suonare quel maledetto zufolo in piena
notte.
Joseph non cedette. E voi, con l'armonica? Ci darete un
taglio?
Ci daremo un taglio alle due del mattino, signore. Ma
suoneremo le nostre canzoni. Le canzoni di casa. Agli inglesi
non  mai importato niente delle nostre canzoni, proprio
niente, quindi andatevene da qualche altra parte se vi fanno
paura.
Non mi fanno paura.
Kaniere  piena di inglesi. Perch non tornate l?
Perch disse Joseph abbiamo sentito dire dell'anatra.
Che tipo d'anatra era, per? Non vi ha detto nessuno che in
Nuova Zelanda ci sono molti uccelli che non sono pi capaci
di volare?
Dopo di che si volt e se ne and, lieto di aver rintuzzato
l'ostilit degli scozzesi; tuttavia, senza neanche voltarsi a guardarli,
sapeva che i due non lo avevano ascoltato e avevano ripreso
il lavoro senza degnarlo di un'altra occhiata. Cap che
ovunque avesse deciso di marcare la sua concessione, avrebbe
dovuto farlo in un luogo dove non potessero vederlo, un
luogo dove poteva scordarsi completamente di loro, proprio
come loro volevano scordarsi di lui.
La nebbia si levava appena sopra la superficie del fiume e avvolgeva
gli alberi sull'altra riva e talvolta scivolava fin dov'era
seduto Joseph, all'ingresso della tenda, a bere caff e a rosicchiare
gallette e bacon. L'aria era quasi ferma, tanto che Joseph
poteva udire lo sgocciolio dagli alberi e cominci a sentire
la malinconia di quel rumore.
Evitava di guardare Will. Era contento che, di tanto in tanto,
la bruma si addensasse alzandosi dall'acqua e quasi lo nascondesse
alla sua vista. Perch il ricordo della notte gli pesava
ancora sul cuore, come se un nuovo fardello lo strattonasse
verso il basso. Mentre gli alberi sgocciolavano nell'acqua
era trafitto da immagini: la bocca di Will sulla sua; la morbidezza
del suo corpo; la lascivia con la quale si era inginocchiato
sopra di lui stringendo il proprio sesso, per vantarsi del
modo in cui si impennava facendo mostra di s fra le sue dita.
Joseph non aveva mai creduto di trovare eccitante una cosa
del genere ma ora il solo ricordo gli faceva affluire il sangue
e dolere le ossa nelle cosce, quelle ossa pesanti e mutate
che si ritrovava. E sapeva che era una vergogna, una vergogna
alla quale non voleva pensare.
Cos teneva lo sguardo lontano da Will, che beveva rumorosamente
il suo caff e imprecava contro il freddo. E preg
nuovamente di scegliere una buona concessione, di trovare
l'oro in modo da indurre Will a restare con lui per denaro. Perch
capiva bene che Will Sefton avrebbe potuto vendere i suoi
servizi, di fatto, a qualunque uomo solo da l alla foce del
Grey. Quella notte, Will si era vantato che nell'Otago due minatori
si erano talmente invaghiti di me che lottarono nel fango
come cani, come bestie rognose, come galli da combattimento,
signor Blackstone, e uno dei due rimase a terra col cervello
ridotto in pappa.
E tu ne andavi fiero? aveva chiesto Joseph in tono freddo.
S, ne andavo fiero aveva replicato Will, afferrando il suo
zufolo e carezzandolo dolcemente con le labbra, traendone il
pi lieve dei sussurri, vicinissimo all'orecchio di Joseph. Un
segno dei miei talenti,  stato. Segno che ero il migliore, nel
mio mestiere. Dopo quella volta, il prezzo l'ho fatto io.
Nel buio, ma sotto un lume di luna sufficiente a distinguere
ogni forma e movimento, Joseph aveva guardato Will in faccia
e si era rammentato della sua giacchetta lacera e dei suoi
stivali scalcagnati. E dove sono finiti, allora, i soldi che hai
fatto nell'Otago?
Dove sono finiti? Dove vanno i soldi, di solito, signor
Blackstone? In questo, e in quest'altro, e poi non ci sono pi.
Joseph termin il caff e si alz. Prese a camminare lungo
il fiume, nella direzione dalla quale erano arrivati la sera prima,
a testa bassa e scrutando per tutto il tempo il terreno vicino
all'acqua. Per allontanarsi abbastanza dalla concessione
degli scozzesi, aveva due possibilit: proseguire verso sud, nell'entroterra
oltre gli scavi pi lontani, o scegliersi una zona l.
S'inginocchi, si bagn le mani con l'acqua e la vide correre
fresca e chiara, adesso; ma si figur la piena dei detriti che entro
poco tempo sarebbe corsa a valle e avrebbe mutato tutto
in una zuppa brunastra. Non voleva vedere i rifiuti degli altri
nel suo pezzetto di fiume. Voleva stare sopra tutti, che fossero
loro a sopportare le sue immondizie, i suoi scarti. E fu cos
che decise: avrebbe detto a Will di aiutarlo a imballare tenda
e provviste e a stipare il carretto, e si sarebbero spinti verso
l'interno, pi vicino a dove il terreno s'alzava, senza
neanche pensare a delimitare una concessione finch avessero continuato
a sentire il rumore dei verricelli.
La scarpinata era in salita, dentro e fuori lotti segnati di fresco,
e quando la nebbia si dirad, spunt il sole e la boscaglia
prese a scintillare vicina, proseguire sembr vano e arbitrario.
Joseph si ferm e si guard intorno. Attendeva di vedere
un segno, una qualche traccia nella configurazione del terreno
che gli dicesse dove piantare i suoi picchetti, ma nulla si
rivel. Gli alberi sgocciolavano ancora nel fiume e dai banchi
di ghiaia veniva il richiamo di un uccello. In lontananza sentiva
il rumore di una cascata. Prese un badile dal carretto e lo
conficc nella terra soffice fra due sassi grigi. Rigir la pala,
sollev la sua prima zolla della costa occidentale e la guard.
Will pos il fagotto, si avvicin, scrut la terra scavata; poi
s'inginocchi e inizi a setacciarla con le mani. Aveva una tinta
scialba ma era mescolata con una graniglia secca e scura.
Facile da lavorare comment. Attraverso questo strato
potremmo arrivare all'argilla azzurra abbastanza in fretta, se
non viene una piena. E pi in alto ci sono pini per fare le lastre
per i pozzi.
Ora, di nuovo, le fitte d'indecisione cominciarono a impadronirsi
di Joseph.
Aveva sbagliato a salire cos a monte? Gli uomini con i verricelli
lo sapevano per certo, che laggi il terreno era aurifero?
Aveva forse ignorato quell'informazione vitale per nessun
motivo sensato eccetto il suo antico desiderio di star solo, di
precedere la corsa?
Lasci cadere la terra dalla pala. Gir sui tacchi e si accorse
che dietro di lui, a sinistra, c'era un pianoro erboso, uniforme,
asciutto e non infestato di manuka, dove si poteva mettere
la tenda.
Piantiamo la tenda l? chiese a Will.
Come volete voi, signor Blackstone.
Will disse Joseph sono stufo di questa faccenda del "signor
Blackstone! Chiamami Joseph, va bene?
Will per scosse la testa. Non lo farei mai. Il mio credo
proprio non lo permetterebbe.
Il tuo credo?
Non  cos che si dice? L'ho imparato sull'Arrow, da un
minatore istruito. Vale a dire, la mia politica. Mai dire il nome
proprio di un uomo. Mai farlo diventare il prediletto. Capite,
non  vero? Sono certo che capite.
Joseph fiss il ragazzo. Vide che alla luce del sole la sua
bocca era di un rosso acceso, rossa come lo era stata la bocca
di Rebecca, rossa e umida, con le labbra appena dischiuse
come se fosse stata sempre, ogni istante, sul punto di parlare
o di ridere. Distolse lo sguardo e lo punt nuovamente a terra.
S disse. Capisco. E in quell'istante sent di non poter
camminare oltre, cos prese la sua decisione: avrebbe delimitato
l il suo lotto. Trasse di tasca la licenza mineraria con l'elegante
trascrizione del suo nome, e se la port alle labbra.
Un bacio che vi porti fortuna, eh? chiese Will ridendo.
Pensate che vi sar d'aiuto, signor Blackstone?
Joseph misur il terreno che si era scelto non una, ma molte
volte. Dove cerano massi lungo i confini fece passare la corda
all'esterno, cos da guadagnare qualche centimetro qua e
l, perch i massi si potevano sollevare ed era noto che il colore
si trovava proprio l sotto, come se li tenesse incollati alla
terra.
Quando ebbe terminato di picchettare e recintare, Joseph
si ferm e guard il suo appezzamento. Un ottavo d'acro. Correva
lungo la riva settentrionale del fiume, fino a un piccolo
sperone di ghiaia. Se un altro minatore avesse marcato la riva
meridionale, allora i diritti di Joseph sull'acqua sarebbero
giunti solo fino a met della corrente. Ma per adesso quella
porzione di fiume era sua, e c'era un comodo sasso piatto l
vicino che, aveva annunciato Will, avrebbe fatto da ottimo
sgabello per pescare.
Delimitare il terreno aveva ricordato a Joseph i primi giorni
sulla piana, quando aveva scelto la posizione di Cob House
e percepito la grandiosit delle valli disabitate e delle montagne
vigili, solo che ora era retrocesso a un angusto corridoio
di terra fra la boscaglia fitta e il mare, e qui la sensazione della
vastit era di un ordine di grandezza diverso. Solo la domanda
primaria e per cui non c'era risposta era la stessa: la
concessione era nel posto giusto? Sulla piana dell'Okuku, aveva
costruito la sua casa sulla rotta dei venti; qui, aveva fatto
un errore analogo?
Decise che avrebbe lavorato l'appezzamento all'indietro
partendo dal fiume, lasciando intatta una striscia di terra di
lato, da nord a sud, per trasportare via col carretto quanti
pi scarti poteva. Non voleva lavorare circondato dai suoi
stessi rifiuti; voleva che li portasse via il fiume, gi fino all'accampamento
degli scozzesi e oltre, a Kaniere. Quel pensiero
gli diede soddisfazione. Si era messo a monte degli scavi
di Kokatahi.
Restava ancora buona parte del giorno, cos Joseph sistem
il crivello sulla riva e cominci a riempirlo di terra scavata e
a lavarla. Adesso, pens, sono un vero minatore d'oro, uno scavatore,
un cercatore.
E fu come se tutto quel che aveva fatto, tutto quel che aveva
ottenuto in Nuova Zelanda fino ad allora non fosse stato
che una preparazione a quel momento. Adesso, avrebbe fatto
fortuna; adesso, avrebbe scolpito per s un futuro nuovo. Il
sole era caldo sul collo e sulla schiena, piegata sul crivello, e
lui si sent felice.
La notte, Joseph sent uno squittio e un tramestio fuori della
tenda e cap che erano arrivati i ratti della boscaglia. Se anche
scavi una buca e ci seppellisci la tua roba aveva detto un
passeggero sulla Wallabi quelle bestiacce la fiutano a nove
miglia di distanza.
Ma Joseph era troppo stanco per alzarsi e cercare il fucile.
Si mangiassero pure il bacon, quella notte. Domani, avrebbe
cominciato a scavare pozzi nel terreno per arrivare al fondo
argilloso. Domani, si sarebbe fatto venire in mente un ingegnoso
stratagemma per farla in barba ai topi.
Chiuse gli occhi e scivol nuovamente nel sonno. Sentiva
che Will era sveglio accanto a lui, ma non si volt a guardarlo.
Nella bruma che torn insieme al mattino cominciarono a tagliare
i pini della boscaglia, per segarli in assi o "lastre, come
le chiamavano i minatori, e rivestirne i pozzi. Joseph disse
a Will che avrebbe costruito anche un verricello. Non aveva
neanche un pezzo di catenella, ma pensava che una fune
sarebbe andata bene lo stesso.
Sapeva che tutti quei preparativi erano noti come lavoro
morto; non se ne ricavava nulla, ma senza era impossibile
sfruttare una concessione in modo efficiente e Joseph voleva
che il suo fosse un lotto esemplare, un modello di ordine e metodo,
cos da scavare e setacciare ogni granello di terra. E si
rese conto adesso, davanti alla relativa esiguit del suo ottavo
di acro, che i primi tentativi di trovare l'oro nel rio Harriet erano
stati caotici e dispersivi.
Mentre menavano colpi d'ascia agli alberi, Will cominci a
raccontare di quando aveva fatto l'apprendista alle pompe funebri.
Aveva spesso dato una mano, disse a Joseph, quando
si dovevano vestire i morti di tutto punto e si mise a ridere,
nel suo tono beffardo. A volte, avevamo istruzione di vestire
qualche vecchiaccia con l'abito da sposa e magari era mezzo
marcito, oppure lo tagliavamo per farglielo stare addosso, tenendolo
sulle poppe grasse. Per la bara nasconde molti peccati
davvero, signor Blackstone, perch dietro non si vede niente,
cos ci si possono mettere spilli e fettucce per tenere insieme
tutto, ma davanti, quando i vivi vengono per l'ultimo saluto,
tutto sembra lindo e decoroso.
E gli uomini? chiese Joseph. Come volevano essere abbigliati?
In nero. Come se dovessero partecipare al loro stesso funerale!
Poi per alle volte, se non ci si metteva la fascia, l'ovatta
cominciava a uscire dalla bocca e la camicia si macchiava,
oppure la cravatta.
La fascia?
 come una garza rigida che si lega intorno alla mascella
e in cima alla testa, poi si tende bene con ganci e asole per impedire
alla bocca di aprirsi. Ma il mio datore di lavoro, il signor
Da Costa, si vantava molto di riuscire a inclinare la testa
all'indietro nella giusta angolatura, cos si poteva evitare di
mostrare la fascia. Perch ai parenti non piace vedere nessun
artificio. Lo sanno che ci sono, per lo meno qualcuno lo sa,
solo che non vogliono vederlo.
Joseph tacque per un momento, poi disse: Con qualcuna
delle lastre pi corte, Will, perch non facciamo una cassetta
per il cibo? Stanotte ho sentito....
I ratti della boscaglia disse Will. Non li fregherete mai.
Nell'Otago c'era gente che dormiva con sacchi sulla faccia nel
tentativo di tenere lontani quei topacci, ed  una delle cose pi
stupide che abbia mai visto. Perch i sacchi non avevano contenuto
altro che avena, farina o riso, cos i ratti venivano a leccare
i rimasugli e a un tizio staccarono il naso di netto. Per
lui continu a cercare l'oro, senza naso, e ne trov un po', e
pensava che ci si sarebbe comprato una moglie, ma non c'
sposa che voglia un uomo a cui manca mezza faccia, giusto?
Direi di no. Per con i chiodi e le assi potremmo costruire
una specie di cassa per le provviste e seppellirla...
Possiamo provarci, signor Blackstone. Ma verranno lo
stesso, aspettate e vedrete. Non  solo l'odore del cibo, capite?
Siamo noi, anche. E loro fiutano l'odore di umano a miglia
di distanza.
Fu poco dopo quella conversazione che Joseph guard gi verso
il fiume, poi volse nuovamente lo sguardo alla sua concessione
e alla tendina piantata sull'erba del pianoro nel sole del
mattino, e vide una figura che camminava in quella direzione.
La sagoma era uscita dalla boscaglia. L'uomo indossava un
berretto di pelliccia, portava un bastone di bamb sulle spalle,
e da ciascuna estremit pendeva un canestro; dal modo in
cui procedeva Joseph cap che i canestri erano pesanti.
Will pos l'accetta e fiss l'estraneo. Quello  un Giallo,
ve lo garantisco disse.
Un Giallo?
Della Cina. Un Celeste. Un brutto muso. Solo i Gialli portano
cesti in quella maniera. L'Otago era infestato da quella
gente, alla fine. Venivano e spigolavano nei posti dove i veri
cercatori erano gi stati. Non gli importava di frugare in mezzo
agli avanzi degli altri.
Joseph e Will osservarono l'uomo. Quando ebbe raggiunto
il loro appezzamento, si ferm e appoggi i cesti.
Eccolo l disse Will. Adesso cercher di rubare qualcosa
e d'infilarselo nei panieri. Guardare per credere.
Joseph ricord i cinesi sulla Wallabi che cuocevano il riso
sul piccolo lume e si tenevano in disparte dalla folla, come se
fossero in un mondo diverso, e adesso vide che l'uomo, persino
a quella distanza, possedeva lo stesso riserbo, nel modo
quieto in cui si muoveva e aveva cercato di tenere la schiena
dritta sotto il peso dei canestri. Lo guard avvicinarsi ancora
alla tenda e lo sent gridare qualcosa che non riusc ad
afferrare. Poi il cinese si ferm, rimase immobile in attesa, sotto il
sole di mezzogiorno che brillava su di lui e sul fiume che gli
scorreva dietro, chiaro e scintillante. E dopo un po', poich
dalla tenda non usciva nessuno, si rimise il bastone e i cesti
pesanti in spalla e se ne and.
Non ha preso niente fece notare Joseph a Will.
No disse Will. Questo no. Per lo fanno. E di loro non
si sa niente. Era una cosa che mi faceva impazzire, sull'Arrow.
Non gli si pu leggere nella mente.

II.
Il suo nome era Chen Pao Yi.
Era stato un anno nell'Otago e poi era arrivato l, non per
cavare oro dalla terra ma per coltivare un orticello e vendere
i suoi prodotti ai cercatori della costa occidentale. I minatori
non lo chiamavano mai col suo vero nome; lo chiamavano
Jen (storpiando di proposito il nome Chen) o Jenny,
e talvolta Jenny Scorbuto perch la gente diceva che le sue
verdure tenevano lontana quella malattia, ma Chen Pao Yi
sopportava tutto senza muovere un muscolo del viso e s'inchinava
quando gli davano i soldi o qualche briciola d'oro in
cambio dei suoi prodotti.
Aveva quarant'anni e un po' di grigio nei capelli, che secondo
l'uso tradizionale portava intrecciati in un codino sotto
il berretto di pelo di coniglio, e sognava la sua casa, una casetta
sulle rive di uno specchio d'acqua chiamato lago degli
Aironi nella contea di Panyu, nel Sudest della Cina, e sognava
di sua moglie che si chiamava Paak Mei e di suo figlio che
si chiamava Paak Shui.
Paak Shui significava acqua bianca e il ragazzo era stato
chiamato cos in onore dei genitori di Pao Yi, Chen Lin e
Chen Fen Ming, morti nel tentativo di salvare i loro vicini durante
un'alluvione primaverile sul lago degli Aironi; la loro
barca si era rovesciata oltre una diga e loro erano stati scaraventati
contro una ruota idraulica e i pezzi dei loro corpi avevano
continuato a galleggiare sul lago per tutto il tempo della
piena e non erano giunti a riva fino all'ottavo giorno, e poi
Pao Yi era dovuto andare a recuperarli - una gamba, una mano,
un piede mozzato, le teste preziose livide e ammaccate -
per adagiarli sul canniccio e cercare di ricomporli.
Ma era stato impossibile trovare tutti i pezzi, perch qualche
dito se l'erano mangiato i pesci, i capelli si erano impigliati
nelle cicerbite, gli occhi si erano perduti fra i ciottoli color
ambra e dunque ci che Pao Yi aveva seppellito era solo
una parte dei suoi genitori, e finch era rimasto in Cina gli era
parso che loro lo chiamassero e lo implorassero di cercare i
pezzetti mancanti e di metterli nella tomba cos che loro potessero
tornare interi, con orecchie per sentire il vento fra gli
abeti e nasi per annusare i boccioli di susino in inverno e piedi
che li portassero vicino a Pao Yi per vedere il suo bimbo,
Paak Shui, che muoveva i primi passi.
Erano poveri. Lui e suo padre erano pescatori, sul lago.
E quando Pao Yi vide gli altri che partivano per la corsa all'oro
in Nuova Zelanda, pens che avrebbe provato a vincere
la povert, perch la povert e la fame lo stremavano quasi
quanto l'udire il richiamo delle voci dei suoi genitori, e cap
che se fosse rimasto nella sua casetta sul lago degli Aironi presto
avrebbe dovuto sopportare un fardello di stanchezza cos
grande che non sarebbe pi riuscito a far nulla, se non coricarsi
sulla stuoia di paglia con la pipa d'oppio e cadere in un
sonno eterno.
E poi scopr, mentre viaggiava verso sud, che le voci di
Chen Lin e Chen Fen Ming si facevano sempre pi flebili, come
se l'oceano Pacifico fosse troppo immenso da attraversare
anche per i loro spiriti potenti, e si chiese se chiamavano
invece suo figlio, Paak Shui, o addirittura sua moglie, Paak
Mei, che era sempre stata una nuora servizievole e aveva assistito
Chen Fen Ming quando si era ammalata di febbre nera
ed era andata da sola con la sua barchetta a remi sul lago
in cerca di castagne d'acqua per cucinare i piatti preferiti di
Chen Lin.
Ma Pao Yi non aveva modo di saperlo poich da Paak Mei,
che era a malapena capace di disegnare i caratteri del suo nome,
Fiore di Susino Bianco, non potevano giungergli notizie;
e dopo che era stato in Nuova Zelanda per un po', a Pao
Yi parve che anche la voce di Paak Mei si stesse facendo flebile,
come se sua moglie avesse mal di gola e non riuscisse a
pronunciare pi che un sussurro. Soltanto nei sogni la sentiva
parlare chiaramente, sentiva la sua risata squillante e
ricordava la sua camminata, un trascinarsi lieve e spettrale sui
talloni e le falangi dei piedi fasciati nelle pantofole di tela.
Camminare  pena osservava lei talvolta, ma in tono neutro,
senza lamentarsene, come se stesse osservando la pioggia,
il sole o i capelli grigi nel codino di Pao Yi, e uno dei compiti
che Pao Yi si era imposto era quello di svolgere le bende
dei piedi di Paak Mei e di tenerli nelle mani e cercare di alleviarne
i dolori con olio di lavanda. E quando cap che sarebbe
partito per la Nuova Zelanda per metter fine alla povert
della sua famiglia, tent di mostrare a Paak Shui come occuparsi
di quei poveri piedi ma lui disse che non voleva farlo,
che i piedini di sua madre gli piacevano quand'erano fasciati
e infilati nelle scarpe, ma che vederli senza le bende, con gli
ossi delle dita rotti e incurvati all'ingi verso le piante come
gli artigli di un uccello, gli dava la nausea.
Pao Yi ramment a Paak Shui che la piet filiale era il suo
primo dovere nella vita, perch quella vita gli era stata data
dai suoi genitori e senza di loro sarebbe rimasto un granello
di polvere su una collina lontana e senz'alberi. Gli disse: Il
dolore va dove gli pare e piace e fa quello che vuole. Ma ha
paura della lavanda. L'olio di lavanda  la tua arma, ma le armi
non servono a nulla poggiate su uno scaffale o appese al
muro. Devi prendere l'arma in mano per mostrare rispetto a
tua madre e mandar via il dolore.
Paak Shui protest che il dolore era troppo caparbio per
lui. Aveva otto anni. Disse che riusciva a vedere e sentire, dalla
sensazione di nausea che lo prendeva quando guardava i
piedi di Paak Mei, che il dolore era ostinato e crudele come
la coda di un dragone; ma Pao Yi gli mise in mano il vasetto
con l'olio di lavanda e gli disse che non si doveva permettere
a crudelt e ostinazione di entrare nella casa sul lago degli
Aironi. Disse: In nome dei tuoi nonni perduti, Chen Lin
e Chen Fen Ming, che si sacrificarono per gli altri, devi cacciar
via queste cose.
Adesso per, mentre zappava e innaffiava il suo orto, Chen
Pao Yi si chiedeva spesso se suo figlio fosse riuscito a fare quel
che gli aveva chiesto. Era un bambino. I suoi passatempi preferiti
erano confezionare esche per i pesci con le conchiglie
rotte e far volare il suo aquilone nel cielo vasto sopra il Colle
Lungo nella contea di Panyu. Adorava le cose che si muovevano
ondeggianti e sinuose, non quelle che sembravano gi
morte, come morti gli sembravano i piedi della madre. E pian
piano, Pao Yi si andava convincendo che magari il dolore ruggiva
intorno al letto di Paak Mei come una tigre e che forse
per quella ragione la sua voce diventava quasi troppo flebile
per essere udita.
Ma non poteva tornare in Cina. Non ancora. Non finch non
fosse diventato ricco.
Tornare senza le ricchezze che aveva promesso significava
perdere la faccia davanti a tutto il suo villaggio e anche con
Paak Mei e i suoi genitori. Aveva guadagnato un po' di soldi
nell'Otago con il suo orto, ma proprio quando la sua impresa
aveva cominciato a prosperare, la corsa alloro era finita e i
minatori se n'erano andati uno dopo l'altro e Chen Pao Yi era
rimasto solo nel paesaggio devastato di tunnel abbandonati,
canali artificiali e vecchi argani spinti dai cavalli che ancora
giravano da soli nel vento.
Cos, quando la febbre dell'oro era nuovamente salita sulla
costa occidentale, si era spinto fin l e aveva pensato di prendere
in affitto un appezzamento di terra proprio dietro Hokitika,
poco lontano dagli scavi. Ma il commissario locale l'aveva
informato che tutto quel terreno era considerato aurifero
e che nemmeno una parte poteva essere destinata alla coltivazione
di generi alimentari. Spingiti nell'entroterra aveva
detto a Pao Yi. Vai verso il lago Kaniere, trovati un pezzo di
terra laggi e io mander l'intendente a dirti se puoi lavorarla
o no. La contea di Canterbury incoraggia la coltivazione ortofrutticola,
ma non a scapito dell'oro. E adesso sci, muso
giallo, perch qui c' molto da fare e io non perder altro tempo
a discorrere con te di terra costiera.
Cos Pao Yi risal il corso del fiume Hokitika a piedi fino
alla linea della boscaglia.
Oltrepass gli scavi di Kaniere e il minuscolo insediamento
a Kokatahi e poi seguit a camminare finch non trov una
curva di terreno piatto, in un'ansa del fiume, protetto a nord
da alte rocce. Fra le rocce c'era una piccola grotta; Pao Yi vi
strisci dentro e seppell sotto una pietra i soldi guadagnati
nell'Otago, poi si sdrai immobile e silenzioso nella quiete della
grotta e gli parve che fosse un posto bellissimo.
L'affitto del terreno era equo. Cont le monete a una a una
e gli fu dato un pezzo di carta con sopra uno scarabocchio di
firma che lui non riusc a decifrare, poi scese ai negozi per minatori
di Hokitika dove si compr un paio di stivali nuovi e il
berretto di coniglio. Torn quindi alla grotta e cominci a mettere
in piedi una piccola abitazione con pietre e sacchi, appoggiata
contro la parete rocciosa e con la caverna come segreto
santuario interno. Ci mise un tetto di palme ti-ti, pos
la stuoia sul pavimento di terra e sogn Chen Lin e Chen Fen
Ming che scivolavano sul lago degli Aironi verso la diga. Scivolavano
in quella direzione all'infinito ma, in quel sogno, non
la raggiunsero mai e quando Pao Yi si risvegli dal sogno cominci
subito a rivoltare la terra per il suo nuovo orto e vide
che il suolo era nero e grasso.
Il giorno che Joseph e Will Sefton videro Pao Yi coi suoi panieri
sull'asta di bamb, lui lavorava al suo orto sopra Kokatahi
da un anno. Una volta la settimana, andava a piedi agli
scavi di Hokitika con i canestri pieni di cavoli, cipolle, porri,
rape, ravanelli e patate. Nel colmo dell'estate aveva fatto crescere
lattughe, kmara, fagioli e peperoni. E ora ci stava provando
con un susino. Pescava i pesci del fiume con le esche
fatte da suo figlio.
Nelle lunghe notti di marzo sedeva accanto al fuoco, fumava
la sua pipa d'oppio e diceva parole inglesi ad alta voce:
fiume, patata, anatra, donna, oro.

III.
Scavare pozzi nel terreno e rivestirli con le lastre era un lavoro
duro.
L'argilla azzurra  l sotto, deve esserci disse Will dopo
due giorni di scavi ma non si sa mai quant' profonda. E
pi tardi aggiunse: Ho visto un cercatore piangere come una
femmina quando credeva di essere arrivato all'azzurro e invece
colp la pietra. Piangere per tutto quel lavoro morto, perduto.
Presto il primo pozzo sulla concessione di Joseph divenne
cos profondo che era quasi impossibile discendervi e risalire.
Joseph dovette smettere di scavare e costruire una scala
con funi e rami di pino. Ma ancora lo scavo andava a finire
sulla ghiaia e non sull'argilla, e l'acqua stava cominciando a
filtrare rendendo necessario un canale di drenaggio parallelo,
ancora pi profondo del pozzo.
Sulla scaletta di fortuna, Joseph esaminava gli strati di terra
che andavano dalla torba sabbiosa, passando per un limo
nerastro, fino alla marna opaca e marroncina con screziature
visibili di grigio e bianco, ma non un frammento del colore
che gli interessava. La sua ansia di essersi spinto al di l
della linea aurifera non l'avrebbe abbandonato un istante, lo
sapeva, fino a che non avesse avvistato il colore per la prima
volta. Continuava a ricordare a se stesso che sull'Arrow e sul
Clutha l'oro era stato trovato in alto, nelle gole. Gli scavi nei
canaloni erano diventati scavi nella boscaglia. I minatori erano
morti cadendo da rocce e cascate, ma molti avevano estratto
la loro fortuna dalle montagne.
La notte, quando Joseph rimaneva sveglio sotto la tenda a
domandarsi se tutto il suo lavoro l sarebbe stato vano, talvolta
capitava che Will Sefton gli desse le spalle, freddo e distaccato,
e si addormentasse in un attimo. Invece, altre volte,
il ragazzo leggeva nei pensieri di Joseph, prendeva lo zufolo,
suonava uno dei suoi motivi malinconici e poi diceva: Scordatevi
la terra, signor Blackstone. Andate da un'altra parte.

 Capitolo 14.
La strada per il Taramakau.

I.
Harriet and fino a Christchurch e prese a nolo un barroccio.
Il grosso carretto, con il suo mesto conducente che masticava
tabacco e lo sputava tra le gramigne, fece due viaggi verso
e dalle rovine di Cob House. Con il primo port i maiali e
i polli al piccolo mercato di Rangiora, la mucca da latte attaccata
dietro il barroccio con le mammelle che dondolavano
umiliate da una parte all'altra e gli occhi di un bianco furioso
e allarmato. Poi il carretto torn e vennero caricati i mobili rimasti
intatti, gli oggetti di porcellana e di vetro che non si erano
rotti, insieme a tutti gli utensili di cucina, compresi il mangano
e la zangola. In cima a tutte quelle cose furono sistemati
i vestiti di Joseph nel baule e le canne da pesca e la scatola
delle esche e i libri di poesia e gli attrezzi che aveva lasciato l
e le cuffie di Lilian legate in un sacco insieme agli stivaletti in
un cesto di vimini.
Rimaneva solo la cucina economica. L'ombroso carrettiere
imprec con malagrazia all'idea di sollevarla. Inoltre, signorina
fece notare a Harriet sputando altro tabacco nell'erba polverosa
la canna fumaria sale su nel comignolo di pietra. Per
tirarla fuori ci vuole pi tempo di quanto ne ho da darvi.
Harriet cap che non valeva la pena discutere. E cos la cucina
economica e il camino in pietra rimasero soli sulla piana
e Harriet sorrise al pensiero che un estraneo potesse arrivare
l, accendere la stufa e cuocere una torta a cielo aperto.
Il barroccio carico intraprese il lento viaggio di ritorno verso
Christchurch, diretto in un posto chiamato Bloomington's
Warehouse, non lontano da casa della signora Dinsdale. L'impiegato
di Bloomington, il signor O'Malley, aveva gi spiegato
a Harriet che le tariffe per il deposito al momento erano alte.
Perch qui in Nuova Zelanda aveva detto c' un'epidemia
di abbandono. Basta dire la parola "oro e la gente lascia
i suoi oggetti pi cari.
Quando il barroccio fu quasi pronto a partire Harriet butt
gi quel che rimaneva delle stanze di cotonina e insieme al
carrettiere stese il tessuto strappato sopra il carico, a mo' di
telone, e il carro si mise in marcia lasciando Harriet sola con
il vento che riprendeva forza e le soffiava i capelli corti negli
occhi e frustava le sottane tra l'erba secca.
Rimase a guardare il barroccio che ondeggiava lento finch
non scomparve alla vista, quindi si volt e raggiunse l'asino,
ancora tormentato dalla tosse, che aspettava nel recinto.
Harriet aveva ricavato qualche soldo dalla mucca, dai maiali
e dalle galline a Rangiora, ma sapeva che nessuno le avrebbe
comprato l'asino, se non per macellarne la carne fibrosa.
E cos aveva deciso cosa farne: l'avrebbe accompagnato in paradiso.
Con un martello abbatt la sottile recinzione di lamiera che
delimitava l'orto, allontan i pezzi a calci e port l l'asino perch
annusasse gli ortaggi succulenti. Lo lasci libero di modo
che potesse bere al torrente e brucare tutto il giorno cime di
carote e gambi di fagioli e pallidi cavoli invernali e foglie di
barbabietola. Si domand se in quel paesaggio vuoto avrebbe
provato qualcosa di simile alla solitudine e si sarebbe messo
a ragliare al cielo, ma pens che stava facendo la cosa migliore
per lui e si disse che raramente il meglio era tale da non poter
essere ulteriormente perfezionato. Ma le piaceva pensare
che, dopo tutto il lavoro fatto, le verdure che aveva cresciuto
nell'orto non sarebbero marcite nella terra. Accarezz il collo
dell'asino e lo sent tremare mentre le orecchie si muovevano
a scatti, e lasci che percorresse mangiando il cammino verso
la morte, che sarebbe sopraggiunta a tempo debito. Non si
guard indietro.
Harriet stava abbandonando Cob House non solo perch ne
rimaneva ben poco, ma perch aveva trovato la scatola di t
della Cina sepolta dietro la parete di cotonina.
All'inizio Harriet aveva pensato che la scatola fosse vuota.
Poi aveva fatto scorrere il dito sul fondo, negli angoli duri e
scuri, ricordando quel che lei stessa le aveva affidato. E quel
che vi trov fu un frammento d'oro.
Quando Harriet vide quel frammento, la pena provata per
Joseph mentre vegliava la salma di Lilian cedette il posto a
una rabbia fredda come un'arma fatta di ghiaccio. Voleva strapparsi
di dosso quell'arma e conficcarla nel collo del marito.
Sent che Joseph Blackstone le aveva rubato la vita.
Aveva tenuto da parte un po' di cibo e alcuni oggetti che le appartenevano
e messo tutto in sacchi legati alla sella di Billy,
che aspettava paziente, scuotendo la coda verso immaginarie
mosche estive. Lady era accucciata nell'erba, gli occhi giallo-
bruni grandi e vivaci, le orecchie pronte a cogliere i comandi.
Harriet ripose la pistola che Joseph le aveva dato all'Hotel
D'Erlanger e una bussola che era appartenuta al padre, poi si
mise il mantello e un cappello di lana fatto da Dorothy Orchard
e mont a cavallo. Con quel cappello sapeva di sembrare
pi vecchia, una persona sopravvissuta a lungo in Nuova Zelanda,
in grado di interpretare i segnali nel vento.
Lady si alz e cominci ad abbaiare. La scatola di t era
tornata nella terra, con il coperchio inchiodato, come Harriet
l'aveva trovata. All'interno, un biglietto per Joseph diceva:
Il maltempo si  preso Cob House e non abbiamo potuto salvarla.
Sto venendo a cercarvi poich conosco il vostro segreto. Lilian
 morta il 12 di marzo ed  sepolta a Rangiora. Gli animali
sono stati venduti. I vostri mobili sono da Bloomington's
a Christchurch. Chiedete dell'impiegato, il signor O'Malley.
Vostra moglie, Harriet.
Poi si mise in cammino verso le montagne, costeggiandole a
sud per poi puntare nuovamente a nord, in direzione di
Amberley. Lasci che Billy procedesse al passo o al piccolo galoppo,
come preferiva, senza mai sollecitarlo, mentre Lady
correva al loro fianco, sempre tenendo il ritmo.
Cinque o sei miglia a sud di Amberley, Harriet prese la carraia
che andava da Christchurch fino alla gola del Waitohi, un sentiero
sterrato, infradiciato dalle piogge e inciso da solchi di
ruote pesanti e impronte di stivali maschili. Non pass molto
tempo prima che venisse raggiunta alla spicciolata da cercatori
d'oro, alcuni su barrocci, altri che tiravano carretti a mano
e altri che non portavano quasi nulla a parte un fagotto e
un piccone.
Erano tutti uomini. Squadravano Harriet e il suo bel cavallo
sauro. In quegli occhi Harriet vedeva incredulit mista
a qualcos'altro, che poteva essere paura o disprezzo nei suoi
confronti, non sapeva dirlo.
Vi fermate ad Amberley, signorina, non  cos? aveva azzardato
uno di loro. Non attraverserete l'Hurunui?
Harriet non voleva sentirsi obbligata a intavolare alcuna
conversazione. Voleva rimanere sola con il suo proposito, o
per lo meno con i suoi pensieri, dai quali cercava continuamente
di sviscerare il suo proposito.
Rispondeva che faceva un pezzo di strada, nella speranza
che avrebbero lasciato cadere il discorso. Ma alcuni di quei
cercatori, la faccia rivolta a quel che li attendeva, amavano disquisire
su quanto fosse terrificante il cammino che portava
al fiume Taramakau.
Sono molti quelli che cercano di metterti in guardia dall'andare
laggi dicevano. Raccontano storie di massi che cadono
dall'alto e di gente annegata nel fiume e della gola che
si stringe sempre di pi finch ti trovi al buio. E cosa puoi rispondergli
se non che qualcuno l'ha attraversata, la sella dell'Hurunui?
In centinaia l'hanno fatto. La cosa di cui dubitiamo
 che una donna possa riuscirci. Ecco cosa.
Davvero? diceva Harriet.
Non ce la farete, signorina. Parola di cercatore. Anche se
non sono pi di cinquanta miglia. Solo cinquanta miglia! E
perch mai gli stranieri dovrebbero arrivare dall'Australia e
i Celesti venire per mare dalla Cina, e prendersi quel che  nostro
di diritto, nella contea di Canterbury, e a noi dev'essere
negato da una montagna che sta in mezzo?
Perch mai, davvero? replic Harriet.
Il governo dovrebbe costruire una strada. Ecco la risposta.
Una carrozzabile come si deve, che porti fino all'oro. E cos
si potrebbe stare comodamente sul carretto ad ammirare il
paesaggio lungo il cammino! Voi che siete donna lo preferireste,
non  vero? Non  forse vero?
Forse disse Harriet.
Io non direi forse. Lo preferireste, altroch. Riuscire a
tenere asciutte le sottane, eh? Ma i governi sono troppo lenti,
capite? Mandano degli agrimensori, e questo  quanto. Mandano
degli uomini a osservare quei dannati valichi. Ma ancora
non ce una dannata traccia di strada che va da est a ovest,
oltre il Waitohi.
No disse Harriet.
E cos dobbiamo rischiare le nostre inutili vite, come fossimo
dei deportati, per arrivare laggi! Oppure morire in una
di quelle bagnarole che partono da Nelson. E possiamo rimetterci
in ciascuno dei casi. C' una parola per dirlo, no? Una
parola per dire che non puoi mai vincere.
Immagino di s disse Harriet. Ma, come voi, non ho idea
di quale sia.
Le conversazioni divennero noiose e Harriet prov il desiderio
di essere nuovamente sola, fino a quando, una volta fatta
sosta ad Amberley, la strada punt verso nordovest e cominci
a salire ripida e l'aria si fece pi fresca e la boscaglia pi alta
e fitta tutto intorno e il sole cominci a luccicare debolmente
fino a scomparire. Allora cap che far parte di quella carovana
lenta e scalcagnata era meglio dell'isolamento. Si rendeva
conto che Billy era nervoso e cercava di non scivolare o inciampare
lungo il sentiero erto, mentre il crepuscolo sopraggiungeva
e la strada sembrava visitata da ombre spettrali.
Harriet smont, tir fuori un pezzo di corda, lo leg al collare
di Lady e lo tenne stretto insieme alle redini perch temeva
che il cane potesse perdersi nella boscaglia a caccia di
uccelli o piccoli animali, e lungo quel sentiero sent che tutto
quel che le rimaneva al mondo erano Billy e Lady e che, qualunque
cosa fosse successa, non doveva perderli.
Tuttavia rimont svelta in sella e riprese a cavalcare. Non
voleva rimanere troppo indietro rispetto agli altri viaggiatori.
Davanti a s, nella luce velata, vedeva la catena montuosa del
Puketeraki con le sue cime aguzze e, dietro quelle, gli alti picchi
delle vere Alpi Meridionali, sulle quali aveva fissato lo sguardo
per cos tanto tempo.
 II.
Sulla piana del fiume Waitohi, prima della lunga scalata verso
l'Hurunui, un uomo intraprendente di nome Charlie Wilde
aveva costruito due capanne di sciaveri di pino con il tetto coperto
di mazzolina seccata. Chiedeva mezzo scellino a notte
per un materasso e una scodella di zuppa o di stufato di piccione
ed era conosciuto tra i cercatori per i fuochi vivaci che
accendeva in un pozzo di pietra e in cui ardeva una bella
fiamma brillante, perdinci.
Fu l, quando il crepuscolo volse all'oscurit, che il convoglio
si ferm. C'era un po' di pascolo per i cavalli e i viandanti
sedettero intorno al fuoco di Charlie a mangiare in piatti di
stagno e a meditare su ci che li attendeva alla fine della strada
sterrata. Un'area coperta di piante di manuka e dracene sul
retro delle capanne fungeva da latrina e Charlie Wilde aveva
notato che molti fra quanti si accingevano ad affrontare
l'Hurunui continuavano ad andare avanti e indietro da quella macchia
di arbusti.
Charlie era arrivato fino sul bordo della sella e aveva guardato
gi nella gola, dove le pareti dei monti sembravano richiudersi
sulla valle come a voler schiacciare qualunque cosa
avesse il coraggio di respirare laggi, aveva girato i tacchi ed
era tornato indietro. Viveva in Nuova Zelanda da trentanove
anni, ma nulla l'aveva terrorizzato quanto la vista di quell'abisso
e sapeva che non c'era quantit d'oro che l'avrebbe convinto
a scendere l sotto. Quegli uomini, costretti dai crampi
intestinali a trascinarsi fuori e acquattarsi tra gli sterpi
di manuka, non avevano ancora visto quel che aveva visto lui, ma
sapevano ci che li aspettava. Avevano immaginato la discesa
vertiginosa del sentiero e poi l'oscurit e il freddo della gola e
le acque gelide e le rocce enormi e l'eco tutt'intorno e la sensazione
di procedere in cerchio, persi. Ognuno di loro aspettava
di vedere cosa avrebbe fatto e se sarebbe stato capace di
mantenere la calma una volta arrivato in quel luogo.
Solo Harriet non ne aveva un'immagine precisa. Gli Orchard
le avevano detto che tentare di attraversare l'Hurunui
era una vera e propria pazzia, ma quel che vedeva nella mente
era solo la prosecuzione del sentiero, in tutto simile a quellopercorso durante quella giornata. Naturalmente, pensava,
ci sarebbe stata qualche curva ripida e si augurava che Billy
non inciampasse o cadesse o di non essere travolta da una frana,
ma non aveva immaginato la "scalinata dell'inferno quale
realmente era.
E cos fu in grado di sedere insieme agli uomini e mangiare
il suo piatto di stufato di piccione e riscaldarsi accanto
al fuoco e sentire solo la particolarit di quella notte, che
era la prima notte del suo viaggio, e qualcosa che assomigliava
alla felicit si impadron a poco a poco di lei. Scopr
che non le dava pi cos fastidio conversare con i cercatori
d'oro, i quali adesso si trastullavano con l'immagine della loro
vita di ricchezze una volta trovato il colore. La divertiva
vedere come ognuno di loro, senza esclusione, si dipingesse
inizialmente come un filantropo e giurasse che non sarebbe
mai stato di braccio corto, n tirchio o duro come un
sasso ma avrebbe diviso la futura ricchezza con fratelli e
sorelle, cugini e nipoti...
Non credete azzard Harriet che sempre, in previsione
della buona sorte, le persone immaginino come sarebbe bello
dividerla con altri, ma che poi, quando la fortuna arriva, in
un certo senso sembra non essercene abbastanza da dividere?
Ci furono risatine soffocate a quell'affermazione. Dipende
disse uno dei cercatori da cosa intendiamo per fortuna.
La fortuna vera  quella che dura. E quella che resta, senza disperdersi.
Se la fortuna  modesta puoi sempre dirti che l'hai
ottenuta rischiando la tua di pellaccia, e che quindi sei l'unico
ad avere il diritto di tenersela.
Io direi che un po' di povert fa bene disse un altro uomo.
Ma solo una volta nella vita! Posso anche vivere di ratti
di boscaglia e nient'altro. Ma se dovessi smettere per un po' e
provare il gusto della carne dolce di agnello e della biancheria
pulita, e poi mi portassero via tutto, come mi sentirei?
Infuriato come una biscia! disse Charlie Wilde, e un coro
di risate risuon intorno al fuoco.
Harriet dorm in un angolo di una delle capanne, con Lady ai
suoi piedi e gli uomini sdraiati vicino che russavano e si agitavano
nella notte.
Si svegli con le prime luci e sent freddo, poi si inoltr tra
gli sterpi di manuka che puzzavano di morte. Mentre si
accucciava si disse che da quel momento in poi avrebbe dovuto
indurire il cuore, la mente, la sensibilit e sopportare tutto
quel che avesse incontrato, o sconfiggerlo senza cedere alla
debolezza. In quel boschetto fetido si rese conto che desiderava
ardentemente qualcosa, lo desiderava oltre ogni dire, ma
non riusciva a capire di cosa si trattasse.
Charlie Wilde prepar una pappa d'avena calda su quel che
restava del fuoco e Harriet e i cercatori ci si riempirono lo stomaco
per poi mettersi in marcia sull'ultimo pezzo di strada
che portava alla gola dell'Hurunui. Laggi la pianura finiva;
laggi i carri tornavano indietro.
Da adesso potete cominciare a contare i minuti Harriet
sent dire uno degli uomini. Poi l'inferno vi avvolger.

III.
Pare stava sdraiata nell'oscurit e ascoltava la cascata.
Le sembrava, dal punto in cui si trovava, un'angusta cavit
nella roccia, che le voci del mondo, di cento lingue, dalle gole
di migliaia e migliaia di anime, mormorassero nell'acqua
che cadeva, e se solo fosse riuscita a rimanere perfettamente
immobile, respirando appena, avrebbe potuto riconoscere alcune
parole che sapeva e quelle parole l'avrebbero confortata
e le avrebbero permesso di proseguire il suo viaggio.
Ma Pare non riusciva a restare calma.
Era sdraiata su una roccia grigia, con la coperta addosso e
il fagotto stretto fra le braccia. Si era frizionata i piedi con
l'unguento di poroporo e li aveva avvolti in foglie, ma il dolore
dei piedi graffiati e sanguinanti era cos spaventoso che il
corpo tutto ne era perennemente tormentato. Borbottava contro
quel dolore, senza volerlo; sforzandosi al contrario e ininterrottamente
di tacere senza riuscirvi e sapendo che non vi
sarebbe riuscita, mentre la notte scorreva e le parole nella cascata
continuavano a rumoreggiare e cadere e svanire.
Di tanto in tanto si addormentava. Sentiva l'urlo di un cormorano
nei suoi sogni. Desiderava che l'alba arrivasse perch
con l'inizio del giorno avrebbe ripreso a osservare i viaggiatori
che entravano nella gola. Pare sapeva che la gola, una volta
intravista dal margine della sella dell'Hurunui, e valutata
con attenzione da un occhio umano in grado di giudicare, appariva
come un mondo infero dove gli spiriti pi afflitti, allontanati
o esclusi da luoghi meno melanconici, si impigliavano
e si laceravano i corpi trasparenti sugli aculei dei pelargoni,
stendendo un velo sul sole.
Ma l'oro della costa occidentale attirava gli uomini in quelle
tenebre, dove ora continuavano ad avventurarsi in un lento
e spaventoso cammino, cos come aveva fatto lei, avanti e
indietro attraverso il fiume. Scegliere il punto in cui attraversare
e riattraversare l'acqua, quando massi o rocce sporgenti
bloccavano il sentiero, richiedeva una conoscenza del fiume.
Ma quel fiume nessuno lo conosceva. Era il cuore inesplorato
dell'isola del Sud. E cos, molto spesso, i cercatori sceglievano
il punto sbagliato e si laceravano i piedi, come era successo
a Pare, oppure l'acqua ghiacciata li investiva e li trascinava
via.
Pare sapeva che era l che la morte cominciava a viaggiare
fianco a fianco dei cercatori d'oro, cos come viaggiava con
lei, e teneva il passo con loro senza mai indietreggiare. E loro
la vedevano ovunque: in ogni pietra scivolosa, in ogni ramo
d'albero che cadeva, e ovunque la sentivano, nell'aria pesante
e difficile da respirare e nei loro stessi cuori confusi. Tuttavia
proseguivano. Sapevano che la gola doveva avere una fine, che
erano in cammino verso le pianure del fiume Taramakau, che,
se solo fossero riusciti a sopravvivere, avrebbero raggiunto le
paludi e le spiagge e il mare.
Pare riponeva la sua speranza in quelle persone. Ne aveva viste
un paio mentre costeggiava i laghi montani e raggiungeva
la sella; poi era scivolata durante uno dei tormentosi attraversamenti
del fiume, e aveva pregato che altri passassero da
quella parte per poter barattare la sua conchiglia di paua con
un paio di sandali intrecciati e bende nuove oppure cibo per
sopravvivere mentre i tagli guarivano e il dolore diminuiva. E
cos si era fermata sulla cresta rocciosa da cui riusciva a vedere
fino in cima alla gola, fino quasi al punto in cui iniziava
il pendio ripido, in attesa.
Aveva aspettato tre giorni. Una volta si era arrampicata fino
a dove cresceva una felce argentata e l'aveva estratta con il
suo coltello di denti di squalo, ne aveva schiacciato la radice
e ne aveva mangiato qualche boccone. Avrebbe voluto bere
dalla cascata ma non aveva il coraggio di avvicinarsi troppo.
Allora strisci fino alla riva del fiume, dove l'acqua sembrava
protestare in continuazione contro quei confini stretti, gettandole
in faccia la schiuma bianca e agitandosi contro il suo
braccio mentre beveva. Poi si trascin verso una piccola zona
fangosa e sedette l e vide le macchie di sangue dei suoi piedi
colorare il terreno.

IV.
Harriet, con le redini di Billy e la corda legata al collare di
Lady strette forte in mano, arriv infine al margine della sella,
nel punto pi alto del passo, e guard gi.
Sent gli uomini che cominciavano a imprecare. Fissavano
la gola e quell'abisso si rivelava loro nella sua immutabile
oscurit.
Io sono pronto a darle una bella lezione, perdio! annunci
uno dei cercatori. Sono pronto a darle soddisfazione e
poi con lei avr chiuso. Domani a quest'ora sar al Taramakau.
E l'uomo, senza fermarsi un istante ma afferrandosi invece
con pi forza al manico del carrettino che spingeva, scese
dalla sporgenza su cui si trovavano e sembr lanciarsi nel vuoto,
ma con i piedi in qualche modo fissi sul terreno solido mentre
il sentiero digradava e si snodava in una spirale verso il
fondo della valle.
Harriet e gli altri lo guardarono in silenzio. Nessuno si mosse.
Sebbene le tenebre avanzassero intorno a lui riuscirono a
vederlo ancora per un po' e sentivano i passi e il rumore del
carretto. Harriet ricord le gocce di olio rimaste sul pavimento
di fango di Cob House dopo che Bunny e Hopton se n'erano
andati e si domand cosa ne fosse stato di loro in quel luogo.
Allora? disse un anziano cercatore quando l'uomo scomparve
dalla loro vista. Non scenderete mica laggi, signorina
Harriet? Non avete ancora voglia di morire, vero?
L'uomo toss e sput e Harriet vide il catarro atterrarle vicino,
macchiato di rosso. Non diede risposta.
Il vento che soffiava vorticoso dall'imbuto della valle era
molto freddo in quel punto e Harriet si accorse di tremare.
Teneva forte le briglie di Billy e la corda di Lady. Nella gola
senza sole not che una cascata cadeva a picco per trecento
metri o pi e il suo boato arrivava in ritardo all'orecchio, come
se in quel posto il suono viaggiasse in modo diverso. E
ricord Dorothy che le diceva: Non siamo forti abbastanza
per fiumi e stelle. Pensiamo di essere i pi importanti, ma
non lo siamo.
Intorno a Harriet gli uomini iniziavano ora a prepararsi
con calma per affrontare ci che li aspettava; sistemavano le
cinghie dei loro fagotti, stringevano i lacci degli scarponi, ingoiavano
sorsi di grog, si calcavano i cappelli con forza sulla
testa, come se un cappello potesse proteggerli dai rami o dalle
pietre che franavano. E Harriet sapeva che, per quanto fossero
spaventati, sarebbero scesi tutti; tutti avrebbero tentato
la sorte perch erano arrivati fino a l con il sogno dell'oro e
altro sogno non c'era. Erano come soldati in ritirata.
Ma per quanto riguardava lei, un'altra cosa le fu chiara in
quel momento: sarebbe potuta scendere con Lady, ma non con
Billy. E quello era il pretesto di cui aveva bisogno per decidere
di tornare indietro. Per qualche altro istante rimase dov'era,
cercando di scorgere la piccola sagoma dell'uomo che era
gi sceso ma senza riuscire a localizzarla. Poi fece girare Billy
e tir Lady verso di s, al riparo dal vento.

 Capitolo 15.
Il nome proprio di un uomo.

I.
Joseph era sdraiato solo, sotto la tenda, e ascoltava la pioggia.
Pensava che quel rumore, sul tetto di tela, assomigliasse a un
debole applauso proveniente da lontano, a riconoscimento dei
risultati altrui.
Viveva giorni disperati. Sul suo ottavo di acro aveva gi scavato
e rivestito di legno sette pozzi. Tre di questi si erano allagati
e continuavano a riempirsi d'acqua, nonostante i fori di drenaggio
scavati a caro prezzo. Nei restanti quattro Joseph aveva
raggiunto il fondo di argilla azzurra e Will Sefton, agile come
uno spazzacamino, era sceso laggi per raschiare l'oro, signor
Blackstone, era sceso con entusiasmo e pronto alla scoperta,
ma non c'era stata alcuna scoperta, nessuna traccia del colore,
solo secchiate e secchiate di argilla untuosa con quella sua lucentezza
azzurra, pesante e difficile da lavare nel crivello.
Joseph si riteneva un uomo paziente. Non aveva forse costruito
Cob House con manciate della stessa miserabile terra?
Non aveva forse seppellito Beauty, la mucca, in un terreno cos
duro da rompere il badile? Ma adesso sapeva che la pazienza
non era sufficiente: aveva bisogno di fortuna. Se l'oro c'era,
l'avrebbe trovato, ma se non c'era?
La possibilit che non vi fosse traccia d'oro in alcun punto
del suo appezzamento produceva in Joseph Blackstone un
terrore cos assoluto da fargli accapponare la pelle. Ogni singola
visione del suo futuro prevedeva mutamenti che potevano
essere determinati esclusivamente dal denaro. Tornare a
una vita non diversa da quella che aveva lasciato quando si
era imbarcato sulla Wallabi sarebbe stato cos doloroso e cos
spaventosamente triste che avrebbe preferito morire laggi,
nel suo lotto da trenta scellini, e marcire in una tomba di argilla
azzurra, piuttosto che subire un simile destino.
In effetti vedeva chiaramente, nella luce fredda e umida dei
giorni che stava trascorrendo a Kokatahi, che senza soldi la
sua fattoria sulla piana dell'Okuku non sarebbe mai approdata
a nulla. Lilian sarebbe invecchiata riparando porcellane vicino
ai fornelli fuligginosi e lui non sarebbe mai riuscito a fare
una sola, unica cosa che finalmente la compiacesse. Sarebbe
morta disprezzandolo. Dopodich lui e Harriet avrebbero
dovuto tirare avanti alla meglio, ma sarebbero stati per
sempre divisi, chiusi e freddi, e l'odio si sarebbe insinuato tra
loro segnandoli con la sua presenza e sarebbe stata la fine.
Ebbe la sensazione che lungo il collo e tra i capelli gli camminassero
dei vermi. Si mise a sedere e si lasci sfuggire un
grido mentre allungava la mano nel tentativo di strapparsi di
dosso quella roba strisciante. Ma non c'era nulla, solo il terrore
nella mente che non riusciva a dominare. Voleva urlare
come un tempo faceva davanti agli uccelli e ai giocattoli, davanti
alle tre tigri nel tendone del circo. Il suo desiderio di trovare
l'oro era talmente intenso e ostinato che prese in considerazione
l'idea di alzarsi in quel momento, nel cuore della
notte, sotto la pioggia, e di mettersi a lavorare a un nuovo pozzo,
scavando semplicemente nel punto in cui si trovava senza
valutare la configurazione del terreno; anche dopo la delusione
di sette pozzi sterili, immaginava ancora il momento in
cui, magari con l'arrivo dell'alba, avrebbe intravisto il colore
per la prima volta e come il suo nuovo futuro avrebbe preso a
vorticare verso di lui.
Ma torn a sdraiarsi e non si mosse. La delusione lo stava
sfibrando. Pensava con affettuosa tenerezza a suo padre
che, nei giorni in cui non doveva recarsi alle fattorie o andare
al mercato del bestiame con registro e martelletto, abbandonava
la testa sulla poltrona preferita, poi cominciava
a tirare il centrino bianco appoggiato sullo schienale, a spiegazzarlo
tra le mani, fino a che quasi gli copriva la faccia,
per poi cadere in un sonno agitato da cui sembrava non volersi
svegliare.
Lilian si lamentava per i centrini stropicciati. Ovviamente
non approvava l'uso che ne faceva Roderick. Diceva che non
c'era un motivo al mondo per continuare a metterli sugli schienali
se lui doveva conciarli in quel modo.
Lascia stare diceva Roderick. Solo quelle due parole: lascia
stare.
E forse Lilian ne carp il dolore perch i centrini rimasero
sulle seggiole, lavati e stirati alla bisogna, e Roderick
Blackstone, prima di incontrare la morte in un recinto di struzzi,
continu a stropicciarli e a tirarseli sul viso ogni volta che sentiva
il bisogno di dormire per ristorare il suo cuore deluso.
Joseph cerc di riprendere sonno, ma oltre il picchiettio
della pioggia tendeva l'orecchio a un rumore di passi, nella
speranza che Will scegliesse quella notte per tornare. Ma sapeva
che le sue speranze erano vane. Will Sefton l'aveva lasciato
per andare al campo degli scozzesi. E un accordo che
Joseph aveva cominciato a considerare permanente, quanto
meno per il tempo necessario a trovare abbastanza oro da cambiare
vita, si era dissolto all'improvviso nella violenza e nell'umiliazione.
Erano cominciate una settimana prima: le lamentele di Will
perch non veniva pagato per i suoi servizi. In principio Joseph
non aveva dato importanza a quei reclami. Aveva ricordato
a Will che gli dava da mangiare, lo faceva dormire nella
tenda e gli aveva comprato la canna da pesca, con la quale si
divertiva a prendere pesci e cuocerli su piccoli fuochi in riva
al fiume. Aveva creduto che quello fosse sufficiente e che Will
Sefton sarebbe stato "suo per tutta la durata della vita a
Kokatahi, che avrebbero aspettato insieme e lavorato ai pozzi e fatto
quel che facevano la notte ogni volta che il desiderio lo prendeva
(perch Joseph riconosceva, ora che si trovava in un mondo
di uomini, che il desiderio maschile era una sorta di fame
nel ventre e che doveva essere soddisfatto, e che fare del moralismo
su questo o quel modo di soddisfarlo era una cosa da
preti e da donne); poi il colore si sarebbe manifestato e Joseph
sarebbe stato generoso con il ragazzo, per quanto i suoi piani
lo permettessero...
Poi giunse voce che gli scozzesi avevano trovato l'oro. Nelle
notti tranquille Joseph e Will sentivano i canti e le grida di
giubilo dei minatori di Glasgow. Will usciva dalla tenda e stava
sotto il cielo, come impazzito, ad ascoltare.
Riesco a vederlo disse Will una mattina dopo una lunga
notte insonne in cui non aveva fatto altro che fantasticare sull'oro
degli scozzesi. Lo vedo nelle loro mani sporche. Non
polvere o pagliuzze, ma pepite, con quel peso stupendo...
Joseph e Will stavano facendo una pausa, in piedi uno di
fianco all'altro, tra mucchi d'immondizia e cataste di assi. Il
loro verricello storto cigolava beffardo nel vento, come un orologio
che comincia a ticchettare senza ragione.
Le loro scoperte aumentano le nostre possibilit insisteva
Joseph con coraggio. Il loro terreno  praticamente identico
a questo. Verr anche il nostro momento.
Will lasci cadere il piccone e si soffi il naso in una mano.
O magari no disse pulendosi la mano nei pantaloni. E
mi sar fatto rompere il culo per niente...
Joseph gli assest un ceffone sul collo. Non parlare in questo
modo! disse.
Will barcoll un attimo, poi si raddrizz e affront Joseph
con aria di sfida. E come dovrei parlare, signor Blackstone?
disse. Come le ragazze? Avete mai trovato una ragazza che
vi lasciasse fare quello che vi lascio fare io? Mi lacerate la carne,
ecco cosa fate, e non mi pagate...
Taci! O non ti pagher mai! Quando troveremo l'oro non
ti dar nulla!
Non sareste il primo disse Will con calma. Le cose che
gli uomini promettono quando sono in fregola non valgono
un soldo bucato. Ho succhiato uccelli di minatori da Queenstown
fino a Ten Mile, ma sono forse ricco?
Non voglio sentirne parlare!
Siete geloso? Pensate forse che io sia il vostro prediletto
o qualcosa del genere, signor Blackstone? Ve l'ho detto la prima
volta che ho suonato il mio zufolo, che non ero il prediletto
di nessuno e nessuno era il mio. Nessuno su questa terra
fetente. Lo faccio per soldi, per sopravvivere. Ma voi, voi
mi fate scavare la terra notte e giorno e rivestire pozzi finch
mi si congelano i piedi. Ma questo lavoro non mi piace, signor
Blackstone. Questo lavoro da minatori mi soffoca pi della vostra
broda in bocca. Vedete la mia pelle? Non era forse bianca
e morbida la prima volta che mi vedeste e adesso  piena
di lividi e si sta indurendo e le mani sono rosse e...
Joseph colp nuovamente Will, questa volta sull'orecchio,
e il ragazzo barcoll e cadde sulle ginocchia. Joseph era
pronto ad assestargli un calcio con gli stivali pesanti, a colpirlo fino
a fargli male davvero, ma Will cap le sue intenzioni e tent
di strisciare lontano da lui nel fango. Vedendolo rannicchiato
in quel modo Joseph cap che aveva sbagliato a pensare che
Will sarebbe rimasto e avrebbe diviso con lui il suo destino.
Lo sbaglio di una persona ingenua e patetica. Will aveva un
cuore di pietra. Lo sapeva sin dall'inizio, ma ora la cosa lo faceva
soffrire pi di quanto avrebbe mai immaginato.
Will si rialz e disse: Ho sempre desiderato andare in Scozia,
signor Blackstone. E adesso lo far. C' qualcosa nell'aria,
dicono. Forse  pi pulita. Non  vero?.
Joseph, sconvolto alla prospettiva di perdere Will, gli si avvicin
e cerc di toccarlo e dissuaderlo dal suo proposito. Will
indietreggi, ma Joseph lo segu. I due si muovevano a fatica
tra i mucchi di terra. Joseph disse che sapeva che molto presto
avrebbero trovato l'oro nella sua concessione. E a quel
punto disse potrai fare tu il prezzo. Lo farai tu.
Ah certo lo dileggi Will. Un'altra bella promessa! Non
me ne faccio pi niente delle promesse. Gli scozzesi il colore
ce l'hanno! Ce l'hanno, signor Blackstone, e adesso sar mio:
non devo far altro che leccargli il culo...
Joseph afferr Will Sefton per il collo. Sebbene il ragazzo
fosse robusto Joseph era pi forte perch il duro lavoro in Nuova
Zelanda l'aveva reso solido e asciutto. Prese il braccio del
ragazzo e glielo torse dietro la schiena. Lui grid, ma Joseph
non se ne cur. Lo attir a s, cos vicino da sentire lo sterno
contro il suo petto e le ossa dure del bacino e il rigonfiamento
del membro contro il suo e cerc di baciarlo sulla bocca,
quella bocca rosa e graziosa che gli ricordava Rebecca
Millward. Ma Will serr le mandibole e rimasero l, stretti insieme
nel dolore e nell'ira, senza che nessuno dei due cedesse, e
Joseph sent la rabbia e la tristezza per la separazione da Will
trasformarsi in desiderio furioso.
Tenendo il braccio di Will sempre bloccato dietro la schiena,
Joseph gli slacci la cintura, armeggi con i bottoni e cominci
ad abbassargli i pantaloni. Poi lo allontan e lo costrinse
in ginocchio nel fango. Era pieno giorno e a pochi metri
da loro la luce del sole scintillava sul fiume che scorreva
incurante. Will tent di alzarsi, ma inciamp nei calzoni. E
adesso Joseph era inginocchiato dietro di lui, si sbottonava a
sua volta e si prendeva il sesso in mano.
Pagatemi! url Will. Questa volta dovete pagarmi, brutto
finocchio, o giuro che vi uccider! Non dormirete pi per
la paura di quello che potrei farvi.
Ti pagher, ti pagher, Will...
Will si mise a scalciare all'indietro per respingerlo. Pagatemi
adesso!
Lo far. Lasciami soltanto...
No, no, non ve lo permetter!
Will fece forza sulle braccia e si rigir in modo da trovarsi
faccia a faccia con Joseph. Gli sferr un pugno allo stomaco
e Joseph si pieg su se stesso prima di cadere di lato. E i
polmoni parvero svuotarsi e la bile gli riemp la bocca e tutto
ci che aveva intorno, il movimento del fiume, il cigolio
del verricello, il respiro di Will Sefton, gli fu improvvisamente
strappato.
Quando guard in su vide Will Sefton in piedi sopra di lui,
come se si stesse preparando a colpirlo ancora. Sbatt le palpebre
e sput. E in quel momento vide che dietro a Will c'era
un altro uomo. Era immobile e silenzioso come un airone e
Joseph si rese immediatamente conto che aveva visto ogni cosa.
E pens con freddezza: chiunque sia quell'uomo, dovr
ammazzarlo.
Joseph cerc di alzarsi. L'uomo non stava guardando lui.
Guardava altrove, con una specie di sorriso sul viso, un sorriso
che non era un vero e proprio sorriso, e Joseph ricord di
aver gi visto quello sguardo, quello sguardo cinese, sul ponte
della Wallabi. E sent che essere guardato in quel modo, in
quello stato di umiliazione e dolore, da un Celeste pieno di s
era peggio di quel che era appena successo; sempre che potesse
esistere qualcosa di peggio.
Cosa c'? url Joseph abbottonandosi con furia i pantaloni
di fustagno. Cosa stai guardando?
L'uomo non disse nulla. Si limit ad abbassare il capo. Ai
suoi piedi c'erano due ceste di ortaggi e Joseph cap in quel
momento di chi si trattava. Era Jenny Scorbuto, lo avevano
gi intravisto una volta dall'alto della boscaglia: Chen, il cinese
che si guadagnava da vivere vendendo i prodotti del suo orto
ai cercatori di Kaniere.
Sveglia! url Joseph non ottenendo risposta da Chen.
Cosa vuoi? Pensi di potermi ricattare per quello che hai visto?
 cos? Pensi di poterti prendere il mio oro? Be', non ho
oro, Jenny. Non ho niente e tu non hai visto niente. Hai capito?
Vende verdure disse Will con calma.
L'uomo si chin e il lungo codino gli ricadde sulla spalla.
Prese un cavolo dalla cesta e lo porse a Joseph.
Cosa c'? disse Joseph nuovamente. Cosa?
Voi piace questo? chiese Chen Pao Yi. Da mio orto.
Joseph avrebbe voluto prendere il cavolo e tirarglielo in testa.
Voleva trascinare quelle ceste fino al fiume e far rotolare
tutti gli ortaggi nell'acqua. Con uno strattone prese un badile
dalla terra dura e lo brand come un'arma, conscio di quanto
dovesse apparire ridicolo.
Vattene disse. Fila via, Jenny. Questa  la mia concessione
e ho pagato trenta scellini per averla e tu sei sulla mia
terra e voglio che te ne vada!
Joseph era sul punto di colpire il cinese con il badile ma,
con sua grande sorpresa, l'uomo rimise obbediente il cavolo
in una delle ceste e si prepar a sollevarle con l'asta di bamb
e ad andarsene.
Ma Joseph sent risuonare la vocina sottile di Will: Io lo
vorrei un cavolo, signor Blackstone. Curarmi i malanni con la
verdura fresca, non potrei forse?.
Joseph fiss Will, magro e sbrindellato e mezzo coperto di
argilla. Pens che avrebbe potuto ucciderli entrambi, Will
Sefton e Scorbuto, picchiarli a morte con il badile, e cos sarebbe
rimasto solo sulla sua concessione mineraria e la terra avrebbe
sentito le sue grida e gli avrebbe consegnato il tesoro che
conteneva e tutto il suo mondo sarebbe diventato bello e luminoso.
Ma scopr di non avere pi forza. N forza n voce.
Lasci cadere il badile. Frug nelle tasche piene di fango e
trov un paio di penny e li lanci ai piedi di Chen che li raccolse.
Poi il cinese scelse il cavolo pi verde dalla cesta e vi aggiunse
un mazzetto di ravanelli e li diede a Will.
Grazie disse Will. Grazie Jenny. Adesso mi riprender.
Era passata una settimana da quando Will se n'era andato per
unirsi agli scozzesi.
Sebbene si stesse abituando a essere solo, Joseph cominci
a rendersi conto che il tempo passava molto pi lentamente
di prima e di essere tormentato dalla fame, non solo per il
cibo che mancava, ma anche per la felicit che lo fuggiva. Gli
sembrava che tutte le altre creature e tutte le altre cose ostentassero
un certo appagamento: gli uccelli acquatici che bevevano
nel fiume, i ratti che scorrazzavano sul suo appezzamento
in cerca di cibo, le canzoni che i minatori di Glasgow cantavano
la sera. Solo lui ne era privo.
E le sue notti erano squallide. A volte, vedendo la luce della
luna oltre i risvolti della tenda, immaginava di udire il suono
lamentoso dello zufolo. Sapeva che era troppo lontano per
poterlo sentire, ma lo sentiva ugualmente e si domandava nel
letto di chi dormisse ora Will. Uno degli scozzesi si chiamava
Hamish, ma era tutto quel che sapeva.
Non dico mai il nome proprio di un uomo, signor Blackstone.
Non lascio mai che sia il mio prediletto.

II.
Chen Pao Yi amava alzarsi presto la mattina.
A volte dormiva nella capanna di pietre e tela di sacco che
aveva costruito e a volte dormiva nella grotta buia sul retro,
quella che entrava nel cuore della montagna, e Pao Yi pensava
che il silenzio di quella grotta doveva essere il silenzio pi
assoluto dell'universo.
Amava alzarsi con l'alba e uscire sulla collina e osservare
lo splendore del giorno che iniziava e sentire la rugiada sotto
i piedi. Era aprile e l'inverno sarebbe arrivato presto e i mattini
erano freddi, ma non gli importava. Sapeva come sopportare
il freddo. Scaldava l'acqua sul fuoco per fare il t, che
spesso beveva aromatizzato con foglie di tarata, e mentre l'acqua
bolliva ispezionava l'orto; poi si sedeva vicino alla capanna
e beveva il t ascoltando il fiume e a volte ricordava l'alba
sul lago degli Aironi, quando le nuvole si disponevano in spire
bianche sulle montagne e la sua barca da pesca rossa si spostava
lenta nella bruma.
Non che Pao Yi avesse nostalgia di casa; non aveva un gran
desiderio di tornare all'altra sua vita, tuttavia i ricordi di quella
vita, con Paak Mei e Paak Shui, erano incredibilmente vividi
e ricchi di un colore tumultuoso che a volte sembrava
mancare al suo presente. A Pao Yi piaceva restare seduto ad
ammirare quel colore nella sua mente: gli aquiloni scarlatti di
Paak Shui che volavano sul Colle Lungo, i mattoni di argilla
arancione della sua casa e le finestre verdi, i ritratti a tinte vivaci
di Chen Lin e Chen Fen Ming sul piccolo altare degli antenati
vicino al focolare, le perline di vetro giallo e verde delle
scarpette di Paak Mei, l'argento brillante dei pesci del lago.
Nulla si muoveva o cambiava nelle sue fantasticherie. L'aquilone
scarlatto era sempre pressoch immobile, i pesci nuotavano
lenti, appena sotto il pelo dell'acqua, Paak Mei aspettava
tranquilla con le sue pantofole di perline. Nulla tuttavia perdeva
la sua vividezza, e ora, in quei giorni, cominciava a farsi
chiara in Pao Yi la sensazione di aver forse trovato la sua
vocazione come orticoltore. Nel suo vivaio stava replicando i
colori del suo passato.
La notte dopo l'incontro con Joseph Blackstone e Will Sefton,
Pao Yi fece un sogno terribile in cui tornava a casa, sul lago
degli Aironi, senza niente, n oro, n dollari, n regali, nulla.
Si inginocchiava e tendeva le mani a Paak Mei, ma erano vuote
e Paak Mei cominciava a piangere. Poi la stanzetta si riempiva
dei membri della famiglia di Paak Mei, la madre, il padre,
i fratelli, le sorelle, i cugini e tutti si affollavano intorno a
lui e lo fissavano con compassione.
Aveva perso la faccia.
Pensava che sarebbe dovuto restare in ginocchio in quel
modo per l'eternit.
Poi si sentiva un canto, intonato dai fratelli con voci profonde
e risonanti, e la canzone parlava di lui, Chen Pao Yi:
Il cui nome significa Fratello di virt
Ma le cui azioni non han valore
Meno delle azioni di una rana
Meno delle azioni di un insetto di un ragno di una lumaca
S, meno delle azioni di una lumaca...
Quando Pao Yi si risvegli da quell'incubo e scopr di essere
solo, nella sua capanna sopra Kokatahi, sdraiato sulla stuoia
di lino, prov un tale sollievo che si alz, bench l'alba fosse
lontana, e usc nell'orto a guardare la luna ancora visibile nel
cielo mattutino. Era molto affezionato alla luna. Aveva
cercato diverse volte di comporre un poema in suo onore e le parole
gli erano sembrate soddisfacenti all'inizio, addirittura leggermente
pervase, in un modo sentimentale, dalla bellezza della
luna. Ma quando Pao Yi si trovava a trascriverle sulla carta,
si rendeva conto che la calligrafia era rozza e sentiva che
quei caratteri cinesi mal tracciati infettavano il poema con la
loro bruttezza. In un'altra vita, diceva a se stesso, nella mia
prossima vita, studier con un maestro calligrafo e comporr
lettere per tutti gli abitanti del lago degli Aironi e incider i
nomi dei loro avi sulle lapidi sul lato meridionale del Colle
Lungo. E scriver poesie.
Pao Yi si prepar il t aromatizzato al tarata e, mentre lo beveva,
ricord le cose che aveva visto il giorno prima: l'uomo
sdraiato nel fango pieno di vergogna, il ragazzo mezzo nudo. Si
domand per quali strade le loro vite li avessero condotti a quel
momento e se avrebbero potuto prevederlo o evitarlo. Il padre
di Pao Yi, Chen Lin, diceva sempre: possiamo evitare la vergogna
se lo vogliamo, perch raramente la vergogna ci coglie di
sorpresa, ma ci avvisa con un grido e possiamo sentire quel grido
cos chiaro come sentiamo il vento del nord che arriva.
L'uomo sdraiato nel fango non aveva sentito arrivare il vento
del nord.
Ma Pao Yi non aveva voglia di pensare troppo a lungo all'uomo
e al ragazzo, cos come non aveva voglia di pensare alla
maggior parte delle cose che sentiva e vedeva sui giacimenti
auriferi, n ai nomi con cui gli uomini lo chiamavano n a come,
dovunque andassero, i cinesi venivano considerati con disprezzo,
scherniti e minacciati, e il loro impero, che un tempo
era stato grande, dimenticato e sminuito. Erano cose che
bisognava sopportare. Facevano parte della vita quotidiana.
Facevano parte del tempo. Ma se ci pensava troppo a lungo la
testa gli si riempiva di un chiasso insopportabile, come se si
trovasse rinchiuso nella sala macchine di un piroscafo a vapore,
dove l'aria era nera.
L, sul pendio della sua collina, mentre beveva il t del mattino
con il sole che si faceva largo tra la nebbia, poteva dimenticare
quelle cose o nasconderle, proprio come suo figlio
Paak Shui nascondeva la sua collezione di pietre nel tronco
cavo di un pino, coperto di muschio. Ma sapeva che erano
sempre l, le cose insopportabili che bisognava sopportare. Gli
erano sempre pi vicine di quanto desiderasse.
So dove Paak Shui tiene le sue pietre.
Paak Shui non sa che io so dove tiene le sue pietre.
Ma io lo so.
Pao Yi mangi una scodella di kumara passate e si mise al lavoro.
Stava trapiantando delle cipolline appena germogliate. Sapeva
cosa piaceva a quelle cipolle neonate: un letto comodo e
soffice della misura adatta, scavato con il pollice. E cos Pao
Yi si spostava lento lungo la striscia di terra, seguendo il filo
che aveva teso fra due bastoni, preparava il letto per le sue cipolle
e ve le sistemava. Le avrebbe piantate tutte per poi tornare
indietro lungo il solco e coprirle con la terra.
Aveva preparato sedici di quelle piccole culle quando, alla
diciassettesima, sent un sasso opporre resistenza sotto il
polpastrello del pollice. A Pao Yi piaceva che le cipolle fossero
perfettamente distanziate luna dall'altra e anzich fare
un altro letto un pelo pi in l, scav per rimuovere la
pietra che lo intralciava. Era un sasso abbastanza grosso,
molto pi grosso del polpastrello del pollice, e Pao Yi lo tenne
sul palmo per un momento prima di buttarlo via. Ma
quando lo lanci il sole lo cattur in modo inatteso, con un
bagliore riflesso, e Pao Yi si gir a guardarlo e lo sguardo si
pos nel punto in cui era caduto. Non si mosse: rimase esattamente
dov'era, accovacciato vicino alla sua fila di cipolle,
con l'occhio sul sasso, mentre con la mente formulava le parole
che, semmai avesse voluto dire qualcosa, avrebbe pronunciato.
Chen Pao Yi aveva perfezionato un certo talento per l'immobilit.
L'aveva appreso dal padre, Chen Lin. Era un'immobilit
sia della mente che del corpo, e aveva il sopravvento sulle
parole. Probabilmente qualunque altra persona in Nuova
Zelanda avrebbe pronunciato in un rantolo la parola "oro",
ma Pao Yi non lo fece. Rifiut di attribuire un nome alla cosa
che aveva trovato nel solco delle cipolle.
Poi cominci a muoversi. Con attenzione, senza fretta, fin
di piantare la fila. Quindi si alz e si avvicin al punto in cui
la pietra dorata era caduta. La raccolse soppesandola e la tenne
sulla mano in modo che il sole la toccasse nuovamente.
Non disse nulla. Pens alla diga sulla quale i suoi genitori
si erano rovesciati trovando la morte e alle loro tombe sul Colle
Lungo che, forse, non contenevano tutto ci che di loro era
rimasto. Poi pens all'aquilone scarlatto di Paak Shui sopra
la collina e alla macchia bella e vivace che disegnava nel cielo.
E infine pens a Paak Mei e a come un giorno avrebbe potuto
sostituire le scarpette di perline con pianelle incastonate
di pietre preziose.

III.
Quando la notizia del ritrovamento degli scozzesi raggiunse
Kaniere, quaranta o cinquanta minatori che sgobbavano in
quel posto da settimane per miseri guadagni decisero di interrompere
quello spreco, acquistare nuove licenze e prendere
la strada verso Kokatahi. Nel tempo che occorse loro per
andare a Hokitika all'ufficio del governatore e tornare, la scoperta
del giacimento da parte degli scozzesi era gi stata definita,
come si diceva, un vitalizio: un ritrovamento cos sostanzioso
da cambiare di colpo l'esistenza delle persone e permettere
loro di tornare a casa da uomini ricchi.
Risalirono il fiume a coppie e a gruppi. Sembravano appartenere
a una razza diversa, detenuti che fuggivano la morte,
un esercito di affamati. Molti di loro si erano ammalati nelle
pianure umide delle paludi di Kaniere e non mangiavano
ed erano scarni come spettri, la pelle di un giallo cereo e gli
occhi enormi di dolore e delusione. I vestiti che possedevano
erano talmente incrostati di fango che ormai non aveva alcun
senso tentare di lavarli. Il fango ci riscalda scherzavano.
Uno strato isolante contro l'inverno, ecco cos'. E ci mimetizziamo,
caso mai ci fossero corvi in attesa nel cielo.
Una volta giunti a Kokatahi videro che l il terreno era pi
solido. Alcuni di loro non dormivano sulla terra asciutta da
settimane. Tuttavia le concessioni lungo il fiume, vicino agli
scozzesi, erano gi state tutte prese. Tra i nuovi arrivi da
Kaniere si annoveravano ventisette verricelli e due argani a cavallo.
L'aria era impiastrata di rumore. I cumuli di ganga formavano
ormai un argine ininterrotto lungo la riva meridionale
del fiume Kokatahi.
Sul lato a nord era rimasta invece molta terra, ben lontana
dall'acqua. Terra buona e asciutta dove una tenda poteva
stare benissimo e non c'era traccia di topi di palude, e niente
pizzicate di pappataci. Gli uomini di Kaniere fecero una pausa,
appoggiarono i loro attrezzi e osservarono i dintorni valutando
la comodit contro la probabilit. Desideravano ardentemente
rimettersi in salute, ma a cosa serviva la salute se dovevano
rimanere poveri? Sapevano che Hamish McConnell e
Marty Brenner avevano scoperto il loro giacimento vicino all'acqua,
e ci che adesso era noto come il vitalizio
Brenner-McConnell" era una concessione in riva al fiume e tutti sapevano
che l'oro molto spesso giaceva sottoterra in vene e filoni,
e un bravo cercatore doveva saper prevedere da che parte
andava il filone e rimanere sulla stessa vena. E cos, sebbene
i prati asciutti lontani dal Kokatahi sembrassero un paradiso
dopo Kaniere, non furono in molti a piantarvi le tende. Proseguirono
il cammino lungo il fiume.
Joseph li sent arrivare in un tardo pomeriggio, mentre la luce
declinava. Poi li vide e cap di chi si trattava: erano quelli
sfortunati. Forse erano riusciti a estrarre qualche pagliuzza
del valore di pochi penny a Kaniere, sufficienti solo per mantenersi
a grog e riso, ma il modo in cui si trascinavano e incespicavano
lungo la riva del fiume rivelava che non avevano
avuto fortuna. Erano come lui.
E adesso stavano invadendo il suo mondo.
Joseph rimase sul suo terreno senza muoversi. Era stato
solo, nella posizione pi a monte lungo la riva del Kokatahi
per quasi un mese, nel suo universo, e adesso tutto sarebbe
cambiato.
Non aveva ancora acceso il fuoco. Sapeva che doveva essere
quasi invisibile agli occhi degli uomini che stavano arrivando
nel crepuscolo e il suo istinto gli diceva di entrare nella tenda,
di nascondersi, per non essere costretto a guardarli o a parlare
con loro. Ma rimase dov'era. Bench la concessione si stesse
dimostrando senza speranza, sapeva che doveva difendere
la sua terra, difendere i suoi diritti su quella sezione di fiume,
assicurarsi che le sue corde, che rubavano quasi tre spanne
passando dietro pietre e rocce, non venissero toccate.
Come va qui? url uno degli uomini rivolto a Joseph.
Avete saputo del vitalizio Brenner-McConnell, signore?
Adesso Joseph sentiva l'odore di quegli uomini, odore di cuoio
capelluto sporco, un tanfo di inguini piagati e piedi marci.
Una concessione di prima qualit, vero? disse un altro.
Avrete un fornello quanto meno, giusto?
Joseph non rispose a quelle domande, ma chiese d'impulso:
Will Sefton  con voi?.
Will Sefton? Chi  Will Sefton?
Il mio garzone disse Joseph.  sceso al campo degli scozzesi.
Il campo degli scozzesi  come Piccadilly, signore.  quasi
impossibile avvicinarsi. La fama del vitalizio Brenner-
McConnell  gi arrivata fino alla foce del Grey.
Dubito che si tratti di un vitalizio disse Joseph.
E perch mai? Ho sentito dire che hanno estratto una pepita
delle dimensioni di un pugno. McConnell si  comprato
un cavallo, lo sapevate? Un cavallo grosso e costoso. E ha anche
delle donne, laggi.
Donne?
Dagli alberghi di Hokitika. Si laverebbero i capelli con il
suo piscio per qualche grammo di quello che ha lui.
Ci furono risa e colpi di tosse. Joseph vide uno degli uomini
di Kaniere che dava un calcio a uno dei suoi cumuli di
ganga, poi gli disse: Lavorate solo, vero?.
S disse Joseph. A meno che il mio ragazzo non torni.
E cosa avete trovato?
Soffoc la parola niente. Aveva perso il conto delle ore
passate a sgobbare, delle lastre che aveva sistemato, dei carichi
e carichi e carichi di terra passata al setaccio con l'acqua.
Non riusciva ad ammettere a voce alta che tutto quanto, ogni
singolo secondo, fosse stato speso invano.
Polvere disse. Piccoli granelli. Niente di importante.
I cercatori mentono sempre disse un altro uomo.
Non sto mentendo disse Joseph. Sono venuto qui per
stare lontano dagli scozzesi, ma voi fareste meglio a tornare
laggi e picchettare la vostra concessione il pi possibile vicino
a loro.
Tutto andato, amico disse un giovane minatore che indossava
qualcosa di simile a una vecchia bombetta. Non c'
pi neanche un centimetro di fiume libero, laggi. Ma dicono
che l'oro sale lungo questa vena, fino al punto in cui il fiume
si stringe e diventa lo Stige.
E chi l'ha detto? chiese Joseph.
E chi mai dice qualcosa in questo buco infernale? Ma una
voce vale l'altra e io sono troppo stanco per andare avanti,
quindi domani pianteremo i picchetti qui.
Quelle parole furono un segnale per tutti gli altri. Erano
stanchi e l'oscurit stava sopraggiungendo. Lasciarono cadere
le attrezzature dove si trovavano, a nord del confine delimitato
da Joseph, sistemarono le tende, le piantarono e iniziarono
ad accendere i fuochi e a versarsi grog e a prepararsi
per la notte. Alcuni di loro si tuffarono nel fiume e cominciarono
a lavarsi. L'acqua che avvolgeva i loro corpi esili conservava
ancora un barlume di luce e Joseph li osserv fino a quando
non se ne fu andata.
 
Capitolo 16.
Il verme bianco.

I.
Harriet si trovava a Orchard House.
Con Dorothy Orchard ammise: Avevate detto che non siamo
forti abbastanza per fiumi e stelle e avevate ragione. Non
ero forte abbastanza per la gola dell'Hurunui.
Mia cara Harriet disse Dorothy avete risalito per intero
quella carraia tremenda, avete dormito nella capanna di
Charlie Wilde e avete sopportato il russare degli uomini e tutto
il resto. E poi siete arrivata fin sull'orlo del precipizio. Proprio
sull'orlo. Tutto ci dimostra una grandissima forza, non
 cos, Toby?
S disse Toby Orchard. Proprio cos, Doro.
Ditelo con maggior convinzione, Toby! Non limitatevi a
mostrarvi d'accordo con me. Dite a Harriet quanto  stata coraggiosa.
I tre erano seduti sulla veranda della casa. Le ultime sere
erano state fredde, ma inaspettatamente quella serata si era
fatta di nuovo tiepida, quasi l'estate si fosse intromessa come
una vecchia amante dimenticata.
Certo che  stata una cosa coraggiosa disse Toby aspirando
la pipa ma  stata anche una pazzia. Un suicidio. E
Harriet lo sa.
E invece non penso che lo sappia, vero, Harriet? disse
Dorothy.
Harriet fiss lo sguardo sul giardino, con il suo odore pungente
di felce. Pensava che se fosse stata sola con Dorothy
avrebbe tentato di descriverle il sentimento che aveva provato
tra gli sterpi di manuka, quella sensazione di desiderio, di
brama per una cosa che non riusciva a identificare e che di
certo non era la morte; tuttavia qualcosa nella presenza di
Toby, la sua solida e incontrovertibile mole, insieme al suo probabile
disprezzo per parole quali desiderio" o "brama, le impedirono
di parlare.
Harriet non poteva sapere com'era la gola finch non l'ha
vista, Toby continu Dorothy. Finch non hai visto una cosa...
Non  necessario vedere tutto per sapere cos', Dorothy.
Non avete mai visto i monti dell'Himalaya, ma non tentereste
mai di scalarli.
No, non lo farei, ma...
Toby ha ragione disse Harriet. Ero stata avvisata. Ma
l'idea della montagna mi ha sempre attratta. Credo sia perch
sono cresciuta nel Norfolk!
Nessuno rise e neppure sorrise. I tre rimasero semplicemente
in silenzio per qualche istante; Dorothy allontan la sedia
di un pelo da quella di Toby per mostrargli che lo riteneva
troppo severo. Per la seconda volta, stava per fargli notare
quanto fosse piacevole la serata e per suggerire che non l'avrebbero
dovuta guastare dicendo nulla di anche solo vagamente
antagonistico nei toni, quando Toby disse: Mi dispiace
se vi sono sembrato scortese, Harriet. Come Dorothy sa, sono
assolutamente a favore delle donne che mostrano il vostro
genere di forza d'animo. Ma dobbiamo tutti imparare la differenza
tra ci che  coraggioso e ci che  folle. Avete dimostrato
grande coraggio tornando indietro.
Cos va meglio disse Dorothy. E naturalmente Toby ha
ragione, Harriet. Immaginate se vi avessimo persa.
S disse Harriet. Ma ho scoperto che non volevo perdermi.
Parlarono di altre cose: della nuova ghiacciaia che stavano costruendo
dietro il boschetto di pini per conservare carcasse di
montone, del martin pescatore che Toby aveva visto quel giorno
al ruscello. Poi Toby fin la pipa e and a letto, lasciando
sole Harriet e Dorothy. Harriet era stanca, ma si sentiva a proprio
agio nella sedia sulla veranda, a respirare l'aria serale del
giardino, il cui profumo le giungeva con maggior intensit ra
che Toby, con il suo odore maschio e la sua pipa, si era ritirato
in casa. Pens che se avesse avuto una coperta da tirarsi addosso
sarebbe potuta rimanere l tutta la notte per svegliarsi
solo quando un uccello, sorpreso dalla luce, avesse intonato
il suo canto mattutino.
Dorothy sospir. Mi spiace che Toby sia cos scontroso
disse con calma.  cos preoccupato per Edwin che non riesce
a concentrarsi su nient'altro e non percepisce il polso delle
cose.
Rimasero in silenzio per un istante, poi Dorothy continu:
Edwin non mangia. Solo budini. Abbiamo cercato di costringerlo,
ma non ce la fa. Vomita qualsiasi cosa. Cos adesso
gli lasciamo mangiare solo budini. Janet li prepara di tutti
i colori e cerchiamo di metterci dentro cose nutrienti: miele,
scorza di limone e cos via. L'abbiamo portato dal dottore a
Kaiapoi. Secondo lui, Edwin ha un verme.
Un verme?
Gli ha prescritto una medicina. Amara come l'aloe. Anche
la medicina dobbiamo metterla nel budino, per ha detto che
non deve uccidere il verme. Un verme morto dentro il corpo
avvelena il sangue. Bisogna tenere vivo il verme e cercare di
farglielo espellere. Controlliamo sempre le sue feci.
Harriet sent che l'aria adesso non era pi mite come poc'anzi.
Si avvolse nello scialle.
So a cosa state pensando disse Dorothy. State ricordando
l'ultima volta che siete stata qui, quando Edwin ha
cominciato a parlare di ali e di vesti e ha detto che sarebbe
morto.
S disse Harriet. Pensavo a quello. Avevamo creduto che
si trattasse di un sogno...
Li fa ancora.  terrorizzato da qualcosa, ma non ci vuole
dire da cosa. Sostiene che non pu dircelo, Harriet, che se lo
costringessimo a dirlo morirebbe. Allora gli ho chiesto: Lo
dirai al dottore, Edwin?, ma ha detto di no. Ha detto: Mamma,
tu non capisci cos' l'amicizia. E adesso siamo pi confusi
che mai. Di che amicizia parla? Toby pensa che le paure
siano tutte nella mente di Edwin, ma io credo che ci sia un
collegamento tra quelle paure, o sogni, o qualunque cosa siano,
e il maledetto verme.
In quel momento Harriet si sent di nuovo come sull'orlo
del precipizio. Aveva fallito nella missione di ritrovare Pare.
Aveva visto la cascata (magari proprio quella dove poteva trovarsi
la donna) e ci nonostante era tornata indietro, senza rivolgere
neppure per un attimo il pensiero a Pare, commettendo
una sorta di tradimento. Adesso, per, si trovava sul
punto di commettere una slealt ancora pi odiosa. Sentiva
l'attrazione del terreno l sotto, l'implacabile gravit di cose
che, tuttavia, riteneva sensate e giuste. Perch rimanere in silenzio
e lasciare che Edwin morisse sarebbe stato un crimine,
un errore ben pi grave del tradimento di un segreto. Tuttavia,
anche tradire la sua fiducia le sembrava imperdonabile.
Non aveva chiesto lei di diventare la confidente di Edwin Orchard,
ma lui, nella sua vita solitaria di figlio unico in un allevamento
di pecore, le aveva affidato quel ruolo e lei aveva
giurato di onorarlo.
Harriet disse esitante: Magari potrei tentare di parlare con
Edwin, domani. Per vedere se lo dice a me. Sono stata istitutrice
per tanto tempo e so che a volte i bambini raccontano
agli estranei le cose che non possono dire ai genitori, non per
mancanza d'amore o di fiducia, ma perch temono di turbarli
o di farli arrabbiare.
Dorothy Orchard non rispose immediatamente. Scrut la
notte facendo correre lo sguardo da una parte all'altra, come
se avesse intravisto qualcosa che ora cercava di identificare.
Poi si gir verso Harriet e disse: Il potere dei sogni pu essere
molto forte, lo capisco. E magari raccontare un sogno contribuisce
a diminuirne il potere, no? E se raccontiamo i nostri
sogni forse raccontiamo anche le nostre paure senza accorgercene.
Io non ne so nulla. Se foste cresciuta in una tenuta
in Cornovaglia, come me, cosa ne sapreste del mondo della
mente? Sai distinguere un oggetto d'argento da uno placcato
semplicemente dal peso; conosci migliaia di cose di questo tipo,
ma non sai nulla dei sentimenti, o meglio, i sentimenti li
conosci, ma difficilmente sai da dove vengono o come gestirli...
Ma un verme. Che idea orribile, un verme!  possibile che
un sentimento abbia messo un verme dentro Edwin? E rivelando
quel sentimento, il verme potrebbe forse uscire? Io non
lo so, Harriet. Non so proprio niente.
Dorothy aveva iniziato la conversazione con un sussurro,
ma ora parlava a voce molto alta, quasi un grido.
Stava aggrappata con le mani ai braccioli della poltrona,
cercava di modellarli quasi fossero pasta. Tutto quello che
so continu  che se succedesse qualcosa a Edwin saremmo
perduti, io e Toby. Affogheremmo. Non saremmo in grado
di andare avanti perch non avremmo pi una ragione.
Dobbiamo fare qualunque cosa, a qualunque costo, qualunque,
qualunque cosa pur di tirar fuori il verme, ma la cosa pi
tremenda  che non so davvero che fare e non lo sa neppure
Toby e ogni volta che Edwin sta male, mi sento... E tutto quello a cui riesco a pensare  il budino. Preparare altro budino...
Dorothy si prese il viso tra le mani. Harriet voleva aprire le
braccia per confortarla, ma Dorothy si era incassata nelle spalle
come in un carapace dentro il quale volesse nascondersi,
impedendo a chiunque di avvicinarsi.
Parlategli! esplose alla fine, passandosi con foga le mani
tra i capelli corti. Cercate di scoprire cosa intende con
amicizia. Perch  cos spaventato? Vedete se vi riesce di capirci
qualcosa.
Prover disse Harriet.
E se... se c' un segreto che non vuole dirci... ricordategli
che l'unica cosa che ci importa  che lui stia bene. Nient'altro
conta, nient'altro.
Edwin Orchard se lo raffigurava, il suo verme.
Pensava che fosse bianco e cieco e pigro e che stesse raggomitolato
dentro di lui, muovendosi appena, succhiando il
budino dolce e facendosi sempre pi gonfio e pesante. All'inizio
era qualcosa di sottile, come il gambo di una cipolla appena
seminata, ma adesso era molto pi largo e pi lungo. Simile
a un serpente che aveva visto in un libro illustrato.
Nei suoi sogni, Pare gli parlava con voce bassa e piena d'ansia
dalla sua cresta di roccia. Diceva di sapere che lui stava
soffrendo, proprio come lei, e che l'avrebbe aiutato se avesse
potuto raggiungerlo, ma non poteva. Lo avvertiva che probabilmente
entrambi, sia lei che lui, sarebbero morti.
Gli tornavano in mente alcune delle storie che Pare gli aveva
raccontato, storie di persone che erano saltate in paradiso
con una corda elastica, o che avevano ucciso i mariti per poi
inghiottirli come pesci; di spiriti che prendevano le sembianze
di lucertole o alberi o cormorani o fuoco. Cominci a domandarsi
se il suo verme non fosse uno di quegli spiriti. Ma
una cosa lo disturbava. Non aveva idea di dove si trovasse quel
mondo di spiriti. Edwin era un ragazzino a cui piaceva sapere
esattamente dove si trovavano le cose. All'epoca del suo bruco,
era stato in grado di vederlo, con la coda dell'occhio, ovunque
decidesse di andare, anche quando diventava simile a un
rametto o a un piccolo cardo marrone, finch se ne era andato
cos lontano da diventare invisibile ed era diventato qualcos'altro
e poi qualcos'altro ancora. Ma non aveva mai visto il
mondo degli spiriti. Pare non gli aveva mai spiegato dove fosse
o in che modo lo si potesse trovare. Era sotto terra o sopra
le cime degli alberi? E come poteva una cosa di un mondo diverso,
che lui non aveva mai visto, entrargli dentro? Aveva provato
a chiederlo a suo padre: C' un mondo solo o molti mondi,
pap?.
Toby Orchard era di cattivo umore il giorno in cui Edwin
gli aveva fatto quella domanda, perch sapeva che qualcuno
stava rubando pecore dal recinto. Non ne aveva le prove, ma
le pecore svanivano, quindi doveva esserci un ladro all'allevamento:
qualche furbo cacatua, che sapeva il fatto suo e non
lasciava tracce.
Non capisco cosa intendi era scattato. Stai parlando del
paradiso?
No disse Edwin. Non intendo un altro mondo quando
muori. Intendo un mondo diverso qui. Un mondo che non vedi
quasi mai.
Tutti noi vediamo cose nella mente disse Toby pi dolcemente.
Tutti possiamo immaginare cose...
Intendo cose vere, ma che non si possono vedere sempre.
Tipo cosa?
Tipo... potrebbe esserci un posto dove l'uccello moa esiste,
pap, ma che noi non possiamo vedere?
No disse Toby. Non pu esistere un luogo dove c' il moa.
Il moa  stato cacciato e ucciso finch non ne sono rimasti
pi. Non torner mai.
Lo so. Lo so che non pu tornare qui, ma non potrebbe
tornare in un altro mondo? Non potrebbe esistere un altro
mondo dove non  morto? E se potessimo andarci...
No, Edwin. C' un mondo solo ed  gi abbastanza difficile
da seguire. Hai le idee un po' confuse. Ti senti abbastanza
in forze da prendere il tuo pony? Potresti aiutarmi a vedere
se il nostro ladro di pecore ha lasciato qualche traccia nell'erba.
A Edwin Orchard piaceva credere che suo padre e sua madre,
messi insieme, sapessero tutto quel che c'era da sapere.
Ma capiva che c'erano cose che Pare conosceva e che non potevano
appartenere a quelle che loro erano in grado di conoscere.
Ed era di questo che Edwin sentiva la mancanza. Non
solo l'odore di Pare e la sensazione della fronte di lei contro
la sua quando gli faceva il saluto hongi, ma anche le sue storie
che venivano da un altro luogo e che a volte gli davano un
brivido, una sensazione che non era di paura, n di piacere,
ma qualcosa a met tra le due cose.
Cominci a credere che l'attuale esistenza di Pare, sulla
sporgenza di cresta rocciosa, fosse collegata a quell'altro mondo
di cui lei parlava, ma sapeva che lei stava anche nel mondo
normale, perch lo chiamava con la sua voce normale. Parlava
inglese. Pronunciava il suo nome: E'win. Gli raccontava
della cascata.
A volte Edwin desiderava che Pare tacesse. Si sentiva cos
malato e stanco. Voleva che tutto fosse silenzioso e sicuro e
normale, come era sempre stato. Ma i giorni e le notti passavano
e il verme banchettava con tutti i budini preparati con
grande creativit e Pare non smetteva di chiamarlo.
Su richiesta di Harriet, Edwin la accompagn a vedere la nuova
ghiacciaia, costruita di mattoni e infossata nel terreno.
Edwin disse: Degli uomini taglieranno il ghiaccio da un
ghiacciaio e lo porteranno qui su dei carretti. Pap dice che
sar il posto pi freddo della Nuova Zelanda, ma si sbaglia. Io
so dove il posto pi freddo della Nuova Zelanda.
E dov' il posto pi freddo della Nuova Zelanda, Edwin?
Edwin non rispose. La ghiacciaia odorava di radice di felce
e malta umida. Una lama di luce solare penetrava all'interno,
ma Edwin disse: Ci sar una porta dove ora entra il sole
e allora sar tutto sigillato e buio e rimarr sempre freddo.
 ingegnoso disse Harriet.
Cosa significa ingegnoso?
Intelligente. La ghiacciaia  un'idea molto intelligente.
Edwin fece il giro della ghiacciaia sfiorando le pareti con
la mano. Harriet aveva notato in lui una crescente irrequietezza,
come se avesse timore di restare fermo o seduto tranquillo
in qualunque posto.
Harriet rabbrivid. Voleva tornare di nuovo alla luce, di sopra,
ma rimase l, a osservare Edwin con calma. Dopo un po'
disse: Mi dispiace di non essere riuscita a trovare Pare, Edwin.
Poteva essere in fondo alla valle... dove ho avuto troppa paura
di andare.
Lui non rispose. Poi disse: Il ghiaccio lo metteranno qui.
Tutto intorno. Ghiaccio che viene dal ghiacciaio.
Harriet annu, poi disse di nuovo: Pensi che sia ancora in
pericolo?.
Edwin smise di camminare. Si appoggi al muro. Sto per
vomitare di nuovo disse.  meglio che non guardiate. A volte
il mio vomito  viola.
Harriet lo raggiunse attraversando la stanza e gli resse le
spalle mentre vomitava sul pavimento della ghiacciaia. Poi
prese il fazzoletto e gli pul delicatamente il viso. Il suo viso,
nella ghiacciaia sotterranea, sembrava pallido come un giglio.
Lo accompagn fuori e lo sent tremare e cap che gradiva
il tepore del sole. Si sedettero per un momento su una pila di
assi vicine al punto in cui doveva essere montata la porta.
La mamma vi ha detto del mio verme? disse.
S.
Non verr mai fuori con quella medicina.
Mai?
Mamma pensa che verr fuori dal sedere, ma non lo far
perch non si muove verso il basso. Resta sempre nello stesso
posto.
Dove? Dove quel posto?
Edwin si premette l'intestino, appena sopra l'osso del bacino.
Qui.
Per disse Harriet la medicina lo far muovere e alla fine
uscir.
No disse Edwin. Non lo far.
In lontananza Harriet sentiva i rumori della casa: l'abbaiare
dei cani e il fischiettare stonato di Janet che stendeva il bucato
ad asciugare. Quei rumori sembrarono attirare Edwin, che
si incammin nella loro direzione senza guardarsi indietro,
verso Harriet.
Prima che fosse troppo lontano lei grid: Andr fino alle
miniere d'oro, Edwin. Via mare. Andr a nord fino a Nelson
e poi gi lungo la costa occidentale fino a Hokitika. Potrei
chiedere alla gente... Se Pare  ancora sulle montagne potrei
risalire la gola da quella parte. Potrei provare a cercarla....
Edwin si ferm. Si volt verso di lei e disse: Potrebbe essere
invisibile. Come quando stava nelle canne di toetoe, e
avreste solo perso tempo.

II.
Charlie Wilde stava facendo ottimi affari.
Nella battaglia tra la paura della scalinata dell'inferno e
il desiderio di ricchezza, era quest'ultimo ad averla vinta. La
maggior parte delle notti, accampati intorno al fuoco di Charlie
c'erano uomini che mangiavano il suo stufato di selvaggina
e andavano e venivano dal boschetto di manuka. La sua tariffa
di mezzo scellino per letto, cibo e fuoco si stava lentamente
trasformando in un bel gruzzoletto e a Charlie venne
in mente di aumentare il prezzo di un ridicolo mezzo penny
che nessuno gli avrebbe lesinato. Cominci a provare gusto
nel dire la frase mezzo scellino e mezzo penny. Erano parole,
pensava, che avevano un certo ritmo. Mezzo scellino e
mezzo penny, trallall!
Charlie teneva i mezzi penny in un posto separato dai mezzi
scellini e con quelli faceva progetti differenti. Erano soldi
facili. Soldi a cui nessuno dava peso. E cos un giorno, quando
la febbre dell'oro sarebbe passata, li avrebbe spesi in qualcosa
di straordinario. La cosa straordinaria cambiava in continuazione.
A volte era una ragazza spagnola con camelie tra
i capelli. A volte una barca con una vela rossa. A volte era un
chiosco strano e meraviglioso, alto come un minareto, in cui
avrebbe venduto... cosa? Giare di vino color ambra, calate ai
clienti con una corda? Fiale di oppio? Piccioni viaggiatori?
Cappelli?
Spesso Charlie Wilde scivolava nel sonno mentre formulava
nuove e sorprendenti idee per la sua riserva di mezzi penny.
Non aveva fretta di realizzarne nessuna. Si rendeva conto, forse,
che immaginarle gli dava pi soddisfazione di quanta ne
avrebbe sentita una volta che avessero preso forma e sostanza.
Intanto i mezzi penny aumentavano. Charlie godeva a guardare
il mucchio. Adesso, ogni dodici cercatori d'oro che gli
pagavano il mezzo penny in pi, sapeva che cera un tredicesimo
cercatore invisibile (al quale non doveva dar da mangiare)
che miracolosamente pagava a sua volta il vecchio prezzo
di mezzo scellino.
Mi sarei dovuto mettere in affari si diceva Charlie Wilde.
In affari, il successo  riuscire a farsi pagare da chi ce ci
che non ce; oppure, farsi pagare qualcosa che c' da chi non
c'. Dannazione, ho mancato la mia vocazione.

III.
Nel tempo in cui Harriet rimase a Orchard Run, due uomini
provenienti dallo scalo di Lyttelton, John Shannon e Francis
Fairford, arrivarono alla gola dell'Hurunui.
Fairford aveva cinquantaquattro anni ed era emigrato da
Dover, in Inghilterra. Il porto di Dover era stato la sua vita fino
a quando aveva deciso, un giorno di febbraio, di averne abbastanza
della grandine e del vento salato e dell'odore di aringhe,
e aveva acquistato un passaggio economico su una nave
diretta in Nuova Zelanda. Non si era mai sposato e non aveva
figli. Lui era un vero duro, diceva ai suoi compagni, combattivo
come un gabbiano e cos era stato soprannominato
Flinty, il duro. Ma dietro quella leggendaria durezza ora si nascondeva
il crescente terrore di morire povero, con le sue paghe
pietose spese da tempo in grog e donne e la sensazione di
una vita vissuta invano.
Shannon, solitamente chiamato John-boy per la giovane
et, era nato a Christchurch e non aveva padre. Non aveva pi
di ventitr anni ed era pronto ad affrontare qualunque cosa
pur di sfuggire alla vita monotona che la povert gli imponeva.
Non appena sent che alcuni uomini stavano attraversando
le montagne per andare in cerca dell'oro sulla costa occidentale,
John-boy decise di tentare la fortuna con loro. Diede
una pacca sul sedere della sua amata madre, avvolto nel vestito
di cotone, e disse che le avrebbe portato un paio di scarpe
d'oro. Marie Shannon strinse tra le braccia l'omone che
suo figlio stava diventando e disse: Prendi con te Flinty
Fairford. Lui sa il fatto suo. Hai bisogno di avere una testa dura
insieme a te sulle montagne.
Insieme ad alcuni altri, Flinty e John-boy avevano pagato
il loro mezzo scellino e mezzo penny e avevano passato la notte
nella capanna di Charlie Wilde e mangiato piccione intorno
al suo focolare. Avevano entrambi uno stomaco di ferro e
dormirono come agnellini, senza mai doversi precipitare nel
maleodorante boschetto di manuka e, quando arrivarono in
cima al passo e guardarono gi dalla sporgenza coperta di arbusti
da cui Harriet era tornata indietro, nessuno dei due imprec
n proffer parola. Perch sapevano gi che aspetto doveva
avere quella gola. La gola era il buio delle loro menti, materializzato.
La gola era quello che Flinty vedeva ogni mattina
quando veniva il momento di svegliarsi. La gola era quello che John-boy vedeva quando immaginava suo padre disteso
addosso a sua madre su un letto di ferro, che la lasciava
prima che facesse giorno per non ritornare mai pi. Ma adesso
erano pronti a conquistarla. Flinty il duro e John-boy. Stavano
per calpestare la gola sotto i loro scarponi e pisciare nel
suo maledetto fiume. Alla fine avrebbero dominato qualcosa.
Sentirono il buio e il freddo strisciare verso di loro. Sentirono
il terreno pietroso rompersi e sgretolarsi sotto il loro peso.
Sentirono gli uccelli urlare da qualche parte nell'aria gelida.
Si legarono insieme con una corda. Perch no? A volte la
vita ti mette insieme a qualcun altro e tu accetti, cos come accetti
un pasto gratis o una ragazza che si trova per caso vicino
a te quando ne hai bisogno.
Legati, quindi, e ciascuno aggrappato alla fune, come se il
capo opposto fosse attaccato a qualcosa di fisso, Flinty e John-
boy si calarono nelle tenebre. Cercarono di seguire il sentiero
dove erano passati altri cercatori d'oro ma si accorsero che,
in diversi punti, sul sentiero erano caduti alberi sradicati dal
vento e la boscaglia era cos fitta da non permettere di girare
intorno ai tronchi caduti, e cos li scavalcarono, mentre la corda
si impigliava e si ingarbugliava, e loro stramaledicevano le
spine che graffiavano le braccia e il peso dei fagotti che li faceva
incespicare.
Dal bordo della gola erano riusciti a vedere il fiume Hurunui
l sotto, ma adesso non vedevano nulla, solo l'immagine
spettrale del sentiero, o di quello che i loro occhi volevano credere
fosse un sentiero, che si snodava tra gli alberi e li
conduceva sopra formicai, intorno a massi e sull'orlo di precipizi
improvvisi dove riuscivano a malapena a fermarsi prima di
cadere, ognuno tirando con forza la corda e guardando verso
il basso e poi tutto intorno alla ricerca di un'altra strada. La
certezza di essersi persi si insinuava continuamente in loro.
Finch continuiamo a scendere andiamo bene disse
Flinty, che guidava. Questo sentiero non pu portare altro
che al fiume. Quindi dobbiamo seguirlo.
Quanto pi scendevano nella gola, tanto pi il silenzio aumentava.
Era come un crepuscolo, un crepuscolo a mezzogiorno,
e in quella notte incipiente gli uccelli e ogni altra creatura
svanivano. Tuttavia, nella luce torbida, sagome di animali,
di figure acquattate, sembravano sgusciare da dietro gli
alberi e le nocche delle dita di John-boy erano bianche come
avorio tanta era la forza con cui si afferrava alla fune. Cercava
di reprimere la paura, ma si sentiva le gambe molli, come
se la forza di gravit non avesse pi effetto, e sussurr a Flinty:
Sembra come... come un abisso, eh Flinty? Come il fondo del
mare.
Resta sul sentiero. Resta sul sentiero disse Flinty. Non
lasciarti confondere.
Da solo si sarebbe perso: John-boy lo sapeva. Si era vantato
che lui, il pi giovane, si sarebbe preso cura di Flinty attraverso
l'Hurunui, ma non aveva immaginato quanto potesse
essere strana e terribile la sensazione che provava in quel
momento, di camminare in un mondo sommerso e di essere
sul punto di affogare. Era sopravvissuto alla fame e alla miseria
e pensava di poter sopportare qualunque cosa la vita gli
avrebbe buttato addosso, di superarla e vedere, da qualche
parte davanti a s, la luce di qualcosa di migliore. Ma adesso,
mentre lui e Flinty Fairford strisciavano lentamente verso le
profondit della gola, John-boy Shannon si sentiva trascinato
verso un mondo dove non c'era la luce di qualcosa di migliore,
dove c'era solo caos e la sensazione che tutto stesse
svanendo.
Vedi il sentiero, Flinty? continuava a chiedere. Lo vedi,
vero?
E Flinty, sentendo il terrore nella voce di John-boy, rispondeva:
Lo vedo bene, John-boy. Tieniti stretto alla corda.
Presto saremo in fondo.
Ma entrambi sapevano che quelle erano parole vuote, non
solo perch non c'era sentiero, ma perch laggi tutte le parole
erano vuote, perch il peso dell'aria schiacciava con tale
forza qualunque cosa respirasse che il suono si propagava appena
il tempo sufficiente per acquisire significato, e poi diventava
sempre pi difficile distinguere le parole pronunciate
dalle allucinazioni della mente. Flinty Fairford e John-boy
Shannon avanzavano come in trance.
 
Capitolo 17.
La foresta sotto terra.

I.
Joseph Blackstone viveva in un mondo stravolto.
I minatori di Kaniere avevano delimitato terreni lungo l'intero
corso del fiume. Accendevano fuochi su quello che era
stato lo sgabello da pesca di Will Sefton. La linea della boscaglia
arretrava man mano che gli alberi venivano abbattuti
per farne assi e legna da ardere. L'argine del fiume si riempiva
di ganga e pietre.
I ratti arrivarono a frotte. Per ogni uomo che scavava a
Kokatahi sembrava che ci fossero quattro, cinque o sei roditori
che si nutrivano di farina, bacon, riso rovesciato e olio
delle vecchie latte di sardine. A volte quegli stessi topi venivano
uccisi e arrostiti, mentre le pelli e le code venivano buttate
nel fiume. Ce n'era solo uno, tra gli uomini di Kaniere, che
riusciva a mangiarsi le code di ratto. Le abbrustoliva sul fuoco
e si faceva beffe dei minatori sollevandole in aria come leccornie
prima di succhiare la poca carne intorno alla cartilagine.
Diceva: Se non trover l'oro mi guadagner da vivere
con i ratti. Basta cambiargli il nome, ecco tutto. La gente mangia
qualunque cosa respiri e io potr procurarmi milioni di
sorci gratis. Devo solo trovare un nome fantasioso. Selvaggina
d'acqua, li chiamer!.
Tra gli uomini di Kaniere sera instaurato un certo cameratismo,
da cui Joseph era escluso. Sin dal loro arrivo, gli altri
si erano comportati come se lui non esistesse. Loro avevano
sofferto insieme nelle paludi di Kaniere e adesso si erano
trasferiti e quello era l'accampamento che avevano scelto, un
paradiso in confronto a Kaniere, nonostante i ratti e il progressivo
accumulo di rifiuti, e lo avevano recintato con funi e
avevano cominciato immediatamente a scavare i loro pozzi,
montare i verricelli, sciacquare e accomodare i loro crivelli,
costruire latrine, accendere fuochi, sparare agli uccelli e parlare,
bere, imprecare e ridere fino a notte fonda.
Non sembravano degnare di uno sguardo l'uomo che era arrivato
l per primo. Forse pensavano che presto avrebbe deciso
di partire. Oppure si erano semplicemente accorti che Joseph
Blackstone aveva cintato una concessione inutile e che sarebbe
morto lavorando un terreno in cui non si trovava traccia d'oro,
e non volevano aver niente a che fare con i suoi errori.
Cerano giorni in cui Joseph non scavava, non si lavava n
mangiava, non usciva mai dalla tenda ma rimaneva sdraiato
ad ascoltare il rumore intorno a s ed era roso da un odio cos
totale nei confronti del mondo da credere che non sarebbe
sopravvissuto. Teneva la pistola fuori dal fagotto sudicio, carica
vicino a s, a portata di mano. Immagin il dolce silenzio
della morte, l'assoluzione dal fallimento, il riposo dall'essere.
Ma c'era sempre qualcosa che gli impediva di prendere la pistola.
Qualcosa.
Era un ricordo familiare che aveva ancora il potere di trasportarlo
altrove. In un luogo dall'altra parte del mondo, ma
che a Joseph piaceva immaginare laggi, proprio sotto di lui;
un posto che poteva essere raggiunto se solo avesse scavato
abbastanza a fondo, in uno spazio abbastanza grande, per abbastanza
tempo. Per un tempo sufficiente, un tempo duro e
solitario...
... Camminava lungo un viottolo di campagna nel Norfolk
in giugno, tornava a casa, a Parton, con il suo registro da sensale
sotto braccio e addosso il vestito marrone e il cappello di
tweed. Il sole cominciava a calare.
Girava l'angolo di Parton Woods e arrivava in un prato verde
dove Lilian raccoglieva i funghi in settembre, ed eccola l:
Rebecca Millward. Era seduta sulla sbarra e teneva un filo
d'erba tra i denti. Aveva sedici anni e il viso scurito dal sole e
piccole rughe d'espressione agli angoli degli occhi. Quando
vedeva Joseph si raccoglieva la gonna tra le gambe in modo
che lui potesse vederle i polpacci infilati negli stivaletti nuovi
di zecca.
Joseph guardava con tenerezza gli stivaletti, commosso dal
fatto che lei volesse mostrarglieli, e far vedere che suo padre poteva
permetterseli, che suo padre, il pescivendolo, la viziava.
Signor Blackstone diceva. Siete stato al mercato, vero?
Sono contenta di non essere una delle pecore o delle vitelle
che finiscono sotto il vostro martelletto!
Buttava via il filo d'erba e rideva. Lui non sapeva cosa rispondere,
non sapeva esattamente cosa lei intendesse, se non
che voleva dire qualcosa di provocatorio, per dimostrargli che
aveva il coraggio di stuzzicarlo. Cos non diceva nulla, ma ovviamente
la guardava pi da vicino, la bocca ridente, i capelli
ricci che le ricadevano sulle spalle... e poi, dopo aver attirato
su di s l'attenzione, Rebecca trovava il modo di mostrargli
qualcos'altro: la macchia di sangue sulla sottoveste, per vedere
che effetto gli avrebbe fatto.
Quando ripensava a quel momento, Joseph supponeva che
dovessero essersi scambiati qualche parola: qualche battuta
inutile sul mercato del bestiame o sulla pescheria o sul tempo
o sul fratello di lei, Gabriel, che aveva una ragazza irlandese,
ma non aveva memoria di alcun tipo di chiacchiera insignificante
in quel primo pomeriggio. Ricordava solo quel
che aveva fatto dopo, l nel lento sole calante della giornata
estiva. Si era avvicinato a Rebecca e si era fermato tra le sue
gambe aperte, mentre ancora era seduta sulla sbarra, e l'aveva
baciata e nel momento in cui l'aveva baciata aveva capito
che nei suoi trentanni di vita non aveva mai desiderato una
donna quanto ora desiderava lei, quella ragazza di sedici anni
con i suoi stivaletti alla moda e la sottoveste macchiata.
Quel che lei gli sussurr fu: Se volete, signor Blackstone,
potremmo andare da qualche parte adesso e sarebbe sicuro,
senza conseguenze, capite? Solo per il piacere. Perch vi ho
sempre desiderato, cos elegante e ordinato nel vostro vestito,
sin dal giorno in cui vi ho osservato vendere la giumenta di
mio padre. Avrei giurato che quella giumenta era in calore per
voi, signor Blackstone! Il modo in cui si pavoneggiava davanti
a voi. Ma io so, lo dice sempre Gabriel, cosa vogliono gli uomini...
gli uomini vogliono solo il piacere senza conseguenze
nove mesi dopo. Non vogliono figliare! Ditemi se mi sbaglio!.
Le disse che non si sbagliava.
E lo consider come una specie di contratto: nessuna conseguenza.
Quella divenne all'istante la cosa che lo legava a lei, la cosa
che rendeva Rebecca diversa da chiunque altra, la cosa che
gli dava una dolce tranquillit mentale.
Ma a quel punto la memoria di Joseph cominciava a vacillare,
a scivolare verso i momenti che erano seguiti, momenti
che avrebbe preferito dimenticare. Perch dopo quel giorno e
il seguente e il seguente ancora e poi un mese pi tardi, quando
lei sanguin di nuovo, come poteva non avere conseguenze"
ci che facevano?
Continuava a chiederglielo. Pensava che lei lo sapesse, ma
ovviamente lei non lo sapeva e disse: Cosa importa, Joseph
Blackstone, ora che mi amate?.
Lui ne era turbato e confuso. Le disse che importava eccome,
che era parte del contratto. Ma Rebecca piagnucol che
non sapeva a quale contratto si riferisse. And avanti con
quel suo noioso ritornello sull'amore finch lui cap che la sola
parola amore avrebbe potuto farlo impazzire.
E cos la lasci.
Riteneva che quanto provava non avesse nulla a che vedere
con l'amore. La lasci per due mesi e ventitr giorni e cerc
di dimenticarla. Una volta la scorse nel giardino della casa di
Lilian, a Parton, che guardava verso le finestre e le url di andarsene.
Ma dirle quelle parole gli spezz il cuore perch nel
momento in cui la vide il suo unico desiderio fu di stringerla
tra le braccia.
Rebecca fece breccia nei suoi sogni. Il desiderio non gli dava
tregua. Inveiva contro di lei chiamandola strega, maestra
di sortilegi. Si disprezzava per il bisogno che sentiva di lei.
Avrebbe voluto prendere un coltello e strapparsela dal cuore.
Il mondo che lo circondava e ogni singola persona che conteneva
provocavano in lui una noia tale che credeva di soffocare.
Trascinarsi per le fattorie o per i mercati con suo padre gli
dava mal di testa; era una pietra che gli opprimeva il petto.
Non riusciva a mangiare il cibo che sua madre gli cucinava,
non riusciva a respirare quando si sdraiava sul letto.
Cos in autunno and a cercarla, nel posto dove lavorava
con suo padre alla pescheria, e la condusse a braccetto come
una signora fino a Parton Woods, e prima che lei potesse gridare
o fare resistenza la prese da dietro, la prese nel solco fra
le mele deliziose, e si trov in paradiso e mor quando arriv
al piacere, mor al mondo e a ogni cosa tranne quella.
Nessuna conseguenza.
Adesso la poteva avere ogni volta che voleva. Lei si lamentava
che le faceva male, ma a lui non importava di farle male.
C'era forse qualcosa sulla terra che non implicasse dolore?
le domand. E lei, nella sua innocenza, disse che c'erano molte
cose e cominci a enumerarle, ma Joseph trov noioso quel
lungo elenco di cose semplici che le piacevano, e si alz, si abbotton
e se ne and, lasciandola sdraiata per terra. Il vento
gemeva tutt'intorno a lei nel bosco di faggi e una pioggia sottile
cominciava a cadere. Rebecca mescol le sue lacrime alla
pioggia, ma lui rimase impassibile.
Quando venne l'inverno e lei comp i diciassette anni e suo
fratello Gabriel spos la ragazza irlandese, Rebecca cominci
a tormentare Joseph perch facesse di lei una donna onesta.
Lui si rifiut. Disse che non voleva una moglie. Tutto quel che
voleva era ci che gi avevano. E cos lei divenne intrattabile
e lagnosa e sembrava non ridere pi di nulla e non gli restituiva
i baci e peggio, molto peggio di qualunque altra cosa, non
lo lasciava pi entrare nel posto che lui desiderava ardentemente.
Si sigillava, la strega. Si riempiva di cotone: qualunque
cosa pur di non fargli fare quel che voleva fare l sotto.
Per lui era una tortura. Continuava a ripetersi che non la
amava, quella ragazza impudente e cocciuta, la figlia del pescivendolo,
e tuttavia sapeva di esserne schiavo. Sentiva che
non sarebbe mai riuscito a vivere senza di lei, ma sapeva che
vivere con lei era fuori discussione. Come poteva lui, che cercava
in ogni modo di compiacere la madre, fare una donna
onesta di una come Rebecca Millward o portarla nel salottino
di Lilian con i centrini sulle poltrone di velluto? Era perfettamente
in grado di prevedere ci che Lilian avrebbe detto:
Quella ragazza  una volgare smorfiosetta, Joseph Blackstone!
Guai a te se lasci che ti rovini la vita.
Pensava che Lilian avesse ragione. Rebecca era una smorfiosa.
Tuttavia ricordava com'era la vita senza di lei. Ricordava
la noia delle giornate, le notti senza respiro.
E cos si affid al caso. Fece l'amore con Rebecca come la
maggior parte degli uomini fa l'amore con l'innamorata o con
la moglie. Le fece addirittura provare piacere. La pelle della
schiena trafitta dalle unghie corte di lei che gli mordicchiava
le labbra, le orecchie, le spalle. E le cose continuarono cos
finch un giorno lei venne da lui e gli disse che portava in
grembo suo figlio. E in quel momento a lui sembr di risvegliarsi:
risvegliarsi dalla sua schiavit; risvegliarsi in un incubo;
risvegliarsi davanti alle conseguenze; risvegliarsi davanti
all'inevitabile, alla necessit del crimine...
Nella sua tenda a Kokatahi Joseph riusciva sempre ad arrestare
i ricordi in quel punto, prima che alcun crimine fosse
commesso, prima che fosse anche solo pensato.
Riportava alla mente altri avvenimenti che erano pura invenzione.
Immaginava di sposare Rebecca Millward, un mattino
di primavera a Parton, i capelli ricci di lei imbiancati da
un velo di mussola e, nelle mani da pescivendola, un mazzolino
di garofani, di colore intenso come la sua bocca. Immaginava
di ballare con lei alla festa di nozze e di portarla a letto
in qualche locanda da luna di miele, con un violinista pazzo
che suonava nel cortile, e spogliarla, un capo dopo l'altro,
come non aveva mai fatto, e guardare quel corpo che era suo
e solo suo e non sarebbe mai appartenuto a nessun altro e non
sarebbe mai stato ferito o offeso.
Quelle immagini gli consentivano una sorta di riposo. Riposo
dalla colpa. Riposo dalla vergogna. Cancellavano per un
attimo l'incessante rumore fuori dalla tenda, lo squittio e lo
zampettio dei ratti e il baccano dei setacci, il cigolio dei verricelli
che giravano e giravano e il gemito dei venti d'autunno.
Ma Joseph doveva continuare a lavorare. Non poteva nascondersi
all'infinito nella sua tenda a scorticarsi la pelle, sognare,
soffrire, fissare la morte. Doveva continuare a scavare alla
ricerca dell'oro.
Stava scavando il suo ottavo pozzo. Doveva tirare fuori il
terriccio e setacciarlo, poi scendere nel buco e rivestirlo con
le lastre e cercare di drenarlo. La terra era fredda, come metallo.
Il freddo della terra ricord a Joseph che la sua licenza
mineraria per quella concessione era scaduta; se non voleva
che gli uomini di Kaniere occupassero il suo appezzamento
con la stessa disinvoltura con cui si erano presi lo sgabello da
pesca di Will Sefton, sarebbe dovuto scendere a Hokitika per
rinnovarla.
Una parte di lui sospettava di aver scelto un terreno senza
valore. Forse, se i cercatori di Kaniere non fossero arrivati, si
sarebbe spostato o avrebbe cercato di scendere pi vicino al
fortunato appezzamento Brenner-McConnell. Ma un'altra parte
di Joseph credeva che non fosse il terreno, ma piuttosto lui
a non valere niente. Non aveva diritto alla ricchezza, quindi
non trovava nulla. Era la sua punizione per gli errori commessi.
Dio sapeva cosa c'era nella sua anima. Dio aveva visto
la sua crudelt nei confronti di Rebecca. Dio sapeva ci che
aveva fatto con Will Sefton. Ma Dio era anche spiritoso e poteva
fare di chiunque un Giobbe. Era possibile, se non addirittura
probabile, che l'oro sarebbe saltato fuori quando uno
dei minatori di Kaniere avesse cominciato a cercare nell'appezzamento
che Joseph aveva appena abbandonato.
Cos, una fredda mattina di marzo, Joseph part per Hoki-
tika.
Adesso ogni pezzo di terra lungo il corso del fiume, attraverso
Kaniere e oltre, era sfruttato. Ogni momento, ogni volta
che passava davanti a una tenda o a una baracca, Joseph si
aspettava di rivedere Will e si scopriva addirittura a tendere
l'orecchio per sentire il suo zufolo sopra il rumore dei picconi
e dei crivelli, ma di lui non c'era traccia.
Sulla concessione Brenner-McConnell adesso c'era una bella
capanna fatta con assi di legno e pietre, e il tetto coperto di
mazzolina secca. A poca distanza era stato costruito un argano
mosso da un cavallo per pompare l'acqua dal fiume in
un piccolo canale artificiale, di modo che tutta la terra dell'appezzamento
recintato da Brenner e McConnell potesse essere
lavata senza bisogno di trasportare l'acqua con i secchi
dal torrente. Quello s che era un lavoro di estrazione ben organizzato,
ingegnoso, con dei soldi alle spalle, e Hamish
McConnell stava davanti alla sua capanna con le braccia conserte,
la camicia pulita, il sorriso sulle labbra.
Come va a Kokatahi? url a Joseph. Avete gi raccolto
un po' di colore?
Joseph pens: il mio aspetto, lo straccione pelle e ossa che
sono diventato, dovrebbe darti gi una risposta. Sapeva di avere
i capelli arruffati, la pelle grigia e le clavicole che sporgevano
in tutta la lunghezza, come un attaccapanni.
Non molto... cominci, ancora una volta sentendosi soffocare
dalla parola nulla. Non ancora. Ma c' un buon fondo
di argilla azzurra.
Buona fortuna, allora disse McConnell, che la buona sorte
aveva reso pi gentile di prima.
Avete mandato soldi a casa in Scozia? chiese Joseph.
Gi disse McConnell ridendo. Ho scritto a mia moglie
di cercare un castello!
Mentre proseguiva verso il mare, Joseph pens che quella
era un'altra cosa che lo tormentava: non possedeva altro che
una casa di fango costruita sulla rotta dei venti, dove sua madre
guardava fisso le sue porcellane rappezzate e la notte piangeva;
mentre Hamish McConnell presto avrebbe posato lo
sguardo su prati immensi e alberi di cedro attraverso uno spalto
merlato, con i domestici tutti in fila a salutarlo, ogni volta
che sarebbe tornato. Avrebbe dormito in un enorme letto a
baldacchino.
McConnell era forse un uomo migliore di Joseph Blackstone?
Questo, Joseph non lo sapeva. Sapeva soltanto che la
miseria era sopportabile solo in mezzo ad altra miseria. Dinnanzi
alla fortuna altrui diventava molto, davvero molto pi
difficile da tollerare.
Joseph fu felice di trovarsi nuovamente sulla spiaggia di
Hokitika, con i suoi cumuli di legni trasportati dalla
corrente e i relitti di navi.
Si ferm a guardare il mare. Si sentiva avvilito e fragile. Ma
le onde che rimbalzavano e l'odore pulito dell'oceano gli ricordarono
che non era intrappolato nell'inferno di Kokatahi.
Poteva decidere di andarsene. Aveva ancora qualche soldo. Poteva
ammettere il fallimento della sua corsa all'oro, tornare a
Lyttelton e cercare di riprendere le redini della fattoria. Non
sarebbe stato certo il primo a piegarsi a un destino di quel tipo.
E pensava che ritrovarsi solo, vicino al ruscello di sua propriet,
a scavare il suo laghetto, sarebbe stato un paradiso in
confronto alle rive dell'Hokitika invase dai sorci.
Ma quando gli torn in mente Harriet un senso di nausea
lo pervase fin nel profondo del suo essere.
La vedeva nell'orto, alta nel suo giardino verde, troppo alta
per lui, troppo brava, con una volont fin troppo forte: la
moglie che aveva sposato per fuggire alle insidie dell'amore.
E mentre osservava le onde infrangersi, sentiva che la cosa migliore
che poteva fare era restare lontano da lei per sempre.
Le avrebbe mandato soldi, se mai avesse trovato l'oro. Lei l'aveva
sposato in buona fede e aveva diritto a una parte di ci
che lui avrebbe ancora potuto trovare, se la fortuna fosse girata
dalla sua parte. Ma non poteva tornare alla vita con lei, a
quella finzione in cui aveva tentato in tutti i modi di resistere.
Perch adesso conosceva la verit dei suoi sentimenti. Niente
di pi semplice. Aveva capito quali erano stati i suoi veri
sentimenti e, soprattutto, si era ormai convinto che, in un modo
o nell'altro, avrebbe dovuto onorarli.

II.
Sei ore dopo l'inizio della loro discesa nella gola dell'Hurunui,
Pare li vide: due uomini pakeh legati insieme che superavano
la cascata con passo malfermo. Procedevano in silenzio, le
facce bianche come la luna nel crepuscolo della sera.
Erano diretti al fiume dove Pare si era trascinata per bagnarsi
i piedi. Lei rimase perfettamente immobile perch sapeva
che non l'avevano vista, sapeva che non avrebbero visto
nulla dopo quello che avevano passato finch non si fossero
fermati vicino all'acqua per bere.
Li lasci fare, lasci che si sedessero e cominciassero lentamente
a sciogliere la corda. A quel punto li chiam a gran
voce e loro alzarono la testa di scatto e il pi giovane cacci
un urlo.
Quando si ripresero dallo spavento provocato dalla vista di
Pare, che sembrava un fantasma sulla riva del fiume, Flinty
Fairford e John-boy Shannon si resero conto, a poco a poco,
di essere fortunati.
Una donna maori.
Era risaputo che i maori conoscevano la boscaglia, conoscevano
le traiettorie del sole, sapevano in che punto poteva
essere attraversato un fiume, sapevano prendere in trappola
uccelli, curare le punture di calabrone e i morsi dei pappataci.
Si diceva che i maori fossero capaci di accendere un fuoco
sfregandosi i palmi delle mani e curare la febbre appoggiando
la fronte su quella del malato. E cos, non appena si
resero conto che Pare era una maori, i due uomini esausti e
terrorizzati la salutarono con garbo e poco dopo attraversarono
il fiume per raggiungere il punto dove lei era seduta con
i piedi a bagno.
Flinty e John-boy furono sorpresi del fatto che parlasse inglese
e fosse in grado di spiegare che anche lei era arrivata dall'Hurunui.
La donna chiese, titubante, del cibo e loro le diedero
delle fette di bacon e le prepararono del t su un fuocherello.
Pare mangi voracemente, li ringrazi e poi disse:
Volete l'oro? Posso mostrarvi dov' l'oro. Per non riesco a
camminare. Dovrete portarmi a braccia fin laggi.
La guardarono e la soppesarono. Non c'era molta carne,
su quelle ossa maorh Ti porteremo noi disse John-boy. Se
ci farai vedere dov' l'oro ti porteremo in braccio come un
bambino.
Dormirono sulla cresta di roccia di Pare, con il ruggito
della cascata in lontananza. Sulle loro teste era appesa una
volta di stelle e Flinty e John-boy fissarono le luci lontane
provando una sensazione di trionfo per essere scampati alla
discesa lungo la gola. Pare mostr loro come tagliare le fronde
di ponga per ripararsi dal freddo e dormirono come cani
stanchi.
Prepararono un'imbracatura per Pare con la sua coperta e lei
sal in spalla a John-boy, con le gambe magre penzoloni.
Il cammino era buio e insidioso. Gli spuntoni di roccia in
alcuni punti erano cos bassi che dovevano strisciarvi sotto a
quattro zampe mentre il fiume scorreva impetuoso, e dove non
era possibile aggirarli o passarci sotto erano obbligati ad attraversare
l'acqua. Prima di ogni guado si fermavano e John-boy
posava a terra Pare, che si inginocchiava in riva al fiume
e fissava l'acqua tentando di stimare profondit e forza della
corrente, di capire in che punto si formavano i mulinelli e di
che tipo di scisto o roccia fosse il fondo.
Per diciassette volte Pare li guid da una parte all'altra del
fiume, fino a quando la gola cominci ad aprirsi e raggiunsero
le pianure paludose del Taramakau. John-boy mise gi Pare,
sleg la coperta e la baci su una guancia. Brava ragazza
disse. Ci hai portati proprio dove volevamo arrivare! Eh
Flinty? Eh?
Non ancora disse Flinty. Non esattamente. Non ce oro
qui, vero?
Niente oro qui disse Pare. Non qui. Quando arriviamo
a Kumara andiamo verso sud. Due miglia. Tempo fa c'era una
foresta, laggi. Ora  sotto terra. Dorme e l'oro dorme con lei.
In cinquantaquattro anni di questa miserabile vita non ho
mai sentito dichiar Flinty brusco che l'oro si trova in cima
agli alberi.
I maori sanno che l c' oro rispose Pare. In quella foresta
addormentata.
Stavano riposando dopo quel cammino interminabile, seduti,.
per la prima volta da lungo tempo, sull'erba soffice anzich
sulle rocce. Flinty bevve l'acqua dalla borraccia e sput
sull'erba. Guard Pare con i suoi piccoli occhi malevoli.
Non ci credo, che tu lo sai disse. Vero? Non ne hai la
minima idea, di dove sia l'oro. Volevi solo che ti portassimo
fuori dalla gola. Ci hai imbrogliato per bene.
Aspetta, Flinty disse John-boy. Perch mai avrebbe attraversato
l'Hurunui per scendere in quell'inferno se non sapeva
dov' l'oro?
Chiedilo a lei perch. Per fare la puttana di qualche cercatore
d'oro, suppongo. Diventare ricca grazie al lavoro di un
bianco. Non ho forse ragione? Non ho ragione?
Pare non guardava Flinty. I suoi occhi la spaventavano.
Guardava il fiume e le rocce grigie che tentavano di ostacolarne
il corso disperato.
Devo trovare la pietra verde disse Pare con calma. Devo
trovare la pietra verde o la mia vita sar perduta.
Cosa vuoi dire? domand Flinty. Cosa diavolo significa?
Significa che ho promesso la pietra verde agli spiriti.
Cosa sta dicendo, John-boy?
Non so leggere nel pensiero, Flinty. Prova a capirlo tu.
Se ci stai imbrogliando disse Flinty te ne pentirai. I piedi
sanguinanti non saranno niente...
Nessun imbroglio disse Pare. Vi ho portati qui...
Ci saremmo potuti arrivare da soli! Non dovevamo far altro
che seguire il fiume. La parte difficile  stata la discesa. Il
resto potevamo farlo anche senza di te.
Pare sentiva freddo. Te riripkeh: la rabbia dell'uomo bianco.
L'aveva vista in Toby Orchard. Le aveva rovinato la vita.
Sapeva che nell'isola del Nord stava ancora infuriando la
guerra tra maori e pakeh, per le terre. Sapeva che non cerano limiti
a ci che quella rabbia poteva fare. Sapeva che rischiava
di non uscirne viva.
Si sforz di non cedere alla paura e di non mostrarsi spaventata.
Per calmarsi pens al p e alle pietre che aveva disposto
in cerchio ad aspettarla.
Parl lentamente, con lo sguardo di nuovo rivolto a John-boy
e alla sua bocca morbida, anzich a Flinty. Vi ho portato
qui, perch qui c' l'oro disse. I maori sanno che ce l'oro
nella foresta sepolta.
Se sanno che c' l'oro allora saranno laggi, non  cos?
Ci saranno un sacco di indigeni a scavare laggi!
No disse Pare. Ai maori non piace l'oro. Il nostro tesoro
 la pietra verde.

III.
Joseph si ferm a Hokitika.
Pag per un bagno caldo e una stanzetta sul retro di un albergo,
che era stato fortunato a trovare, aveva detto il proprietario,
perch da un giorno all'altro, con l'arrivo della Wallabi,
era attesa una nuova orda di immigrati.
Joseph si era ripromesso di pagare una donna per qualche
ora, una donna qualsiasi. Ma adesso la sensazione di aver bisogno
di una donna era svanita e lui rifiutava l'idea di spendere
soldi preziosi per qualcosa che non desiderava realmente.
Usc dall'albergo e pass davanti ai negozietti e alle bettole
che ricordava, davanti alla bottega in cui aveva comprato
la canna da pesca per Will Sefton, davanti alle banche e alle
drogherie, in cerca di qualcosa senza sapere cosa. Dopo un po'
pens che gli sarebbe piaciuto sentire della musica, un suono
melodioso, perch tutto quello che gli aveva riempito la testa
nelle ultime settimane era stonato e brutto.
Non c'era musica sui moli di Hokitika, solo la musica lontana
del mare e Joseph si ferm a guardarlo ancora una volta
e not, dopo aver osservato per qualche istante, una macchia
scura sulla vastit grigia dell'acqua. La fiss. Era la
Wallabi in arrivo, che si avvicinava lentamente alla Barra di
Hokitika. Joseph si domand come sarebbe stata diversa la sua
sorte se avesse ritardato il viaggio, se fosse stato anche lui in quel
preciso momento tra quei cercatori d'oro, su quella SS
Wallabi, la nave a vapore che era e non era la Wallabi sulla quale
aveva incontrato Will Sefton e aveva visto i cinesi cuocere il
riso sul fuoco di un lume.
La vita  una guerra infinita tra noi e l'intrinseca arbitrariet
delle cose...
Joseph ritorn sulla spiaggia a osservare l'attraversamento
della barra. I frangenti erano pi violenti di quando la sua
nave aveva compiuto la traversata, ma il mare agitato non significava
necessariamente che il banco di sabbia fosse alto.
La secca si spostava e seguiva la corrente in continuazione.
Era l'incarnazione della casualit e dell'ignoto.
Era una giornata nuvolosa di aprile e la visibilit era scarsa,
ma Joseph si fece schermo con la mano cercando di scorgere
la gente sulla Wallabi. Sapeva che tutti si sarebbero accalcati
sul ponte nel tentativo di capire che genere di posto
fosse Hokitika, desiderando il momento in cui avrebbero toccato
terra ma al contempo preoccupati dalla barra. Poteva immaginare
esattamente quali fossero i loro sentimenti. Essere
cos vicini alla fine del viaggio, aver sopportato il mare della
costa occidentale, e ora costretti lontano dalla riva da qualcosa
di insidioso e invisibile... perch il destino doveva essere
cos capriccioso?
Adesso riusciva a distinguerli. Sagome ammucchiate che
si affollavano contro il parapetto della nave. E fu pervaso da
una nuova eccitazione, qualcosa che da tempo non provava,
e non gli ci volle molto per capire di cosa si trattasse: sperava
di vedere affondare la Wallabi. Voleva essere testimone di una
catastrofe senza esserne coinvolto, voleva vedere la fortuna di
altri uomini ridursi in niente, voleva sentirne l'angoscia mentre
cercavano di nuotare tra i flutti agitati e gelidi verso la
spiaggia, la sua spiaggia, la spiaggia dove lui aveva pianto per
la sua vita perduta.
Il cuore gli batteva forte contro il petto, come se non ci fosse
quasi pi carne sulle costole a proteggerlo. Aveva la bocca
asciutta. Vide la Wallabi virare, come per andarsene, e in seguito
girarsi per tentare un nuovo avvicinamento e cap da quella
manovra che la secca era alta, che il capitano ne aveva visto
i tentacoli sotto l'acqua, li aveva sentiti con lo scandaglio a sagola.
Joseph immagin di sentire il pianto di un bambino.
Era quello che andava cercando lungo i moli di Hokitika?
Uno sguardo veloce su un destino peggiore del suo? Un segno
da Dio che lui, Joseph Blackstone, non era l'unico predestinato
a soffrire e a perdere?
Immaginava di prendere parte ai tentativi di soccorso dei
passeggeri della Wallabi. Pensava che avrebbe aiutato di buon
grado i pochi a mettersi in salvo, con la certezza che i pi non
ce l'avrebbero fatta. E cos, forse, dopo quello, dopo aver allietato
gli occhi e la mente con quella scena, sarebbe potuto
tornare a Kokatahi, alla terra massacrata e ai ratti e agli otto
pozzi sterili che si riempivano lentamente d'acqua. Dopo aver
avuto la prova di non essere il solo predestinato alla sofferenza.
Una volta che l'avesse visto e ne avesse custodito il ricordo
dentro di s come valuta pregiata, forse sarebbe stato in
grado di continuare la sua ricerca dell'oro.
Joseph non era solo sulla spiaggia. In silenzio, sembrava
che tutti gli abitanti di Hokitika fossero usciti per guardare la
Wallabi che tentava di superare la barra. Alcune scialuppe erano
pronte a raggiungere la nave in caso si fosse arenata. Corde
e salvagente venivano caricati a bordo. Joseph si gir e vide
due uomini uscire dalla Banca di Nuova Zelanda, il posto
in cui desiderava andare con le sue belle manciate d'oro per
vedere come veniva pesato, valutato e scambiato con pi soldi
di quanti ne avesse mai posseduti.
Gli impiegati della banca, pi eleganti di chiunque altro,
guardavano anche loro, ma un po' pi discosti, con le braccia
conserte nella stessa identica maniera in cui le teneva conserte
Hamish McConnell sulla sua camicia nuova.
Un fumo nero soffiava dalla ciminiera della Wallabi mentre
si avvicinava per la seconda volta, seguendo una rotta pi a sud.
Joseph trattenne il respiro aspettando il momento in cui la chiglia
del piroscafo avrebbe colpito la sabbia.
Ma adesso i passeggeri stavano sbarcando.
Non c'era stato alcun disastro. Nessun morto.
Senza dubbio Joseph aveva provato una certa delusione,
un tedioso ritorno alla noia e al pessimismo cos familiari,
mentre osservava i nuovi arrivati scendere dal bastimento. Percepiva,
ora pi che mai, come ogni cosa fosse architettata per
spogliarlo con l'inganno di tutto ci che desiderava.
Squadr gli uomini che barcollavano, malfermi, sulla banchina.
Alcuni trasportavano l'ingombrante armamentario per
l'estrazione dell'oro; altri non avevano quasi nulla. Tutti erano
pallidi nella luce fredda.
Il proprietario dell'albergo urlava: Vitto e alloggio per pochi
penny! Venite a riposare le ossa all'albergo! Il migliore di
Hokitika!.
Gli impiegati erano scomparsi di nuovo dentro la banca. Il
governatore distribuiva promemoria, stampati su carta gialla,
in cui si leggeva che le licenze minerarie costavano trenta
scellini e che estrarre oro senza autorizzazione era un reato
punibile con ammende.
Joseph stava per allontanarsi e tornare alla sua stanza prima
che qualche nuovo immigrato ci si intrufolasse e appoggiasse
il corpo martoriato dalle pulci sul letto, quando sent
chiamare il suo nome.
Si guard intorno. La voce era acuta e leggera e, per un attimo,
pens che potesse essere quella di Will Sefton.
Poi vide la persona a cui aveva sperato di non doversi mai
pi avvicinare: sua moglie.
Stava scendendo lungo la passerella della Wallabi, la testa
avvolta in uno scialle. Veniva verso di lui.
Istintivamente Joseph cerc di indietreggiare, ma la calca
glielo imped. E ora lei si avvicinava, sempre di pi, Harriet
Blackstone, alta e risoluta come era sempre stata, con il suo
cane, Lady, al guinzaglio, e anche il cane lo vide e cominci a
uggiolare mentre il ricordo di lui, di Joseph Blackstone, padrone
di niente, neppure di quell'animale, si faceva strada incerto
nel suo cervello.
Il viso di Harriet era bianco e desolato e senza sorriso, gli
occhi grandi e stanchi. Joseph vide che il suo mantello era
sporco.
Lui non si mosse. Vide i secondi passare. Vide l'ineluttabilit
dell'arrivo di lei al suo fianco e si strinse in se stesso come
per prepararsi al contatto.
Lady gli salt affettuosa sulle gambe. Harriet la richiam
con uno strattone e si chin in avanti per abbracciare Joseph.
Joseph disse.
Lui non riusciva a parlare, a pronunciare il suo nome, non
riusciva a pensare ad altro se non che aveva progettato di non
tornare mai pi da lei e invece, come se gli avesse letto nel
pensiero, lei si era imbarcata e ora gli era accanto sulle assi
grigie della banchina di Hokitika.
Lo baci su una guancia. Joseph ricordava l'odore di lei,
con quella punta di qualcosa, un sentore fruttato. Mentre lui
sapeva di avere ancora addosso l'odore di Kokatahi. Nonostante
il bagno, odorava ancora di argilla azzurra e del fondo
sporco della tenda.
Lei si scost un po' da lui ed entrambi furono spintonati
dalla folla, persero quasi l'equilibrio.
Poi Harriet tese il braccio e appoggi la mano sul viso di
lui, che sopport quel tocco perch negli occhi di lei, adesso,
vedeva qualcosa di serio e supplichevole.
Vostra madre  morta disse. La povera Lilian  morta.
 
Capitolo 18.
Distanza.

I.
Chen Pao Yi esamin la pepita d'oro che aveva trovato nel letto
delle cipolle. La esamin alla luce del sole e al buio.
Era lunga quanto un pollice, all'incirca, e poco pi larga.
Il peso era notevole. Pao Yi sapeva, da quanto aveva imparato
nell'Otago, che l'oro trovato in prossimit della superficie
del terreno spesso era una sorta di campione della merce, indice
delle ricchezze che giacevano al di sotto. Sapeva anche
che un vero cercatore d'oro avrebbe abbandonato immediatamente
l'orto per mettersi a scavare pozzi. Si rendeva conto
che continuare a coltivare carote e patate, in quel momento,
a molti sarebbe sembrato uno sforzo patetico.
Pao Yi riflett. Pens che forse, pi avanti, avrebbe capito
quanto fosse patetico coltivare un orto, ma ancora non era
successo. Strappare tutte le cose vive e radicate che aveva piantato
gli era, al momento, impossibile. Ed era abbastanza saggio
da capire un'altra cosa: nel momento in cui si fosse sparsa
la voce che Jenny Scorbuto aveva trovato oro nel suo orto,
sarebbero arrivate le orde da Kaniere e da Kokatahi. Avrebbero
tentato di cacciarlo dalla sua terra.
In pochi giorni avrebbe distrutto il suo mondo.
Pao Yi si chiese allora in cosa consistesse quel mondo e perch
lui fosse l.
Sapeva che alla fine di tutti i suoi sforzi in Nuova Zelanda
lo aspettava il viaggio di ritorno verso il lago degli Aironi. Aveva
attraversato l'oceano solo per tornare. Paak Mei e Paak Shui
lo aspettavano, attendevano a braccia aperte. Ma cos come
non era pronto ad abbandonare il suo orto per l'oro, non era
neppure pronto ad abbandonare la sua solitudine per Paak
Mei e Paak Shui. Se li raffigurava nel loro mondo, con affetto
li immaginava in quella terra intorno al lago, con il bufalo
che si muoveva cos lentamente, aggiogato all'aratro, da sembrare
immobile in lontananza. Sentiva le raganelle gorgogliare
e chiamare dalle risaie, sotto una distesa di cielo grigio mare.
Vedeva le colline dietro le risaie, piene di tombe. Sentiva
l'odore della pianta di sego. Vedeva gli uomini del villaggio, i
suoi vecchi amici, che in tempo di siccit camminavano sulle
norie di bamb, come danzatori; sentiva il clic clic dei carretti
a una ruota sulle strade lastricate. E i volti di Paak Mei e
Paak Shui, in attesa sulla soglia di casa, erano cos vividi che
a volte credeva di vederli sbattere le palpebre.
Sentiva addirittura la sua stessa voce offrire granchi d'acqua
dolce, granchi d'acqua dolce dalla banchina traballante,
nell'aria pungente della sera. Ma a volte gli sembrava che anche
gli abitanti del villaggio sentissero la sua voce e si precipitassero
fuori con gli stivali o le scarpe di pezza per comprare
i suoi gamberi. Pao Yi, Pao Yi farfugliavano. Fratello di
virt... perch sei stato via cos a lungo? Ma lui si allontanava,
si allontanava sempre. Ne era sorpreso, ma lo faceva ogni
volta. Lasciava il secchio dov'era e diceva bruscamente agli
abitanti del villaggio di prendersi i granchi e si allontanava,
su per il Colle Lungo, oltre la tomba che conteneva i corpi incompleti
di Chen Lin e Chen Fen Ming, verso i pendii pi elevati
dove i pinabeti crescevano fitti e dove Pao Yi poteva perdersi
nell'oscurit benedetta, sotto gli alberi.
Nascose la sua pepita d'oro nella grotta.
Rinunci alla grotta come luogo in cui fumare e dormire e
si prese un po' di tempo per trasportare pietre e terra verso
l'imboccatura bassa e sistemarle in modo che l'esistenza di
una grotta non fosse palese. Ramoscelli e muschio e una felce
isolata sistemata tra le pietre completavano l'illusione. Ma
Pao Yi sapeva che, se avesse dovuto prendere il suo oro, sarebbero
bastati pochi colpi di piccone per far crollare il falso
muro e si permetteva di compiacersi della propria ingegnosit.
Eppure, quando pensava alla grotta come nascondiglio,
qualcosa lo disturbava.
Era troppo banale. Chiunque, entrando in una grotta, si
aspetta di trovarvi qualcosa. Decise che era molto meglio nascondere
la pepita in un luogo in cui nessuno si aspettasse di
trovare nulla. Ma Pao Yi non sapeva quale potesse essere quel
luogo. Da quelle parti ci si aspettava di trovare l'oro in ogni
misera manciata di terra; in verit era come se quell'aspettativa
si estendesse sull'intero paesaggio, come una sorta di invisibile
maleficio.
Poi pens che avrebbe dovuto rimettere l'oro esattamente
dove l'aveva trovato: sotto la cipollina. Perch di certo, quando
qualcuno guarda un campo coltivato a cipolle, tutto ci che
si aspetta di trovare sotto terra sono i bulbi. L'idea che ci sia
qualcosa ancora pi sotto difficilmente gli sfiorer la mente.
Pao Yi demol il muro costruito con astuzia all'imboccatura
della grotta, scavalc le pietre a terra ed entr nella cavit.
La dolcezza di quell'oscurit riusciva sempre ad allietarlo. Prese
la pepita e ritorn nell'orto. Un piccione che stava banchettando
con un verme vol via con il boccone a met ma dovette
posarsi a terra quasi subito per inghiottirlo, cosa che fece
sorridere Pao Yi.
Si avvicin lentamente verso il punto esatto dove aveva trovato
l'oro, sotto la diciassettesima cipollina. La cipolla sembrava
non aver fatto progressi da quando l'aveva piantata, ma
sollevandola Pao Yi sent le piccole radici, simili a capelli, aggrapparsi
alla terra e pens che quasi tutte le cose viventi tendono
a restare attaccate, a rimanere dove sono, mentre la sua
inclinazione, la sua stessa natura, lo teneva continuamente sospeso
in una sorta di terra di nessuno tra il restare e il partire.
Con le dita annerite scav una buchetta, vi depose la pepita,
la copr con altra terra e poi fece un'altro foro per la cipolla.
Puntell la cipolla. Poi prese la zappa e cancell le tracce
delle sue impronte dalla terra.
Guard quanto aveva fatto e si congratul con se stesso per
aver dato ascolto alle proprie inquietudini. Adesso sentiva che
l'oro era al sicuro. Ma Pao Yi sapeva anche che il suo compito
non era terminato e che, in risposta a una logica perversa,
doveva richiudere l'ingresso della grotta. Bench sapesse che
la grotta ora non conteneva pi nulla, sentiva l'impellenza di
murare quel nulla. Sapeva che si stava comportando come se
la cavit contenesse qualcosa, qualcosa che lui non aveva
ancora visto. A met dell'opera di costruzione della parete, Pao
Yi fu quasi tentato di buttar gi le pietre per la seconda volta
per entrare e cercare la cosa invisibile. Ma si disse che era davvero
infantile. Doveva smetterla con quelle strane idee, altrimenti
la sua opera non sarebbe mai giunta al termine.
Continu a ricoprire l'ingresso della grotta e fin circa un'ora
pi tardi. Comunque Pao Yi aveva ormai trascorso un'intera
giornata a fare avanti e indietro, avanti e indietro tra il
campo di cipolle e la grotta. Ora il cielo era di un profondo azzurro
violetto e gli ortaggi ombre nel terreno. Ma alla fine sent
che tutto era come doveva essere.
Pens che avrebbe dormito molto bene. Ma il suo fu un sonno
intermittente e affollato di sogni.
Continuava a vedere Chen Lin e Chen Feng Ming andarsene
in giro nonostante i corpi monchi di alcune parti. Chen
Feng Ming aveva solo un occhio ma quell'unico ardeva di una
rabbia intensa e terrificante, malediceva il figlio ancora vivo.
Pao Yi si svegli e rimase sdraiato nel buio della sua capanna.
Sapeva quanto gli mancavano i suoi genitori. I doveri
filiali avevano sempre avuto un ruolo fondamentale nella sua
vita: si era sottomesso ai malumori del padre, aveva cercato
di diventare abile quanto lui come pescatore sul lago degli Aironi
e gettare le reti esattamente nello stesso modo in cui lo
faceva Chen Lin, escogitava piccole sorprese piacevoli per la
madre, la lasciava mangiare per prima anche quando stava
svenendo dalla fame, le si inginocchiava accanto per pettinarle
i capelli lunghi e massaggiarle i piedi piagati.
Aveva cercato di obbedire a Chen Lin e a Chen Fen Ming
in ogni cosa. Adesso non c'era pi nessuno a cui obbedire, nessuno
a cui mostrare amore filiale. Pao Yi sapeva che l'ordine
costituito delle cose, nel quale si era trovato bene, si era interrotto.
Una sorta di caos lo attendeva da qualche parte e lui
non sapeva cosa fare per tenerlo a bada.
Cerc di immaginare Paak Mei mentre si trascinava per la
casetta nelle sue babbucce di perline, ma scopr che il passo
strascicato di Paak Mei, al quale credeva di essere totalmente
affezionato, lo irritava. Forse lo aveva sempre irritato e non
l'aveva mai ammesso, o forse non l'aveva mai notato prima.
Avrebbe voluto che sua moglie potesse camminare in modo
elegante. Che saltellasse e corresse come un bambino. Il rumore
di quello strascichio era come la risatina di una scopa,
che spinge senza sosta piccoli mulinelli di polvere verso una
paletta che si ritira in continuazione. Era ridicolo.
Quando Pao Yi si riaddorment, sogn delle ballerine. Indossavano
gonne di seta rossa e scarpe di raso e si muovevano
con grazia fluida ed estasiante. I loro piedi erano curvi, il
collo molto alto, ma non spezzato. Stavano in equilibrio sulle
punte. Saltavano e volavano. E la superficie sulla quale danzavano
era fatta d'oro e una grande luce dorata brillava in alto
sulle loro facce.
Pao Yi voleva prolungare quel sogno, ma svan con il rumore
del vento che scuoteva la porta provvisoria della capanna,
e lui rimase sdraiato l, nello stupore di quelle ballerine
scarlatte, in attesa del mattino.

II.
La stanza di Joseph nell'albergo di Hokitika era piccola e conteneva
un solo letto strettissimo. Quel letto, dopo la terra dura
di Kokatahi, gli era sembrato il posto pi comodo del mondo
e quando si rese conto che avrebbe dovuto fare la parte del
marito cavaliere e cederlo a Harriet sent la morte nel cuore.
Riusc a procurarsi una stuoia sottile per s e la stese sul
pavimento, ma si sentiva stupido a stare sdraiato l, tanto pi
in basso del letto; si sentiva un bambino relegato in una posizione
inferiore e quando guardava in su verso Harriet che dormiva
sodo, quasi spensierata, nel posto che era suo di diritto,
la odiava. Lady, la cagnetta, inizi la notte sotto il letto, ma
poco dopo ci sal sopra e si mise a dormire soddisfatta sui piedi
di Harriet, cosa che inaspr la rabbia di Joseph. Delle tre
creature viventi in quella stanza, solo lui sentiva le assi dure
del pavimento, respirava la polvere a cui era stato concesso di
accumularsi sulla zoccolatura...
Sono il cane bastardo messo in castigo in un angolo.
Joseph sent le lacrime salirgli agli occhi. Pens che non
aveva quasi mai pianto prima di arrivare in Nuova Zelanda,
ma ora non voleva fare altro. L'uomo che aveva costruito Cob
House, a cui non importava dove dormiva n il modo in cui
gli operai lo punzecchiavano e lo canzonavano chiamandolo
cacatua, quell'uomo non c'era pi, cos come non cerano
pi Cob House e Lilian, e la creatura che aveva preso il suo
posto stava impazzendo dal dolore.
Lasci scendere le lacrime. Perch non dovevano scendere?
Chi le avrebbe viste? A chi importava se piangeva o no? A
sua madre sarebbe potuto importare, ma era nella sua tomba
a Rangiora, in una bara economica di pino totara, in un cimitero
dove nessuno andava...
Harriet gli aveva descritto il funerale di Lilian. A Parton
Magna gran parte degli abitanti del villaggio e met di quelli
di Parton Parva sarebbero accorsi per la moglie del sensale di
bestiame, ma Rangiora era a malapena un villaggio e nessuno
sapeva chi fosse Lilian Blackstone, n quanto aveva penato
sulle porcellane rotte n ricordava il suo amore per il canto
o la precisione dei suoi rammendi. L'unica persona al seguito
del funerale era stata Harriet. Joseph poteva immaginare
la moglie con un bel portamento" anche in quel frangente,
che sussurrava qualche preghiera, poi osservava in silenzio
mentre il corpo di Lilian veniva deposto in una tomba
simile al pozzo orizzontale di una miniera, una tomba di argilla
azzurra.
Non sapevo cosa darle, cosa mettere nella tomba con lei
aveva detto Harriet perch non avevo idea di quale fosse il
suo oggetto preferito. Avevo pensato a uno dei suoi pezzi di
porcellane dello Staffordshire, ma alla fine ho scelto il disegno
a pastello di voi da bambino con l'abitino bianco. Penso
che avrebbe voluto portarlo con s. Ho fatto bene?
Joseph non aveva detto nulla. Era pi che mai contento di
non avere figli da umiliare con gale di pizzo e sottovesti bianche.
Desiderava che ci fosse stato un ritratto di lui da uomo,
con una bella giacca e una cravatta di seta.
Ho fatto bene, Joseph? domand di nuovo.
Non lo so, Harriet disse. Chi pu saperlo?
Ma immaginava le mani sottili di Lilian serrate con garbo
sul disegno.
In effetti immaginava in modo vivido la madre morta e
gli spezzava il cuore pensare che ora, qualunque cosa facesse
e qualunque fosse il risultato, lei non sarebbe stata l a testimoniarlo,
ma sarebbe per sempre rimasta morta nella sua
bara, con le dita a decomporsi fino all'osso appoggiate su
quel ridicolo disegno, fatto ben prima che la sua vita iniziasse
davvero.
E cera un'altra cosa che aveva preso a tormentarlo.
Sperava e pregava che la bara di Lilian avesse avuto un
qualche tipo di fodera o altro, qualcosa che avvolgesse la madre,
perch era sempre stata una di quelle persone che vivono
lo spazio in modo meticoloso, con le ginocchia strette e i
gomiti accostati e lo scialle ben chiuso, e lui non poteva sopportare
il pensiero di Lilian May Blackstone che scivolava
scomposta in una cassa di legno: uno stato di cose che lei avrebbe
detestato.
Joseph voleva domandare a Harriet se la bara avesse avuto
un rivestimento, ma aveva troppa paura della risposta. Perch
quello che vedeva quando immaginava la piccola chiesa
di Rangiora, fatta di assi dipinte di verde e sovrastata da un
piccolo campanile storto, era una terribile e precaria fragilit.
Vedeva le assi che si dilatavano, inchiodate insieme, che si allontanavano
e si riavvicinavano con il freddo e con il caldo.
Tutto sottile e scadente e non costruito per durare. Sapeva pertanto
che le possibilit che ci fosse stato un rivestimento nella
bara di Lilian erano remote e cos, sdraiato sulla sua stuoia
mentre il cane e Harriet dormivano comodamente sul letto,
Joseph si disse che piangeva per quello, per la mancanza di
una fodera nella bara della madre morta, ed era una ragione
che legittimava perfettamente il pianto di un uomo.
Il viaggio sulla Wallabi era stato lungo e freddo e duro. Harriet
era cos stanca quando arriv nella stanza di Joseph nell'albergo
di Hokitika che si sent sopraffatta dal sonno prima
ancora di aver pensato a dormire. Cerc quanto meno di restare
sveglia ancora un po' per riflettere su quanto sapeva meritare
una riflessione: il cambiamento d'aspetto di Joseph. Era
sempre stato magro, ma ora sembrava... cosa sembrava? Uno
spaventapasseri? Un naufrago? Un galeotto? In lui, stabil Harriet
mentre il sonno le si insinuava dentro, allungando i suoi
pensieri in fili inconsistenti e leggeri, c'era anche qualcosa di
un Ges dipinto: i capelli lunghi e incolti, la barba spessa e
riccia, gli occhi sofferenti, troppo grandi per quel viso...
Lottando contro il sonno si fece una domanda difficile, sensata
e ben posta: era questo che le miniere d'oro facevano a
un uomo? Quando sarebbe arrivata ai giacimenti auriferi
avrebbe visto un centinaio d'uomini col medesimo aspetto di
Joseph? O a lui era successo qualcos'altro, nel tempo in cui
era stato lontano? Harriet gir la testa e lo guard, sdraiato
sulla stuoia. Joseph Blackstone. Non gli aveva ancora confessato
di conoscere il segreto dell'oro al ruscello e adesso si domandava
se gliel'avrebbe mai detto. Aveva la sensazione che
fosse una delle mille cose che lui le aveva nascosto, come se i
segreti si fossero accumulati in lui cos fitti da non poter pi
essere dipanati. Che senso avrebbe avuto quindi uno scontro?
Harriet navigava in un mare di sonno cos nero e vasto da
non avere forma n tratti distintivi, senza il sollievo di un sogno.
Quando Lady salt sul letto lei non si scosse. Qualcuno
urlava nei corridoi, sbatteva porte, tossiva, rideva e bestemmiava,
ma Harriet non si accorse di nulla. E il rumore del pianto
di Joseph? Forse un paio di volte fu risvegliata da quel suono,
ma mai abbastanza a lungo da sentirlo.
La mattina, mentre insieme mangiavano uova e pappa d'avena,
circondati dai chiassosi immigrati scesi dalla Wallabi, Joseph
disse: Ho pensato tutta notte a quello che bisogna fare
adesso. Io rinnover la licenza e torner a Kokatahi per almeno
due mesi, perch non posso mollare ora. Ma non vi porter
con me. Non ci sono donne sui giacimenti. E l'inverno 
ormai alle porte. Dovrete far ritorno a Christchurch.
Harriet non disse nulla.
Joseph si pul i granelli grigi di avena che si erano attaccati
alla barba. Avrebbe voluto dire a Harriet di andare da Toby Orchard
e convincerlo a comprare tutta la terra che lui e Harriet
avevano acquistato, insieme a ci che restava di Cob House e il
fienile e l'orto. Voleva annunciarle che tra loro era tutto finito
e che era sollevato che Cob House fosse stata spazzata via dai
temporali, che la natura aveva confermato quanto lui gi sapeva:
l'esperimento della fattoria in Nuova Zelanda era fallito.
Ma poich non conosceva cosa ci fosse al di l di quella fine,
sapeva che non gli era ancora possibile pronunciare quella
parola. Una volta che avesse trovato l'oro e avesse avuto soldi,
allora sarebbe stato in grado di fare progetti che fossero
equi per entrambi. Un progetto pragmatico e razionale e che
tenesse conto, in qualche modo, delle speranze che tutti e due
avevano nutrito all'inizio. Ma finch non fosse arrivato il giorno
in cui avrebbe avuto i mezzi per immaginare un futuro,
tutto ci che poteva fare era chiedere a Harriet di lasciarlo stare,
di vivere una vita tranquilla e frugale ben lontana da lui,
cos che non avrebbe dovuto preoccuparsi di lei n pensare a
lei in alcun modo.
Il mio suggerimento disse  che voi andiate a stare dagli
Orchard. So che Dorothy vi  molto affezionata...
S disse Harriet e io sono molto affezionata a lei. Ma non
posso stare con gli Orchard a tempo indeterminato. Non posso
approfittare di loro. E comunque dopo aver fatto tutto questo
lungo viaggio per mare desidero vedere i giacimenti d'oro.
No disse Joseph. Le zone di estrazione dell'oro non sono
posto per voi.
Perch? Sono forse troppo dure? Estrarre l'oro  sgradevole?
Non  un mondo per persone come voi.
Persone come me? Ricordo che avete detto qualcosa del
genere anche quando ve ne andaste per costruire Cob House.
Mi lasciaste a Christchurch.
Per il bene di Lilian.
Benissimo. Ma Lilian ora non c' pi, non  cos?
Non sareste felice a Kokatahi, Harriet.
Perch parlate sempre di felicit? Come se fosse l'unica
cosa per cui lottare.
Sembrava alta, anche seduta sulla seggiola dura, mentre
faceva colazione. Joseph si meravigli di aver mai pensato di
poter sopportare una cosa simile: una donna alta come lui.
Quando abbracciava Rebecca la testa di lei gli arrivava pi o
meno alle spalle e lui poteva appoggiare il mento sui suoi riccioli
e odorare l'olio di borragine che usava per lavarsi i capelli.
Voleva dirle che parlava di felicit perch gli era completamente
estranea, cos come lui e Harriet erano estranei tra
loro. Ed era stanco di vivere fra estranei! Cos stanco che sentiva
che cominciava a incurvarsi e piegarsi verso il suolo come
un vecchio. Pensava a Hamish McConnell e al suo castello
scozzese. Pensava a Will Sefton che si arricchiva con l'oro
Brenner-McConnell. Sentiva un urlo crescergli in gola. Rivide
le tre tigri del circo camminare in tondo sulla pista...
Vi infastidisce l'idea di portarmi a Kokatahi disse Harriet.
Capisco. Ma non mi fermer a lungo, Joseph. Ho promesso
a Edwin Orchard di cercare una sua amica che si trova
qui da qualche parte. E quando l'avr trovata potr imbarcarmi
di nuovo sul piroscafo e andarmene e lei verr con
me. Ma fino a quel momento rimarr con voi e vi aiuter nella
vostra concessione. Se sono in grado di dissodare un orto,
probabilmente posso anche scavare in cerca d'oro.
Joseph si copr il volto con le mani e guard Harriet dalle
fessure tra le dita. Capiva di non poter ordinare a quella donna
che aveva sposato di tornare sulla Wallabi. Era sola, fatta
eccezione per il cane, senza una casa dove tornare e con tutti
i suoi averi in un magazzino, e l'inverno sarebbe arrivato da
un giorno all'altro. Guardandola da vicino cerc di capire cosa
lei si aspettasse da lui. Anche lei sentiva, come lui sperava,
che non potevano pi toccarsi n ammettere l'idea di essersi
toccati in passato?
Non riusc a fissare lo sguardo su di lei a lungo. Aveva un
aspetto troppo insignificante nella fredda luce del mattino, i
capelli troppo corti, il naso troppo lungo, la pelle troppo sciupata
dalle giornate all'aperto nella fattoria e dai venti salmastri
del mare.
Si domandava se l'avesse mai trovata bella, ma non ricordava.
Joseph si schiar la gola: Se volete venire con me disse
con la sua voce formale da sensale d'aste avrete bisogno di
una tenda. La mia  troppo piccola per tutti e due. Dovremo
comprarla, insieme a qualche tegame migliore e....
Dovr cucinare per voi? Tutto qui?
Cucinare sarebbe di grande aiuto. Sono quasi morto di fame...
Forse la fortuna ricomincerebbe a girare se fossi pi in
forze...
Si chiese se avrebbe dovuto dirle dei ratti. Forse gli sarebbe
bastato descrivere il modo in cui quelle bestiacce brulicavano
in continuazione sul terreno e come a volte riuscissero
a entrare nella tenda e che potevano mordere, e il modo in cui
squittivano e si accoppiavano e si nascondevano e venivano
uccise per essere mangiate e le pelli buttate nel fiume; forse
non doveva far altro che parlarle di quello e Harriet avrebbe
deciso di non avvicinarsi neppure a Kokatahi.
Non mi dispiace cucinare disse. Ma mi permetterete di
cercare l'oro?
Non c' oro! Joseph sbott a voce cos alta che qualcuno
dei nuovi arrivati intenti a mangiare pappa d'avena si volt a
guardarlo e vicino al loro tavolo cal un improvviso silenzio
sgomento.
Voleva solo dire disse Harriet girandosi educatamente
verso quegli uomini che ancora non ha trovato oro nella sua
concessione. Immagino che sia la stessa cosa che ha detto
McConnell il giorno prima del suo meraviglioso ritrovamento.
Quante cose non dette, pens di nuovo Harriet mentre lei e
Joseph si preparavano per fare acquisti a Hokitika. La distanza
tra me e Joseph  diventata incolmabile.
Ma ora trovava, quanto meno, che non aveva una vera urgenza
di colmarla, che la sua curiosit verso Joseph si era spenta.
Le sembrava che sapere tutto di un'altra persona fosse un
tormento, che il matrimonio fosse una misera condizione, se
questo era ci che implicava. Quale essere umano, messo a
nudo, non sembrava ripugnante, lei per prima? Quale stolta
societ decretava che marito e moglie (cos distanti e diversi
nella loro esperienza del mondo e nella loro stessa natura) dovessero
essere una cosa sola?
Lascia stare. Quello era stato il lamento del povero Roderick
Blackstone, ma aveva ragione a continuare a ripeterlo.
Harriet aveva sentito la storia dei centrini stropicciati e ora le
sembrava la scena di una tragedia.
Era contenta di comprare una tenda per s. Pens che con
una tenda, con la pistola che Joseph le aveva dato, con Lady
al suo fianco e con qualche attrezzatura rudimentale, sarebbe
stata in grado di andare dove le pareva. Decise, mentre pagava
la tenda e una coperta rossa che le era parsa soffice e calda
insieme, che sarebbe rimasta poco tempo a Kokatahi. Poi
avrebbe lasciato Joseph. Avrebbe affrontato il compito affidatole
da Edwin Orchard: sarebbe andata in cerca di Pare. Sapeva
che quella ricerca l'avrebbe portata sulle montagne, in
una direzione diversa, verso la valle di tenebre da cui gi una
volta era tornata.

 TERZA PARTE.
 
Capitolo 19.
Verso la cascata.

I.
Harriet era una curiosit: una donna a Kokatahi; cos come
lo era stata sulla carraia che portava all'Hurunui.
Lungo tutta la strada che saliva da Kaniere i cercatori fissavano
Harriet al suo passaggio. Quelli che conoscevano le
abitudini solitarie di Joseph fecero due ipotesi, entrambe errate.
Pensarono che fosse sempre cos immusonito perch gli
mancava quella sua sposa alta e bella, con lo sguardo spavaldo
e i capelli corti; o che fosse convinto, con lei al suo fianco,
che la fortuna sarebbe cambiata.
Ma quando videro Harriet piantare la sua tenda a una certa
distanza da quella di Joseph ripresero a ridacchiare e mormorare
su di lui. Lo chiamavano anguilla spaiata o ratto
solitario. Giravano anche voci sul ragazzo che era stato con
lui per un po'. E adesso scherzavano non ha pi n gallina
n pesce!
Harriet piant la tenda al limitare della concessione di Joseph,
il pi lontano possibile dal fiume, con il retro rivolto verso
la macchia boscosa, in prossimit di una striscia d'erba ancora
verde. Ma il fetore della ganga e dei rifiuti umani aleggiava
su tutta la zona, come se la terra avesse eruttato sputando
fuori tutto il marcio che c'era l intorno.
La tenda era circondata sui due lati da capanne e baracche
e Harriet si trov spesso a fissare a lungo la varia architettura
di quelle costruzioni. Alcune erano squadrate e a forma di
nave, con assi tagliate per il lungo e porte o finestre fatte di filometallico, ricoperte di tela da sacco. Altre sembravano
fatte da bambini o da castori: strutture basse di forma indeterminata,
ricoperte di rametti di faggio dai quali il vento cominciava
a strappare le foglie.
Harriet aveva visto con i suoi occhi quel che il vento era
stato capace di fare a Cob House. E adesso pensava che probabilmente
nulla, a Kokatahi, sarebbe sopravvissuto all'inverno.
Un vento forte proveniente dalle cime dei monti, una
nevicata come quella che aveva ucciso Beauty, una settimana
di pioggia battente che gonfiasse il fiume: le sembrava pi che
sufficiente per distruggere le miniere di Kokatahi.
Avvolta nella sua coperta rossa, sdraiata sulla terra dura,
Harriet immaginava la drammatica fine dei giacimenti d'oro
di Kokatahi. Le serviva per prendere sonno in mezzo al rumore
degli uomini e al baluginare dei loro fuochi notturni. Lo
faceva perch, malgrado il lavorio incessante, le piaceva immaginare
che quel posto fosse precario come un castello di
sabbia.
Stabil che per primo sarebbe arrivato il vento. Si sarebbe
precipitato lungo la valle oscura dello Stige e avrebbe spazzato
via tende e baracche cos come aveva fatto con il tetto di
Cob House e con la polvere dei suoi muri. Le tende si sarebbero
staccate dai picchetti e forse gonfiate, per un istante, come
ombrellini strappati dalle mani guantate di donne in un
ippodromo ventoso, per poi ricadere a terra, stracci di cotonina,
tormentate forme in movimento, e portate fino al fiume
dove, lentamente, sarebbero affondate. E contro quel vento
i fragili verricelli non avrebbero saputo opporre resistenza.
Sarebbero crollati, precipitando nei pozzi, con i secchi a
risuonare contro l'assicella di copertura, e via, andati.
Dopo il vento, la pioggia avrebbe cominciato a cadere e a
far gorgogliare i cumuli di detriti come polle d'acqua bollente.
E intanto, sui monti, le sorgenti si sarebbero gonfiate
e gonfiate, fino a scoppiare in cascate dalle pareti di roccia.
E poi sarebbe arrivata la neve. Harriet ricordava quanto attaccava
la neve in Nuova Zelanda, i suoi fiocchi pingui, e come
si accumulava in fretta, silenziosa, s'ammucchiava, s'impilava
e continuava a cadere e a riempire il cielo. L, avrebbe
bloccato la valle. Avrebbe formato scogliere lungo le rive
del fiume, pi alta di un uomo, pi alta di tutti gli uomini
fuggiti da tempo, quella neve grassa... impegnata nell'annientamento
di tutto ci che in quel luogo era stato tentato.
Il suo peso avrebbe livellato la terra, congelata in un'impenetrabile
crosta scintillante.
Quando faceva giorno Harriet si lavava all'interno della tenda
e piegava la coperta e indossava i vestiti che avevano cominciato
a prendere l'odore di Kokatahi. Si era scavata una
latrina tra gli arbusti di manuka. Mosche gialle, oscenamente
scintillanti, si affollavano sulle evacuazioni inconsistenti
prodotte dal suo corpo. I ratti della boscaglia squittivano tra
gli steli di manuka, ma a Harriet non importava che la osservassero;
era lo sguardo degli uomini quello che temeva, quellosguardo che diceva: Sei una di noi, adesso, povera cagna,
tu, moglie di un cercatore, povero e squallido pezzo di carne.
Quando si accovacciava cercava di distendere la sottana intorno
a s, non solo per nascondersi dagli uomini, ma per nascondersi
da se stessa. Sentiva di essere arrivata in un luogo
dove il suo corpo aveva cominciato a morire.
Accendeva il fuoco la mattina e preparava il t, e lei e Joseph
sedevano vicino alla fiamma e mangiavano bacon e pesce
salato, e Harriet vedeva l'occhio di Joseph che cominciava
a vagare sui cumuli di terriccio della sua concessione e su
quelle adiacenti, come se il colore fosse sempre stato l e chiss
come fosse sfuggito al suo sguardo. Le aveva confessato di
aver sognato di essere cieco. Nel sogno cercava di sondare la
terra con le mani, ma tutto intorno sentiva solo le risate degli
altri uomini. Un cercatore d'oro cieco! Ecco il migliore scherzo
della stagione!
Lavare divent la mansione principale di Harriet. Era quello
che Joseph voleva che lei facesse. Nient'altro, davvero, come
se non si fidasse di farle cercare l'oro; voleva solo che facesse
tornare pulite le cose.
Cos lei trasportava i vestiti maleodoranti di Joseph e le
lenzuola sporche a monte del fiume, lontano dagli scavi, e li
insaponava e li batteva su una pietra bianca, poi li sciacquava
nell'acqua ghiacciata e li appendeva agli alberi. Non faceva
domande sullo stato di quelle cose, neppure a se stessa.
Vedeva quel che vedeva. Volgeva lo sguardo alle montagne o
al cielo.
Harriet aveva chiesto di Pare ad alcuni cercatori di Kokatahi,
ma nessuno di loro aveva visto una donna maori. Ridacchiavano
all'idea di una donna maori che invade i nostri
scavi. Dissero a Harriet che c'era qualche maori sul fiume
Greenstone e che un paio erano stati visti presso gli scavi
sulla spiaggia, ma non a Kaniere, signora, e fuor di dubbio
non qui.
Mentre faceva il bucato, per, Harriet aveva creduto di sentire
il rumore di una cascata. Un rumore che riecheggiava costante,
come se fosse stata la roccia stessa a mugghiare. E cos,
con il bucato steso che svolazzava nella brezza e le mani
ruvide arrossate per l'acqua del fiume, Harriet cominci a
muoversi in direzione di quel rumore.
Il cammino era ostruito da rocce e massi. Il fiume si attorcigliava
intorno a qualunque cosa fosse caduta sul suo percorso.
Dopo aver camminato per trenta o quaranta minuti Harriet
si rese conto di non sentire pi il rumore dei giacimenti
d'oro. Decise di fare un segno nel punto esatto in cui Koka-
tahi "scompariva" nell'aria. Torn sui suoi passi e quando lo
trov appoggi un bastone per traverso lungo il sentiero per
marcare il confine tra s e le miniere. E pens a come tutto,
nel mondo, avesse un suo limite, fosse finito e quella consapevolezza
la confort.
Riusc a sveltire il passo quando le rive del fiume cominciarono
a distendersi in una spiaggia ghiaiosa dove becchettavano
e passeggiavano uccelli dalle zampe lunghe. Pass un'ora
o forse di pi. Le venne sete e si chin per raccogliere un
po' d'acqua con le mani e l rimase ad ascoltare il brontolio
della cascata e il vento.
Fu in quel momento che usc il sole e alzando lo sguardo
Harriet vide l'orto di Chen Pao Yi. Dovette sbattere le palpebre
per riparare gli occhi dal sole, che aveva acceso l'orto dall'altra
parte del fiume come una lampada splendente illumina
un palcoscenico buio. Harriet fiss l'orto. Era il modello di
quanto aveva cercato di creare nella piana dell'Okuku. La variet,
l'ordine con cui erano disposte le piante, la terra scura
lavorata con pazienza... l aveva l'esempio di come avrebbe dovuto
essere il suo orto, ormai abbandonato da tempo.
Not la capanna di Pao Yi, costruita con le pietre, incassata
nella parete di roccia che la proteggeva, ordinatamente
ricoperta da un tetto di felci. Vide la rete da pesca tesa tra due
alberi nella parte pi bassa del fiume.
Sebbene avesse bevuto una bella sorsata d'acqua Harriet
sentiva ancora un residuo di sete, ma quel che voleva non era
acqua; la sua era sete della verdura fresca di quell'orto.
Si tolse gli stivaletti e cominci ad attraversare il fiume. La
corrente era veloce e forte e le strattonava le sottane e lei sapeva
che se fosse caduta sarebbe stata trascinata via, gi verso
Kokatahi insieme ai ratti e all'immondizia che scorrevano
fino a Kaniere.
Si pieg per sollevare le gonne dall'acqua e scopr una fune
che correva sulla ghiaia del letto del fiume. La tir su e vide
che era attaccata a un palo, piantato al confine dell'orto.
Per arrivare sana e salva dall'altra parte del fiume non doveva
far altro che reggersi alla fune.
Si asciug i piedi sull'erba e si rimise gli stivaletti. Rimase
dov'era e chiam, ma non comparve nessuno. Vide una zappa
con il manico rosso conficcata nella terra dov'erano piantate
le cipolle. Not che l'orto era diviso da stretti sentieri d'erba
e che i margini erano precisi.
Lungo il confine occidentale dell'appezzamento il coltivatore
aveva piantato un susino e sebbene non ci fossero pi
frutti e le foglie fossero rade, intorno all'albero aleggiava un
morbido profumo e Harriet vi si sedette accanto. Tir fuori
dalla terra una carota, la pul sulla sottana umida e se la mangi
tutta, compreso il ciuffo verde. Era il sapore pi dolce che
avesse mai assaggiato e Harriet pens che da lungo tempo doveva
avere quella fame di dolcezza, perch l'unica cosa che voleva
fare ora era starsene seduta l, vicino a quel susino, e sgranocchiare
tutte quelle carote.
Prese, pul e mangi una seconda carota e poi aspett. Attendeva
che l'orticoltore tornasse per scusarsi di avergli rubato
la verdura, ma aspettava anche perch non aveva intenzione
di muoversi. Il rumore della cascata era ancora abbastanza
forte, ma Harriet l'aveva allontanato dalla mente, concentrata
com'era su quel posto. Pensava che quell'orto fosse
uno dei luoghi pi strani e belli che avesse mai visto.
Non arrivava ancora nessuno. Il sole si era fatto pi alto ed
era tiepido e le gonne di Harriet cominciavano ad asciugarsi.
Avrebbe voluto entrare nella capanna per scoprire chi fosse il
padrone di quella rigogliosa piantagione e della capanna stessa,
che sembrava ben fatta e resistente come se, con l'arrivo
dei venti d'inverno o del freddo, quella soltanto, tra i rifugi
temporanei costruiti lungo il fiume, fosse destinata a rimanere
in piedi.
Ma non voleva comportarsi da intrusa o da spia. Mangi
un'altra carota, poi pos il capo sulla stretta striscia d'erba.
Quando si svegli la luce si era inclinata dietro le montagne e
l'aria era fredda.
Harriet si guard intorno, ma nulla si era mosso n era
cambiato. Si alz, si rassett le sottane e si avvi lentamente
verso il fiume dove trov subito la fune sommersa e la us per
spostarsi con sicurezza verso la riva opposta. Il pensiero di dover
tornare al campo di Kokatahi le procur un improvviso
malessere e si sedette sulla riva ghiaiosa in attesa che passasse.
Appoggi le mani sulle ginocchia e tenne la testa rivolta
verso il basso. Fissava i colori ambra e grigio della ghiaia. Si
ripromise di tornare il giorno seguente per riprendere la ricerca
di Pare e della cascata.
Fu in quel momento che Harriet vide l'oro.
L'oro era una polvere grezza tra le pietruzze grigie e ambra.
Brillava nell'imminente crepuscolo azzurro.

II.
Mentre Harriet era via Will Sefton torn alla concessione di
Joseph.
Signor Blackstone disse con sorriso beffardo ho sentito
dire che vostra moglie non poteva vivere senza di voi. Si dice
che le mancavate cos tanto che vi ha seguito fino a questo
cimitero!
Joseph moll l'impugnatura del verricello e guard Will. Il
ragazzo indossava una giacchetta nuova. I suoi riccioli sembravano
morbidi e puliti. Stava a gambe divaricate con le mani
nelle tasche dei pantaloni di fustagno.
Cosa ci fai qui? domand Joseph.
Will estrasse lo zufolo da una delle tasche e lo accarezz
con delicatezza, producendo il familiare suono acuto.
Vattene, Will disse Joseph voltando le spalle al ragazzo
per riprendere a far girare il verricello.
Lui smise di zufolare. Me ne vado s disse Will. Fra qualche
settimana non sentirete pi il mio zufolo a Kokatahi. In
Scozia, vado, con il signor McConnell. Mi metter il kilt, ha
detto. Un bel ragazzo in kilt. E sotto niente, e l'aria fresca tra
le gambe. Che ne dite, signor Blackstone?
Joseph si gir per met. Il suono della voce di Will, l'aspetto
meno affascinante del ragazzo, risvegli in lui una sensazione
familiare d'infelicit e insieme di desiderio.
Non m'importa dove vai rispose Joseph.
Falso, signor Blackstone. Non  cos? sussurr Will avvicinandosi
di un passo a Joseph. Perch se me ne vado voi
non potrete pi andare nel posto che desiderate. Non ditemi
che vostra moglie vi permette...
Lasciami in pace! disse Joseph. Va' in Scozia. Va' dove
ti pare, Will, e con chi ti pare. Ma lasciami in pace.
Signors, lo far.  cos che si dice? Signors? Vi lascer
in pace, signor Blackstone, fra non molto. Ma pensavo che prima
di partire potrei fare la conoscenza di vostra moglie e dirle
di quali servizi mi sono occupato in sua assenza. Cos tutto
sar chiaro e limpido, no? Non mi piace l'idea di andare via
senza aver chiarito le cose.
Joseph assest un calcio a un pezzo di corteccia di pino che
vol sopra il fango in direzione di Will, ma il ragazzo si spost
agilmente.
Se credi disse Joseph che con me il ricatto possa funzionare,
hai sottovalutato una cosa, Will Sefton. Non ho oro.
Nemmeno un'oncia. Neanche un granello. Niente. Guardati
intorno, se non mi credi.
Vi credo. Ve lo leggo in faccia. Niente colore. Ma avete ancora
soldi, signor Blackstone. Comprate ancora provviste a
Hokitika e avete acquistato una nuova licenza mineraria. Lo
so perch vi ho visto l. E non mi avete mai pagato neppure
un centesimo per quello che ho fatto. Neanche un centesimo.
E ho detto al signor McConnell: Sono arrabbiato con il signor
Blackstone. Sono arrabbiato perch  un uomo che promette
di pagare e non mantiene mai le promesse. E il signor
McConnell  d'accordo con me. Mi ha detto: Vai e prendi quello che ti spetta, Will, perch sei il pi dolce succhiauccelli di
tutto l'emisfero australe, e se non ottieni quel che ti  dovuto
sar io ad andare a cercare Blackstone". Vi ha chiamato
Blackstone e non signor Blackstone, vedete. Credo che vi disprezzi.
Andr a cercare Blackstone e lo sistemer con queste
mani."
Joseph si sent sul punto di cadere.
Gli sembrava di non avere nulla sotto i piedi a evitargli quella
caduta infinita e terrificante. Vide un sorcio raggiungere
l'orlo del pozzo sul quale stava lavorando e infilarsi nel buco.
Vide Will osservare l'animale con un ghigno, la bocca rossa e
umida come quella di Rebecca. Si accorse di non essere distante,
non pi di un braccio teso, da un badile abbandonato
nel fango.
Sapeva che era denutrito, sempre pi debole, e mancava di
velocit: velocit di pensiero e d'azione. Sapeva che doveva
mascherare le sue intenzioni, fingendo di ritirarsi lentamente
verso la tenda, come per cercare i soldi per Will. Prese un
cencio dalla tasca e cominci ad asciugarsi le mani. Will non
gli scollava gli occhi di dosso.
Poi Joseph si lanci in avanti e raccolse il badile. Con tutta
la forza rimastagli lo sollev in aria. Lo sent raggiungere
l'altezza massima e poi lo scagli verso il basso, a tagliare l'aria
pesante e fetida di Kokatahi, e rest in attesa del rumore
della pala di ferro che si schiantava sul cranio di Will Sefton,
chiudendogli la bocca per sempre.
Ma Joseph era pi lento di quanto non si fosse reso conto
e la sua azione prevedibile. Sent Will gridare e poi si accorse
che si era spostato, un balzo all'indietro che l'aveva portato
ben lontano dalla traiettoria del colpo. Per un attimo si guardarono
negli occhi, poi Will si gir e corse sul terreno butterato,
verso la corda che delimitava la concessione di Joseph,
la oltrepass con un salto e fugg via, scansando i cumuli di
pietre e detriti abbandonati l intorno finch non fu scomparso
dalla vista di Joseph.
Joseph gett via il badile.
Sapeva che negli appezzamenti vicini gli uomini avevano
smesso di lavorare e lo stavano fissando, come si guarda una
persona che ha perso completamente il senno.
 III.
Durante la notte Harriet and nella tenda di Joseph.
Lui giaceva immobile e fingeva di dormire nel terrore che
lei fosse venuta a chiedere amore.
La sent aprire il risvolto e richiuderlo dietro di s e accovacciarsi
vicino a lui, sdraiato con la testa appoggiata sull'incavo
del braccio e la pistola a portata di mano. Lei gli tocc il
gomito e lui finse di svegliarsi da uno dei suoi incubi.
Joseph sussurr. Accendete una candela. Devo farvi vedere
una cosa.
Harriet era avvolta nella sua coperta rossa, il volto severo
e discosto da quello di lui, e dal suo sguardo Joseph cap
che sarebbe stato al sicuro da effusioni. Accese la candela e
la sistem tra loro. Mentre lei si piegava in avanti per aprire
il fagottino che teneva in mano, Joseph ricord che un
tempo portava i capelli lunghi, chiome lunghe e selvagge
che gli piaceva toccare e sentire sul viso e sulle spalle. Ma
poi aveva emulato la sua amica, Dorothy Orchard, e se li era
tagliati. Lei e Dorothy amavano credere di essere donne moderne,
pioniere esemplari a cui non importava di rendersi
brutte.
La guard da vicino. Lei sleg uno straccio umido e l'odore
del fiume entr nella tenda e Joseph vide, alla luce della
candela, un mucchietto di ghiaia bagnata che Harriet cominci
a smuovere con le dita. Avvicin la candela e sussurr: Lo
vedete? Non mi sto sbagliando, vero?.
Joseph Blackstone si ritrov a guardare granelli d'oro.
Quasi senza respirare allung la mano e li tocc, poi ne prese
alcuni e se li fece rotolare tra le dita, soppesandoli.
Dove? domand.
Harriet gli spieg che aveva seguito il corso del fiume risalendo
per un lungo tratto oltre gli scavi di Kokatahi, in direzione
del rumore di una cascata, e lungo il cammino verso
la cascata aveva trovato un orto meraviglioso.
Jenny Scorbuto disse Joseph in fretta. L'oro era sul suo
terreno?
Chi  Jenny Scorbuto?
Un cinese. Vende ortaggi. Quest'oro  suo?
Sst disse Harriet. O sveglierete gli...
Joseph lasci cadere l'oro e afferr il polso di Harriet. Dove
l'avete trovato? Dove?
Harriet fiss Joseph con aria accusatoria, serrandolo in uno
sguardo gelido finch lui non lasci la presa. Non nell'orto
del cinese, Joseph. Da questa parte dell'acqua. C' una zona
di terra piana dove il fiume si allarga... l'ho trovato l. L'ho raccolto
con la mano.
Joseph lo guard ancora e lo tocc e cominci a selezionare
i granelli d'oro e a metterli da una parte. E sent crescere
nel cuore qualcosa che rischiava di soffocarlo e pens che
avrebbe potuto piangere o cominciare a balbettare cose senza
senso e gli sembrava come se tutto il sangue che gli scorreva
in corpo fosse stato ripulito dal veleno che conteneva e
fosse di nuovo fresco e limpido e le sue membra fossero ancora
forti, come quelle di un giovane.
Il colore ripet. Abbiamo trovato il colore.
Stava gi stimando il valore di ci che aveva davanti agli
occhi. Pens che ce ne fosse abbastanza per entrare nella Banca
di Nuova Zelanda e uscirne con il sorriso stampato in volto.
Ma aveva bisogno di sapere che ce nera altro, che non era
come la polvere che aveva trovato nel suo torrente, un ritrovamento
che lo aveva tormentato e illuso; aveva bisogno di sapere
che quell'oro era solo l'inizio...
Si fece descrivere il luogo da Harriet, la consistenza del terreno,
la disposizione delle pietre e degli alberi e apprese che
lass, presso un'ansa del fiume, c'era un'ampia curva di ghiaia
e l'oro era l, disseminato in abbondanza, o cos le era sembrato,
tra le pietre sulla riva, e il fango soffice lambito dall'acqua
riluceva di un colore giallognolo. E cos Joseph cap
che si trattava del pi prezioso di tutti i ritrovamenti, un giacimento
di superficie, un semplice lavoro sulla spiaggia, per
cui non erano necessari pozzi, ma solo una padella e un crivello,
e pens quanto fosse strano che, dopo tutti i suoi patimenti,
il colore gli fosse venuto incontro risalendo dalle profondit,
come a volergli dire: basta cos, hai sopportato abbastanza.
Joseph si sdrai sulla schiena e chiuse gli occhi. Sebbene
le palpebre fossero abbassate, riusciva a vedere l'ombra scura
di Harriet, inginocchiata al suo fianco. La mattina, pensava,
avrebbe lasciato Kokatahi, abbandonato tutto l per andare
a delimitare la nuova concessione. Avrebbe rimandato Harriet
a Hokitika con i soldi per una nuova licenza, ma per ora
non avrebbe venduto l'oro, onde evitare che lo vedessero alla
banca, che gli facessero domande sulla provenienza di quei
meravigliosi granelli, che le orde di Kokatahi si mettessero in
testa di seguirlo...
E a quel punto Joseph sent il primo tarlo dell'ansia farsi
strada nel suo cervello. Bench Harriet avesse detto che quel
posto si trovava a quasi due ore di cammino da Kokatahi, era
comunque pressoch di fronte all'orto del cinese. E Joseph sapeva
che il cinese, se avesse voluto, avrebbe potuto rivelare la
notizia del ritrovamento a tutti i cercatori sparsi lungo il fiume,
informare ogni minatore da Kokatahi a Kaniere che Joseph
Blackstone stava dragando oro da una spiaggia di ghiaia.
Nel giro di pochi giorni, o addirittura ore, o forse anche prima
di aver avuto il tempo di esaminare il terreno per decidere
come delimitare la concessione, Joseph sarebbe stato circondato
da una torma di gente che avrebbe invaso il suo appezzamento,
cercando di rubargli il posto e di setacciare vicino
alla sua porzione d'acqua e portare via quanto pi poteva.
E cos lui avrebbe finito col doversi accontentare di meno, decisamente
molto meno, di quanto avrebbe potuto avere se solo il mondo non fosse stato cos affollato, se solo non fosse stato
guastato dalla monotona bramosia delle persone per il medesimo
oggetto...
In quel momento Harriet, quasi avesse letto il pensiero di
Joseph, cominci a parlare con grande calma. Disse: Ho elaborato
un piano e voglio sapere cosa ne pensate. So che se vi
sposterete a monte del fiume e ci sar sentore dell'oro, verrete
seguito e tutto lo squallore che c' qui verr ricreato molto
in fretta lass. Quindi dobbiamo in tutti i modi guadagnare
un po' di tempo, non  cos? E credo di avere una soluzione.
Joseph non disse nulla. Si limit ad aprire gli occhi e a guardare
Harriet nella luce tremolante. Aveva sempre diffidato della
sua intelligenza, come se si trattasse di un sasso sul quale
gli era capitato in sorte di inciampare e di ferirsi un piede.
Risalir il fiume, Joseph disse. Sar io ad andare e voi
rimarrete qui. Andr di nascosto, di notte, domani notte,
prendendo con me solo la tenda e il cane e un po' di provviste
e una padella per separare l'oro dalla sabbia. E alla mattina
direte agli altri cercatori che Kokatahi era troppo per
me, che non avevo lo stomaco per reggerla e che sono tornata
a Hokitika. Non sospetteranno mai nulla di diverso. Perch
dovrebbero? Nessuno mi vedr perch viagger col buio
e scender lungo il fiume fino a Kaniere, lo attraverser e
proseguir il cammino lungo l'altra riva e non lo
riattraverser fino a quando non sar arrivata in prossimit
dell'orto del cinese.
Joseph rimase in silenzio per un attimo. Pensare di farla in
barba agli altri minatori, precederli, anche solo per poco... era
la cosa che aveva desiderato pi di tutte. Ma sospir e disse:
L'errore  il cinese. Lui roviner il piano.
Harriet rimase seduta immobile. Poi disse: Non penso che
sia un errore. Non credo che ci siano errori.
Lo  ripet Joseph. Vedr quello che state facendo. Lui
discende e risale il fiume due volte la settimana. La prima parte
del vostro piano  astuta, ma il punto debole  la vicinanza
con la terra di Chen.
 quello il suo vero nome? Chen?
L'ho sentito chiamare cos.
Fidatevi, non credo che Chen sparger la voce su quello
che sto facendo. Ho visto il suo orto. Non credo che una persona
che crea un orto del genere desideri l'arrivo di centinaia
di uomini pronti a danneggiare tutto ci che lo circonda. Fidatevi
di me, Joseph.
Lo ripet due volte: fidatevi di me.
Ma Joseph pens: dopo tutto quel che  successo, sapendo
quanto ormai siamo distanti, perch dovremmo fidarci l'uno
dell'altra? Non sarebbe forse stata capace, lei che l'aveva lasciato
andare lontano dal suo cuore, che aveva preferito la
compagnia del cane alla sua, di tenere quell'oro per s e non
fare pi ritorno? Non avrebbe forse potuto calare di nascosto
a Hokitika, vendere quel che aveva trovato e prendere una nave
per Lyttelton, una nave per l'Australia o per Shanghai? Non
poteva forse, in ultima analisi, salpare lontano e privarlo di
tutte le vite future che aveva sognato?
Stanca, nelle fredde e pallide ore del primo mattino, Harriet
si sdrai accanto a lui. Si avvolse stretta nella coperta e lo
guard. Vide, dai suoi occhi duri e senza luce, che quell'uomo
aveva imparato a dubitare di tutto e di tutti.
Dopo un lungo silenzio, durante il quale la candela arriv
quasi alla fine, Harriet gli spieg l'ultima parte del piano. Tenete
l'oro che ho trovato oggi disse.  vostro. Fra qualche
giorno fingete di aver trovato il colore proprio qui. Create un
po' di trambusto. In questo modo terrete tutti i cercatori intorno
a voi, qui a Kokatahi.
 
Capitolo 20.
Il potere dei sogni.

I.
Harriet prese con s quante pi cose poteva, inclusi l'ingombrante
tenda di tela, la coperta rossa e un tegamino ammaccato.
Mentre Joseph la aiutava a legare quegli oggetti sulla
schiena, Harriet avrebbe voluto che il suo cavallo fosse l, per
caricarlo del fardello. Billy si sarebbe mosso con grazia tra cumuli
di ganga, pozzi e pietre di fiume. Ma Billy era lontano, a
brucare il trifoglio di Orchard Run.
Harriet lasci l'accampamento dopo mezzanotte. Si accorse
che alcuni cercatori di Kokatahi erano ancora svegli e la sentirono
partire. Un viso fece capolino mentre lei salutava Joseph
in un sussurro, sfiorandogli la gota con la mano, cos fece
in modo che quel ficcanaso la sentisse dire: Mi dispiace,
Joseph. Mi dispiace. Avevate ragione a dire che questo non 
un mondo fatto per le donne. Sapeva che quel tizio stava ancora
guardando quando lei part, ma si stava mettendo in cammino
verso Kaniere, verso Hokitika e il mare. Una volta attraversato
il fiume per risalire lungo la riva opposta si sarebbe
premurata di seguire un sentiero non visibile dai giacimenti
auriferi di Kokatahi.
La notte era fredda, la luna sottile lass, e silenziosa. Solo
il fiume intratteneva la sua eterna conversazione con il cielo.
In una mano Harriet teneva un bastone, un grosso ramo di
faggio scuro tagliato da Joseph, per non inciampare o scivolare
mentre attraversava l'acqua, e nell'altra stringeva il guinzaglio
di Lady. La cagnolina sembrava ammaliata dalla luce
della luna e dalle ombre, distratta dai profumi; mordeva
l'aria come se, anche lei, sapesse che si stava lasciando alle spalle
Kokatahi per addentrarsi in un luogo verde e silenzioso, dove
ci sarebbero stati pesci da mangiare in riva al fiume e martin
pescatori, tra gli alberi, da spaventare.
Bench Harriet sapesse che quanto stava facendo era temerario,
addirittura pericoloso, mentre camminava non provava
altra sensazione se non euforia e pensava che andare
avanti, viaggiare con un'aspettativa - dopo essere stata per dodici
anni istitutrice, aggiogata a una stanza, congelata dietro
una scrivania mentre il tempo passava, senza mai fermarsi a
prenderla - era la cosa che le piaceva sopra ogni altra.
Si sentiva baldanzosa e sicura mentre percorreva il lungo
cammino verso le montagne, sulla riva settentrionale del fiume.
Non sapeva che ora fosse quando attravers il fiume per
la seconda volta e finalmente raggiunse la spiaggia di ciottoli
dove aveva trovato i granelli d'oro. Sentiva solo che la notte
aveva iniziato la lenta discesa verso il mattino e che era stanca
e le sottane erano bagnate e i piedi dolevano per il freddo
e desiderava avvolgersi nella coperta rossa e dormire.
Ma continu a camminare. Si era ripromessa di montare
la tenda fuori dalla visuale dell'orto di Chen. La riva ghiaiosa
terminava in un'ansa del fiume, ma poco oltre le apparve un'altra
spiaggetta, con una zona di vegetazione bassa alle spalle
e, sebbene la luna fosse quasi scomparsa, Harriet riusc a capire,
dal bagliore lattiginoso dell'acqua, che in quel punto il
terreno era piano.
Appoggi il pesante fardello e la padella sbatt contro
una roccia. Lady correva in circolo, scuotendosi via l'acqua
dal pelo.
Ecco disse Harriet rivolta all'animale. Questo sar il nostro
accampamento. Il rumore della cascata arrivava alle orecchie
da lontano.
Harriet prese dal tascapane alcune kumara fibrose e bruciacchiate
che divise con Lady, poi distese a terra la tenda ed
entrambe vi si sdraiarono sopra. Harriet tenne il cane accanto
a s come fosse un bambino, la sua schiena calda contro il
petto, e dormirono sino a che non fece giorno.
Per mezzogiorno l'accampamento era pronto.
Nonostante il fiume scorresse a pochi metri dal punto in
cui era piantata la tenda, il terreno era asciutto e cedevole sotto
i picchetti. Harriet raccolse arbusti e rami secchi e accese
un fuoco in un cerchio di pietre. Nella terra coperta dalla tenda
scav una buca fonda e riemp di pietre anche quella. L
avrebbe tenuto l'oro.
Codaventagli e occhialini arrivarono all'alba a catturare insetti
sospesi nella bruma bianca che si stendeva sull'acqua. La
boscaglia friniva e ciangottava mentre la luce si faceva pi intensa.
Harriet tir fuori la pistola che Joseph le aveva dato all'Hotel
D'Erlanger, la controll, la caric con due proiettili e
la pos nel punto in cui avrebbe dormito, con la canna rivolta
verso la macchia d'arbusti. Poi si prepar il caff e abbrustol
del bacon sul fuoco domandandosi se Chen, l'orticoltore,
avrebbe visto il fumo alzarsi e avrebbe attraversato il fiume
per indagare o se, prima che facesse di nuovo notte, sarebbe
stata lei a fargli visita. Pensava che gli avrebbe dato qualche
soldo per un cavolo e delle cipolle da friggere con il bacon
e carote e porri per fare un brodo vegetale che le sarebbe durato
per un bel pezzo.
E quel "bel pezzo le si presentava davanti come una lunga
festa di giorni solitari, ognuno come quello precedente,
tranne per il fatto che il buio sarebbe arrivato ogni giorno un
po' prima e la nicchia dove aveva messo le pietre si sarebbe,
con calma, riempita d'oro.
Sapeva che i minatori di quel fiume erano in gara contro
l'inverno incombente, e che la sua sopravvivenza in quel luogo
dipendeva dalla temperatura dell'aria, per sent, in quella
prima mattina, che lei e il tempo stavano procedendo all'unisono,
che gliene rimaneva ancora un po' per dilavare l'oro
dal fiume, per andare alla cascata in cerca di Pare, per osservare
le stelle, e che quando la neve fosse arrivata cacciandola
di l e ricoprendo l'accampamento, lei, che per cos tanto tempo
aveva sognato le montagne, avrebbe viaggiato lontano senza
muoversi: avrebbe formulato una domanda sulla sua vita
e non avrebbe dovuto far altro che trovare la risposta.
Harriet setacci oro per tutto il pomeriggio tiepido, sulla
spiaggia di ciottoli di fronte all'orto di Chen. L'aria non era
tormentata dal vento e Harriet si sentiva calda, eccitata e viva.
Raccolse una manciata di granelli d'oro in una tazza di
latta e li lav e li sciacqu fino a farli brillare. La facilit con
cui li aveva raccolti, senza quasi disturbare la spiaggetta, le
parve qualcosa di miracoloso. Ne sent anche l'ingiustizia. A
sole due ore da l cerano i pozzi profondi e gli scavi e tutto
lo squallore e le speranze deluse di Kokatahi. L invece un
bambino avrebbe potuto sedersi nel fango e raccogliere le piccole
pepite luccicanti, come conchiglie su una spiaggia del
Norfolk.
Non vi fu traccia di Chen finch il sole non cominci a scendere,
poi Lady si mise ad abbaiare e Harriet sollev lo sguardo
e vide il cinese ai margini del suo orto, che la guardava.
Non l'aveva visto arrivare. Doveva aver attraversato il fiume
pi a valle. Adesso, forse, era venuto a controllare la rete da
pesca e poi aveva visto lei, un'estranea nel suo mondo isolato,
ed era rimasto l immobile. Portava un berretto di pelliccia,
ma i vestiti sembravano di stoffa leggera, forse cotone. Teneva
in mano la zappa dal manico rosso. Harriet ebbe l'impressione
che non stesse guardando lei direttamente, ma piuttosto
il terreno su cui si trovava.
Harriet si alz. Lasci la tazza di latta dove si trovava, sui
ciottoli. Si pul le mani sul grembiale. Poi grid: Ho denaro
per acquistare delle verdure!.
Aspett. Chen rimase perfettamente immobile. E Harriet
pens che forse era un uomo che non parlava mai, non intratteneva
rapporti con le persone di quel paese, se non per
vendere i suoi ortaggi in qualche modo che non richiedesse
parole.
E, mentre il silenzio tra lei e Chen si addensava e si propagava
sull'acqua, le vennero in mente le ciance monotone ed
enfatiche che Joseph aveva intonato per una vita durante le
aste di bestiame. E si domand: lui avr mai sognato questa
lingua, antica e placida? Aveva forse desiderato una vita pi
trasparente nei gesti, che non avesse bisogno di parole?
Harriet infil la mano nella tasca del grembiale, raccolse
alcuni penny e tese il denaro dicendo ancora: Posso comprare
della verdura?.
Per un altro istante Chen rimase in completo silenzio, poi
disse: S.
Appoggi la zappa e si spost nel punto in cui c'era la corda
sott'acqua e Harriet si domand se avesse teso pi corde
attraverso il fiume cos da poterlo guadare dov'era pi tranquillo.
Il cinese mantenne la corda tesa mentre lei attraversava il
fiume con gli stivaletti in mano.
Lady al suo fianco saltava e mandava spruzzi. Quando ebbe
raggiunto l'altra riva, Chen le tese la mano, ma Harriet non
la prese perch aveva un buon equilibrio e inoltre voleva mostrargli
che era forte, indipendente e libera.
Rimasero faccia a faccia sull'erba. Harriet not che Chen
aveva mani sottili e il codino era grigio, gli occhi grandi e vivaci.
Harriet voleva esordire dicendo a Chen che era gi stata l
prima, che aveva rubato carote e dormito nell'ombra rada del
susino, ma non aveva idea di quanto lui avrebbe potuto capire
e cos appoggi gli stivaletti, si pos una mano sul petto e
disse: Mi chiamo Harriet.
Lady era accucciata nell'erba e guardava Chen come fosse
una pecora smarrita che presto avrebbe dovuto convincere a
riunirsi al gregge. Quando fu lui a guardare il cane, gli occhi
gli brillarono divertiti.
Bianco, nero. Bel cane disse.
S disse Harriet. Si chiama Lady.
Lady? disse. Donna?
Come donna, s. Lady.
Lui annu. Lady.
Io mi chiamo Harriet.
Hai Yet?
S disse Harriet. Hai Yet. E voi? Chen?
Ancora una volta il cinese sorrise. Era un sorriso di una
melanconia squisita.
Chen nome di famiglia disse. Mio nome Pao Yi.
Pao Yi?
S. Pao Yi. Contea di Panyu. Provincia di Guangdong. Cina.
Harriet annu. Lontano da casa disse. Molto lontano da
casa.
S disse Pao Yi. Casa lontana. Lago molto lontano.
Vivete su un lago?
S. Bel lago. Lago di Aironi. Lontano.
Pao Yi guard il cielo come se vi potesse scorgere uno scintillio
che gli ricordasse il lago lontano o potesse raggiungerlo
in volo come un uccello. Poi si gir e s'incammin verso l'orto
e Harriet si chin a raccogliere gli stivaletti.
L'oro. Il segreto. Come avrebbe potuto Harriet spiegargli tutte
quelle cose?
Accanton tutto e disse a Pao Yi che stava cercando una
donna maori di nome Pare. Gli chiese se fosse mai andato alla
cascata. Lui rispose che ci era stato una volta sola. Nella sua
lingua le avrebbe anche spiegato che la cascata lo inquietava,
che gli ricordava la diga sulla quale i suoi genitori si erano rovesciati
ed erano morti, ma gli mancavano le parole straniere
per dirlo e Harriet si accorse che tentava di dirle qualcos'altro
sulla cascata per poi fermarsi e volgere lo sguardo altrove.
Alla cascata disse lei c'era qualcuno? Avete visto una
donna maori?
No disse Pao Yi. Nessuna donna.
Rimasero in silenzio. Harriet sentiva i piccioni vociare nella
boscaglia alle loro spalle. Poi gli chiese di mostrarle l'orto
e si diressero una dietro l'altro lungo l'ordinato sentiero di
ghiaia e Pao Yi declam in inglese e in cantonese i nomi delle
cose che coltivava. Dopo un po' Harriet domand: Avevate
un orto sul lago degli Aironi?.
S disse lui. Orto piccolo. Barca. Tutti.
Tutti?
Tutti venivano da Pao Yi. Pesci belli. E indic la rete tesa
attraverso il fiume. Pesci laggi disse. Pao Yi rimane vivo.
Raccolsero una buona quantit di ortaggi e Pao Yi li mise
in un sacco. Harriet allung i soldi a Pao Yi e lui prese qualche
penny, fece un inchino, si volt e si allontan in fretta come
se prendere quei soldi da lei lo avesse infastidito. Lei lo osserv
togliersi il berretto di pelo ed entrare nella capanna con
la porta di tela di sacco fissata a una cornice di legno e chiudersela
alle spalle. Lady fece per seguirlo, ma Harriet la richiam.
Harriet rimase in attesa. Pensava che Pao Yi fosse andato a
prendere qualcosa da mostrarle e sarebbe presto ricomparso.
Cerc di immaginare cosa potesse avere nella capanna e se dormisse
su un materasso o sulla dura terra o magari su un'amaca,
perch era un pescatore e sapeva intrecciare una rete.
Ma Chen non ricomparve e dopo cinque o sei minuti Harriet
si sent stupida a rimanere l. Raccolse il sacco con la verdura
e si diresse verso il fiume. Cominci a pensare al buon
brodo che avrebbe preparato e alla lunga lettera che avrebbe
scritto al padre.

II.
Con il piccone e con le mani Pao Yi liber l'ingresso della grotta,
una pietra per volta. Entr nella cavit portando con s una
lampada a olio che bruciava con una costante fiamma
gialloazzurra. La lampada emanava un po' di calore insieme alla luce.
Pao Yi si sdrai, appoggiato a un gomito, e accese la pipa
d'oppio. Vide le pareti della grotta che cominciavano a gonfiarsi
e a luccicare. Si sentiva pieno d'inquietudine per la meravigliosa
straordinariet del mondo.
Cominci a sognare un viale di tigli. Il profumo degli alberi
e la visione dei suoi piedi che camminavano al di sotto di
essi gli diedero il senso dell'armonia di tutte le cose.
Lontano, un uomo gettava in aria una rete da pesca da una
barca rossa sul lago degli Aironi, ma quell'uomo non era lui.
I granchi entravano strisciando nella rete, una massa di baffi,
chele e occhi come perline, ma non fu lui a venderli, quando
l'uomo torn a riva, perch quel pescatore non era lui, lui
non era laggi; stava percorrendo la strada lunga e soffice sotto
i tigli.
E camminava. Poco dopo vide una donna, imponente come
gli alberi, che avanzava al passo con lui su piedi sottili e
impolverati e tutto intorno c'erano i semi del tiglio, simili a
cavallette, e nella sua lingua cominci a raccontare alla donna
di quella volta che il lago degli Aironi era stato invaso da
cavallette che avevano divorato i fagiolini e ostruito le norie,
e di come lui avesse dato mostra di grande ingegnosit e fosse
stato capace di sopravvivere catturando le cavallette nella
rete e arrostendole nell'olio con sale e semi di sesamo, ed erano
gustose e croccanti come alghe fritte, una vera delizia, e in
breve tempo tutti cominciarono a raccoglierle e mangiarle ed
elogiare lui, Pao Yi, Fratello di Virt, per aver inventato una
ricetta cos deliziosa.
La donna sorrideva mentre camminava, sorrideva per la
sua storia delle cavallette arrostite e Pao Yi si sent attratto da
quel sorriso, viziato all'apparenza da un piccolo particolare
che non riusciva a identificare, ma che sembrava condurlo, a
piccoli passi, verso una sensazione di desiderio.
Il viale di tigli si stendeva davanti ai due che camminavano
in un verde fluttuante e mutevole e infinito e Pao Yi sapeva
che quel giardino, in cui era piantato il viale, era talmente
vario ed enorme che avrebbe potuto passeggiarci per tanto,
tanto tempo senza mai calcare due volte lo stesso sentiero o
tornare mai sui suoi passi, e per tutto il tempo, mentre proseguiva,
sarebbe stato conscio della presenza della donna, impegnata
nel medesimo viaggio, diverso ma per qualche coincidenza
parallelo al suo; avrebbe desiderato chiazze di sole attraverso
gli alberi che gli rivelassero il viso di lei e avrebbe cercato
nella sua mente disordinata altre storie da raccontarle,
come la storia delle cavallette fritte con i semi di sesamo, per
farla sorridere.
Fuori il giorno declinava e la lampada a olio nella grotta tremolava
e bruciava lenta e Pao Yi fin la pipa e appoggi la testa
sul suolo duro.
Camminava ancora nel viale della sua immaginazione e
pensava che quando alla fine gli alberi fossero terminati avrebbe
scoperto un laghetto dove carpe rosa nuotavano in cerchio
sotto le grandi foglie dei gigli e dove avrebbe guardato la donna
chinarsi per lavarsi i piedi tra i pesci.

III.
Ogni mattina Joseph ricominciava a lavorare allottavo pozzo
e alla solita seccatura del drenaggio. Secchiate e secchiate e
secchiate di terriccio venivano portate in superficie con il verricello
rudimentale, ma Joseph non si preoccupava di lavare
il terriccio al di sopra del limite dell'argilla azzurra n lo trasportava
verso l'acqua. Non faceva altro che rovesciarlo fuori,
alla bocca dello scavo, dove si ammonticchiava e si induriva
all'ultimo sole e all'aria asciutta.
Bench continuasse a far girare il verricello, a sollevare e
svuotare i secchi pesanti, Joseph assolveva questi compiti senza
prestarvi attenzione e sapeva che la sua vita l a Kokatahi
era diventata la vita di un sonnambulo.
Sotto la tenda, solo e perseguitato dagli incubi, esaminava
i granelli d'oro che Harriet gli aveva portato, ma si rese
conto di non riuscire a credere che ci che teneva sul palmo
della mano fosse davvero oro. A volte si metteva a grattare i
granelli con l'unghia, quasi si aspettasse che la patina brillante
si staccasse come una pelle, rivelando un metallo normale
al di sotto. Pensava che il ritrovamento di Harriet avesse
qualcosa di illusorio; era stato troppo facile, era avvenuto
in un momento troppo particolare. Cominci a sospettare
qualche sotterfugio. Sapeva che Harriet sarebbe stata capace
di metterlo nel sacco con facilit e malediceva i suoi genitori,
in special modo suo padre, per avergli tramandato un
cervello lento e senza doti particolari. Se solo fosse stato pi
intelligente, si lambiccava, la vita non l'avrebbe torturato a
quel modo.
Ma in altri momenti vedeva tutto in modo pi positivo.
Si ripeteva che doveva avere pazienza, fidarsi di sua moglie,
aspettare che passasse il mese che avevano concordato
senza cedere alla tentazione di risalire il fiume fino al punto
dove lei si trovava, con il rischio di essere seguito da altri uomini
di Kokatahi. Pensava che il piano di Harriet fosse ingegnoso:
aveva capito cosa bisognava fare, aveva intuito che la
loro unica speranza era precedere la massa.
Il fatto che Harriet stesse setacciando oro senza autorizzazioni
ufficiali era una questione che di tanto in tanto preoccupava
Joseph, ma capiva che era impossibile acquistare una
licenza e mantenere il segreto sulla sua posizione. Tentava,
pertanto, di sistemare la questione nella sua testa dicendosi
che lei stava solo cercando qua e l, a caso, che non possedeva
una vera e propria attrezzatura, che una volta messo l'oro
al sicuro lui si sarebbe occupato di trattare con l'ufficio licenze
del governo, dare una mancia a qualcuno se fosse stato
necessario, oppure fingersi all'oscuro: Mia moglie era partita
per cercare un'amica della famiglia Orchard, signore. Si
 imbattuta in un filone d'oro per puro caso, mentre si lavava
i piedi nel fiume....
E poi nell'albergo di Hokitika, infestato dalle mosche, avrebbe
accolto il colore tra le braccia, con la consapevolezza di
essere finalmente libero. Libero, come era libero Hamish
McConnell, di intraprendere una nuova fase della sua vita, di
iniziare tutto daccapo. Perch Joseph Blackstone adesso sapeva
cosa voleva fare: voleva fare ammenda per il suo crimine
con la famiglia di Rebecca.
Gli incubi di Kokatahi riportavano Joseph a Parton, a prima
del delitto, ai giorni in cui l'aveva progettato insieme all'amico
Merrick Dillane, il veterinario, un uomo dalle mani delicate
e rosse, la voce dolce, la mente fredda e calcolatrice. Rivedeva
la facilit con cui lui e Dillane avevano fatto quel che avevano
fatto e se n'erano andati, credendosi intelligenti e liberi
per un po' di tempo. Ricordava che tutta la faccenda, dall'inizio
alla fine, era nata dal desiderio di Dillane di liberarsi di un
cavallo da tiro con un brutto carattere...
Nel tempo libero Merrick Dillane allevava cavalli da tiro. Gli
piacevano soprattutto quelli grigi. Adorava carezzare le frange
di crini bianchi sui loro zoccoli, ma aveva una giumenta,
di nome Didone, che lo mordeva ogni volta che tentava di farlo
e scalciava contro la recinzione caricando a testa bassa come
un torello nel campo di trifoglio, e Dillane era infastidito
da quei comportamenti ingestibili.
Si rec da Joseph, suo amico nonch sensale di bestiame, a
dirgli che voleva vendere Didone. And da lui il giorno in cui
Joseph aveva saputo che Rebecca portava in grembo suo figlio.
Le due cose sarebbero state per sempre legate: il cavallo e
il bambino.
Il piano prese forma repentino nella testa di Joseph e altrettanto
in fretta fu messo in pratica. Joseph promise a Merrick
Dillane che gli avrebbe garantito un buon prezzo per la
vendita all'asta di Didone se lui l'avesse aiutato a risolvere il
suo problema. Parl sempre di "aiuto, mai in altri termini. E
Dillane accett la cosa cos com'era e se ne occup nei giorni
seguenti. Avrebbe aiutato il suo amico. Insieme avrebbero aiutato
Rebecca. A cosa serviva essere amici se non ci si aiutava
l'un l'altro?
Dillane garant a Joseph che Rebecca non avrebbe ricordato
nulla di ci che stavano pensando di farle. Disse che non
ne sarebbe rimasta traccia nella sua coscienza, n al momento
n in futuro nel ricordo, che la cosa sarebbe svanita come
se non fosse mai accaduta. Tutto quel che ricorder disse
sar il puledrino...
La portarono a vedere un puledro appena nato nelle stalle di
Dillane. La dolce Rebecca aveva un debole per i cuccioli. Mise
la testa dentro il cubicolo, incantata dal puledro come Joseph
e Dillane avevano previsto, e cominci a vezzeggiarlo come
fosse un bambino. Allung la mano e gli carezz il naso.
E in quel momento venne fatta cadere in un sonno improvviso,
con un panno impregnato di cloruro d'etile che le venne
premuto sulle narici, una sostanza efficace" inventata dallo
stesso Dillane e nota ad allevatori riconoscenti e a proprietari
di animali domestici come il sogno di Dillane.
Bene disse Dillane. Adesso entrer in una nuvola di
oblio.
La portarono in casa e la stesero sul tavolo operatorio, dove
di solito venivano adagiati gatti, cani e pecore, e Dillane
indoss il camice da chirurgo e i guanti. Disse a Joseph che,
se voleva, poteva restare a guardare, ma Joseph si sent debole,
come se anche lui avesse inalato un po' di quella sostanza,
e si rese conto che preferiva non sapere come sarebbe
avvenuta la cosa, cos non avrebbe mai dovuto immaginarla
e poteva scegliere di pensare, se lo avesse voluto, che
non fosse mai successa e che gli effetti di quell'operazione
fossero dovuti al caso e non per colpa o intenzione di Joseph
Blackstone.
Cos Joseph usc dalla stanza. Ci volle davvero poco tempo.
Le mani rosse di Merrick Dillane, che stringevano lo strumento
chirurgico, aprirono le cosce di Rebecca, entrarono e
fecero quel che doveva essere fatto con due stilettate.
Dillane si assicur di aver provocato la rottura della parete dell'utero.
Poi usc e disse a Joseph che la loro parte era ormai
fatta.
I due uomini riportarono Rebecca nella stalla e la adagiarono
sul pavimento vicino al puledrino, esattamente dove si
trovava fino a poco prima. La lasciarono dormire per un po'
e poi le schiaffeggiarono la guancia per svegliarla, e quando
apr gli occhi le dissero che era svenuta. Le fecero annusare
dei sali e Dillane usc a prendere un bicchier d'acqua mentre
Joseph le accarezzava i capelli ricci e lei si stringeva a lui e diceva:
Buon Dio, Joseph Blackstone, questo vostro bambino
comincia gi a farsi sentire.
Bevve l'acqua che Dillane le port, si alz e si lisci la gonna
stazzonata e cerc di sorridere. Poi Joseph la fece salire sul
suo calesse trainato dal pony e la accompagn a casa.
Fu l'ultima volta che la vide.
Dillane gli aveva promesso che tutto sarebbe andato esattamente
come se si trattasse di un aborto spontaneo.
E poi sar di nuovo come prima?
Oh s. Star benissimo.
Ma Rebecca Millward non stette mai pi bene.
L'emorragia dur tre giorni e al quarto la ragazza mor di
setticemia.
Forse lo strumento con cui Dillane aveva rotto la parete
dell'utero non era stato pulito a sufficienza dopo una delle sue
operazioni sugli animali? Nessuno l'avrebbe mai saputo. Tutto
quel che si seppe fu che Rebecca Millward mor di una febbre
violenta che nessun dottore era riuscito a curare.
Joseph Blackstone rimase sulla strada a guardare la bara
che veniva trasportata verso la chiesa di Parton e gli fu chiaro
che non c'era differenza tra lui e un uomo che aveva commesso
un omicidio.
Gli incubi non finirono l.
L'asta del cavallo da tiro non and come previsto. Joseph
aveva pensato di pagare qualcuno tra la folla perch alzasse
il prezzo di Didone. Suo padre aveva usato diverse volte quel
sistema per vendere animali a buon prezzo, con ottimi risultati
e boccali di birra per festeggiare, dopo, nella locanda
Alle Stelle dell'Orsa maggiore. Ma Joseph era ancora cos
sconvolto dalla vista della bara di Rebecca che dimentic la
parte fondamentale del piano. E quando arriv il giorno dell'asta
gli offerenti riuniti sembravano gi sapere che Didone
era un cavallo con un brutto carattere. Nessuno la voleva. Il
martelletto di Joseph dovette battere una cifra davvero misera.
E poi vide Merrick Dillane avvicinarglisi a grandi passi. Il
veterinario lo port lontano dalla folla riunita al mercato. Gli
punt un dito sul risvolto nero impolverato. Gli disse che lui
aveva fatto la sua parte nell'affare e ora pretendeva una somma
adeguata per il suo cavallo.
Rebecca  morta... fu tutto ci che Joseph riusc a balbettare.
Non avresti dovuto lasciarla morire.
Ma Merrick Dillane si allontan. Si volt solo per dire che
avrebbe raccontato all'intero villaggio quel che Joseph gli aveva
chiesto di fare.
A quel punto Joseph non sapeva come sfuggire all'oscurit
che lo stava accerchiando, se non architettando la propria morte,
e percorrere la stessa strada di lei, nella bara di legno di
quercia, verso la Chiesa del Redentore di Parton Magna dove
le primule rifulgevano tra le tombe antiche.
Non c'era via d'uscita. Pag Dillane, ma sapeva che la cosa
non sarebbe finita l. Dillane gli avrebbe chiesto di pi. I
soldi di Joseph cominciarono a scivolare via. Anche Lilian,
alla quale aveva tenuto nascosto cos tanto, cap che qualcosa
non andava. Cerc di riportarlo alla felicit con i suoi
piatti preferiti e con piccole attenzioni. Ma nulla serviva. Assolutamente
nulla, fino a quando Joseph non incontr Harriet
Salt e cap che quella giovane donna alta aveva bisogno
di un marito.
Bruci tutti i bigliettini sgrammaticati che Rebecca gli
aveva scritto. Mise il ricciolo che lei gli aveva dato nella scatola
delle esche. Corteggi Harriet con il sogno di una vita
lontana, di una vita nuova nella terra della lunga nuvola
bianca...
Una storia semplice, pensava Joseph sdraiato nel fetore della
sua tenda. Cos semplice nel susseguirsi degli eventi; cos letale
nei suoi risultati.
Un danno aggravato da un ulteriore danno.
Un danno che cresce, si espande, si suddivide, si moltiplica,
senza sosta...
Ma ora il danno avrebbe avuto fine. Di questo cercava di
convincersi nei momenti di lucido ottimismo. Ci sarebbe stata
una fine. Harriet aveva trovato il colore.
E cos Joseph si concedeva di ricordare che, sebbene a
Kokatahi l'inverno stesse per arrivare, in Inghilterra le stagioni invertite
sarebbero state quelle di un tempo e che, forse, quando
avesse rivisto Parton e fosse arrivato alla porta dei Millward
per liberarsi del suo segreto, una vespa smarrita dell'estate,
mezza intossicata dalla morte ma ancora viva, si sarebbe forse
infilata nel vialetto del giardino.
 
Capitolo 21.
Tra due mondi.

I.
Pare condusse Flinty Fairford e John-boy Shannon lungo un
sentiero paludoso nella valle del fiume Arahura, in direzione
della foresta sepolta che aveva sentito descrivere dai maori. Il
terreno acquitrinoso era gentile con i suoi piedi; camminare
le era meno doloroso.
Per un po' sentirono il vento alle spalle che soffiava dal
mare. Poi, quando il fiume si divise e cominciarono a seguirne
il ramo settentrionale, la brezza cal e Pare si ferm,
appoggi il suo fagotto guardandosi intorno e annusando l'aria.
Le avevano detto che si poteva fiutare l'odore degli alberi
antichi che si pietrificavano lentamente sotto la terra
nera, un odore di funghi, pungente e oscuro, e sentiva che
ormai erano vicini.
Proseguirono ancora e cominciarono a notare i segni di
scavi iniziati, poi abbandonati.
Non mi metto a scavare dove qualche altro disgraziato ha
gi provato e fallito comunic Flinty. Se devo fallire preferisco
fallire in un posto nuovo.
John-boy e Pare continuarono a camminare. Lei sentiva le
rane gorgogliare tra le canne. Sapeva che in quella palude vivevano
anche le anguille, mimetizzate tra i rami scuri degli alberi
sepolti, e che la loro carne era tanto compatta, oleosa e
nutriente da essere difficile da mandar gi, ma teneva lontana
la fame a lungo. E Pare pens che avrebbe cercato di acchiappare
quelle anguille e ucciderle con il suo coltello di denti
di squalo.
Pare non sapeva cosa avrebbe fatto. Aveva cominciato a
sperare che, se avesse condotto gli uomini dove cera l'oro, in
qualche modo avrebbe avuto la sua parte. Mentre andava a
caccia di anguille cosa le impediva di cercare il colore nel fango
e, se l'avesse trovato, nasconderlo nel suo fagotto? E poi alla
fine avrebbe barattato l'oro con la pietra verde, e pensava
che doveva essere facile perch l'unica cosa che i pkeh desideravano
era l'oro.
Era stanca per il lungo cammino. Sentiva che i piedi ricominciavano
a sanguinare, ma il sangue non lasciava traccia e
veniva assorbito dalla melma e Pare era consapevole di quanti
pochi segni avrebbe lasciato la sua vita sulla terra quando
fosse morta, e che sebbene fosse andata dal p vicino a
Kaiapoi fino a Orchard Run pi volte di quante potesse contarne,
nessuna delle sue orme sarebbe rimasta sulle miglia e miglia
di terreno erboso, nessuna impronta del suo corpo nel canneto
di toetoe.
Voliamo via, pens. Anche quando siamo vivi, svaniamo
lentamente perch siamo reali e importanti e luminosi per un
numero sempre minore di esseri viventi. E cos cap che quella
era la vera ragione del suo arduo viaggio: Edwin Orchard
era la sola e unica persona per cui lei fosse necessaria.
Trov la foresta morta al crepuscolo.
Vide ombre bianche che vi aleggiavano sopra e credette fossero
i patupaiarehe, spiriti pallidi che vivevano sulle colline
nebbiose ma nutrivano un'insaziabile curiosit verso gli umani
e ne concupivano i tesori, ed erano capaci di scolpire palazzi
e culle nella pietra verde. E vide che i patupaiarehe erano
arrabbiati con lei perch, fino a quel momento, non aveva
trovato nulla.
Per cercare di proteggersi dai patupaiarehe Pare estrasse
la sua fiala di ocra rossa e se la spalm sulla fronte e nessuno
dei due uomini se ne accorse perch la luce era quasi completamente
svanita.
Ma anche loro sentivano il profumo fungino degli alberi
sepolti. Flinty prese la sua pala e cominci a scavare nel pantano
e infatti li trov: rami arcuati e tronchi, neri come carbone
e duri come il suo nome, e insieme a John-boy rimasero
a fissarli ammutoliti. Flinty imprec.
John-boy disse: Mi piacerebbe mostrarlo a mia madre.
Vorrei proprio vedere la sua faccia sbalordita.
Nella luce pallida i due uomini non vedevano l'ora di piantare
la tenda, ma il terreno in quella parte della valle
dell'Arahura era una palude umida, senza superfici stabili, cos Pare
sugger di tendere le coperte tra gli alberi, come amache, e
dormire sospesi per stare all'asciutto. Flinty si lament che
non poteva dormire in un'amaca perch doveva stare a pancia
in gi, con il naso piantato in terra, se voleva sollievo dal
purgatorio della coscienza, ma Pare gli disse che i maori
riuscivano a dormire anche in piedi se cantavano una certa
canzone e che gliel'avrebbe insegnata.
Che canzone? chiese lui con fare bellicoso. Non dirmi
che  una ninnananna.
No disse Pare. Ma la parola ninnananna, che non sentiva
da tempo, le riport alla mente i giorni in cui addormentava
il piccolo Edwin cantandogli ninnananne maori e
lui allungava le manine per prendere una ciocca dei suoi capelli
neri e spesso si addormentava con la presa ancora salda
e lei doveva schiudergli le dita e sistemargli le braccine
lungo i fianchi prima di uscire dalla stanza in punta di piedi.
E pens a quanto era terribile che la vita l'avesse portata
fino l, in quella palude, e tutto perch, in un certo pomeriggio,
aveva offeso lo spirito di Tane nel giardino di Orchard
House.
Allora? continu Flinty. Che canzone ? Non voglio nessuna
stregoneria addosso.
Niente stregonerie disse Pare. Ma se non volete sentirla
la canter a John-boy.
Mia madre mi cantava una canzoncina disse John-boy.
Mi ricordo le parole: Io e il mio bambino / fummo cotti in un
tortino / caldo di besciamella / ma l'uomo del forno / non pagammo
quel giorno / cos fuggimmo dalla padella.
Cotti in un tortino? disse Flinty. Che razza di idiozia 
questa?
Taci, Flinty disse John-boy.
Cominci ad aprire la coperta e a osservare i tigli sparpagliati
in cerca di un ramo a cui appenderla. Non avrebbe dovuto
nominare sua madre e la sua ninnananna. Si sentiva come
se avesse tradito un segreto che era rimasto stretto fra loro
per oltre ventanni e adesso era lasciato libero in un mondo
senza amore che ne avrebbe fatto scempio. Voglio sentire
la canzone di Pare disse.
Pare vide che John-boy era turbato. Si inumid la bocca
secca dopo il lungo cammino nelle paludi dell'Arahura e inizi
a cantare:
Kei whea
Te ara
Ki raro?
Kei whea
Te ara
Ki raro?
Poi si ferm e disse: Non sono molte parole, ma se le ripeti
e le ripeti il sonno arriva.
Cosa vogliono dire? chiese John-boy.
Potrebbe essere un incantesimo disse Flinty. Un sortilegio.
Dov'
il sentiero
per il mondo sommerso?
Dov'
il sentiero
per il mondo sommerso?
Questo era il vero significato delle parole, ma Pare sapeva che
Flinty Fairford e John-boy Shannon non ne avrebbero afferrato
le sonorit.
Dov' il sentiero per la terra del sonno? Dov' il sentiero
per la terra del sonno? disse. Ecco cosa chiede la canzone.
Se continui a domandarlo, trovi una risposta.
Per me va bene disse John-boy.
Penetrare la foresta sepolta aveva ben poco a che fare con gli
scavi minerari. In alcuni casi, fra i tronchi d'albero c'era un
lungo strato verticale di fanghiglia che, una volta spalata via,
poteva rivelare qualcosa di simile a un pozzo che scendeva
verso un fondo luccicante come carbone. Ma quel fondo sembrava
irraggiungibile. Flinty s'inginocchiava su quei pozzi e
strizzava gli occhi, come se guardasse attraverso un
telescopio, per scoprire cosa vi era nascosto. Doveva ammettere, per
il luccichio o lo scintillio che a volte si intravedeva, che quei
pozzi sembravano auriferi e la sua mente cominci ad architettare
un sistema, azionato dall'alto, per portare in superficie
il carbone e guardare cosa conteneva.
Inizi con una serie di schizzi (fatti su un quadernetto cos
vecchio e sporco che alcune pagine erano ancora appiccicate
insieme con le squame rancide delle aringhe di Dover),
dapprima di una trivella semplice per tagliare quella roccia
luccicante, poi di un secchio stretto, come una specie di caffettiera
di latta, agganciato a un manico rigido per portare i
ceppi in superficie. Con gli occhi dell'immaginazione Flinty
riusciva a vedere come avrebbero funzionato quei congegni e
li mostr, non senza una punta d'orgoglio, a John-boy.
E con cosa li costruirai? chiese John-boy. Rami di tiglio?
Ferro scatt Flinty.
Oh, bella idea! rise John-boy. Immagino che tu veda
sbarre di ferro crescere in mezzo alle canne. E immagino anche
che tu senta il calore di una fornace di fonderia proprio
su quel rilievo.
Flinty volt le spalle a John-boy, mise via il taccuino e osserv
con un nuovo sguardo spassionato il reticolo scuro delle
cime d'albero portate alla luce dai loro scavi.
Fissava quelle nervature e pensava che non somigliavano
a nulla che avesse visto in cinquantaquattro anni. Vi trovava
qualcosa di bello, qualcosa che lo rendeva fiero e cerc di capire
cosa fosse, ma non ci riusc. E allora pens di essere arrivato
in un luogo in cui si sentiva perso, ma non perso nel
modo in cui lui e John-boy si erano smarriti nell'oscurit della
gola dell'Hurunui. Quel che si era perso era il senso delle
cose e Flinty rimase l a lungo a guardare la foresta che sbucava
dalla terra e a domandarsi cosa significasse.
Era come se si aspettasse una spiegazione da parte di Pare
per quella nuova esistenza. Ma ogni volta che la guardava,
quella donna maori a cui quasi certamente avevano salvato la
vita gli sembrava impegnata in qualche compito che portava
a termine come se si trovasse a casa sua, come se l'avesse fatto
centinaia di volte prima. E tuttavia, agli occhi di Flinty, appariva
straordinario: piantava canne per fare trappole per i
weka; acchiappava rane a mani nude; sguazzava scalza nella
fanghiglia color del t brandendo un coltello con il quale uccideva
anguille grosse come il braccio di un uomo; trascinava
una pietra piatta sulla quale accendere i suoi fuochi a mezzo
miglio dal fiume Arahura; uccideva ratti spezzandogli il collo
con un movimento secco del polso.
Pare arrostiva tutto quel che catturava e Flinty mangiava
senza pi chiedere cosa fosse, perch si sentiva pi forte grazie
al cibo che Pare trovava e cuoceva. Cibo della boscaglia.
Flinty pensava al suo corpo, che era vissuto per cos tanto tempo
dei relitti del mare salato della Manica, e aveva ingerito mitili,
molluschi, chiocciole di mare, ricci, patelle e ostriche senza
mai sedersi al tavolo di un vero pranzo o di un banchetto,
senza neppure sapere come potesse essere un banchetto o come
fosse una tavola apparecchiata; ma, tra tutto ci che lo
rendeva perplesso, una cosa l'aveva capita: lui era e sarebbe
sempre stato una creatura ai margini del mondo conosciuto,
uno che si ciba di rifiuti e vive dei rottami raccolti sulle spiagge,
e ormai era troppo tardi per cambiare il suo destino.
Ma c'era una cosa che lo irritava: stava diventando vecchio,
si trovava su quella che definiva la spiaggia della vecchiaia.
Ed era per questo che desiderava trovare l'oro, cos che quando
la vecchiaia fosse infine arrivata, e dopo una vita allo stato
brado lui vi fosse dovuto entrare e trovarvi un rifugio, quel
rifugio sarebbe esistito.
Non voleva che il rifugio fosse imponente perch detestava
la grandiosit in tutte le sue manifestazioni. Quando pensava
alla regina Vittoria che viveva in quei palazzi giganteschi
gli prendeva il desiderio di affondarle un pugnale nel petto
bianco latte. Stabil che la sua casa non dovesse essere pi
grande di una capanna. Con una sola porta dipinta di azzurro.
Non ci sarebbero stati fiori lungo il sentiero che conduceva
alla porta ma solo un giardino di ghiaia e alghe marine e
pietre.
John-boy non si era fatto troppe idee su ci che avrebbe fatto
con il suo oro. L'unica cosa che sapeva per certo era che avrebbe
dato soldi a sua madre, Marie, perch si trasferisse in una
casa pi bella e indulgesse alla sua passione per i vestiti colorati
e magari, come risultato di tutto ci, trovasse un uomo
che la amasse e vivesse con lei.
Sin da quando era bambino Marie Shannon aveva parlato
a John-boy di suo padre, che era biondo come un vichingo e
aveva una deliziosa peluria del colore delle primule e, quando
crebbe, John-boy rimase sbalordito che sua madre potesse
ricordare con tale piacere un uomo che l'aveva tradita, un
uomo che non era neppure mai venuto a conoscenza dell'esistenza
di suo figlio. John-boy aveva detto fin troppe volte a
Marie di dimenticarlo. Lei rispondeva che in realt l'aveva dimenticato,
ma di tanto in tanto  il suo corpo che torna da
me, con quegli occhi grigi come il mare d'inverno.
E John-boy concluse che certe persone resistevano all'oblio,
come se il fatto di restare vivi nel ricordo di un'amante
fosse l'unica cosa che li tenesse caldi o sani di mente o capaci
di sentimenti teneri, e che quel suo padre vichingo, che si
chiamava Jed, fosse una di quelle persone. Ma la cosa lo mandava
su tutte le furie. Perch Marie doveva perdonare un tradimento
cos crudele? John-boy pensava che se suo padre fosse
tornato, lui si sarebbe premurato di farlo soffrire fino alla
fine dei suoi giorni.

II.
Sin dal loro arrivo alla foresta sepolta, quando Pare aveva visto
i patupaiarehe aleggiare come fantasmi sul terreno, gli spiriti
non l'avevano quasi mai lasciata in pace.
Lei continu a impiastrarsi di ocra rossa finch non ebbe
esaurito quasi completamente il vasetto, ma i patupaiarehe
seguitavano a guizzare e danzare intorno a lei come neve e a
volte la pungevano e le volavano negli occhi e cercavano senza
sosta di rubarle il frammento di pietra verde che teneva appeso
al collo.
La estenuavano. Nel sonno li sentiva gemere e ronzare e le
sue notti diventavano sempre pi penose e le riusciva difficile
scendere dall'amaca allo spuntare dell'alba.
Flinty e John-boy dormivano come sassi. Pare si sforzava
di levarsi alla luce del mattino e fissava la volta di alberi che
emergeva dalla terra. Restava in ascolto per capire se qualcuno
dei patupaiarehe stesse ancora indugiando mentre la notte
si ritirava, e cercava di scacciarli, poi si fermava a
osservare i due uomini pkeha sospesi come larve nelle loro amache
e si domandava come o quando avrebbero trovato il colore
che sognavano.
Con il passare dei giorni per Pare diventava sempre pi difficile
espletare le mansioni che permettevano ai tre di sopravvivere.
Si accovacciava vicino alla pietra che aveva trascinato
fuori dal fiume, preparava e accendeva fuochi e faceva
bollire l'acqua per il t, ma cacciare weka e anguille e uccidere
ratti ora la stancava al punto che non si sentiva pi in
grado di sollevare il braccio e per due giorni di seguito non
trov nulla da mangiare.
Mi stavo mettendo in forze si lament Flinty. E adesso
sono mezzo morto di fame. Se vuoi una ricompensa devi procurarci
da mangiare.
Pare si trascin di nuovo verso la palude. Raccolse rane nel
secchio di Flinty. Sentiva il tocco freddo della pioggia che le
sgocciolava addosso e le faceva colare l'ocra lungo le guance,
fino in bocca. E sent di scivolare di nuovo verso la malattia
di un tempo.
Tagli via le teste alle rane e le arrost sul fuoco. Flinty e
John-boy le mangiarono con avidit, frantumandone le ossa
sotto i denti come fossero quaglie, e quello sgranocchiare a Pare
sembr uno dei rumori pi ripugnanti che avesse mai sentito.
Si allontan dal fuoco barcollando e vomit tra le canne.
Vide un tronco nero che galleggiava e sent il potere in
quel tronco e ricord il vecchio incontro con il taniwha che
sembrava le avesse ordinato di vegliare su Edwin Orchard.
Il tronco la terrorizz. Si pul la bocca con il dorso della mano
e parl con voce flebile: Sto facendo tutto quello che posso
disse. Ma tutto dipende dall'oro e per ora non ne abbiamo
trovato...
Il tronco si mosse pigro nella palude fino ad appoggiarsi
contro una macchia di giunchi, poi si gir lentamente mentre
il vento increspava l'acqua. Non emetteva voce.
Aiuto! voleva urlare Pare, ma mentre stava per parlare
sent dei passi alle sue spalle e girandosi vide John-boy, la guancia
gonfia della carne di rana, che si faceva strada tra le canne,
verso di lei.
Non stai bene disse con la bocca piena. Io e Flinty cercheremo
un nuovo posto dove appendere le amache, pi riparato
dalla pioggia.
Dovete trovare l'oro... disse Pare a John-boy con voce
confusa, ma le parole svanirono quando, vicino a s, vide il
tronco che si raddrizzava e cominciava ad affondare. Pare sent
la mano di John-boy sulla spalla. Va tutto bene le disse con
tono gentile.  la palude che ti fa stare male. Andr a prendere
dell'acqua fresca al fiume e presto ti rimetterai.
Come avevano detto, Flinty e John-boy si spinsero nella boscaglia
pi fitta e legarono le tre amache sotto la volta degli
alberi. La pioggia picchiettava e gocciolava intorno a loro. Cercarono
di stendere le tende di cotonina sui rami pi alti, come
una tettoia, e sollevarono Pare nella sua amaca, le misero
il fagotto sotto la testa e la coprirono con la sua coperta.
Col sopraggiungere dell'oscurit Pare chiese loro se riuscivano
a vedere gli spiriti, che come mosche ronzanti trovavano
il suo nuovo giaciglio e si posavano sui suoi capelli e sulle
foglie che la circondavano.
Ma i due pensarono che stesse delirando e non le risposero.
Si limitarono ad appoggiarle una gavetta alla bocca perch
l'acqua fresca del fiume sciacquasse via ci che l'aveva debilitata.
Durante la notte Pare li sent parlare di lei. Flinty diceva
che li aveva imbrogliati conducendoli in un luogo che non
valeva nulla, che i maori, ossessionati dalla pietra verde, non
capivano nulla di oro e che con gli alberi sepolti si poteva
fare una miniera di carbone, ma l non avrebbero mai trovato
l'oro.
Forse  presto per dirlo disse John-boy.
Pare sent Flinty che cominciava a tossire. Forse disse.
Ma io non resto. Questo posto ci far ammalare. Io sono dell'idea
di raccogliere tutto e andarcene.
Dove? chiese John-boy.
Kaniere disse Flinty. O Kokatahi. Ho sentito dire che
hanno trovato un giacimento enorme a Kokatahi. Stiamo sprecando
tempo qui. E il tempo  una merce che non abbonda.
Se non trover l'oro morir come un cane abbandonato.
Lo troveremo rispose John-boy. Lo troveremo.
Dopodich rimasero in silenzio e presto Pare li sent russare.
Continuava a piovere e la musica della pioggia nella boscaglia
le conciliava il sonno, ma i fastidiosi patupaiarehe
continuavano a tormentarla posandosi su di lei e scovando il suo
fagotto e pungendole le orecchie e lei avvertiva la loro malignit
e sapeva che non l'avrebbero mai lasciata in pace.
Piano piano sollev la testa dolente, si pieg, sfil il ciondolo
di pietra verde dal collo e lo prese in mano, poi se lo appoggi
sul petto, sopra la coperta in cui era avvolta, e attese.
Le pareva di sentire gli spiriti che cominciavano a cantare
per il desiderio della preziosa pietra verde.
Prendetela sussurrava Pare. Prendetela.  tutto quel
che ho.
Chiuse gli occhi. Sapeva che i patupaiarehe non prendevano
niente se erano osservati, ma solo quando l'occhio umano
si girava. Sentiva il peso del ciondolo immobile sul suo
petto e poi cadde in un profondo sonno senza sogni e quando
si svegli, con la luce che filtrava attraverso i faggi scuri,
allung la mano in cerca del ciondolo e scopr che non c'era
pi.
Con la perdita del ciondolo di pietra verde Pare si sent gli
arti come svuotati, come se i patupaiarehe le avessero rubato
il midollo dalle ossa. Si accorse di non riuscire quasi a muoversi.
Si guard intorno per vedere dove fossero i due uomini. Vide
solo un'amaca. Poco pi tardi John-boy, portandole dell'acqua,
le disse che Flinty Fairford aveva raccolto le sue cose
e se nera andato.

III.
Pare sprofond nel delirio. Nei suoi sogni la collera di Tane
oscurava l'aria.
Fu cosciente, nei giorni che seguirono, di una presenza accanto
a lei, a intervalli, e a volte chiamava a voce alta E'win
e cominci a chiedere: E'win, ci sei?.
Non aveva mai risposta, tuttavia non capiva chi altro potesse
essere. Non riconosceva la figura china su di lei, non poteva
immaginare che John-boy Shannon fosse rimasto a prendersi
cura di lei: era rimasto perch disprezzava i tradimenti.
Lui faceva quel che poteva. Aveva curato sua madre malata
di scarlattina. Andava avanti e indietro dal fiume a prendere
acqua fresca. Appoggiava pezze fresche sulla fronte di
Pare ancora macchiata d'ocra. Le toglieva gli insetti dai capelli.
Le cantava la vecchia ninnananna che ricordava:
Io e il mio bambino
fummo cotti in un tortino
caldo di besciamella...
Uccise un uccello acquatico, lo fece cuocere, ne pest la carne
e cerc di imboccare Pare, ma non riusc a infilarle in bocca
nulla. Le parl di sua madre Marie e dei suoi vestiti colorati
e della casa che avrebbe costruito per lei se avesse fatto
fortuna.
Pare non sentiva quasi nulla. Sapeva di avere un ultimo
straziante compito, che era quello di cancellarsi dal mondo di
Edwin Orchard. Sapeva di essere condannata, ma pensava che
se si fosse allontanata quanto pi poteva dall'ambiente in cui
Edwin viveva lasciandoselo alle spalle laggi, ci sarebbe stata
una sola morte, la sua, e non due.
E cos, con la forza di volont che le restava si concentr
per rivisitare tutti i luoghi in cui era stata nel mondo dei pkeh
e rimuovere da quelli ogni traccia di s, ogni filo d'erba ancora
piegato dal suo passo, l'odore del suo corpo che aleggiava
nell'aria, ogni sensazione di calore sulla superficie degli oggetti
che aveva toccato.
Quel compito non sembrava troppo difficile a Orchard
House, dove non aveva pi rimesso piede dal giorno del vento
furibondo. Ma quando, con la mente, Pare raggiunse il canneto
di toetoe, si accorse che l era ancora visibile l'impronta
del suo corpo nell'erba. Cerc di risollevare le canne flessibilie di cancellarla. Ma quanta pi forza metteva nel tentativo
di abbandonare quel posto e sradicare ogni traccia della sua
presenza, tanto pi profondo si faceva il calco del suo corpo
tra le canne di toetoe.
Concentr tutta la sua mente e la sua volont nel compito
di cancellare la traccia, ma nonostante lo sforzo disperato, la
terra le diceva con dolcezza di lasciare quel segno e le stesse
canne di toetoe sussurravano alla sua anima di rimanere e anche
il cielo azzurro e il sole si schiacciavano su di lei, la comprimevano
con tale insistenza che non ebbe altra scelta se non
quella di restare immobile, sdraiata per terra, adattando il corpo
all'avvallamento di un tempo, e chiudere gli occhi. E non
trascorse molto prima che sentisse la voce familiare.
Pare, ci sei? Pare, ci sei?
S rispose sono qui, E'win, sono qui.
John-boy Shannon scav una fossa profonda tra gli alberi sepolti
e vi depose il corpo di Pare avvolto nella sua coperta, le
braccia strette intorno al suo fagotto. Le segn la fronte con
quel che restava dell'ocra rossa e la copr con la terra umida
e nera.
L, solo, nella pioggia battente, sent che doveva cantare o
dire qualcosa, cos cant la ninnananna che lei gli aveva insegnato:
Kei whea
Te ara
Ki raro?
Kei whea
Te ara
Ki raro?
Dov' il sentiero per la terra del sonno?
Le uniche cose che le prese furono il coltello con la lama
di denti di squalo e la conchiglia di paua. Credeva che a Pare
non sarebbe importato. Immagin che, con quegli oggetti, un
giorno avrebbe potuto salvarsi la vita.

 Capitolo 22.
La piena.

I.
Harriet cominci a scrivere al padre, Henry Salt. Sapeva che
sarebbe passato parecchio tempo prima di poter spedire la lettera,
ma la scrisse ugualmente perch voleva parlargli.
Ieri ho camminato fino a una cascata. Sto cercando una donna
maori di nome Pare, e pensavo che avrei potuto trovarla
l, in cima a una cresta rocciosa sopra la cascata, ma non c'era
nessuno. Tuttavia sono rimasta a lungo in quel luogo. Non
avrei mai immaginato la sensazione mista di stupore e spavento
che quel diluvio d'acqua ha suscitato in me. La cascata
fuoriesce molto in alto da una fessura nel cuore della montagna
e si tuffa nel fiume dove, con un salto di oltre trenta metri,
come il poeta Coleridge ha acutamente descritto, crea un
gorgo di spuma bianca, simile a una rosa che sboccia e
risboccia ostinata nella resurrezione.
Passo le giornate seduta in riva al fiume a setacciare sotto la
pioggia battente che cade da un cielo rabbioso, e ogni giorno
il colore  l, davanti a me. Ne ho dilavati pezzi pi grossi della
nocca di un pollice. E sento che sto cedendo alla stessa febbre
dell'oro che si  impossessata di Joseph e ogni mattina attendo
con ansia di scoprire cosa trover. Perch l'oro, adesso
lo capisco,  una sostanza magica che seduce senza scampo.
Non sono solo il peso e la lucentezza ad ammaliare, ma le sue
infinite trasformazioni, il suo infinito potere di divenire qualunque
cosa noi desideriamo. Ieri l'oro che ho trovato si  trasformato
nei finimenti e nel calesse che il mio cavallo Billy trainer
col suo trotto alto. Oggi sogno una nuova casa vicino al
nostro vecchio torrente. Una casa fatta di legno, non di
mattoni crudi, e costruita al riparo dal vento. Ma non vedo Joseph,
in questa casa. Ci sono solo io. E quando immagino di guardare
fuori da una delle finestre vedo voi, che camminate lungo
il vialetto che porta al cancello, con una valigia, e vi stupite
per la brillantezza della luce della Nuova Zelanda.
La lettera fu messa da parte in quel punto ma ripresa il giorno
seguente, perch ora che aveva iniziato Harriet scopr di
voler descrivere tutto ci che vedeva e che provava, come se
d'improvviso le fosse diventato indispensabile conservare una
testimonianza che non avrebbe potuto recuperare altrimenti.
Descrisse l'orto di Pao Yi e il modo in cui i suoi colori si
modificavano, facendolo tuttavia sembrare sempre luminoso,
anche sotto la pioggia battente, e il contegno dello stesso Pao
Yi "che mi sembra molto singolare, se non addirittura eccezionale,
perch  cos calmo e riservato.
Poi raccont delle minestre che preparava con le sue verdure
mettendo il tegame sul fuoco, appeso a un trespolo malfermo
costruito alla belle meglio, e di come riteneva che fosse il
cibo migliore che avesse mai mangiato, migliore del meraviglioso
pasticcio di carne e rognone che servivano nel salone dei
banchetti a Norwich, migliore del succulento sformato di ostriche
che si poteva acquistare da Wells e Brancaster.
Si accorse che quanto aveva scritto non era altro che una
ridicola iperbole, ma non volle cancellarla. C'era qualcosa in
quella minestra che le sembrava buono in assoluto. Avrebbe
desiderato del pane, anche il pane di Lilian, con cui mangiarla,
ma si sentiva abbastanza in forze anche solo con il brodo
di verdure.
Continu descrivendo gli scavi di Kokatahi, le rudimentali
capanne che lasciavano filtrare l'acqua, l'impressione ostinata
che gli avevano fatto come di qualche strascico, come
se, inavvertito, ci fosse stato l un terremoto e i minatori stessero
cercando di ricostruire ci che avevano gi perso. Lo so
scrisse "che non  logico e tuttavia questa idea di un avvenuto
disastro, del quale nessuno parler, persiste nella mia mente
e arrivo alla conclusione che, essendo io cos sola con i miei
pensieri,  possibile che abbia cominciato a vedere il mondo
alla rovescia...
 II.
Ora la pioggia, che aveva a lungo inzuppato le alte vette, cominci
a filtrare sempre pi tra le rocce porose fino a gonfiare
le sorgenti sotterranee, e queste sorgenti sepolte presero a
convergere e a confondersi in un'intricata conversazione al di
sotto della montagna.
Nessuno ud questa conversazione. N Harriet, n Pao Yi,
n Joseph, e tanto meno gli altri minatori di Kokatahi sentirono
nulla, sebbene di ora in ora si facesse pi forte e pi tumultuosa,
fino a quando non fu costretta a fuggire dalla sua
prigionia sotterranea. Dunque sal ed eruppe in superficie e il
suono esplose nell'aria. Per un breve istante l'acqua sciabordante
gorgogli tremula lungo la sponda di roccia coperta di
felci. Poi precipit nel fiume in una cateratta roboante.
Lady, la cagnetta, fu la prima a sentirlo. Era in riva al fiume,
impegnata nella sua attivit preferita di acchiappare i pesciolini
che nuotavano a portata della sua bocca. Sollev la testa
e si mise in ascolto. Era ormai abituata ai rumori della boscaglia,
anche allo schianto improvviso di un albero o di una
frana di massi, ma quel suono le si present come qualcosa di
spaventoso; tanto nuovo e sconosciuto che l'animale prese a
uggiolare.
Harriet era poco lontana, con indosso lo scialle e il berretto
fatto a mano per cercare di ripararsi dalla pioggia. Stava
esaminando quello che sembrava un pezzo di pietra verde, stupita
della sua levigatezza, come se fosse diventato liscio con
il costante scivolare e rotolare fra gli altri sassi pi piccoli.
Harriet era cos rapita dalla pietra verde che non prest attenzione
al lamento di Lady, ma poi sent anche lei il ruggito
che arrivava dalla gola, sollev lo sguardo e vide sopraggiungere,
ormai all'ansa del fiume, un muro d'acqua bianca, come
un enorme fronte d'onda, e prima che potesse urlare l'onda si
abbatt su Lady trascinandola via.
L'acqua si schiant a un soffio dai piedi di Harriet, cancellando
quasi la spiaggia di ghiaia sulla quale era piantata la
tenda. Dietro la prima onda ne arriv una seconda e poi una
terza, e poi il fiume si calm, ma il livello si alz fino a sommergere
gli argini, spumeggiante e vorticoso nel suo corso rigonfio.
Harriet si slacci gli stivaletti e li calci via, si strapp di
dosso lo scialle e il berretto e si fece strada nell'acqua gelida.
Cominci a chiamare Lady, ma il suono della sua voce scomparve
all'istante mentre l'onda di piena l'afferrava tra le sue
fredde braccia, trascinandola sotto.
L'acqua le entr in bocca e Harriet sent le sottane fradice
e pesanti tirarla a forza sul fondo, fino all'erba. Scalci, dibattendosi
nella morsa delle gonne, cerc di aggrapparsi per
risalire verso il gorgo di luce sopra di lei, i polmoni in fiamme,
il gelo del fiume che premeva sulla pelle e mandava scosse
alle ossa.
Sent la testa salire in superficie e toss, soffocata, e inghiott
una boccata d'aria e vide il cielo per un breve istante
bianco, ma i vestiti erano una zavorra e il cielo svan di nuovo
e Harriet Blackstone si rese conto che stava affogando.
Stava precipitando in un'oscurit verde, tuttavia si dimenava
e calciava le spire di stoffa delle sottane, agitava le braccia
verso l'alto e finalmente una bolla luminosa di cielo le esplose
ancora una volta sul viso e lei si fece forza per tenerlo l,
per tenere quel cielo sopra di s, nell'emulazione di quella rosa
alla base della cascata, che si erge per non annegare, ostinata
nella resurrezione.
Sent se stessa urlare, come se quel suono acuto che squarciava
l'aria potesse aiutarla a tenere sollevata la testa, ma sapeva
di essere impotente contro la corrente ghiacciata. E il
freddo che le penetrava le vene! Mai freddo, in nessun inverno
nevoso, era stato cos terribile come quello che la attanagliava
adesso. Harriet sapeva che, se anche fosse riuscita a
contrastare la forza delle gonne inzuppate, non aveva armi per
combattere il freddo...
A meno che...
A meno che non usasse la sua voce, le sue urla di ghiaccio
che salivano verso il cielo, e cos cerc di prolungarle, ognuna
come la nota alta di un flauto, con tutto il fiato che le restava.
E poi, di nuovo soffocata dall'acqua, le grida spezzate, sent
il corpo sbattere contro qualcosa di soffice, come un groviglio
d'erbe; immobilizzata in quel boschetto, mentre vedeva l'acqua
correrle addosso allung la mano e cerc di afferrare quella
cosa cedevole e vi si appigli e si accorse che aveva una forma
precisa, un disegno che sapeva creato dall'uomo e non dalla
natura, e cerc la parola per descriverla, cerc e cerc,
mentre lasciava che il corpo ne venisse avvolto e sent le sottane
gonfiarsi lentamente verso la superficie, come se entrambe,
lei e loro, fossero improvvisamente prive di peso.
Poi ricord la parola.
Una rete.

III.
Harriet ricordava che il cielo era chiaro nonostante la pioggia,
mentre adesso stava fissando il buio.
Non sentiva rumori.
Chiuse gli occhi. Pens che la morte dovesse essere cos:
buio e assenza di suoni. Ma dopo un po' ebbe coscienza di
qualcos'altro: calore. Era ancora nel suo corpo e il suo corpo
sembrava bruciare.
Apr gli occhi e vide, o pens di vedere, molto vicino a s,
un volto che non riconosceva. Lo fiss e credette che le stesse
sorridendo, ma in quel sorriso c'era una tale incommensurabile
tristezza che, si convinse, doveva appartenere al volto
di qualcuno venuto a piangerla mentre giaceva nella bara. Voleva
chiedere: chi siete? Poi ricord di esser quasi certamente
morta, e i morti non hanno voce. E ritorn nel sonno.

IV.
Harriet gir il capo e vide un fuocherello.
Era affascinata dal modo in cui le fiamme bruciavano senza
sosta: cosa le muoveva? Si poteva dire che una fiamma era
viva?
Vedeva ombre, forme. Erano in movimento, o forse non si
muovevano affatto ed era la luce del fuoco a guizzare su di
esse o dietro, dando l'illusione del movimento. Aspett di vedere
quale delle due possibilit si sarebbe rivelata vera e mentre aspettava
si sent rapita da un sogno su Cob House: Lilian liberava
dalla cenere la stufa fumosa e imprecava e piangeva, tutto insieme,
mentre lei, Harriet, decorava torte fatte da Lilian e su
una delle torte disponeva bacche di belladonna. Lilian si
voltava e vedeva le bacche di belladonna, ma invece di protestare si
asciugava gli occhi nel grembiale e abbozzava un sorriso reticente
e annuiva con la sua fune di capelli come un cappio. La
belladonna  per lui asseriva Lilian. Bella idea. Vualla.
Poi Harriet si svegli e sent che la testa le veniva sollevata
e una tazza le veniva portata alle labbra e bevve un sorso.
Voleva chiedere:  belladonna?, ma non aveva ancora voce
e non poteva affermare, con certezza, di non essere morta o
immersa in un sogno. La bevanda per era calda e aveva un
forte aroma d'erbe e fiori e lei la sent scendere lungo il corpo
e riempire poco a poco gli interstizi, e fu in quel momento che
le torn la memoria e chiese: Lady. Dov' Lady?.
Ci fu silenzio. Poi una voce disse: Lady? Cane bianco e nero?.
S.
 arrivata la piena disse la voce tranquilla di Pao Yi. Lady
andata.

V.
Pao Yi si trovava vicino alla striscia di terra coltivata a cipolle
quando arriv la piena.
Sin dalla morte dei suoi genitori sulla diga, aveva sempre
ascoltato con attenzione l'umore mutevole dei fiumi o dei laghi
presso i quali veniva a trovarsi, e ud il ruggito della piena
cominciare lontano nella valle dello Stige e rimase in attesa
di vedere cosa avrebbe fatto in quel punto. Avrebbe voluto
ritirare la rete da pesca, ma reput di non averne il tempo.
Quando vide il muro d'acqua che avanzava sent il battito
del cuore farsi pi veloce. Bench l'orto fosse su un pianoro,
al di sopra dell'argine del fiume, Pao Yi si ritir verso la capanna.
Sapeva che in Nuova Zelanda un torrente asciutto poteva
diventare un fiume impetuoso in pochi secondi e i grandi
fiumi scavavano nuove valli nel giro di una stagione.
La sequenza di onde alte si interruppe e l'acqua si raccolse
in polle e gli argini scomparvero, poi arrivarono altre onde,
che si sollevavano, si ripiegavano e ricadevano, e il livello
crebbe e crebbe senza sosta e Pao Yi cap che il vecchio melmoso
Kokatahi era sparito - per quella stagione o per sempre? -
e che il nuovo fiume sarebbe stato grande e rabbioso e
veloce. E con la mente lo vide riversarsi sugli scavi di
Kokatahi e di Kaniere, appiattire i cumuli di detriti, strappare via
le tende e le capanne e colare nei pozzi e nelle buche, trascinando
con s ogni cosa, per poi precipitare, distruggere, annegare
e buttare tutto nel mare.
E Pao Yi cap che la sua vita in quel luogo era giunta al termine.
Alcuni minatori sarebbero affogati e gli altri avrebbero preso
ci che restava loro e sarebbero tornati verso Hokitika. Non
sarebbero rimasti clienti per i suoi ortaggi, destinati a marcire
nella terra.
Li guard. Guard le file ordinate, i porri simili a fontane
e le barbabietole rosso sangue. Quel che provava non era paura
per il futuro, ma una tenera afflizione per quelle piante e
per la bellezza ordinata dell'orto che nessuno, a parte lui e la
donna inglese, aveva mai visto. Stava immaginando come la
routine dei suoi giorni, della quale era cos stranamente soddisfatto,
sarebbe cambiata, quando sent le urla provenire dall'acqua.
Pao Yi afferr una corda, se la leg in vita e ne fiss un capo
a un albero. Fu sorpreso dal gelo dell'acqua e s'impose di agire
in fretta, di mollare in tutta la sua lunghezza la fune e aggrapparsi
l e non alla rete, in caso quest'ultima avesse ceduto,
poi sentendo i piedi perdere il contatto con il letto del fiume
cominci a nuotare. Nuot come una rana, con le gambe
forti e nerborute che spingevano in fuori, in un'angolazione
comica.
Harriet Blackstone era ancora aggrappata alla rete da pesca,
la testa reclinata, il viso pallido degli annegati.
Pao Yi la sollev e le pass la corda intorno alla vita, ne recuper
l'estremit e la leg, cos che fossero stretti insieme.
Quando si gir per tornare indietro a nuoto sent il peso della
donna e si domand se non fosse arrivato troppo tardi. Nuot
sul dorso, le gambe a rana che scalciavano con tutta la forza
rimastagli. Lei era adagiata su di lui e, per evitare che la testa
ricadesse in acqua, le appoggi il viso al proprio.
Quando Pao Yi tocc la terra asciutta con la schiena, si rese
conto di quanto fosse improvvisamente diventata ripida
la china. Prov a mettersi in piedi e a girarsi, facendo attenzione
a non cadere all'indietro nell'arrampicarsi. Armeggi per
sciogliere Harriet dalla corda e quando fu libera la adagi sull'erba
e vide la pioggia, che continuava a cadere, picchiettare
sul fango che copriva la gonna.
Tremante, ancora agganciato alla corda, Pao Yi s'inginocchi
accanto a Harriet, la gir con delicatezza e cerc di fare
ci che spesso, nei suoi sogni, faceva ai corpi di Chen Lin e
Chen Fen Ming... li disannegava.
Era sempre riuscito a vederlo molto chiaramente, quel miracoloso
disannegamento: le teste bagnate, i tronchi scarni
adagiati sulla riva del lago degli Aironi e le sue mani forti che
vi premevano sopra, sulla parte posteriore della cassa toracica,
per spingere l'acqua del lago fuori dai polmoni, e lui premeva
ancora e ancora e alla fine vedeva il fiotto uscire dalla
loro bocca e li sentiva tornare di nuovo alla vita, i suoi adorati
genitori, l'irascibile Lin e l'egocentrica Fen Ming, mentre
sputavano e imprecavano.
Poi li sollevava tra le braccia, leggeri come stracci, e li portava
nella loro casetta buia e li adagiava e accendeva un fuoco
perch il calore scorresse di nuovo nelle loro vene e li sentiva
che cominciavano a chiacchierare e ridacchiare, e dicevano:
Ma hai visto quanto siamo arrivati vicino alla diga, Lin?
Ci mancava pochissimo, davvero. Eravamo a un palmo dall'orlo
della diga!. Oh s, puoi ben dirlo Fen Ming, siamo stati
davvero fortunati! A quest'ora saremmo morti, Pao Yi, e tu
saresti orfano. Che tristezza! La vita di un orfano  piena di
preoccupazioni e confusione, ah, ah! Ma tu ci hai salvati e hai
salvato te stesso. Che miracolo!
Nonostante la realt della morte dei suoi genitori, a Pao Yi
piaceva sempre quel sogno. Una delle cose che pi gli piacevano
era la sua immutabile efficienza.
Non aveva mai spogliato una donna prima di allora, solo
Paak Mei.
Nella sua lingua si scus con Harriet per quel che stava facendo,
ma sapeva che lei non poteva sentirlo.
Vide che le mani e le braccia erano abbronzate, ma il corpo
era del biancore traslucido di una cipolla e i capezzoli scuri
come barbabietole. I piedi erano sottili e delicatamente
arcuati e Pao Yi fiss le dita dritte: per scaldarli li prese tra le
mani e poi se li appoggi sulle cosce.
La vest con uno dei suoi abiti di cotone, casacca e pantaloni
ampi, e la adagi sulla sua stuoia e la copr con stracci e
coperte.
Accese un piccolo fuoco e per far uscire il fumo apr lo sfiatatoio
che sera ingegnato a costruire sul tetto e che teneva coperto
con un vaso da fiori, poi si accucci vicino alla fiamma
per scaldarsi, con lo sguardo sempre fisso su Harriet. Il corpo
di lei sembrava riempire l'intero spazio intorno. Nessuno
era mai entrato nella sua capanna da quando viveva l. Cominci
a sciogliersi la treccia.
Quando si fu asciugato e riscaldato mise dell'acqua a bollire
sul fuoco e prepar del t con foglie di menta e bacche di
ginepro e cerc di sollevare la testa di Harriet in modo che potesse
bere e vide che lei lo guardava, senza paura, anzi curiosa.
La sensazione del collo di lei sulla sua mano era intima e
lo turbava. Cerc di sorriderle quando lo guard, per farle capire
che era al sicuro. Lei domand del cane, Lady, e lui tent
di dirle che la piena si era certamente presa la vita dell'animale,
ma non aveva parole a sufficienza. Poco dopo le riappoggi
la testa e la osserv con tenerezza mentre scivolava di
nuovo nel sonno.
Pao Yi si sentiva molto stanco. Prese l'ultima coperta che
gli restava e vi si avvolse dentro e si sdrai sul pavimento duro.
Fuori sentiva il fiume scorrere, lasciandosi alle spalle lui e
il suo orto. Il suo ultimo pensiero, prima di prendere sonno,
and alla pepita d'oro sepolta sotto la diciassettesima cipolla.

VI.
Harriet si svegli nel buio.
C'era solo un tizzone di luce a terra, alla sua sinistra, dove
il fuoco era andato spegnendosi e Harriet ricord di aver fissato
delle fiamme e di essersi fatta una domanda, a cui non
era stata in grado di rispondere.
E adesso sentiva di non avere risposta per nessuna delle cose
che la riguardavano. Sapeva solo che era arrivata la piena
e lei si era ritrovata nel fiume. Ma perch era nell'acqua? Ora
aveva freddo, ma sembrava al sicuro, distesa nel buio vicino
alle ceneri scarlatte di un fuoco. Ma non era la sua tenda, lo
sapeva. E come si era salvata dall'annegamento?
Si strinse forte nella coperta che aveva addosso e fiss l'oscurit,
cercando di individuare i contorni degli oggetti, ma
non trovava un senso per nulla. Le sarebbe piaciuto avere un
pezzo di legno a portata di mano, pens, da gettare sul fuoco,
cos da aumentare il calore e la luce, ma era incapace di muoversi.
Le doleva la testa e aveva la gola in fiamme. Ma cosa poteva
fare?
Rimase sdraiata, immobile quanto pi poteva, in ascolto.
La notte sembrava tranquilla, ma Harriet sentiva il fiume che
scivolava l vicino, lambendo le rocce, e cominci a chiedersi
se la tenda e tutto ci che possedeva, compreso l'oro che aveva
trovato, fossero stati portati via dalla piena e si rese conto
che poteva essere realmente successo perch d'un tratto ricord,
con straordinaria chiarezza, il modo in cui la siccit e
poi la pioggia e il vento si erano portati via Cob House e come
le pareti di cotonina erano rimaste a sventolare sull'erba
e la porta si era conficcata nella terra...
L'improvviso sfolgorio del fuoco, di un rametto che bruci
fugace, riport Harriet al presente e al suo impegno di stare in
ascolto. Cominci a enumerare le cose che riusciva a sentire.
Niente vento nella boscaglia.
Il fiume che scorreva senza posa.
Il sospiro del suo cuore.
Nessun altro suono.
Poi venne il giorno: un'ombra grigia.
Si sentiva pi calda perch la fiamma era stata ravvivata.
Gir la testa e vide Pao Yi inginocchiato vicino al fuoco, intento
a intrecciarsi i capelli. Lo riconobbe e cap che lui l'aveva
salvata dal fiume e che doveva trovarsi nella sua capanna,
sopra l'orto.
Lo osserv senza muoversi, fingendo di dormire: il volto di
lui, dall'aria triste e comica insieme; la spessa treccia di capelli;
le mani che sembravano agili come quelle di un flautista.
Ricordava il suo nome. Ricordava che nella sua vita precedente
aveva posseduto una barca e aveva pescato su un lago
lontano.
Pao Yi si alz e cominci a muoversi in silenzio nella capanna,
impegnato in piccole faccende: pieg una coperta,
riemp d'acqua un contenitore di metallo, prese cibo secco da
una specie di bisaccia, spezz altri legnetti per il fuoco. E Harriet
pens che non aveva mai visto nessuno muoversi in quel
modo, scalzo, senza produrre alcun rumore. Sent il desiderio
di continuare a guardarlo, non vista, per tutto il giorno: guardarlo
bere il t o mangiare il cibo che avrebbe preparato; ascoltarlo
fischiettare o cantare o parlare fra s; ascoltarlo uscire
dalla capanna per fare pip; guardarlo mentre si lavava e si radeva;
osservarne le braccia nude, quelle che l'avevano salvata
dall'acqua, e i fianchi stretti e le cosce robuste e il sesso.
Pao Yi attravers la stanza e s'inginocchi vicino a Harriet
e lei abbass lo sguardo domandandosi se lui l'avesse vista
mentre lei lo osservava e si intrometteva nella sua vita con pensieri
alterati dalla febbre. Poi sent la mano di lui posarsi sulla
fronte e quel tocco fu la cosa pi bella che Harriet avesse
mai sperimentato e desider che l rimanesse, senza pi muoversi.
Cerc di parlare, di chiedergli di rimanere immobile, cos
com'era, ma si accorse di non essere in grado di dire una
parola perch stava piangendo. Non emetteva quasi suono,
ma le lacrime continuavano a sgorgare e correvano lungo il
viso e il collo e si fermavano come in una pozza nell'incavo
della clavicola. Sent la mano di Pao Yi spostarsi con delicatezza
dalla fronte verso la guancia e fermarsi l, a raccogliere
le lacrime, come se il palmo di quella mano potesse assorbire
tutto il suo dolore.
Piangete per Lady? chiese Pao Yi teneramente. Nera.
Bianca. Piangete perch morta?

 Capitolo 23.
Il passero campanello.

I.
Quando la piena raggiunse Kokatahi, Joseph stava lavorando
sul fondo dell'ottavo pozzo.
Vi aveva gi intravisto il luccichio dell'argilla azzurra e si
era risvegliata in lui la familiare, per quanto futile, speranza
che sempre riaffiorava quando raggiungeva l'ultimo strato. Poi
sent il boato. Alz la testa. Aveva appena posato un piede sulla
scaletta sgangherata quando l'ondata di piena raggiunse il
bordo del pozzo. Joseph ricadde nel buco e l'acqua si abbatt
su di lui.
Afferr la scala e la tenne stretta, si arrampic, usc con la
testa all'aria e sent le grida tutt'intorno. Poi l'onda bianca gli
s'infranse contro, come contro un masso, e Joseph fu ricacciato
con violenza dentro al pozzo.
Ancora una volta si dibatt alla ricerca della scala e vi si aggrapp
mentre l'acqua gelata saliva intorno a lui. Sent i piedi
che si staccavano dal suolo, ma questa volta cerc di ancorarsi
al fondo ingurgitando aria come e quando poteva: sapeva
bene che il fatto di trovarsi sotto terra, nel pozzo, l'aveva
salvato dalla furia della piena. La velocit del fiume era qualcosa
che non aveva mai sperimentato prima e Joseph si rese
conto che chiunque si fosse trovato all'aperto sarebbe stato
abbattuto e trascinato via tra le spire gelide.
Quell'acqua era cos fredda che a Joseph parve di essere
avvolto nel ghiaccio. Ma sapeva che sarebbe dovuto rimanere
nel buco finch la furia dell'acqua non si fosse calmata.
Era fortunato che quel pozzo in particolare si trovasse
verso il confine della sua concessione, nel punto pi lontano
dal fiume, e quando risal a prendere aria vide che era a
pochi metri dal terreno rimasto asciutto, sotto la macchia di
manuka.
Quando si riaffacci vide capanne distrutte e tende accartocciate
che galleggiavano sull'acqua, e una di quelle era
la sua, insieme a tutto ci che possedeva, compresi la pistola,
il crivello e la tazza con l'oro che gli aveva dato Harriet e
la preziosa polvere che aveva trovato tempo prima nel suo
torrente.
Mentre guardava la sua tenda scomparire, Joseph pens
che di l a poco la piena avrebbe raggiunto i terreni degli scozzesi,
e si sarebbe abbattuta su Hamish McConnell e su tutti i
suoi macchinari elaborati, e su Will Sefton. E l'idea che Will
potesse annegare era, nonostante quanto era accaduto, il pensiero
pi malinconico che gli venisse alla mente e immagin
lo zufolo di Will che galleggiava sulla corrente come una zattera
in miniatura, rimaneva a galla a lungo ballonzolando sulle
onde sino a che, alla fine, sprofondava e spariva.
Per tutto quel tempo, bloccato nel suo pozzo gelato, Joseph
non rivolse nemmeno un pensiero a Harriet. Forse una parte di
lui era consapevole che la piena doveva essere scesa dalle montagne
pi alte, lungo la valle dello Stige, dove lei stava setacciando
la spiaggia di ghiaia, ma in un certo senso immaginava
che la sua vera potenza si fosse scatenata solo l, a Kokatahi, e
che la gente sarebbe morta soltanto l e a Kaniere, e sarebbe stata
la morte di minatori, la morte di uomini, di cercatori di lungo
corso e novellini; mentre al resto del mondo, indifferente,
tutto ci sarebbe stato risparmiato, come gli erano stati risparmiati
tutti i giorni che lui, invece, aveva sofferto in quel posto.
Solo qualche momento pi tardi, quando sent il sangue
raggelarsi nelle vene, si rese conto che in acqua sarebbe potuto
morire e che doveva tentare di raggiungere il lembo di
terra asciutta il pi in fretta possibile. E solo allora, costretto
a reagire per sopravvivere, Joseph comprese quali fossero realmente
per lui le terribili conseguenze di quanto era accaduto:
anche Harriet e tutto l'oro potevano essere stati sommersi, svaniti.
Il miracoloso ritrovamento di Harriet, l'unica cosa che gli
impediva di impazzire di rabbia e delusione, poteva essergli
stato sottratto.
Fu quasi sicuramente la rabbia, che gli pompava energia
nel cuore, a dare un'improvvisa, micidiale forza alle sue braccia
e a permettere a Joseph di tirarsi fuori dal pozzo e farsi
strada carponi nell'acqua impetuosa fino alla spiaggia di
manuka. Afferr un ramo pungente di quell'arbusto, sapeva che
era resistente e non si sarebbe spezzato, e si gett in avanti
nella macchia, come se fosse immune da tagli e graffi, e rimase
sdraiato l, tra le foglie aguzze.
Dopo un po' si alz. Tremava, sconvolto e infreddolito, circondato
dall'orrore e spaventato per quanto lo aspettava. Non
pioveva pi e un sole freddo luccicava sul fiume che scorreva
nel suo nuovo corso letale. Non rimaneva nulla dei cumuli di
ganga allineati lungo la riva e non era rimasta in piedi n una
tenda n una capanna.
Se fosse stato in grado di accendere un fuoco per scaldarsi,
Joseph avrebbe potuto tentare poi di risalire il fiume fino al
punto in cui Harriet aveva piantato la sua tenda. Ma non aveva
nulla e sapeva che, fradicio com'era, sarebbe certamente
morto se si fosse lasciato sorprendere dal freddo della notte.
Si tolse la camicia pesante e inzuppata e cerc di asciugarsi
collo e braccia con l'erba. Poi si avvi in direzione del terreno
di McConnell e verso il lontano rifugio di Hokitika.
Il sentiero era scomparso. Joseph dovette farsi strada tra i
cespugli, aggirando massi e aggrappandosi precariamente agli
alberi per non scivolare nell'acqua vorticosa. Davanti a lui altri
sopravvissuti alla piena avevano intrapreso lo stesso viaggio
lungo, difficile e malinconico. Vide alcuni minatori camminare
stretti l'uno all'altro, abbracciati come amanti, e si
trov a pensare che quegli uomini, che lui aveva ritenuto rudi
e molesti, potevano invece essere stoici e bonari. A Kokatahi
avrebbe potuto farsi degli amici e, se non fosse stato per
Will Sefton, sarebbe potuto diventare parte di un gruppo e
ubriacarsi con quella gente e sentirsi meno solo. Ma nulla di
tutto ci aveva significato, adesso. Andavano tutti verso
Hokitika. Il governo regionale, a Canterbury, doveva aver organizzato
qualche tipo di assistenza...
Joseph vide da lontano che l'argano a cavalli di McConnell
era ancora in piedi, insieme a due o tre tende. Ma adesso il
fiume scorreva solo a pochi metri e la maggior parte della concessione
Brenner-McConnell era sott'acqua e non sembrava ci
fossero minatori intenzionati a rimanere.
Ci nonostante, quando Joseph vi arriv, rimase per qualche
istante fermo nel fango, proprio su quel terreno che aveva
portato tanta fortuna a Hamish McConnell e al suo socio,
e si domand se McConnell fosse ancora vivo e se sarebbe vissuto
ancora per potersi stabilire nel suo castello in Scozia.
E si domand quale sarebbe stato l'epitaffio di quella corsa
all'oro e cosa sarebbe venuto poi e come sarebbe cambiato
il paese e chi, alla fine, ne sarebbe uscito vinto e chi vincitore.
Ma non aveva risposte. Riusciva solo a vedere la sofferenza
che l'oro aveva portato tra i minatori di Kokatahi. E sebbene
l'idea della grandiosa magione di McConnell un tempo
l'avesse fatto quasi impazzire per l'invidia, ora sperava che
quell'uomo potesse farcela e viverci dentro come un aristocratico
e sputare in faccia a chiunque l'avesse guardato dall'alto
in basso, pur senza dimenticare, fino all'ultimo giorno,
che quella fortuna l'aveva ottenuta scavando nella terra. Perch
se McConnell fosse stato tra i vinti, che speranza ci sarebbe
stata per gli altri?
Joseph continu a trascinarsi; il sole stava celiando nel cielo
e temeva di essere raggiunto dall'oscurit. Mentre si avvicinava
a Kaniere vide un corpo spinto sull'argine dalla corrente. Poco
lontano cerano alcuni gabbiani e Joseph si ferm a osservarli.
Url nel tentativo di spaventare gli uccelli, ma quelli non
si spostarono. Aspettavano il momento giusto per cominciare
a banchettare. E cos, come un folle, sbattendo la camicia fradicia
e urlando come faceva da ragazzino, Joseph corse verso i
gabbiani che fecero qualche balzo per allontanarsi da lui e poi
si alzarono in un volo pigro, in cerchio sopra la sua testa. Presto
si sarebbero posati nuovamente, lo sapeva.
Raggiunse il corpo e lo gir, nel timore che fosse quello di
McConnell, ma era un uomo che non conosceva, e aveva uno
strano sorriso dipinto sul volto, come di chi aveva fatto giusto
in tempo a scorgere il colore nella sua concessione. E Joseph
sent che quel sorriso era una delle cose pi orribili che
avesse mai visto, in quel periodo lungo e devastante. Senza
quasi rendersi conto di ci che faceva avvolse la testa dell'uomo
nella sua camicia bagnata. La leg stretta.
Lascia stare, mormor. Lascia stare.
 II.
Ora Joseph era seduto vicino a un fuoco e cercava di mangiare
un piatto di kumara che gli sembrava troppo caldo e troppo
nauseante e continuava a metterlo da parte.
Mangiate diceva la voce della donna. Fareste meglio a
mangiare.
Ci riprov, ma non riusciva a inghiottire quelle kumara,
succhi un goccio di sugo rosso e dolciastro e vomit.
Era stato alloggiato in una delle baracche che costeggiavano
i moli di Hokitika. Insieme ad altri due sopravvissuti Joseph
fu accolto da una vedova, Ernestine Boyd, che diede loro
vestiti rammendati e rattoppati del defunto marito e il cibo
che aveva, che erano quelle patate dolci con il sugo vermiglio,
e lasci che si avvolgessero nelle coperte sfilacciate e logore
del suo letto.
Mentre la donna portava il cibo, uno degli altri uomini disse:
Dobbiamo tirare a sorte per chi terr calda Ernestine stanotte,
visto che ci ha dato tutte le sue coperte!. L'uomo aveva
una ventina d'anni e Joseph lo guard e lo vide fare l'occhiolino
al suo compagno e vide la vedova Ernestine sorridere
a entrambi e pens che, terminato il piatto pieno di kumara,
lui sarebbe stato lasciato solo a dormire accanto al fuoco.
Non aveva incontrato nessuna persona conosciuta a Hokitika.
L'edificio della dogana era stato trasformato in obitorio.
Finch non aveva fatto buio i volontari vi avevano trasportato
i corpi da Kaniere. Joseph pens che sarebbe dovuto andare
l per vedere se Will o Harriet si trovassero fra gli annegati,
ma era cos stanco e si sentiva cos male che non poteva
avvicinarsi all'obitorio, non in quella notte gelida, non prima
di aver riposato ed essersi chiarito le idee...
E se avesse trovato il corpo di Harriet?
Cos'avrebbe potuto fare, dove sarebbe potuto andare se
Harriet fosse morta e se alla fine non avesse avuto oro perch
il fiume aveva allagato l'argine di ghiaia spazzandolo via? E
pens a tutto ci che aveva perso: la tenda e gran parte dei
suoi attrezzi, tutti i soldi e il portamonete che gli era cos caro,
la pistola, il setaccio, la canna da pesca che Will aveva lasciato,
le provviste, il grog, i recipienti e i pentolini, le coperte,
i vestiti che Harriet aveva lavato, la pipa e la tazza con l'oro
e tutto quel che aveva portato con s dopo il breve periodo
a Cob House. Ora non aveva nulla. Indossava gli stracci pieni
di naftalina di un morto. Aveva difficolt a mandare gi una
cucchiaiata di patate dolci. Era finito.
Ernestine Boyd gli port via il piatto. Joseph vide che a suo
modo aveva un aspetto gradevole: seni grandi e l'ombra di fossette
sulle guance. Dormite adesso disse lei. Domani mattina
recuperer qualche uovo e una manciata di foglie di t.
Starete meglio.
Sent i minatori pi giovani che ridacchiavano, ma non se
ne cur, non prestava loro attenzione. Chiese alla vedova di
rincalzare il fuoco, perch non riusciva a liberarsi dal freddo,
che non voleva andarsene dalle sue ossa, e non voleva svegliarsi
accanto a un fuoco spento, e lei fece come lui aveva
chiesto e mentre aggiungeva legna Joseph sollev la testa e
guard fuori della piccola finestra e sent il rumore del mare.

III.
Quando Harriet si risvegli vide che era sola nella capanna di
Pao Yi.
Si sollev su un gomito. Il fuoco era ancora vivido e Harriet
not che i pezzi di legno erano stati disposti a quadrato,
secondo uno schema simmetrico, come un graticcio. E il fuoco
sembrava bruciare cos, obbediente, quasi senza alterazioni
rispetto al disegno originale.
La febbre era scesa. Scost le coperte nelle quali era avvolta
e vide che indossava i vestiti di Pao Yi. Erano grigi e stazzonati
e sapevano del sudore di lei ma anche di qualcosa di
strano, simile a incenso. Si sedette e si fiss i piedi bianchi che
spuntavano dai pantaloni di cotone. Si guard intorno per vedere
dove potessero essere le sue sottane e la camicia, ma non
ve nera traccia. Ebbe un'improvvisa visione di se stessa che
stendeva il bucato su un filo vicino a Cob House e guardava
le camicie di Joseph ondeggiare nel vento e sapeva, allora, di
non provare alcuna tenerezza per i suoi vestiti. L'amore, pens,
pu essere misurato dai sentimenti che proviamo per la
biancheria altrui.
Nella luce del sole che filtrava attraverso la tela di sacco
della porta, Harriet lasci vagare lo sguardo all'interno della
capanna, cercando di leggere, negli oggetti che vedeva, qualcosa
sulla vita solitaria dell'uomo che l'aveva salvata.
C'era una brocca nera di terracotta, che probabilmente conteneva
acqua, e una serie di padelle e un setaccio in fl di ferro
appesi a chiodi piantati nella parete. Cerano sacchi di riso
e farina e una giara d'olio e un mortaio di pietra col suo pestello.
C'era un baule di vimini malconcio che poteva contenere
vestiti o biancheria. Sopra il baule cerano fogli spessi di
carta ingiallita, legati con un nastro in una copertina di pelle
consunta.
Sulla parete a lato, dove la capanna si appoggiava contro
la roccia della collina, era stato attaccato uno scaffale di legno
grezzo e sullo scaffale c'era una tavoletta, anch'essa in legno,
su cui erano incisi caratteri cinesi. Vicino alla tavoletta
erano sistemati mozziconi di candela e dietro a questi, appoggiate
alla pietra, quattro immagini ad acquerello sbiadite
di una donna e un uomo anziani e di una giovane donna e un
bambino. E Harriet cap che quello era il sacrario della vera
vita di Pao Yi, la sua vita sul lago, le persone che aveva lasciato
e dalle quali un giorno sarebbe tornato.
Torn a sdraiarsi. Scopr di provare una sorta di improvviso
attaccamento nei confronti degli estranei di quegli acquerelli,
come se un tempo li avesse conosciuti, come se stessero
l, magnanimi, a farle compagnia. E inoltre sentiva, in
quel luogo basso e buio, aleggiare una profonda, indescrivibile
tranquillit. E pens che voleva rimanere stesa l senza
muoversi e lasciare che tutto quel che la circondava si acquietasse
e rimanesse immobile. Pensava che il domani della
sua vita sarebbe stato duro e solitario e lungo, e che avrebbe
potuto aspettare, aspettare un giorno o pi di un giorno, aspettare
finch il fiume non fosse calato.
Aveva sonno ma non voleva chiudere gli occhi perch ogni
istante sembrava carico di un'intensit insolita, quasi desiderasse
attirare l'attenzione di lei sulla propria unicit. Cerc di
ricordare se avesse mai provato prima quel che sentiva ora e
le parve, in trentacinque anni, di non aver mai avuto la precisa
consapevolezza di come la consistenza, il colore, il profumo
e l'atmosfera delle cose si combinassero nella sua mente
e nel suo corpo in un distillato perfetto dell'essere.
Dopo un tempo che poteva essere stato lungo o breve, non
era in grado di stabilirlo, Harriet sent Pao Yi che si toglieva
gli stivali sull'uscio. Si riadagi e finse di dormire, finse di essere
indifesa come lo era stata durante la febbre, per poter restare
l sdraiata a guardarlo mentre si muoveva nella capanna.
Pensava che fosse ancora mattina, ma Pao Yi poteva aver
lavorato nell'orto sin dall'alba e ora forse aveva fame. Avrebbe
deposto altra legna sul fuoco squadrato e preparato del cibo.
Una volta pronto ne avrebbe offerto un po' a lei e quel sapore
sarebbe stato diverso da qualsiasi altro avesse mai assaggiato.
Harriet lo sent entrare con calma e chiudere la porta. Lo
sent riempire una gavetta d'acqua e bere. Poi fu come se lui
non fosse pi nella capanna, tanto era il silenzio tutt'intorno,
ma quando Harriet apr di nuovo gli occhi lo vide in piedi davanti
allo scaffale, dove la tavoletta e gli acquerelli erano addossati
alla roccia, e lui li fissava senza muoversi, senza battere
ciglio n modificare la posizione del capo. Ma lei sapeva che
stava parlando in silenzio alle figure, parlava e aspettava forse
una risposta, sempre senza muovere n mutare lo sguardo,
per poi cominciare a parlare di nuovo. E Harriet si domandava
se, in quella vita solitaria ai margini della valle dello Stige,
lui fosse tormentato dalla perdita di quelle persone e dalla nostalgia
del suo villaggio e della sua barca e del suo lago.
Pao Yi sembrava cos assorto nella sua conversazione che
Harriet continu a fissarlo, credendo che lui non si accorgesse
del suo sguardo invadente, ma d'un tratto, senza preavviso,
lui gir la testa e la guard, come se per tutto il tempo fosse
stato cosciente che lo stava osservando. E c'era una nuova
intensit nei suoi occhi. Era come se fosse tornato da lontano
portando con s il potere di quel luogo lontano, che adesso
era visibile sul suo volto.
Harriet abbass lo sguardo. Si sentiva turbata nel cuore. E
mentre i secondi passavano e lei non si azzardava a muoversi
e Pao Yi non si spostava, Harriet si rese conto di desiderare
che lui la toccasse.
Non appena trov il coraggio di ammetterlo con se stessa,
nella sua mente ci fu solo quello e nient'altro che quello, e pens
che se lui non l'avesse toccata, se le avesse mostrato indifferenza
o non avesse capito che quello era ci che lei voleva,
il suo desiderio di essere toccata non avrebbe fatto che aumentare.
E tuttavia sapeva di non poter dire nulla, n fare nulla.
Poteva solo restare dov'era, con la faccia girata dall'altra
parte, ma nella mente, con quella sua volont da sempre cos
forte, cominci a chiamarlo a s.
Vedeva la luce del fuoco tremolare contro la parete di assi
di legno della capanna e sentiva il fiume fluire nel suo corso
alterato e tuttavia il tempo le pareva sospeso, come se la spirale
della molla di un orologio fosse stata stretta e tenuta ferma,
senza possibilit di liberarsi.
Harriet non lo sentiva muoversi. Pens che Pao Yi fosse ancora
esattamente dov'era, davanti alle immagini sbiadite. Ma
poi si accorse, dal tepore e dal profumo, che si trovava accanto
a lei e sollev il capo e lo guard. Ramment quanto fosse assoluta
la tristezza della sua espressione, ma ora vedeva che la
curva della bocca era sensuale e pi bella di qualunque altra
avesse mai visto e non riusc a impedirsi di allungare la mano,
esitante, come un cieco che cerca la strada, e sfiorargli le
labbra con le dita.
Anche ora, mentre lei gli toccava le labbra e lui sosteneva
il suo sguardo con la stessa intensit con cui aveva sostenuto
lo sguardo della sua famiglia un attimo prima, Harriet era terrorizzata
all'idea che si ritraesse all'improvviso, come se quell'istante
fosse capitato per errore, per un grossolano malinteso,
e lui volesse far qualcosa per porvi fine in modo secco e
tremendo. Ma Pao Yi non si ritrasse. Prese la mano protesa di
Harriet e si premette il palmo contro le labbra e lo baci.
Dopo qualche istante le lasci la mano e gliela appoggi sul
seno. Poi scost le coperte e la osserv, sdraiata, avvolta nei
suoi vestiti, e si pieg su di lei e le prese un piede con entrambe
le mani. Glielo accarezz, come a volerne esaminare ogni tenera
piega, poi spost lentamente il corpo verso quel piede, e
sollev la gamba di lei per un istante, come fosse una ballerina,
poi abbass la mano e scopr il proprio sesso, eretto, pieg
il ginocchio di lei abbassandole la gamba fino a che il piede
non gli tocc il pene e cominci a strusciarvisi contro. E adesso
Harriet vide l'abituale tristezza del suo viso tramutata da
un'espressione di pura meraviglia.
La sensazione del membro pesante di lui contro l'incavo
del piede, la scandalosa quanto profonda intimit di quei gesti
lasci Harriet senza fiato. Nessun momento della sua vita
le era parso cos sorprendente o squisito o sovraccarico di promesse.
E le parve che, per tutta la sua esistenza fino a quel
momento, il desiderio fosse rimasto assopito in lei, mai
sollecitato, tanto da farle credere che non l'avrebbe mai provato e
sarebbe passata attraverso la mezz'et per arrivare alla vecchiaia
senza conoscerlo.
Ma ora quell'uomo l'aveva risvegliato. Harriet sussurr il
suo nome: Pao Yi.

IV.
Ai minatori sopravvissuti a Kokatahi e Kaniere furono dati
trenta scellini a testa: i trenta scellini che era costata loro la
concessione, n pi n meno. Alla porta dell'ufficio del governatore
venne affisso un articolo di giornale; diceva a quanti
si presentavano che la generosit del governo di Canterbury
"non aveva precedenti n eguali nei giacimenti auriferi.
Cos si misero obbedienti in coda davanti all'ufficio governativo
e presero i soldi domandandosi quanto sarebbero durati.
Fecero un'altra fila per la distribuzione di pelli di pecora
che odoravano di disinfettante e per lattine di latte condensato,
trovate nel retrobottega di una drogheria.
Joseph si trattenne da Ernestine Boyd, cercando di ingurgitare
i miseri pranzi che cucinava e di rimettersi in forze per
risalire il fiume e andare in cerca di Harriet e del suo oro.
Ma quando pensava al lungo sentiero che lo avrebbe riportato
nella valle del Kokatahi, Joseph si sentiva frastornato
e debole. Sapeva di essere un uomo al limite delle proprie risorse.
Desiderava arrampicarsi su una nave e addormentarsi
in una cuccetta soffice e angusta e non svegliarsi pi sino a
quando la nave non fosse giunta in Inghilterra. L'idea di non
arrivarci mai pi, di non avere la possibilit di fare ammenda
presso i Millward, di non sentire pi l'odore dei fiori selvatici
di Parton Green era per la sua mente un peso cos insopportabile
che gli sembrava di non aver mai avuto altro desiderio
se non quello di tornare a casa, nel Norfolk. Era come se l'uomo
che aveva acquistato la terra nella piana dell'Okuku, cos
ottimista circa la fattoria, fosse un'altra persona, non lui; una
persona cieca e sconsiderata e illusa a cui non rivolgeva pi
la parola, che non riconosceva pi.
Posticip la sua partenza per Kokatahi.
Ernestine Boyd si offr di tagliargli i capelli ormai lunghi e
scarmigliati, ma lui rifiut. Voleva rimanere cos com'era, reietto
dalla normalit e dalla felicit, fino a quando non fosse tornato
a casa.
Cominci a risalire il fiume in una mattina fredda.
Joseph credette di vedere, nell'oscurit piatta e viola del
cielo, le prime avvisaglie di neve. E cap che la sua era una corsa
contro il tempo. Avrebbe potuto raggiungere l'accampamento
di Harriet e rimanere lass nella valle, intrappolato dalla
neve, senza possibilit di ritornare a Hokitika. E sapeva che,
nello stato di debolezza in cui si trovava, non sarebbe sopravvissuto
all'inverno in un rifugio di fortuna. Avrebbe appoggiato
la testa e sarebbe morto. Come la mucca Beauty, senza
emettere suono.
Il livello del fiume era calato. Deposti sulle rive da Kaniere
a Kokatahi Joseph vide i familiari detriti delle miniere: assi
di legno e ruote, tende strappate, secchi arrugginiti e catene,
picconi rotti e badili e, arenato in una zona di acqua bassa,
un bizzarro istmo formato da stracci grigi e marroni. I gabbiani
urlavano e bisticciavano nell'aria gelata.
Joseph temeva di trovare dei corpi. Vide alcuni ratti che facevano
a pezzi una carcassa e si volt dall'altra parte. Sentiva
la mancanza della sua pistola. Si sentiva troppo leggero, troppo
inconsistente senza l'armamentario da minatore che si era
sempre portato appresso. Strapp un ramo da un cespuglio
da usare come bastone e pens che, con quella pelle di pecora
disinfettata sulle spalle e i capelli e la barba incolti, doveva
avere l'aspetto di un folle profeta del deserto.
Giunto nel punto in cui un tempo c'era la sua tenda, si
sedette sull'erba fangosa e bevve dal fiume. In quei giorni
viveva di acqua e latte. Il solo pensiero del bacon e del montone
gli faceva accapponare la pelle. Qualche volta, nella baracca
di Hokitika, aveva messo in bocca un po' di pane e
mangiato i fagottini ripieni di sugna che la signora Boyd gli
aveva messo su un piatto di intingolo denso, ma aveva inghiottito
a fatica anche quelli. Avrebbe desiderato bere una
birra, forte e schiumosa, ma non aveva soldi per la birra e
sapeva che doveva risparmiare il pi possibile di quei trenta
scellini se voleva conservarsi una possibilit di tornare a
casa.
Si alz e riprese il cammino. Adesso si trovava in un territorio
nuovo, dove non aveva mai messo piede, e sent una quiete
calare sul paesaggio come se, a Kokatahi, il rumore delle
miniere fosse rimasto anche dopo che ogni cosa era stata spazzata
via. Ma l, dove nessuno aveva mai cominciato a scavare,
il silenzio era tornato perch tutto era rimasto nel suo stato
di selvaggio isolamento. Vide i martin pescatori sfrecciare sull'acqua
e un airone immobile su una roccia. La densit grigia
del cielo cominci a sollevarsi e un dardo di luce solare attravers
il sentiero stretto.
Joseph sapeva che, in altri momenti della sua vita, avrebbe
apprezzato la vista di quelle cose, ma in quel momento era
come se nulla potesse sollevargli il morale, niente che fosse in
Nuova Zelanda, niente che la natura o l'uomo potessero inventare
in quel luogo. Voleva solo andarsene.
Saliva lentamente lungo la valle, appoggiandosi sempre di
pi al bastone. Controllava il cielo domandandosi se la neve
avrebbe cominciato a cadere. Non sapeva per quante ore aveva
camminato quando alz lo sguardo e, al di l del fiume, oltre
il nuovo limite di acqua profonda, vide l'orto del cinese.
Joseph si ferm. Niente neve. Il sole brillava ancora e lui
rimase a fissare i sorprendenti colori degli ortaggi e pens che,
in definitiva, quanto cresceva in quel luogo poteva essere cibo
per lui, un cibo che si pu inghiottire anche quando la vita
ti ha tolto l'appetito. E sent, per la prima volta, che la sua
ira contro Jenny Scorbuto era stata stupida e inutile, una vergognosa
conseguenza del suo asservimento a Will Sefton, un
segno di follia.
Ricord come tutti i cinesi che aveva incontrato, compresi
quelli che aveva osservato sulla Wallabi, mostrassero una
sorta di tranquilla rassegnazione, come se avessero capito meglio
di chiunque altro quanto fosse duro e amaro sopravvivere
nel mondo e conquistarsi una posizione, e pertanto avessero
deciso di riporre fiducia ed energia nelle piccole cose,
senza fare sogni grandiosi, accontentandosi di frugare con pazienza
in angoli isolati di terra, abbandonati da altri che si erano
spostati.
Si ritrov a invidiare quella loro capacit. Vedeva come la
sua mente fosse sempre stata un subbuglio di schemi e aspettative
che anche in quel momento non lo lasciavano in pace.
Temeva di vivere tutta la vita in quel modo, logorato da
desideri insoddisfatti. Guard l'orto e comprese un'altra cosa:
Jenny Scorbuto non aveva pi clienti per le sue verdure ora
che gli scavi erano scomparsi, tuttavia la terra sembrava zappata
e seminata di fresco, come se Chen non si curasse dei
clienti, come se l'orto in s fosse ci che contava e
nient'altro
avesse importanza per lui. E Joseph pens:  questo lo stato
al quale devo aspirare, quello in cui ci che conta  ci che gi
si possiede.
Prosegu. Sapeva che non poteva essere lontano dalla spiaggia
di ghiaia dove Harriet aveva trovato l'oro. Ma ora aveva
paura di arrivarci. Aveva paura di ci che vi avrebbe trovato.
Esit sul sentiero, il respiro affannoso, la pelle di pecora che
cominciava a prudergli e a farlo sudare.
Guard ancora una volta il cielo, che si faceva sempre pi
sgombro. E si domand se, adesso, non stesse cercando nuvole
gonfie di neve e una ragione per tornare indietro. Ma l'azzurro
guardava gi spietato. Per un attimo Joseph rivide Lilian,
ritta sulla piana che fissava l'arcobaleno, e pens da quanto
tempo nessuno pi pronunciava il suo nome.
Continu a camminare come un sonnambulo. Il cuore martellava
nel petto. Cominci a borbottare una preghiera dimenticata
da tempo.
Era arrivato all'ansa del fiume. Vide la tenda di Harriet. Gli
sal la bile in bocca e sput nell'erba.
La tenda era inclinata in un angolo precario, ma si reggeva
ancora in fondo alla spiaggia. Nulla si muoveva. Joseph si appoggi
come un vecchio al bastone e fiss istupidito la scena
che aveva davanti, cercando, senza avvicinarsi, di capire cosa
voleva dirgli. Si sentiva pietrificato. Apr la bocca per pronunciare
il nome di Harriet, ma non ci riusc. E fu in quel momento
che si ricord del cane, Lady. Se il cane fosse stato vivo l'avrebbe
sentito avvicinarsi e avrebbe cominciato ad abbaiare, ma non
si avvertivano rumori, solo il borbottio basso del fiume.
Si costrinse ad andare avanti. Not un cerchio di pietre nere
dove era stato acceso un fuoco. Vide che il fiume era salito
fino a pochi passi dalla tenda e poi si era ritirato, lasciandosi
dietro uno strato di fango liscio su cui non c'era impronta umana,
ma solo piccole tracce a forma di freccia, dove si erano posati
gli uccelli.
Joseph si tolse la pelle di pecora e appoggi il bastone. Annus
l'aria per sentire il fetore dolciastro della morte, ma non
ce nera.
E cos, alla fine, trov il coraggio di avvicinarsi alla tenda. La
spinse con le mani e quella cadde di lato, agganciata a una
corda. Joseph spost il telo e vide un mucchietto ordinato di
oggetti familiari. Al centro c'era la coperta rossa, piegata in
due sulla stuoia di lino, che sembrava pulita e asciutta. Sulla
stuoia, la piccola pistola che aveva dato a Harriet all'Hotel
D'Erlanger. Accanto c'erano lo zaino di Harriet e la lunga corda
che a volte usava per legare Lady a un palo o a un albero.
C'era un pezzo di prosciutto ormai ammuffito in un tascapane
di mussola, su cui si aggirava una mosca, e cibo secco disposto
con cura in sacchi sfilacciati.
Joseph si chin e sfior la coperta. Fu toccato in qualche
modo dal fatto che Harriet fosse stata l da sola, a vivere in
quel modo rigoroso e minimo, ma la mente vagava e non riusciva
a concentrarsi su di lei, e continuava a tornare sull'oro
che doveva essere l da qualche parte, ed era l'oro che gli interessava.
Cominci a frugare tra le cose di lei. Era morta, si disse. Il
fiume l'aveva portata via. Harriet Blackstone era morta e scomparsa,
quindi tutto quello che era rimasto l era suo di diritto.
Butt lontano il tascapane con il prosciutto. Vuot i sacchi di
farina e di zucchero. Pens che se avesse conosciuto un po'
meglio Harriet, avrebbe avuto un'idea su dove poteva essere
nascosto l'oro. Ma lui non aveva voluto conoscerla meglio. Dopo
la morte di Rebecca, non aveva pi voluto conoscere nessuno.
Si aggir carponi nel piccolo accampamento, come un lupo
che cerca cibo tra i rifiuti. Si spostava in cerchio, esplorando
il terreno. Sollev ognuna delle pietre annerite dal fuoco.
Vi scav sotto con le mani.
Non trov traccia d'oro.
Joseph si sedette sulla coperta rossa e vi si avvolse dentro.
Si domandava se fosse sufficiente desiderare ardentemente la
morte per obbligarla ad accorrere. Poi allung pigro una mano
per toccare una pietra piatta, per aggrapparsi alla persistente
realt della terra, e sent che la pietra grattava contro
qualcosa di metallico. Sollev la pietra e, sepolta l sotto,
sprofondata nel fango, vide una tazza di latta piena d'oro.
Joseph si liber della coperta rossa e la stese e vi ammucchi
i grani d'oro nel mezzo e li raccolse tra le mani e li lasci cadere
di nuovo e poi vi appoggi sopra la guancia. Vide il futuro
venirgli incontro. Vide l'alba sorgere sui boschi di faggi
a Parton Magna. Vide che sarebbe rimasto in vita.
Non voleva perdere tempo.
Premette l'oro, fino all'ultimo granello, l'ultima pagliuzza,
nel sacchetto dello zucchero e lo avvolse nella coperta. Infil
la pistola nella cintura dei pantaloni. Raccolse una manciata
di zucchero e la mangi.
Diede uno sguardo al cielo e vide che il giorno stava declinando
e lui sarebbe stato sorpreso dall'oscurit se non si fosse
messo subito sulla via del ritorno. Si alz e si sciacqu le
mani nel fiume, poi si gir e cominci ad allontanarsi.
Camminava pi svelto che poteva. Sapeva che la sua andatura
ora si era fatta pi leggera. Da qualche parte, sopra di
lui, sentiva il verso del passero campanello.
Quando pass di nuovo di fronte all'orto di Chen si ferm
perch sentiva fame per la prima volta da tanto tempo. Si domand
se ci fosse un punto sicuro in cui attraversare il fiume.
Immagin il fresco sapore di ferro delle foglie di spinaci. Ma
l'acqua era ancora profonda e la corrente veloce. Non sarebbe
stato possibile attraversare fino alla fine dell'inverno.
Cos Joseph prosegu. Teneva l'oro stretto al petto come
avrebbe potuto stringere un bambino. Quando raggiunse la
prima ansa del fiume, un rumore lo fece fermare e si guard
indietro. All'inizio pens che fosse qualcuno che gridava, ma
poi torn il silenzio. Tutto era quieto e ovattato come sempre,
e Joseph pens di essersi sbagliato: il suono veniva dal curioso
passero campanello che seguiva il suo percorso di uomo.

 Capitolo 24.
Un acro di terra

I.
La notte del ventiquattro maggio, il verme nell'intestino di
Edwin Orchard si avvolse in una spirale cos stretta che Edwin
sentiva le budella serrarsi e torcersi e un cono duro e convulso
comparve sotto la pelle della sua pancia. Il bambino cominci
a urlare.
Dorothy e Toby accorsero in camera sua. Lo abbracciarono
e gli parlarono e accesero lampade intorno a lui e Dorothy
cominci a cantargli vecchie filastrocche che lui conosceva a
memoria. Janet sal in silenzio le scale e rimase dietro la porta,
con un fazzoletto premuto sulla bocca. Toby rincalz il fuoco
e and a cercare una bottiglia di rum, la port nella stanza
e ne vers alcune gocce in bocca a Edwin per poi unirsi al
canto di Dorothy, perch lui era stonato e cos facendo pensava
di far ridere il figlio, e di solito ci riusciva.
Di cambr una camicia me la farai,
prezzemolo, salvia, origano e timo,
senza un ricamo e senza cucirla?
E allora davvero l'amor mio sarai.
Al pozzo l in basso me la laverai
prezzemolo, salvia, origano e timo,
che acqua non getta e pioggia non vede?
E allora davvero l'amor mio sarai.
A met della canzone Edwin smise di urlare e s'acquiet. Il
verme si era sciolto dalla sua spirale e il dolore era passato.
Dorothy e Toby videro che il cono era scomparso, che il verme
ora formava una U giusto sopra l'inguine, e lo osservarono,
come un cane guarda un topo, per vedere dove e come si
sarebbe spostato, ma non si mosse.
Dopo un po' coprirono Edwin con delicatezza e gli rimboccarono
le coperte. Toby sudava al calore del fuoco. Edwin
fissava i genitori e le ombre del focolare che danzavano sulla
parete. Continua la canzone, mamma sussurr.
Cos, mentre Toby si tamponava il viso con un fazzoletto
di seta e Janet si avvicinava piano al letto e si appollaiava su
una cassapanca dentro alla quale da tempo era riposto il vestitino
blu da marinaretto di Edwin, Dorothy continu:
Un acro di terra me lo troverai
prezzemolo, salvia, origano e timo,
tra l'acqua salata e la sabbia del mare?
E allora davvero...
Ma non so proprio dove potrebbe essere la interruppe Edwin.
Dove potrebbe essere cosa, tesoro?
L'acro di terra. Non c' spazio.
No disse Dorothy. Ma questa  una filastrocca sulle cose
impossibili. Come si pu fare una camicia di cambr senza
cuciture?
Cos' il cambr?
Un tipo di stoffa...
Come l'organzino?
No...
Pettinato. Alpaca. Ciniglia. Non ho mai capito i nomi dei
tessuti. Cosa sono? Tu sai cosa sono, pap?
Certo che no! rise forte Toby gettando indietro la testa.
Cosa diavolo sono? Penso che nessuno lo sappia, non  cos?
Sono tessuti o zucchero filato? Come facciamo a saperlo?
Sono guanciali di piume?
Il fantasma di un sorriso attravers il viso di Edwin, poi
svan e lui disse: Il mantello di Pare era fatto di piume magiche.
Toby guard Dorothy, che ricambi lo sguardo.
Non  possibile che ti ricordi di Pare disse Dorothy con
tenerezza. Eri piccolissimo quando l'abbiamo mandata via.
Edwin fiss i genitori con uno sguardo di enorme stanchezza
sul viso. Gli sembrava importante che mamma e pap
sapessero che c'era un altro mondo, dove gli spiriti danzavano
tutt'intorno ai margini del sole o si nascondevano in tronchi
galleggianti e dove un mantello di piume di kiwi poteva
rendere invisibili.
 tornata inizi Edwin. Mi chiamava mentre giocavo
fra le canne di toetoe. Mi diceva: E'win, ci sei?. Non pronunciava
la d.
Toby apr la bocca per parlare. Poi la richiuse. Si ramment
che Pare aveva sempre chiamato "E'win il bambino. Gli prese
la mano sottile nella sua che era grande, rossa e bollente.
Continua gli disse.
Mi ha raccontato delle storie continu Edwin. Mi ha
raccontato dei taniwha e del dio del vento e dei patupaiarehe,
che sono delle specie di folletti e talvolta vengono a rubare. E
il mantello era magico, perci non l'avete mai vista. Solo io
potevo vederla. Aveva capelli lunghi e neri legati dietro e le
gambe erano scure e sottili.
Sei sicuro di non averla sognata? disse Dorothy.
Non l'ho sognata, mamma. E bisogna credere nel suo mondo,
 quello che Pare ha detto. Bisogna cercare di vederlo, come
quando si vede una lucertola, che potrebbe essere qualcos'altro...
No, Edwin disse Toby risoluto. Quella  superstizione.
Bisogna opporsi alla superstizione, non incoraggiarla.  per
quello che i maori non hanno ottenuto tutto ci che potevano...
Non so cosa significa superstizione disse Edwin.
Significa disse Toby esattamente le cose di cui stai parlando:
credere che una lucertola sia un mostro, quando non 
altro che una lucertola. Il giorno in cui ti ha abbandonato sulla
veranda, Pare credeva di aver visto un mostro, ma noi sappiamo
che non c'era niente del genere, solo un geco. Ti ha quasi
lasciato morire, capisci, a causa della sua ridicola superstizione!
Edwin rimase in silenzio per un istante, gli occhi grandi e
tristi. Poi disse: Pare non era ridicola, pap. Non penso che
dovresti dire una cosa cos. Soprattutto ora.
Perch soprattutto ora?
Ora che se n' andata, che  morta.
Di nuovo, Toby e Dorothy si guardarono. Non sapevano cosa
significasse quella storia di Pare, se crederci o se liquidarla
come una delle invenzioni di Edwin, come l'uccello moa
rosso e giallo che aveva disegnato cos tante volte.
Come fai a sapere che Pare  morta? chiese Dorothy.
Lo so disse Edwin.  stata su una cresta di roccia vicino
a una cascata per tanto tempo. L'ho vista su quella sporgenza,
e lei...
Quale sporgenza, Edwin? Di cosa stai parlando?
L'ha solo immaginata scatt Toby.
Edwin cominci a dimenarsi nel letto, per cercare di tirarsi
su.
Non l'ho immaginato strill. Ho visto la sporgenza! E
Pare voleva che io andassi l, per aiutarla, ma io non potevo.
Allora ho chiesto a Harriet di trovarla, ma lei non ha scavalcato
l'Hurunui: era troppo spaventata.
Harriet? Ne hai parlato con Harriet?
S. E lei non mi ha detto che era stupido. Mi ha creduto!
Basta cos disse Dorothy. Ti crediamo, non  vero, Toby?
No! Non  vero disse Toby strigendo la mano del figlio
tra le sue. Tu hai fatto un sogno, Edwin. Stammi a sentire.
Hai avuto degli incubi davvero spaventosi che ti hanno fatto
ammalare. Devi dimenticarli, cos il tuo verme uscir e tu starai
meglio.
No! disse Edwin liberando la mano con uno strattone.
Pare era vera! Ho sentito il suo odore. L'ho toccata. Mi ha dato
una piuma di kiwi. Vi posso mostrare il posto nelle canne
toetoe dove ci sedevamo. Il mio bruco le strisciava sul braccio.
Ha visto Mollie e Baby... Era vera!
Edwin cominci a piangere e Janet, appollaiata sulla cassapanca
dei vestiti, non pot far altro che piangere a sua volta,
in silenzio, cercando di non attirare l'attenzione.
Pap ha ragione, Edwin disse Dorothy con un sospiro,
asciugando le lacrime di Edwin con la mano. Devi dimenticartelo.
Devi concentrarti per guarire.
Non guarir! url Edwin. Non capite! Pare  morta. 
morta! So quando  successo perch continuava a chiamare,
e chiamare...
Oh buon Dio disse Toby alterato. Che diavolo  questa
storia? Credo di averne avuto abbastanza. Adesso dormi,
Edwin. Dimentica queste sciocchezze. Il male  passato. Cerca
di dormire.
Non dormir! url Edwin. Morir.
No disse Toby. Non morirai. Non ti lasceremo morire.
Il verme  sceso pi in basso con le medicine che prendi. Ancora
un paio di giorni e se ne sar andato. E poi starai meglio.
Edwin cominci a colpire il padre con i pugni esangui.
Smettila, tesoro disse Dorothy risoluta. Mettiti gi. Perch
non cantiamo di nuovo la canzone?
Quale canzone? Quale stupida canzone? Quella sulle cose
impossibili? Sul cambr? Nessuno sa cos' il cambr! Il cambr
non esiste, invece Pare esiste e io so dove si trova e andr
l. Andr da lei.
Calmati, Edwin, sst...
Perch il verme  morto. Si  raccolto in quella cosa a forma
di cono ed  morto. E questa  la fine della mia vita!
Gli unici rumori nella stanza adesso erano il respiro esausto
di Edwin e il pianto di Janet. Toby si alz lentamente.
Resta con lui, Dorothy disse. Andr a Rangiora. Vado a
prendere il dottor Pettifer.

II.
Cominciava a far chiaro quando Toby Orchard si vest e sell
il cavallo, pronto per partire, e con il lento avanzare della luce
inizi a nevicare.
Toby conosceva il tempo. Era solo maggio e la neve non sarebbe
rimasta a lungo. Non dubitava che ce l'avrebbe fatta ma,
stanco e ansioso com'era, si sentiva angustiato mentre procedeva
al piccolo galoppo tra i fiocchi di neve che danzavano e
gli pungevano gli occhi e ostacolavano la vista. Maledisse l'arrivo
dell'inverno. Maledisse la vastit di quella terra, cosa che
invece solitamente lo entusiasmava e gli ricordava quanto fosse
stato saggio e fortunato a fuggire dalla sua vecchia vita a
Londra, ormai insopportabile.
Aveva percorso solo poche miglia e si trovava ancora all'interno
dei confini di Orchard Run quando vide una sagoma,
indistinta nel turbinio della neve, ma che gli sembr quella
di un uomo che correva insieme a un animale. E avvicinandosi
vide che si trattava in effetti di un uomo anziano con
un mantello logoro e un cappello scalcagnato, che si trascinava
dietro una pecora legata con un lungo pezzo di spago e
sembrava fuggire da Toby mentre lui era sul punto di raggiungerlo.
L'uomo cambi improvvisamente direzione verso
nord, inciampando tra la gramigna e tirando con forza la corda
sfilacciata.
E Toby a quel punto cap, senza ombra di dubbio, di aver
trovato in quell'alba fredda l'uomo che per mesi gli aveva rubato
le pecore dal recinto. Per quanto la missione che lo portava
dal dottor Pettifer fosse urgente, non poteva ignorare la
cosa.
Gir il cavallo e affianc l'uomo, lo super di poco, rimise
la cavalcatura al passo e si guard indietro. Il ladro si
ferm e avvicin a s la pecora avvolgendo la corda intorno
alla mano.
Ora Toby vide, disorientato dal turbinio della neve, che gli
occhi di quell'uomo guardavano all'infuori, uno da una parte
e uno dall'altra senza incontrarsi, e disegnavano su quel volto
un'espressione di continuo smarrimento. Toby trov difficile
stabilire quale dei due occhi fissare quando cominci a
parlare, tanto che diresse lo sguardo verso l'alto, sul cappello
indecente.
Quellanimale  mio disse con rabbia. E voi siete dentro
i confini di Orchard Run, che  la mia propriet, e quella
che state cercando di portare via  la mia pecora.
Con la mano coperta da un mezzo guanto, l'uomo si scroll
la neve che si era attaccata ai baffi. Gli occhi strabici guardavano
a destra e a sinistra e mai al centro.
L'animale pu anche essere vostro, signore disse. Ma
questa pecora ha tentato di mordermi! E io mi devo vendicare
di una bestia che ha fatto una cosa del genere! Le taglier
la gola e me la manger per cena e mi far un mantello
con la sua lana, perch ha cercato di mordermi fino all'osso.
Toby esit un attimo. La risposta era cos inaspettata e a
suo modo sagace che in un altro momento, se tutto quello che
stava succedendo a Edwin fosse stato lontano, avrebbe trovato
la cosa divertente, quanto meno abbastanza da lasciare andare
l'uomo. Gli avrebbe intimato di tenersi alla larga dai recinti,
ma l'avrebbe lasciato andare, con il suo pranzo a base
di montone e la sua manciata di lana, perch era un povero
cacatua che non possedeva nulla e Toby Orchard aveva tutto
ci che desiderava al mondo. Ma in quella mattina gelida il
guizzo di divertimento che aveva provato inizialmente fu sostituito,
subito dopo, da una furia talmente colossale da fargli
esplodere il petto.
Tenne a freno il cavallo e afferr la frusta, poi sollev il
braccio e l'abbatt con un colpo violento sulle spalle dell'uomo.
Il cavallo s'impenn e nitr, l'uomo grid e cadde all'indietro,
con la corda sempre stretta tra le mani.
Che Dio m'aiuti! farfugli l'uomo. Dio mi salvi da voi!
Nulla ti pu salvare! url Toby infliggendogli un secondo
terribile colpo di frusta. Sei un bugiardo! Il mondo  pieno
di bugiardi e non ho pi intenzione di tollerarlo! Arrivano
qui e pensano di potersi portare via tutto quello che  mio, tutto
ci che mi  caro, tutto ci per cui darei la vita. Pensano di
poter venire di notte e trafugare tutto, senza che io li prenda
o li punisca. Ma si sbagliano!
Mentre Toby sollevava di nuovo la frusta, l'uomo barcoll,
riusc a scansare il colpo e lasci andare la corda e la pecora
corse via a gran velocit.
Non uccidetemi! url l'uomo. Non uccidetemi per una
pecora. L'ho lasciata andare, vedete? L'ho lasciata andare! Poi
inciamp su un ciuffo d'erba che cominciava a diventare scivolosa
sotto la neve, e cadde raggomitolato, e si copr la testa
con le mani, ma la frusta si abbatt sulla sua schiena altre due
volte e poi una terza, finch l'accesso d'ira di Toby Orchard
cominci a placarsi e lui torn a vedere l'uomo per ci che era:
un poveraccio con un'esistenza infelice, attanagliato dalla
fame e dalla miseria, oppresso dalle speranze deluse, e alla fine
ferm il braccio.
L'uomo piagnucolava, ma Toby non lo sentiva quasi. Lui stesso
era senza fiato, un rantolo d'asma in gola, e si sentiva sul punto
di soffocare e morire per il tormento, l, in sella al suo cavallo.
Guard ci che aveva davanti, ci che non era stato in grado
di prevenire o modificare e si trov faccia a faccia con l'orrore.
Suo figlio stava morendo.
Un uomo dal mantello logoro giaceva agonizzante, insanguinato.
In qualche modo, lui aveva permesso che quelle cose succedessero.
Nell'aria fredda Toby sentiva il belato assurdo e interminabile
della pecora e voleva che smettesse. Non voleva sentirlomai pi. Gli sembrava un'inutile serenata ai sogni che un
tempo si erano realizzati, ma che ora stavano svanendo.

III.
Edwin stava sognando.
Si trovava in riva a un lago, ma lo specchio d'acqua era cos
calmo che sembrava non ci fosse nulla di vivo, neppure un
alito di vento che persuadesse quella superficie al movimento.
Ma nel lago liscio e silenzioso Edwin vedeva la sua immagine
riflessa, e la sua faccia, un tempo bianca come la luna,
non era pi pallida, ma macchiata di un intenso color porpora,
scuro, come se il sangue fosse venuto in superficie filtrando
dalle vene e si stesse raccogliendo in chiazze sotto la pelle.
Rimase perfettamente immobile a osservare il modo in cui
il suo aspetto si modificava, ma col passare del tempo si accorse
che la faccia era diventata cos scura da non riflettere
pi alcuna luce e, nel punto in cui prima era specchiata, rimaneva
solo un'assenza, come se il suo corpo terminasse con
le spalle. La mancanza della faccia aveva un che di straordinario,
ma Edwin si accorse di poter accettare abbastanza in
fretta l'idea che non ci fosse pi.
Tuttavia riusciva ancora a vedere.
Il che significava che aveva ancora occhi, bench non riuscissero
pi a vedere se stessi. E adesso Edwin capiva che, per
quanto la cosa sembrasse priva di logica e contraddittoria, non
aveva altra scelta se non accettarla, perch era entrato in un
mondo dove l'impossibile era ovunque, un mondo in cui tutte
le regole che conosceva erano infrante. Quella consapevolezza
lo riemp di una strana eccitazione e si scost dal lago
per guardarsi intorno e vedere come tutto fosse cambiato.
La cosa pi sorprendente che not fu la disposizione alterata
della riva, dove lui si trovava, rispetto al lago. Anzich discendere
o incurvarsi nell'acqua, la terra sembrava galleggiare
in un percorso ondulato, proprio sopra la superficie calma.
Era terreno solido, del colore della pietra verde, ma si comportava
come se fosse una matassa di nebbia, e Edwin voleva
correre da sua madre e dirle che adesso l'aveva visto, l'acro di
terra tra l'acqua e la sabbia! Voleva rivelarle che non c'era limite
a ci che era possibile nel mondo e che, nella loro vita
insieme a Orchard Run, chiss perch, non l'avevano compreso
e avevano fatto le stesse cose nello stesso identico modo
giorno dopo giorno e anno dopo anno e non avevano visto
come ognuna di quelle cose avrebbe potuto essere diversa.
Improvvisamente ricord che Janet, con la sua pensata del
budino azzurro, aveva creato qualcosa che tutti ritenevano impossibile
e quel biancomangiare azzurro era stato una continua
fonte di meraviglia e non aveva mai cessato di essere una
cosa mirabile, anche dopo che ne avevano mangiati a decine.
Ma nessuno di loro aveva mai capito, nemmeno la stessa Janet,
che se un budino poteva essere azzurro, allora migliaia di
altre cose viventi o inanimate potevano essere diverse da come
erano. Ma adesso era troppo tardi per dirglielo. Il mondo
di Orchard Run, il mondo del lume di lampada e della luce del
fuoco e dei cani giocosi e della biancheria asciutta e delle matite
e dei libri e dei piatti d'argento era scomparso da qualche
parte, in un luogo irraggiungibile e inconoscibile. Era diventato,
in quell'universo di possibilit alterate, l'unico luogo impossibile,
al quale non poteva fare ritorno.
Edwin non avrebbe pi rivisto sua madre e suo padre. Lo
capiva. E cos, prima di incamminarsi lungo il sentiero di pietra
verde che lo attirava con il suo mistero, volle trattenere un
ricordo di loro.
Vide il padre, seduto nella poltrona preferita che scricchiolava
e gemeva sotto il suo peso, mentre tentava di accendere
e riaccendere la pipa, che non bruciava mai con un ritmo
uniforme ma minacciava sempre di spegnersi. Edwin ricord
che una volta sua madre aveva detto: Toby, tesoro, perch
non proviamo a cercare una pipa nuova la prossima volta
che andiamo a Christchurch?. E il padre si era limitato a
scuotere il capo e aveva acceso un altro moccolo nel fuoco e
aveva aspirato ancora una volta dalla vecchia pipa dicendo:
No, grazie, Doro.
E adesso Edwin pensava che quello era l'aspetto che aveva
amato di pi del padre, quella sua costanza ostinata, e sperava
che, per quanto fosse durata la sua esistenza, dovunque potesse
essere, sarebbe rimasta tale e che Toby Orchard non si
sarebbe mai arreso n rassegnato.
Per quanto riguardava la madre, a Edwin piaceva immaginarla
china su di lui, come se fosse ancora un neonato nella
culla, che gli cantava le sue canzoni melanconiche.
La voce di sua madre era sempre stata confortante. Cantava
con una specie di sorriso sulle labbra, come se ci fosse
qualcosa di divertente nel significato di quei versi, che solo
lei era in grado di capire. A volte Edwin aveva pensato di chiederle
cosa fosse che la faceva quasi ridere, ma non l'aveva mai
fatto e ora quelle canzoni si stavano sbiadendo, sempre pi
indistinte, e tutte le loro parole diventavano confuse e perdute.
Quelle canzoni non sarebbero pi state per lui.
Canter per pap si disse Edwin. Siederanno accanto
al fuoco e Janet tirer le tende sull'oscurit e pap armegger
con la sua pipa e mamma comincer a cantare...
Ma a Edwin, adesso, sembrava che il tempo stesse passando
molto in fretta e che fosse ora d'incamminarsi lungo il sentiero
galleggiante prima che tutto diventasse scuro e assente
come la sua faccia, perch nel cielo vedeva dei cambiamenti,
come per l'arrivo di un temporale o l'imminenza della notte,
e quando s'avvi cap che stava andando verso una meta che
obbediva alle leggi del mondo nuovo e alterato. Forse non sarebbe
stato in grado di riconoscere il luogo d'arrivo e cominci
a preoccuparsi di non riuscire a capire, da un attimo all'altro,
se fosse arrivato o se dovesse proseguire.
Ma poi vide un pezzo di terra. Era grigio e duro; e su quel
terreno, disposto in un ordine che sembrava esprimere una
perfetta comprensione delle relazioni tra gli oggetti, c'era un
cerchio di pietre.
Edwin sapeva che quelle pietre erano state messe l da Pare.
Si inginocchi e ne tocc una e poi un'altra e quelle pietre
sembrarono dirgli che avevano aspettato a lungo.

IV.
Quando Toby fece ritorno a Orchard Run insieme al dottor
Pettifer, nevicava ancora e, bench fosse quasi mezzogiorno,
l'aria era fredda e pungente.
Dorothy, ancora in camicia da notte, scalza e a capo scoperto,
era in mezzo al prato. Dalla veranda lontana, Janet, che
teneva tra le mani una tazza di qualcosa di caldo che poteva
essere t, le diceva di tornare dentro, ma Dorothy non si muoveva.
Sembrava non sentire Janet; non vedeva n notava nulla
di ci che le stava intorno, neppure l'arrivo di Toby e del
dottor Pettifer. Rimase dov'era, senza vedere niente, la neve
che le cadeva addosso come cadeva sull'erba e sulla colombaia
e sugli alberi, annullando tutto con il suo candore.
 
Capitolo 25.
La risata di Paak Mei.

I.
Molto tempo prima, nella casa sul lago degli Aironi, Pao Yi
aveva per caso sentito sua moglie, Paak Mei, svelare un segreto
alle amiche.
Paak Mei aveva una risata squillante e ridere le piaceva, ne
era inebriata, quasi che il riso fosse la strada per la felicit. Il
segreto che rivel, in un librarsi d'ilarit, era che secondo lei
suo marito, Pao Yi, si poteva definire un maestro d'amore.
Pao Yi, sbigottito per quanto aveva captato, si rese subito
conto che le tre amiche erano rimaste affascinate dalla rivelazione
di Paak Mei. Se  un maestro d'amore chiesero da
chi ha imparato le sue tecniche?
Pao Yi dovette fare grandi sforzi per ascoltare la risposta
di Paak Mei perch la sua voce si mut in un sussurro divertito,
come se lo spiritello delle risa con un frullo d'ali si fosse
posato da qualche parte mentre lei diceva: Un tempo era l'amante
della concubina di un signore della guerra. Non ne ricordo
il nome. Ma  stata lei a insegnargli l'arte. A guardarlo
Pao Yi sembra solo un povero pescatore del lago degli Aironi,
ma in realt, di notte,  un artista dell'amore!.
Una cascata di risa deliziate salut quella rivelazione. Quanto
avrebbero desiderato, dissero due delle amiche, che i loro
mariti fossero stati amanti di concubine. Ma la terza le domand:
Come fai a sapere che Pao Yi  un artista dell'amore
se  l'unico uomo che ti ha mai toccata?. Ci fu un momento
di silenzio durante il quale Pao Yi avvicin ancora di
pi l'orecchio alla parete.
Dopo qualche istante Paak Mei sussurr: Perch  cos attento
al mio piacere. A volte non dormiamo per niente ma facciamo
l'amore tutta la notte, fino al levar del sole. E poi mi
sento cos leggera, libera e soddisfatta che  come se fluttuassi
oltre le cime degli alberi, come se il lago degli Aironi insieme
ai pesci che contiene e alle ninfee che crescono nell'acqua
bassa fosse tutto mio.
Per qualche ragione l'idea che la piccola Paak Mei, con i
suoi piedini strascicanti, potesse d'un tratto diventare la padrona
del lago divert le amiche pi di ogni altra cosa che era
stata detta fino a quel momento e la stanza si riemp di risate
cos lunghe e musicali che anche Pao Yi si ritrov a sorridere.
Ma poi, mentre si allontanava da casa diretto verso la barca,
Pao Yi si domand da dove venisse la storia della concubina
del signore della guerra e perch Paak Mei avesse deciso
di inventarla per poi vantarsene.
In verit Pao Yi era stato l'amante di molte donne nella sua
mente, ma Paak Mei era l'unica che avesse realmente conosciuto.
Forse, concluse mentre cominciava a ritirare le reti da
pesca, la sua immaginazione gli era stata pi utile di quanto
non avesse mai creduto. Tante volte aveva visto la curva morbida
di una coscia femminile, le lucide perle di sudore tra i seni
o sulle labbra e aveva raggiunto senza fatica il luogo dove
quella donna era adagiata ad attenderlo, e forse da quelle sue
fantasticherie aveva imparato tutto ci che un uomo deve sapere
sull'amore.
Pens che in quei suoi sogni il tempo, il nemico dell'amore,
gli era sempre stato favorevole. Da giovane Pao Yi era in
grado di sostenere le sue fantasie amorose per tutte le ore
profonde della notte o quelle leggere dell'alba. Le concubine
immaginarie avevano nomi stravaganti, Uccello d'Arcobaleno,
Tigre Scarlatta, Fiore di Smeraldo, ed era sempre stato sicuro
che quegli esseri meravigliosi fossero capaci di provare
un piacere sessuale intenso quanto il suo.
Immaginare il piacere sui visi di Uccello d'Arcobaleno e Tigre
Scarlatta e Fiore di Smeraldo aumentava di diversi gradi
l'intensit della sua stessa estasi, cos Pao Yi perlustrava i loro
corpi per scoprire in che modo fosse possibile raggiungere
il piacere e dove fosse la sua vera fonte. E quando si spos con
Paak Mei l'aveva trovata.
Nella loro prima notte lui si sdrai con la testa sulla pancia
di Paak Mei e lecc il piccolo bocciolo che aveva trovato
tra il viluppo profumato dei suoi peli pubici, e Paak Mei immagin,
come pi tardi ammise con le sue amiche invidiose,
di essere l'imperatrice del lago degli Aironi, capace di distendersi
sulle cime degli alberi e guardare gi, sui suoi argentei
possedimenti.

II.
Ora, mentre la neve cominciava a cadere sull'orto, l'unico pensiero
di Pao Yi era quello di diventare l'amante perfetto della
donna che chiamava Hai Yet.
Per prima cosa, abol il tempo.
Era contento che stesse cadendo la neve. Perch capiva che
in quel modo, se avesse continuato a scendere, la via del ritorno
verso il mare, la via del ritorno al mondo reale, presto
sarebbe stata bloccata. Sarebbero rimasti solo il letto in cui
giacevano e il fuoco che cercavano di tenere vivo giorno e notte
e la luce bianca del giorno alla finestra e la grotta alle loro
spalle, chiusa dalla parete di pietre.
Il lago degli Aironi scomparve dalla mente di Pao Yi. Non
lo vedeva pi. Non immaginava pi la barca che galleggiava
sulla superficie, n la casa sulle sue rive. Anche le tombe di
Chen Lin e Chen Fen Ming diventarono immagini sbiadite, simili
ad abiti che lui aveva portato da bambino e in cui non entrava
pi e che ricordava solo vagamente. E dalla casa non arrivava
alcun suono, nessun segno di vita, nessun sussurro dei
piedi di Paak Mei che si trascinavano sul pavimento, nessun
riso flautato dalla stanza in cui cucinava.
E anche Paak Shui era quasi sempre assente. Pao Yi pensava
che di certo suo figlio massaggiava ancora i piedi della
madre con l'essenza di lavanda, raccoglieva ancora castagne
d'acqua dal fiume, faceva ancora volare l'aquilone scarlatto
sul Colle Lungo, faticava ancora con la calligrafia, ma non riusciva
pi a vederlo impegnato in quelle cose, n riusciva a sentirne
la voce o a ricordare il profumo dolce dei suoi capelli.
Tutto ci che Pao Yi sapeva e voleva sapere era che aveva
trovato la donna perfetta e adesso l'avrebbe amata. Per lei
sarebbe stato un vero maestro". Avrebbe trovato il bocciolo del
suo piacere per trasformarlo in fiore. Avrebbe scoperto ogni
parte del suo corpo e l'avrebbe accarezzata con le mani e con
le labbra e con il sesso e con la mente. Avrebbe dormito dentro
di lei, con la testa posata sul suo seno. L'avrebbe stretta a
s cos teneramente, con tale delicatezza, che insieme si sarebbero
mutati in danzatori che si muovono allo stesso ritmo
inebriante. Dovunque lei si fosse spostata, gli occhi di lui
l'avrebbero seguita. Dovunque lui si fosse spostato, gli occhi
di lei l'avrebbero seguito. Non ci sarebbero stati inciampi n
cadute, nessun dolore n emozione violenta, n danno, n
morte. Ci sarebbe stato solo questo: Pao Yi e Hai Yet; Hai Yet
e Pao Yi.
Che il mondo avrebbe disapprovato il suo amore e avrebbe
cercato di distruggerlo era una cosa che Pao Yi sapeva con
assoluta certezza, ma la allontan dalla mente. Faceva parte
del futuro e lui si impose di vivere nel presente senza riservare
alcun pensiero al futuro.
La cosa pi straordinaria che fece (e anche mentre la faceva
Pao Yi sapeva che era straordinaria) fu di togliere le immagini
della sua famiglia e nasconderle dietro la tavoletta di
legno su cui erano scritti i nomi dei suoi avi. Fare una cosa
del genere, consegnare le persone che aveva amato allo spazio
buio tra la parete e il quadro degli avi avrebbe dovuto spaventarlo
o procurargli vergogna, ma non fu cos. Non voleva
che loro vedessero dove si trovava o cosa stava facendo, e cos
li nascose.
E Pao Yi sent che anche Harriet abitava in modo assoluto
la stanza che conteneva la loro esistenza, in un modo che rifiutava
sia il passato che il futuro. Se a volte Pao Yi la vedeva
guardare fuori, lei lo faceva solo, cos credeva lui, per assicurarsi
che la neve continuasse a cadere, che il sentiero che portava
al mare fosse sepolto, che nulla e nessuno sarebbe venuto
a disturbarli.
Di tanto in tanto Harriet si metteva i vestiti che indossava
il giorno dell'alluvione e che aveva lavato e steso ad asciugare
sugli alberi. Ma la maggior parte del tempo portava la casacca
e i pantaloni di cotone grigio di Pao Yi, o non indossava
assolutamente nulla e Pao Yi osservava il candore del suo
corpo, reso pi bianco di giorno dalla luce gelida che filtrava
dalla finestra in tela di sacco, che era la luce del Polo Sud, di
un'immensit bianca, di un mondo scintillante, vuoto, inesplorato.
Sapeva che quella visione sarebbe rimasta nella sua
memoria finch fosse stato in vita.

III.
Come Pao Yi aveva immaginato, anche Harriet comprese il
ruolo che il tempo avrebbe giocato nel loro amore. Harriet sapeva
che nella terra della lunga nuvola bianca, lei e il suo amante
erano arrivati per puro caso in un luogo isolato dove il passato
non aveva spazio.
A volte si insinuavano nei suoi sogni quel passato recente
dei giacimenti auriferi e un'immagine di Joseph che annegava
nella piena che si era abbattuta sulle miniere di Kokatahi.
Le pareva di vedere la sua faccia spettrale e sofferente. Ma
quando si svegliava e scopriva di essere distesa non con Joseph,
ma tra le braccia di Pao Yi, tutto il resto abbandonava
la sua mente.
Harriet era una persona troppo saggia e razionale per non
capire che, un giorno, un futuro diverso sarebbe arrivato. A
volte, quando Pao Yi usciva dal rifugio chiudendosi la porta
di fortuna dietro le spalle, Harriet si costringeva a immaginare
che se ne fosse andato per sempre. Immaginava di percorrere,
sola, le miglia lunghe e difficili che la separavano da
Hokitika e dal mare, di aspettare una nave e di imbarcarsi, incurante
di sopravvivere o annegare, perch il suo amore se n'era
andato. E a volte l'ansia che provava era cos forte da costringerla
ad aprire la porta della capanna e guardare gi, verso
l'orto coperto di neve, solo per vedere lui, per abbracciarlo
con gli occhi. Ma cerano momenti in cui neppure quello era
sufficiente e doveva chiamarlo o raggiungerlo, come se lui fosse
sul punto di scomparire, come se fosse potuto svanire nella
neve se lei non ne avesse sentito il calore e la solidit e non
l'avesse stretto tra le braccia.
L'esiguit di quel loro mondo, la sua assoluta semplicit,
rendeva prezioso agli occhi di Harriet ogni oggetto in esso contenuto.
Anche il fuoco, che sembrava incarnare l'incessante
ondeggiare del tempo, era investito di significato e Harriet lo
alimentava con la stessa tenerezza con cui avrebbe nutrito un
bambino, per assicurarsi che non morisse. E al di l del fuoco
la disposizione dei tegami e dei sacchi e dei panieri e degli
attrezzi da giardino era impressa nella mente di Harriet con
una tale lucidit, ed era pregna di una superiorit cos intensa,
che nella sua immaginazione quella divenne l'unica disposizione
che la sua vita avesse mai richiesto. Si stupiva al
ricordo della quantit di mobili, oggetti e manufatti che ingombravano
le stanze in cui un tempo aveva vissuto. Anche a
Cob House aveva considerato necessarie cose che ora le apparivano
senza alcun valore.
Arriv alla conclusione che quel tipo di passione provocasse
un'alterazione del mondo materiale cos assoluta da poter
essere paragonata a una lunga allucinazione o a un sogno,
dal quale gli amanti sperano di non risvegliarsi mai.

IV.
Nevic a lungo, poi smise.
Harriet guard fuori e vide il sole che cominciava a sciogliere
i ghiaccioli sul susino solitario. Non aveva idea di quante
notti e quanti giorni fossero trascorsi, n di che mese fosse.
Ricordava che, dopo la morte di Beauty, la neve alta si era
sciolta molto in fretta.
Adesso Harriet sentiva che lei e Pao Yi non erano pi sufficientemente
nascosti e protetti nella loro baracca e and da lui
e gli disse che avrebbero dovuto spostare il letto nella grotta.
Pao Yi ricord le sue fantasticherie da oppio. Ricord il tremolio
giallo della luce della candela sulla volta della grotta e
le cose che vedeva nell'ombra e ne fu spaventato. Non era mai
giaciuto con Harriet nella grotta di proposito, perch temeva
che l dentro, in quello spazio silenzioso in cui non era mai
entrato nessun altro che lui, l'amore carnale sarebbe diventato
ingovernabile e non avrebbe avuto fine e si sarebbe nutrito
di se stesso fino a morirne.
Ma adesso non aveva altro desiderio se non andare l dentro.
Pietra dopo pietra liber la parete. Sistem la candela su
una roccia sporgente e insieme a Harriet trascin il sottile materasso
nello spazio angusto, appena sufficiente per i loro due
corpi sdraiati l'uno accanto all'altro. Era cos freddo nella grotta che Harriet vacill ed ebbe quasi un ripensamento, ma poi
si chiese cosa avrebbe preferito: l'oscurit ghiacciata della grotta
o la perdita del suo amante. E si disse che avrebbe sopportato
il freddo, che lei e Pao Yi si sarebbero scaldati a vicenda,
che non le importava altro che non essere scoperti.
Ma Pao Yi sapeva che non si poteva resistere nella grotta
in inverno se non con l'ausilio dell'oppio. Accese la pipa e si
sdraiarono insieme e la pipa pass dall'uno all'altra e Harriet
prov per la prima volta il dilatarsi del suo essere in frammenti
di straordinaria leggerezza che potevano ridisporsi secondo
qualunque forma lei desiderasse.
E desider essere un uccello bianco dalle piume soffici e
calde e un cuore che batte all'unisono con il canto, e come uccello
si pos sul corpo del suo amante coprendolo con le ali e
sent che si sollevava dentro di lei come se stesse crescendo e
gli disse che erano una cosa sola.
E Pao Yi, che aveva avuto paura di abbandonarsi a lei, che
fino a quel momento si era tenuto stretto al suo io privato e
distinto, adesso la implorava di ucciderlo, di condurlo all'oblio
attraverso il desiderio, e lei acconsent, e lui si sent pervaso
da una frenesia animale di accoppiarsi senza sosta, come
i cervi selvatici sul Colle Lungo in primavera, e in un torrente
di parole la maledisse, demone, serpente tentatore che
l'aveva sottratto a tutto ci che gli era caro, e adesso era perso
in lei, e non gli restava altro se non l'orrore della sua stessa
morte.
Quando Pao Yi si svegli la candela si era spenta.
Sentiva sapore di sangue in bocca.
Non aveva cognizione del giorno o della notte o del passare
delle ore. Sentiva il corpo incredibilmente pesante, come
se il pavimento della grotta lo trascinasse gi verso di s.
Infine si mise a sedere e, grazie agli ultimi bagliori del fuoco
acceso fuori della grotta, vide che Harriet era sveglia. Era
sdraiata a fianco a lui e fissava il soffitto, poi allung la mano
e gli tocc la spalla e indic verso l'alto. Il suo braccio lungo
quasi toccava la volta della grotta e con voce melanconica e
tranquilla lei disse:  oro.
Pao Yi tremava. Si tir addosso una coperta e si sdrai di
nuovo e cerc di avvicinare a s Harriet per scaldarsi, e lei lo
abbracci per qualche istante poi disse di nuovo: Pao Yi, questa
grotta  fatta d'oro.
Lui cap le parole. Guard verso l'alto e vide ci che lei aveva
visto e lo sguardo vag lass, ma rifiut di stupirsi.
Nella sua lingua disse che, quando l'inverno fosse finito,
quando la neve se ne fosse andata, quando il livello del fiume
fosse sceso, quando la strada verso il mare si fosse riaperta,
quello sarebbe stato il momento di esaminare se la grotta era
fatta d'oro. Ma fino ad allora non avrebbero dovuto preoccuparsene,
cos come lui non si era mai occupato della pepita
d'oro sepolta sotto la diciassettesima cipolla.
Pao Yi dubitava che Harriet capisse quanto stava dicendo,
ma continu a parlare e lei si sdrai al suo fianco ad ascoltare
e lui le disse che gli stava diventando via via pi chiaro che
la luce gialla nelle sue fantasticherie da oppio, che aveva creduto
provenire dalla candela, era invece il baluginare dell'oro.
Ma adesso doveva rimanere una luce e nient'altro perch
lui, Chen Pao Yi del lago degli Aironi nella provincia di Guangdong,
nel Sudest della Cina, era certo, certo come del proprio
nome, che il giorno in cui avessero deciso di rubare quella luce
sarebbe stato il giorno della loro separazione.

V.
Dopo tornarono nella capanna e sistemarono di nuovo il letto
vicino al fuoco. Pao Yi richiuse l'entrata della grotta. Ripose
la pipa da oppio sullo scaffale alto, vicino al quadro degli
avi.
Il tempo li tormentava con la sua disordinata variet. I venti
di giugno e luglio si incanalavano nel camino improvvisato
e soffiavano il fumo sulle loro facce e strappavano la tela di
sacco della porta. La neve si sciolse e le tenere cime dei cavoli
emersero come una fila di teste di vecchi, non morti, non
del tutto; solo in paziente attesa sotto un lenzuolo.
La grandine bersagliava il tetto, come ghiaia che cade. Arcobaleni
viola e arancio riflettevano una luce eterea nella stanza.
Il fiume ruggiva un giorno ed era quasi muto il seguente.
La pioggia filtrava attraverso la copertura di paglia e cominci
a gocciolare sul pavimento. Poi sentirono gli alberi sospirare
e scricchiolare e capirono che la pioggia si era trasformata
in ghiaccio.
Cominciarono davvero a patire il freddo. Uscivano solo per i
bisogni o per raccogliere verdure dal terreno, per portare dentro
la legna da ardere o i pesci impigliati nelle reti. Si chiedevano
se sarebbero morti l. Sapevano che il fuoco li teneva in vita.
Avrebbero desiderato pellicce o pelli di pecora, ma non avevano
nulla di tutto ci; solo le braccia dell'altro in cui rifugiarsi.
Dopo la notte nella grotta la loro passione si calm, come
se avessero stipato in una notte l'esperienza di un anno, e si
assestarono in qualcosa che assomigliava a un affettuoso matrimonio,
senza affettati pudori, segreti o vergogna. Insieme
si occupavano del fuoco, preparavano la minestra, cercavano
di confortarsi a yicenda quando uno dei due era ammalato o
soffriva, insegnavano canzoni l'uno all'altra, si raccontavano
storie, provavano noia e tristezza e gioia, facevano l'amore con
calma e con tenerezza e cercavano, pi di ogni altra cosa, di
tenere lontano il freddo.
Si misero in ascolto, in attesa dei segni del disgelo.
Con l'arrivo del disgelo, seppero che la primavera non poteva
essere lontana.

VI.
Un mattino Pao Yi stava scendendo al fiume per vedere che
pesci fossero rimasti nella rete, quando sent un suono familiare
nella sua mente, e che non si faceva sentire da tempo; era
il suono della risata di Paak Mei.
Pao Yi si calz con forza il berretto di coniglio sulla testa.
Procedette a grandi passi, si tolse gli stivali ed entr nel fiume.
Pens, sollevato, che la risata stesse svanendo, ma quando
le mani toccarono la rete da pesca, la familiarit di quella
sensazione riport Pao Yi sul lago degli Aironi con tale forza
che sent di essere arrivato laggi. E quando si guard intorno
non vide altro che devastazione.
La sua casa, un tempo dipinta a colori vivaci, sembrava
sbiadita e trascurata, e non usciva fumo dal camino. La porta
era chiusa e i cardini arrugginiti e le teste scure dei girasoli
morti sbattevano contro l'infisso della finestra.
La barca di Pao Yi riposava nell'acqua a una certa distanza
dalla banchina, ma lo scafo rosso era diventato di un cupo
marrone verdastro e, seduta nella barca, c'era una figura magra
e avvilita che Pao Yi, atterrito, riconobbe essere suo figlio
Paak Shui. Cerc di chiamarlo e lui sollev lo sguardo per un
istante, proprio come se avesse sentito una voce, poi torn nella
posizione di prima e rimase immobile.
Fu in quel momento che Pao Yi cap di essersi sbagliato circa
il suono che aveva sentito poc'anzi: Paak Mei non stava ridendo;
piangeva. Piangeva per la vergogna di essere stata abbandonata,
per la vergogna di essersi sentita promettere la ricchezza
e avere invece perso anche il poco che aveva, per la vergogna
di essere stata tradita dal marito con una donna bianca.
La mattina era tiepida, con un pallido sole che scintillava
sull'acqua, ma Pao Yi era gelato. Se Harriet fosse stata a guardare,
come a volte lo guardava mentre lui andava a controllare
le reti, l'avrebbe visto allungare una mano e appoggiarsi all'albero
al quale era legata la rete, come per un capogiro o un
malore, per poi rimanere immobile.
Ma Harriet non lo stava guardando. Provava a contare i
giorni trascorsi dalla notte nella grotta, per capire se il bambino
che sapeva di portare in grembo era stato concepito durante
quella notte o in una notte o mattina successiva. Sapeva
che non importava poi molto per quanto riguardava la gravidanza,
tuttavia voleva che fosse successo allora, cos ogni
volta che avesse guardato il bambino, nel suo lontano futuro,
quando sarebbe stata di nuovo sola, avrebbe ricordato l'impeto
di quella notte e la meravigliosa fantasticheria in cui era
un uccello, un uccello con il cuore quasi paralizzato dal desiderio,
e il suo amante che gridava e richiamava quel volo attraverso
l'oscurit dei continenti.
Harriet era cos assorta nel suo ricordo che trasal quando
sent la porta aprirsi e vide Pao Yi entrare con la cesta dei pesci.
Lo vide appoggiare il canestro e stava per alzarsi, andare
da lui e dirgli il suo segreto, quando lui si gir d'improvviso e
usc di nuovo. E quando torn, qualche istante dopo, teneva
in mano il piccone. Le pass a fianco, senza guardarla, ma con
lo sguardo diretto alla bocca della grotta, poi s'inginocchi e
inizi a togliere le pietre.
Lei pronunci il suo nome: Pao Yi. Cerc di formulare
una domanda.
Vide che lui stava piangendo. Cos lo raggiunse e gli si inginocchi
a fianco, le gonne sulla terra polverosa, e gli chiese
se era giunto il momento di prendere l'oro, e lui annu e continu
a spostare le pietre pesanti e le lacrime gli scorrevano
lungo le guance e cominciarono a inumidire la parte superiore
della camicia.
Harriet voleva che lui le parlasse, le dicesse cosa pensava
di fare, ma cap che Pao Yi non era in grado di dire nulla. Allung
la mano e cerc di impedire a quelle di lui di togliere le
pietre, ma lui non desisteva dal suo compito, cos Harriet cap.
Vide che l'unica cosa da fare era aiutarlo.
Lavorarono fianco a fianco senza parlare. Pao Yi artigliava
le pietre con il piccone e Harriet le trascinava via. Centimetro
dopo centimetro la grotta si apr nuovamente davanti
a loro; la loro grotta dell'oppio, e ne sentirono il freddo e ne
ricordarono l'oscurit e il mistero.
Si fermarono e riposarono per un momento, poi cominciarono
ad accendere candele e le portarono nella grotta e si
accucciarono l, con gli occhi fissi in alto, a guardare i filoni
d'oro che correvano sulla volta e lungo le pareti.
Fu in quel momento di pausa, prima di cominciare a strappare
il colore dalla grotta, che Harriet prese in considerazione
l'idea di dire a Pao Yi del bambino, il suo bambino, perch
tornando al lago degli Aironi potesse portare con s quella consapevolezza
e conservarla per sempre nella mente. Ma rimase
in silenzio.
Il piccone inizi a frantumare le vene d'oro. Il rumore del
ferro sul metallo prezioso pareva riecheggiare attraverso la
montagna. Ma la roccia era molto pi porosa e friabile di quanto
Pao Yi e Harriet avessero immaginato, cedeva facilmente,
e falde e pezzi si potevano staccare a mani nude e i frammenti
si rompevano spontaneamente e cadevano tutto intorno a loro
e tra i capelli, e i visi si ricoprirono di polvere nera e scintillante.
Le loro mani erano piene di graffi e le dita cominciarono
a sanguinare. Alla luce tremolante della candela, Harriet raccolse
un frammento lucente e vide le macchie dei due colori
che si mescolavano: il rosso del sangue sulla venatura d'oro,
e ne sent il prodigio soprannaturale e il dolore umano.
Harriet osserv il suo amante, il viso girato dall'altra parte,
la schiena, le gambe forti, le braccia che brandivano ancora,
risolute, il piccone, e le pietre e la polvere che continuavano a
cadergli addosso. Voleva urlargli di fermarsi, voleva pregarlo
di richiudere la grotta, di tornare con lei nel loro rifugio, premere
la mano sulla bocca di lui, stringerlo fra le braccia, fingere
che non fosse arrivato il disgelo e che potessero vivere cos,
al limitare di quel versante montuoso, insieme per sempre.
Sapeva che quei pensieri erano inutili.
Pens che avrebbe dovuto cominciare a selezionare i blocchi
puntuti di rocce cadute, prima che la quantit di pietre
fosse tale da impedire loro di muoversi. Cos prese i frammenti
venati d'oro e lasci il resto da parte. Quel giorno indossava i
suoi vecchi vestiti, la gonna, la sottoveste, la camicia, lo scialle.
Si tolse lo scialle e lo us come paniere. Strisci avanti e
indietro, dentro e fuori della grotta, trascinando lo scialle e
portando l'oro fuori dalla tremolante oscurit nella luce bianca
di quel nuovo giorno di primavera.
Sparse i pezzi e li fiss. Raccolse una pietra aguzza e spazzol
via la polvere dalla vena che l'attraversava. Cerc di indovinare
cos'avrebbe comprato Pao Yi con quella vena d'oro.
Non riusciva a immaginarlo. Non sapeva quasi nulla della sua
vita. Ma da lontano riusciva adesso a vedere suo figlio, Paak
Shui, che gli correva incontro, e dietro il ragazzo c'era la moglie,
Paak Mei. Lei non era in grado di correre, ma arrivava
trascinandosi quanto pi velocemente poteva verso il marito
e gli tendeva le braccia. E Harriet sent una nota melodica, come
acqua che gorgoglia, e cap che era la risata di Paak Mei
che risuonava nel teatro delle colline.

 Capitolo 26.
Case di legno.

I.
La lista con i nomi dei minatori morti nell'alluvione di
Kokatahi era affissa nell'ufficio governativo di Hokitika. Si trattava
di una sedicente registrazione completa e veritiera di tutti
i corpi recuperati a Kokatahi e a Kaniere.
Harriet si ferm a fissarla.
Sapendo dove si trovava la concessione di Joseph, immaginava
che il suo nome vi comparisse; poich aveva lavorato
in riva al fiume, Harriet non vedeva in che modo lui avrebbe
potuto evitare di essere trascinato via. A volte si era chiesta
per quanto tempo fosse riuscito a sopravvivere e se le speranze
che riponeva nell'oro di lei l'avessero aiutato a lottare e opporsi
all'impeto del fiume. Forse aveva combattuto strenuamente,
proprio come aveva sempre lottato contro il destino,
con egoistica disperazione, solo per andare a morire scaraventato
contro un masso.
Ma il suo nome non compariva nell'elenco.
Harriet lasci l'ufficio governativo e scese verso la spiaggia,
si sedette fra i detriti e guard il mare, che quel giorno era
di un bell'azzurro. Ma tutto ci che riusciva a vedere era la sola
e unica cosa che avrebbe ricordato, di quell'oceano: la nave
che si era portata via Pao Yi.
Cerc di non pensarci.
Doveva risolvere il mistero di Joseph. Se non era morto, allora
doveva ritrovarlo. Doveva dargli una parte del suo oro e
dirgli che non avrebbe pi potuto essere sua moglie.
La citt di Hokitika era ancora molto attiva. La gente continuava
ad arrivare e partire. All'albergo stavano costruendo altre
stanze. La Banca di Nuova Zelanda aveva un'insegna nuova
e molto pi grande e altre banche private pi piccole si erano
insediate nelle pi malandate casupole e millantavano le
loro "offerte vantaggiose per i pi esigui ritrovamenti di polvere
d'oro.
Harriet aveva nascosto il suo oro, avvolto in uno scialle,
nell'armadio della sua stanza d'albergo. Usc nel sole primaverile,
con una mano delicatamente posata sul ventre. Vagava
lungo le banchine e i vicoli scrutando le facce che incrociava.
Le avevano detto che i sopravvissuti all'inondazione erano
stati ospitati per qualche tempo dalle famiglie di Hokitika,
cos cominci a chiedere in giro, per sapere se qualcuno si ricordasse
di Joseph Blackstone. La vedova, Ernestine Boyd,
non fu tra le persone con cui parl.
Scuotevano la testa: No dicevano. Ci saremmo ricordati
di un cognome del genere. Black stone, pietra nera... di
certo. Forse  stato portato via dalla piena.
Il suo nome non  sull'elenco.
Ah dicevano. Ma in quella lista mancano dei nomi. Sono
quelli dei corpi che non sono stati trovati. Le persone scomparse.
Persone scomparse.
Al sentire quelle parole Harriet fu improvvisamente sopraffatta
dalla tristezza che stava cercando di tenere a bada.
Si sedette su un muretto d'argilla cruda e la sensazione di quel
materiale ruvido le era ancora familiare, ma le sembrava che
la donna vissuta a Cob House fosse un'altra, non Harriet
Blackstone, e neppure Harriet Salt. E quella donna le faceva pena
perch vedeva che non era stata animata o ispirata da null'altro
se non dall'idea della solitudine. Aveva tenuto un album
dei ricordi ma in quel quaderno non c'era nulla di umano, solopezzi di carta e piume e foglie, cose che le erano cadute addosso
mentre era sola sotto il cielo vuoto. Quella donna non
aveva mai fumato oppio in una grotta dorata. Quella donna
non era mai diventata un uccello dalle piume bianche cos bello e perverso da far imprecare e infuriare il suo amante, da
fargli desiderare la morte...
Harriet si prese il viso tra le mani.
Sapeva che Pao Yi era ancora in mezzo all'oceano, ma per
l'ennesima volta lei immagin il suo ritorno alla casa sul lago
degli Aironi.
Questa volta vide il figlio Paak Shui che lo accompagnava
dentro la casa, dove Paak Mei lo aspettava, fiera, dietro una
tavola imbandita di cibo preparato per festeggiare il ritorno
del marito, divenuto ricco. Vide Pao Yi abbracciare il figlio e
poi dirigersi verso Paak Mei, con i suoi passi aggraziati e silenziosi,
e sorrideva, sorrideva con l'orgoglio di aver vinto la
sua passione ed essere tornato, di non aver perso la faccia, di
non aver inflitto la vergogna alla sua famiglia. E poi si chinava,
perch Paak Mei era pi bassa di lui, e la baciava ricordando
che molto tempo prima lei era stata la sua sposa, e l'aveva
amata e l'amava ancora...
Il dolore di quelle immagini era cos intenso che Harriet
decise che doveva fare qualcosa di nuovo per sconfiggere l'agonia,
qualcosa che desse senso al suo futuro. Si alz dal muretto
di mattoni crudi, torn lentamente in albergo e apr l'armadio,
che era fatto di assi di legno molto sottili, come la bara
della povera Lilian a Rangiora, e tir fuori il suo fagotto
d'oro. Non lo guard. Non voleva ricordare come, spaccando
la roccia per estrarne il colore, lei e Pao Yi avevano distrutto
la loro grotta. Si caric di quel peso e si mise in cammino verso
la Banca di Nuova Zelanda.
C'era un fuoco di braci. Due impiegati della banca, vestiti di
nero, stavano seduti dietro un bancone sul quale era stata sistemata
una grossa bilancia d'ottone con una fila di pesi assortiti.
Uno degli uomini stava compilando un libro mastro, con
grafia lenta e meticolosa. L'altro lucidava i pesi con un panno
morbido, le dita macchiate di nero, dell'ossido che aveva
eliminato lucidando. Sollev un peso da cinque once e lo
guard socchiudendo gli occhi, per verificarne il grado di
brillantezza.
Quando Harriet entr gli uomini alzarono la testa, ma non
interruppero le loro attivit. Di rado facevano affari con le donne.
Solo gli uomini possedevano l'oro. I due impiegati immaginavano
gi la seccatura di dover indirizzare Harriet verso
l'edificio con il quale si era confusa.
Harriet disse Buongiorno e appoggi lo scialle impolverato
sul bancone e apr il fagotto e i due uomini videro i pezzi
di roccia striati d'oro.
C' una multa, lo so disse Harriet immediatamente. Non
ho pagato alcuna licenza mineraria. Spigolavo su una spiaggia
sopra Kokatahi. La piena mi ha trascinata sull'altra riva
del fiume e ho svernato in una grotta. Ero bloccata l e non
sono riuscita a scendere verso la costa n a tornare dov'ero
prima, dall'altra parte del fiume. Tutto questo l'ho preso nella
grotta.
Il libro mastro venne messo da parte e il peso d'ottone appoggiato
e i due impiegati della banca allungarono la mano e
toccarono le pietre e fecero scorrere le dita lungo le venature
d'oro. Harriet si sedette su uno sgabello alto e aspett. Sentiva
alle spalle il tepore del fuoco che ardeva sibilando dolcemente.
Avete detto di non possedere una licenza mineraria? disse
uno degli uomini con voce strozzata.
No disse Harriet.
Venti percento annunci.  la penale stabilita. A norma
del paragrafo sette, contenuto nel Disposto su acquisizioni e
rimborsi di materiale aurifero nella Contea di Canterbury, datato
marzo 1865. E cito testualmente: "Quale che sia la quantit
d'oro ritrovata da chiunque, vuolsi durante attivit di scavo
o con metodi non altrimenti specificati, ma deliberatamente
acquisita senza una vera e autentica Licenza mineraria emessa
dal Governatore della Contea, questo stesso oro verr confiscato
a vantaggio della Tesoreria della Contea secondo un
ammontare pari al venti percento del valore di mercato, tale
valore essendo determinato da...
Non occorre che proseguiate disse Harriet. Pagher
l'ammenda. Ho solo bisogno di sapere se comprerete l'oro o
se devo portarlo in un'altra banca.
Lo compriamo trillarono i due all'unisono.
Lo compriamo senza dubbio ripet l'uomo che poco prima
compilava il libro mastro. Possiamo offrirvi qualcosa? Un
t? T con un goccio di rum, mentre aspettate?
No, grazie disse Harriet. Lasciatemi una ricevuta per
l'oro e torner pi tardi per capire se sono ricca o meno.
Siete ricca disse l'uomo che poco prima stava lucidando
i pesi. Quello che ci avete portato  un vitalizio, signora. N
pi n meno.
Harriet usc dalla Banca di Nuova Zelanda. Non voleva tornare
in albergo e restare nella sua camera. Voleva continuare
a camminare.
Vagava senza meta, riflettendo sulla sua nuova ricchezza.
E pens di nuovo che era Joseph ad averla desiderata, non lei,
ma che se, dopo tutto, fosse diventata ricca, avrebbe assicurato
al suo bambino la migliore delle esistenze. Era l'unica cosa
che le interessava in quel momento. Avrebbe dato alla luce
il figlio di Pao Yi (era certa che fosse un maschio) e nel viso
dolce del piccolo avrebbe rivisto il viso del suo amante, e il
bimbo non l'avrebbe mai lasciata per tornarsene nella provincia
di Guangdong, non si sarebbe mai imbarcato su una
nave diretta lontano; sarebbe stato suo e nessuno gliel'avrebbe
portato via. L'avrebbe chiamato Hai. E gli avrebbe spazzolato
i capelli fino a farli diventare lucidi. E gli avrebbe costruito
una solida casa di legno, riparata dai venti del sud. Gli avrebbe
raccontato di aver trovato una grotta d'oro, persa fra le
montagne...
Assorta in quei pensieri, impaziente che il tempo passasse
per poter finalmente tenere tra le braccia il bambino, Harriet
sollev lo sguardo e si accorse di essere sulla porta dell'ufficio
delle spedizioni marittime di Hokitika. Non vi era arrivata intenzionalmente.
Aveva camminato senza una meta precisa.
Ma quando vide dove si trovava pens, all'improvviso, che forse
in quel posto avrebbe risolto il mistero di Joseph, il cui nome
non risultava negli elenchi dei morti, n tra i corpi portati
sulla spiaggia di Kaniere, ma poteva essere l, nell'ufficio
marittimo.
Harriet entr. A differenza della banca il locale era freddo
e il pavimento umido, come se l'acqua salata dei ponti dei pescherecci
e delle vecchie bagnarole a vapore entrasse e uscisse
da l in un flusso perenne.
Disse all'impiegato che si trovava in uno stato di incertezza:
non sapeva se era vedova o meno. Spieg che doveva dare
dei soldi al marito, se era ancora vivo e se fosse riuscita a trovarlo...
L'impiegato appoggi un monocolo sull'occhio e attraverso
lo scintillio della lente cerc il nome di Joseph Blackstone nell'ingombrante
registro. Lo sguardo correva su e gi, una colonna
di nomi dopo l'altra. Borbott, scorrendoli, che la quantit
di persone di nome Brown o Smith cominciava a diventare
una seccatura nel controllo dei registri dei passeggeri, ma
osserv che il nome Blackstone non era troppo comune.
Poi lo sguardo si pos a met di una colonna e rimase l
fisso. L'uomo premette il dito macchiato d'inchiostro sulla
pagina.
L'ho trovato! esclam con autentica gioia. Joseph Roderick
Blackstone. Eccolo qui. Si  imbarcato per l'Inghilterra
sulla nave australiana, la Percy McKenzie, l'ultimo giorno di
giugno.
L'impiegato gir il registro in modo che Harriet potesse vedere
la colonna di nomi. E quando lesse quello di Joseph scritto
l, si sent sollevata.
 tornato a casa, signora disse l'impiegato. Vi ha lasciata
qui, allora? A quanto pare non era cos interessato alla sua
parte di denaro.
S disse Harriet. Pare proprio cos.
Per un istante Harriet pens a quanto fosse strano che, dopo
tutto ci che era successo, Joseph avesse deciso di tornarsene
a casa con niente, a parte quei pochi granelli che aveva.
Ma poi ricord che il fiume scorreva ancora veloce e gonfio
quando lei e Pao Yi avevano intrapreso il loro lungo cammino
verso il mare; non aveva potuto attraversarlo per raggiungere
la sua piccola spiaggia e recuperare l'oro che aveva accumulato.
Per Joseph poteva essere arrivato fino l seguendo
la riva settentrionale del fiume. E forse la sua tazza colma
era ancora sepolta sotto la ghiaia, ancora raggiungibile oltre
il nuovo argine del fiume. Immaginava Joseph, accucciato,
che la estraeva e la stringeva in mano e faceva scintillare al sole
il contenuto. Il colore. Forse, mentre riponeva la tazza nel
fagotto, Joseph aveva desunto che sua moglie fosse affogata o
forse si era semplicemente detto che, essendo lei sua moglie,
qualunque cosa fosse sua apparteneva di diritto a lui.

II.
Durante le settimane di viaggio sulla Percy McKenzie, Joseph
Blackstone si impose di sopravvivere.
Rest nella sua piccola cabina e, quando infuriavano le tempeste,
si legava alla cuccetta, viveva di gallette e acqua, contava
i granelli d'oro e provava le parole che avrebbe detto alla
famiglia Millward. Era come se vivesse solo per quello, per
il momento della sua confessione.
Non parlava con nessuno. A volte, nel silenzio della notte,
andava sul ponte e fissava le stelle o raggiungeva la poppa
della nave e guardava la scia che si lasciava alle spalle.
Aveva la sensazione di essere inseguito, anche in quegli immensi
oceani, e non desiderava altro che la fine di quell'inseguimento.
Dovette arrivare proprio fino a Parton Magna, per rendersi
conto di quanto fosse strano il suo aspetto, di quanto fosse
malandato. Non appena intravide la propria immagine nella
luce alterata dell'Inghilterra si rese conto che non poteva pi
reggersi in piedi.
Prese una camera alla locanda Alle Stelle dell'Orsa maggiore.
Si sdrai su un lettino angusto ad ascoltare le colombe
sul tetto. Dorm un sonno senza sogni.
Mand a chiamare un barbiere che gli tagliasse barba e capelli.
Pianse la morte della madre e desider di averne riportato
a casa il corpo, per seppellirlo l, all'ombra della Chiesa
del Redentore.
Joseph aveva progettato di andare per prima cosa dai Millward.
Credeva che la confessione, provata tante volte nella sua
testa, sarebbe avvenuta nei primi giorni del suo ritorno e che,
una volta fatta, dopo essersi consegnato al dolore e alla rabbia
della famiglia e dopo aver dato loro i soldi, sarebbe stato
libero di continuare la sua vita.
Ma adesso riteneva di non essere ancora abbastanza in forze
per avvicinarsi alla casa dei Millward. Si disse che sarebbe
diventato pi forte col passare dei giorni. Ma i giorni passavano
e continuavano a passare e lui non era neppure lontanamente
in grado di dire ci che era venuto a dire. Ogni mattina
si domandava: Vado oggi?. E ogni mattina si rispondeva:
No. Man mano che le settimane si accumulavano, una
parte di lui cominci ad ammettere che non sarebbe mai stato
in grado di farlo, che le parole che avrebbe dovuto dire non
potevano essere dette.
Un pomeriggio, mentre camminava a passi lenti verso lo stagno,
vide una figura laggi, che dava da mangiare alle anatre.
Era Susan Millward, la sorella minore di Rebecca. Joseph
si gir svelto e fece per allontanarsi, ma lei lo segu gridando:
Joseph Blackstone! Joseph Blackstone! Adesso non la salutate
pi, la gente come noi?.
Dovette fermarsi: non poteva sgattaiolare via come un ladro,
doveva lasciarsi raggiungere. Rimase fermo dov'era e la
osserv. Si era fatta in tutto e per tutto uguale a Rebecca. Gli
stessi riccioli castani, lo stesso sorriso impertinente. Gli stessi
denti in fuori. Riusc a farle un inchino e lei rise per quella
goffa formalit, e Joseph ud la risata di Rebecca. Sapeva
che si sarebbe dovuto prostrare davanti a Susan Millward,
l, sul sentiero che portava al laghetto, iniziare a farfugliare
che era rimasto vivo solo per quello, per fare ammenda. Ma
ne fu incapace.
Cosa volete? disse senza riflettere. Ditemi cosa posso
darvi.
Chiedo scusa?
Ho qualche soldo, adesso. Ho trovato l'oro in Nuova Zelanda.
Forse l'avete sentito dire. Ditemi che regalo volete.
Cosa? disse la ragazza, timida. Un regalo di nozze?
S disse lui, ma adesso era confuso. Di che nozze stava
parlando? Era possibile... era pensabile che Susan Millward
avesse messo gli occhi sull'uomo che sua sorella aveva amato
e perduto?
Be' disse Susan mia madre dice che la gente  gi stata
fin troppo gentile con noi.
Lui la fiss. La confusione gli annebbiava la vista, come se
il giorno si fosse improvvisamente fatto scuro. E lei gli sembrava
cos giovane, cos bambina, che di certo era impossibile
che potesse vedere in lui, che ora sembrava tanto pi vecchio
di quanto non fosse, l'uomo giusto per s...
Joseph aspett che la ragazza dicesse qualcos'altro, ma lei
si limit a sorridere imbarazzata e gir la testa. Lui vide il sole
posarsi sui capelli lucidi e sulle mani che stringevano un
fazzoletto stropicciato. Poi vide l'anello. Una piccola pietra
brillante incastonata in una veretta d'oro, e cap.
E ditemi disse Joseph riprendendosi. Visto che sono stato
via cos a lungo... ditemi chi state per sposare.
Susan Millward arross e scost i capelli dal viso e gli
sorrise di nuovo. Mi sposo bene, al di sopra delle mie possibilit,
come dice la mia mamma per prendermi in giro disse
lei. Sposo il veterinario, il signor Merrick Dillane.
Dopo quell'incontro Joseph si chiese, sdraiato ad ascoltare le
colombe nella sua stanzetta, se non fosse il caso di lasciare
Parton, di lasciare il Norfolk, andare in un'altra contea in cui
non conosceva nessuno, dove avrebbe condotto una vita invisibile.
Ma cap che non ne sarebbe stato capace. Aveva attraversato
mezzo mondo per tornare l. Non aveva pi la forza
di andarsene.
Acquist una casetta bassa con il tetto di paglia, appartenuta
a un fabbricante di giocattoli. Nel piccolo capanno all'esterno,
dove il vecchio teneva il suo laboratorio, cerano ancora
gli attrezzi appesi al muro. Sul pavimento di mattoni un'onda
di trucioli pallida e profumata si era ammucchiata contro
le pareti. Il giardino era da tempo abbandonato alle ortiche e
alla girardina.
Joseph lasci tutto come l'aveva trovato.
Acquist lenzuola nuove, ma dormiva nel letto del fabbricante
di giocattoli e leggeva i libri infilati nello scaffale appeso
sopra: I viaggi di Gulliver, una Breve storia dell'india, Case
di bambola famose di tutto il mondo.
Gulliver lo inquietava e lo mise da parte senza terminarlo.
Allo stesso modo, la Storia dell'india gli sembrava troppo piena
di rabbia tormentosa e gli fece sognare di venire ucciso a
beccate da qualche strano animale, cos come suo padre era
stato ucciso dagli struzzi.
Solo il libro sulle bambole gli dava un po' di conforto. Fissava
a lungo le illustrazioni, accorgendosi di come la mente
umana trovi gradevole e mirabile qualunque cosa sia una replica
in miniatura di qualcos'altro. E dopo alcune settimane,
Joseph decise che avrebbe provato a costruire una casa di bambola,
da regalare a Susan Millward e Merrick Dillane per i
bambini che un giorno avrebbero avuto.
Ripul il tavolo da lavoro del giocattolaio, ma lasci il mare
di trucioli sul pavimento, non solo perch gli piaceva camminarci
in mezzo, ma anche perch lo aiutavano a immaginare
gli anni di lavoro di cui erano l'emblema, come se quello
fosse stato il suo mestiere e tutte le fatiche in Nuova Zelanda
non fossero state che un sogno da cui ora si era svegliato.
Compr pannelli di compensato e ardesia e chiodi e un
arnese per tagliare il vetro. Compr latte di pittura e smalto e
colla e stucco da legno.
Adesso, quando si svegliava la mattina, pensava solo a quello:
la casa di bambola. Beveva una tazza di t leggero, a volte
si scaldava una focaccina in una padella annerita e la mangiava
con la marmellata. Poi si avviava verso il laboratorio,
con un pazienza infinita che lo sorprendeva, continuava con
il suo compito di costruire un'elegante dimora georgiana, ispirata
a quella che un tempo era appartenuta alla figlia maggiore
dell'undicesimo duca di Hereford.
La casa aveva cinque camere da letto. Joseph aveva appreso,
dal libro, che i pavimenti del salone e del salotto erano
coperti di parquet in miniatura mentre quello della cucina
era d'ardesia, e sapeva che la sua casa non sarebbe stata
completa finch non avesse inserito tutto quanto. Pens che
forse avrebbe impiegato l'intera vita per tagliare i blocchetti
di parquet e le piccole lastre di ardesia, ma non gli importava.
Il giorno del matrimonio di Susan Millward e Merrick
Dillane arriv e pass e nessuno invit Joseph Blackstone,
ma dalla finestra del laboratorio lui vide il corteo nuziale e
sent suonare le campane della chiesa. E fu quel giorno che
decise che non avrebbe mai regalato la casa di bambola, n
a Susan e Merrick, n a nessun altro. La casa di bambola
era sua e solo sua e sarebbe stato il luogo in cui rifugiarsi
dal mondo.
Quando venne l'inverno Joseph prese a lavorare sempre
pi lentamente. La casa ora aveva il suo tetto di ardesia ed
elaborati comignoli in creta e quattordici finestre. Inizi il
parquet. Ma capiva che tutta la speranza che gli restava era
riposta l, in quella casa di legno, e che quando l'avesse terminata,
fino all'ultimo e pi delicato particolare, e ne avesse
chiuso la porta per l'ultima volta, il suo mondo sarebbe
svanito nel silenzio.
 III.
All'inizio dell'estate neozelandese, Harriet arriv a Orchard
Run.
Camminava a braccetto con Dorothy nel giardino e questa
disse: Odio l'estate. Non voglio vedere lo splendore del prato.
Non voglio sentirmi il sole in faccia. Non voglio veder crescere
i fiori.
Quando le due donne passarono accanto all'albero di titoki
e videro i resti della casetta di Edwin, si strinsero luna all'altra
e piansero. Dorothy farfugli: Ci  stato rapito. So che 
andata cos. Lo cerco dappertutto, in ogni cosa. Lo cerco nella
polvere che trovo sulle scarpe.
Al piano di sopra la porta della camera di Edwin, rimasta
esattamente com'era la mattina in cui lui era morto, era chiusa.
Dorothy disse a Harriet che su una lavagnetta accanto al
letto c'era una sola parola: "organzino. Disse che nella stanza
si sentiva ancora il suo odore e sarebbe stato cos per sempre.
Disse che il vecchio disegno del moa giallo e rosso era ancora
attaccato alla parete. Disse: Anche Janet  in lutto. Mette
il sale nella torta e lo zucchero nel sugo. Dovrei licenziarla,
sul serio,'ma non penso che lo far.
Quanto a Toby Orchard, le due donne non lo videro quasi.
Dormiva pochissimo, si alzava all'alba e usciva. Il suo unico
modo di combattere la disperazione era cavalcare al galoppo
sfrenato sui pascoli; senza alcun costrutto. Non radunava le
pecore, non ispezionava i pozzi asciutti e non parlava con i
braccianti, perch erano cose che non lo interessavano pi;
non sapeva pi che scopo potesse avere un allevamento di pecore
o il denaro che ne ricavava, voleva solo continuare a muoversi,
muoversi perennemente sotto la volta del cielo, fino ad
arrivare sfinito e a sfiancare i cavalli, andare avanti fino a
quando non ce la faceva pi e una beata incoscienza gli offuscava
la mente.
A volte Dorothy cercava di far ragionare Toby e gli diceva
che si sarebbe ucciso, avrebbe ucciso i cavalli e avrebbe causato
solo altre disgrazie se avesse continuato a condurre quella
vita, ma Toby sembrava non sentire; non ascoltava neppure,
come se Dorothy gli stesse leggendo brani di un romanzo
d'amore che gi sapeva avrebbe detestato.
Non riesco a parlare con lui disse Dorothy. E lui non
riesce a parlare con me. Immagino che resteremo in silenzio
fino alla fine dei nostri giorni.
Harriet sapeva che Dorothy era stata contenta del suo arrivo,
e che apprezzava la sua compagnia adesso che era cos sola,
ma nonostante tutto sapeva anche di non potersi fermare in
quella casa. Tempo prima aveva giurato a se stessa che non
sarebbe mai diventata un cuculo nel nido degli Orchard e adesso
doveva mantenere la parola. E inoltre aveva un futuro da
costruire: il suo futuro nella sua nuova casa.
L'avrebbe costruita pi in basso, nella piana, non lontano dal
laghetto e dal braccio meridionale del ruscello, dove sarebbe
stata al riparo dai venti. Avrebbe avuto una veranda ampia, stabil
Harriet, e un tetto di tegole. Ci sarebbero state cinque o sei
stanze con pavimenti in pino totara e pareti dai colori vivaci e
una di quelle stanze sarebbe stata per suo padre, Henry Salt.
Harriet lo immaginava gi l, seduto alla sua scrivania a fare
schizzi di uccelli e di piante che non aveva mai visto prima.
Accanto alla sua camera da letto ci sarebbe stata quella di
Hai, e il suo bimbo avrebbe avuto una culla di legno e tende
morbide alla finestra, per ripararlo dalla luce. E quando fosse
stato grande abbastanza per correre, Harriet e suo padre
gli avrebbero costruito un aquilone di carta scarlatta.
Quando espose il suo progetto a Dorothy e Toby, Dorothy
disse: Non voglio che ve ne andiate. Voglio che restiate a vivere
con noi. Voi e il bambino.
Ma Toby, che per una volta era seduto insieme alle due donne
vicino al fuoco, disse: Non date retta a Dorothy, Harriet.
Ognuno di noi ha la propria vita. Solo, ricordate gli scarichi.
Uno spurgo funzionale  la prima cosa, per il benessere umano.
Scavate un pozzo nero e fateci arrivare le tubazioni. Posso
trovare degli uomini in grado di aiutarvi.
Detto fatto, Toby si alz e prese carta, penna e inchiostro
e disegn un elegante progetto per un sistema di scarico, dove
l'acqua veniva convogliata in un canale artificiale dal fiume
fino a una cisterna sistemata su pali di ferro, e tubi di creta
sotterranei che scendevano in un pozzo.
Mise il progetto davanti a Harriet. Lei vide che le sue dita
erano macchiate di inchiostro, come quelle dell'impiegato dell'ufficio
spedizioni a Hokitika.
La vostra terra ha una pendenza naturale disse lui. Potete
orientare la casa nella direzione che volete, basta solo che
la cisterna stia al di sopra della linea del tetto e che la rete di
spurgo si adatti all'inclinazione della collina.
Il giorno dopo, con la mano posata dolcemente sulla pancia
di Harriet, Dorothy sussurr: Quel pozzo nero  l'unica cosa
per cui Toby abbia mostrato un certo interesse da quando
Edwin  morto. Poi, questa notte, ha fatto l'amore con me.
Forse, se torneremo a essere una famiglia, riusciremo a sopravvivere.

IV.
Harriet si ricongiunse con il suo cavallo, Billy. Una mattina
molto presto lo sell e si mise in viaggio verso la terra sulla
piana dell'Okuku che Joseph aveva acquistato per una sterlina
l'acro e dove, ora che lui si trovava dall'altra parte del mondo,
lei avrebbe costruito la sua casa.
Mentre cavalcava ricord il piacere che le davano le valli
vuote e le ombre delle nuvole che si spostavano insieme a lei
sulla terra. Quando attravers il fiume Ashley con la chiatta,
Billy nuot accanto all'imbarcazione e a Harriet tornarono in
mente l'asino e il carretto della sua prima stagione in Nuova
Zelanda e poi ripens a Lady, portata via dalla piena. Infine
ricord quel che serbava sempre nel cuore.
Quando arriv nel punto in cui un tempo era sorta Cob
House, vide che la gramigna mazzolina era lunga e verde ed
era cresciuta tutto attorno alla vecchia cucina economica, quasi
a voler nascondere quell'imbarazzante invenzione umana,
perch i venti non potessero pi vederla, non cercassero pi
di distruggerla, ma vi ululassero intorno e passassero oltre.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Grazie di cuore a Chris Price, Jenny Patrick, Harriet Allan, Tilly
Lloyd, Fiona Clayton, John Glusman, Sylvie Audoly, Roger
Cazalet, Mary Gibson, Caroline Michel, Vivien Green, Alison
Samuel, Penelope Hoare e naturalmente a Richard Holmes.
Riconosco inoltre il mio debito con le opere di Denis Glover,
Judy Corbalis, James Ng, William F. Heinz, Margaret Orbell,
Philip Ross May, Lady Barker, Keith Sinclair, H.A. Glasson,
G. J. Griffiths, June A. Wood, Rona Adshead e Jillian Johnson,
e con il canto ispirato del coro del St. Joseph's Maori Girls College.
Rebecca Millward si  guadagnata a pieno titolo l'immortalit
in questo libro grazie alla sua offerta all'asta organizzata dalla
Medical Foundation for th Care of Victims of Torture, nel
2000. La fondazione desidera ringraziare Rose Tremain per
aver preso parte all'evento e per il suo sostegno a questa istituzione. http://www.torturecare.org.uk
...
.
...
FINE.